ABBAZIA BENEDETTINA DI SAN MICHELE ARCANGELO

Cullato da una natura lussureggiante e adagiato sulla via che conduce al valico di Bocca Trabaria, c’è il piccolo e suggestivo borgo di Lamoli. Percorrendo oggi le sue stradicciole, quello che si nota è la tranquillità. La storia millenaria del borgo, invece, la si può solo intuire. A spizzichi e bocconi ce la raccontano le pietre del luogo. Quelle dell’Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo, soprattutto.

Storia dell’Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo di Lamoli

La storia di Lamoli è antica, da far risalire almeno all’età romana, ma fino al VI secolo il borgo non fu altro che un umile insediamento rurale. Fu solo successivamente che l’agglomerato mutò la sua conformazione in castrum, un castello protetto da torri e da possenti mura. Oggi della fortificazione non rimane che un unico testimone: il vecchio ponte d’accesso.

ponte del castello di lamoli

La storia, quella scritta da protagonista, cominciò per questo abitato quando i frati benedettini vi fondarono il celebre luogo di culto subito dopo la morte di San Benedetto, avvenuta nel 543. E’ proprio ai religiosi dell’Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo che Lamoli deve la bonifica del suo territorio, allora selvatico e inospitale, che lo resero adatto alla produzione di legno pregiato da costruzione. Sono i pioppi, gli abeti, gli ontani e i cerri del territorio lamolese che, trasformati in travi, nel corso degli anni sono andati a formare l’ossatura dei più celebri palazzi apostolici romani.

Nel XIV secolo i Benedettini cedettero il sito agli Abati Commendari. Con la soppressione della Commenda (XIX° secolo), l’Abbazia di San Michele Arcangelo passò sotto la giurisdizione della Cattedrale di Sant’Angelo in Vado.

Come l’Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo si presenta agli occhi

Abbazia San Michele Arcangelo esternoSarà per via della posizione dominante rispetto all’abitato, oppure per l’imponenza stessa dell’edificio, fatto sta che dinnanzi all’Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo l’uomo non può che sentirsi cosa minuscola. La costruzione, realizzata prevalentemente in pietra arenaria, presenta una facciata a capanna, semplice e sobria. Lo stile è quello tardo romanico e l’impianto conta tre navate.

Dalle strette monofore laterali la luce penetra nella struttura in fasci fiochi, creando un ambiente particolarmente raccolto e adatto a meditazione e preghiera. All’interno sono conservati pregevoli affreschi quattrocenteschi di scuola umbra e un crocifisso conosciuto come ‘il Cristo Spirante’.

Il Museo dei Colori Naturali ‘Delio Bischi’

Museo dei Colori Naturali

Nel chiostro dell’Abbazia è presente il piccolo Museo dei Colori Naturali. Qui il visitatore potrà ripercorrere la storia dei colori dalle origini fino all’inizio del ‘900, quando i colori sintetici fecero la loro comparsa sul mercato. Il bello è che non saranno solo gli occhi a scoprire: grazie ai tanti laboratori pratici proposti dal Museo anche le mani avranno di che essere impegnate.

Per maggiori informazioni rimandiamo al sito http www.oasisanbenedetto.it

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