Barchi, un castello tutto da scoprire

Ordine, umiltà e legame con la terra: questo è ciò che si avverte passeggiando per le antiche vie del castello di Barchi. Pare che le mura che ancora oggi avvolgono l’abitato, senza più eserciti nemici da tenere a bada, si siano messe d’impegno nel voler proteggere le mille anime del borgo da un nuovo rivale, un rivale spietato come non se ne erano mai visti: la modernità, con la sua fretta, i suoi ingorghi e il suo inquinamento. E le vecchie fortificazioni svolgono a meraviglia la funzione preposta: se in passato fu luogo di svago e delizie per i duchi d’Urbino, oggi Barchi è il posto ideale per vivere in armonia o per una visita all’insegna della tranquillità.

Una storia antica, quella del Castello di Barchi.

Ma che non ci si lasci ingannare: queste terre, ai giorni nostri così placide, posseggono una storia travagliata e ricchissima. Già dal toponimo si può intuire quanto sia importante il tempo andato di questo minuto paese poggiato tra le valli del Metauro e del Cesano: il termine Barchi affonderebbe infatti le sue radici in un nome proprio, quello di Asdrubale Barca, condottiero cartaginese che trovò la morte nella celebre Battaglia del Metauro e che proprio in queste terre sembrerebbe essere stato sepolto.

Diversi sono i reperti – zanne d’elefante, ossa umane e rottami di carri – che gli agricoltori hanno rinvenuto lavorando la terra da queste parti, e ciò pone un interrogativo: e se il famoso scontro tra l’esercito romano e quello nord-africano avesse avuto luogo qui e non, come raccontano i libri di storia, nel fermignanese? Agli studiosi la sentenza.

Le vicende di questo territorio, però, cominciano ben prima dell’epica battaglia: sembra infatti che i primi insediamenti si siano sviluppati addirittura nel quinto millennio avanti Cristo. Umbri, Galli, Etruschi e Romani furono soltanto alcune delle popolazioni che abitarono questi incantevoli luoghi.

Medioevo e Rinascimento, le epoche d’oro di Barchi.

Sono tuttavia Medioevo e Rinascimento le epoche che hanno lasciato tracce indelebili sulla struttura del castello, tracce ancora perfettamente visibili. Tentiamo allora di cancellare con l’immaginazione antenne paraboliche e altri oggetti moderni, e di tornare a quando, con l’indebolirsi della potenza pontificia, bellicosi signori presero a suonarsele di santa ragione per il dominio dei territori. A spuntarla furono i Malatesta. Fu Papa Eugenio IV a conceder loro, nel 1446, l’investitura per la città di Fano e per il Vicariato Cesanense. Seguì un periodo di pace che durò fino all’estate del 1457, ovvero fino a che Federico da Montefeltro decise di prendere Barchi e altri castelli con la forza, riuscendovi.

Uno sguardo da lontano sul castello di Barchi

Uno sguardo da lontano sul castello di Barchi

L’annessione al Ducato d’Urbino segnò una svolta decisiva per i commerci di questi luoghi, commerci focalizzati in maniera preponderante sulla esportazione di vasi e terrecotte.

Il benessere così diffuso e protrattosi nel tempo, sotto il dominio dei Montefeltro prima e dei Della Rovere poi, permise alla comunità di realizzare opere importanti, e ai nobili di abbellire i loro palazzi. E’ per questo che oggi il paese, se pur di modeste dimensioni, possiede tono di cittadina. Una cittadina bellissima, per la verità. E allora non ci resta che scoprirla.

Visitare il Castello di Barchi oggi.

Sono due le porte che consentono l’accesso al castello. Dal momento che Porta Vecchia ha perso ormai da tempo l’arcata e il suo ponte levatoio, e risulta oggigiorno poco caratteristica, cominceremo la nostra visita da Porta Nova, una struttura assieme semplice e raffinata che permette al visitatore di immettersi nel lunghissimo corso che fende l’abitato da parte a parte.

Ad attenderci, pressappoco a metà via, c’è il maestoso Palazzo Municipale con la sua Torre campanaria cuspidata, il cui orologio funziona ad unica lancetta. I quattro archi che vanno a comporre il loggiato erano con tutta probabilità sede del mercato coperto. A contribuire a tale supposizione è anche la presenza di un vecchio sistema di misurazione – oggi poco intellegibile- incastonato nella struttura.

Torre campanaria, Palazzo del Municipio, Castello di Barchi

Torre campanaria, Palazzo del Municipio, Castello di Barchi

A fianco del bel Palazzo Municipale troviamo l’antica Chiesa della Santissima Resurrezione, sulla cui facciata in laterizio si aprono tre ingressi. Quello centrale, più grande, è sormontato da un timpano. La struttura a tre navate ospita al suo interno un prezioso organo settecentesco del maestro veneto Gaetano Callido, nonché diversi dipinti di scuola baroccesca che sormontano altari realizzati dalle sapienti mani degli scalpellini di Sant’Ippolito.

Percorrendo la via che dal Palazzo Municipale conduce a Porta Vecchia si scorge sulla destra quello che era il Palazzo Ducale, oggi edificio privato. A quel che si dice, la struttura avrebbe ospitato per anni Lavinia Della Rovere, il cui volto è celebre per essere stato ritratto da Raffaello nell’opera La Muta. La nobildonna fu sposa di Giulio Da Varano da Camerino, assassinato nella rocca di Pergola da uomini al soldo di Cesare Borgia.

Il caratteristico vicolo dinnanzi a Palazzo Ducale viene detto “degli ebrei” e testimonia la presenza storica della comunità ebraica in paese.

Barchi è oggi un piccolo capolavoro di grazia e proporzione, e ciò lo si deve alle varie amministrazioni che negli anni sono state capaci di non cedere alle mode architettoniche del momento, mantenendo così pressoché inalterato il lavoro del grande architetto bolognese Filippo Terzi, che nel ‘500, su commissione di Guidubaldo II Della Rovere, mise mano all’intera struttura urbanistica facendo dell’antico castello un enorme gioiello in pietra e mattoni.

Per maggiori informazioni consultare il sito del Comune di Terre Roveresche.

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