Guida al Castello di Gradara e al territorio cittadino

Da sopra, da sotto, da sinistra o da destra. Non c’è niente da fare: come lo si guardi, il Castello di Gradara è uno dei luoghi più belli, suggestivi e carichi di storia dell’Italia intera. Nessuno è immune al suo fascino, ma certo bambini e amanti sono i più inclini all’infatuazione. Merlature, torri, camminamenti, armi e armature non possono che far sognare ad occhi aperti i più piccini e far loro immaginare, apparire anzi a mezz’aria, dame, draghi e cavalieri. Sono invece le parole di grandi autori classici, Dante su tutti, a sussurrare alle orecchie degli innamorati la storia di una passione senza eguali, una passione che da secoli commuove cuori e fa sognare: quella di Paolo e Francesca.

In effetti, visitare Gradara è un po’ prendersi qualche ora di pausa dal quotidiano per gettarsi in un’altra epoca. O in una fiaba, se preferite.

Cosa vedere al Castello di Gradara

Ancor prima di mettere piede nel borgo vero e proprio, il visitatore e i suoi occhi si troveranno a fare i conti con qualcosa di strabiliante: mura possenti e assolutamente intatte. Il perimetro che di esse si compone, lungo settecento metri, ospita ancora i camminamenti di ronda e ben sedici torri. Una seconda cinta muraria più interna circonda tutt’oggi la rocca.

Si accede alla cittadella attraversando l’arco a tutto sesto, in travertino, che letteralmente ‘buca’ una torre imponente. E’ la Torre dell’Orologio, così chiamata per via degli orologi posti sue ambedue le facciate alla sommità della stessa. La facciata esterna ha incastonati alcuni stemmi: sono quelli dei Della Rovere, dei Farnese e degli Sforza. La medesima costruzione ospita due lunghe feritoie, feritoie che raccontano l’antica presenza di un ponte levatoio e relativo fossato. Oltrepassando questa vecchissima porta, si è nel borgo. A pochi passi, sulla destra, è situato un piccolo uscio: per mezzo di un’angusta scalinata, esso conduce il visitatore ai camminamenti di ronda.

Castello di Gradara, Torre dell'Orologio

Castello di Gradara, Torre dell’Orologio

Il castello di Gradara e le sue chiese

Inerpicandosi – è proprio il caso di dirlo – per la via principale, che collega la Torre dell’Orologio alla rocca, ci si imbatte (non è necessario camminare molto, per fortuna) nella Chiesa del Santissimo Sacramento. L’edificio, voluto dalla duchessa Vittoria Farnese, è stato ultimato sul finire del ‘500, ma poco rimane dell’aspetto originario, dato che due secoli più tardi ha subito una completa ristrutturazione. All’interno dell’unica navata del minuto luogo di culto sono custodite le spoglie di San Clemente, una pregevole pala d’altare eseguita dal Cimatori (ritraente una ‘Ultima Cena’) e, di tutto interesse per gli appassionati di musica, uno splendido organo a mantice attribuibile al maestro Gaetano Callido.

Al culmine della detta via, superata una seconda porta che immette in una piccola piazzetta circolare, dal XIII secolo se ne sta la Chiesa di San Giovanni Battista. E’ qui che trova alloggio un quattrocentesco crocifisso in legno che gode di una certa fama. Il Cristo, a seconda del punto di osservazione, pare cambiare espressione.

Castello di Gradara, Chiesa del Santissimo Sacramento

Castello di Gradara, Chiesa del Santissimo Sacramento

Il Museo Storico

Presso il Museo Storico di Gradara è possibile rivivere le gesta di Paolo e Francesca, gli sfortunati amanti ricordati nientemeno che da Dante Alighieri nel quinto canto della sua Divina Commedia, grazie ad immagini, arredi e costumi fedelmente riprodotti. Ma le stanze non sono parche di sorprese neppure per chi ha deciso di vivere una giornata in questa cittadina all’estremo nord delle Marche perché irrimediabilmente attratto dalla storia: qui sono esposti oggetti di vita quotidiana che raccontano cosa significava essere uomo medioevale, ma anche armi, armature e finanche raccapriccianti strumenti di tortura.

Sono però i sotterranei l’attrazione migliore, quella che da sola vale (l’esiguo) prezzo del biglietto. Qui sono visitabili grotte scavate nel sottosuolo un millennio e mezzo fa con lo scopo, si pensa, di ospitare riunioni di eretici dediti al culto bizantino. Nell’irrequieta era delle signorie, i cunicoli cambiarono funzione, divenendo possibili vie di fuga qualora il castello si trovasse sotto assedio.

Prima del piatto forte

Un buon vino si sorseggia piano, e allo stesso modo Gradara va assaporata poco a poco. E allora prima di tuffarsi nella celebre Rocca Malatestiana, un giro per le belle stradicciole del castello non guasta. Gli appassionati di fotografia troveranno angoli e scatti unici, e gli amanti della buona tavola osterie e locali capaci di soddisfare i palati più diversi. E’ altresì più che consigliabile gettare un’occhiata curiosa a Palazzo Rubini Vesin, bella dimora signorile che di frequente ospita mostre assolutamente interessanti, oppure uscire per un attimo fuori le mura e godersi il seppur breve tragitto che prende il nome di passeggiata degli innamorati. Il panorama che si gode per questa via che conduce al giardino degli ulivi è notevole, e i grossi alberi che la puntellano donano colore, ombra e magiche atmosfere. Di tanto in tanto una panchina per una piccola sosta o per un bacio. O tutte e due le cose assieme.

Sullo stesso cammino se ne sta un luogo da non lasciarsi scappare, un luogo capace di mandare in visibilio bambini e adulti: è il Teatro dell’Aria. Qui si possono ammirare splendidi rapaci e assistere a spettacoli mozzafiato.

Uno degli esemplari di rapace in mostra presso il Teatro dell'Aria

Uno degli esemplari di rapace in mostra presso il Teatro dell’Aria

Rocca di Gradara

Ci siamo, è ora di tuffarsi nella portata più golosa di tutto il menù: la Rocca di Gradara. Tante sono le stanze, e ancor più numerosi gli oggetti su cui varrebbe la pena soffermarsi per un momento almeno. Non solo, il luogo è così carico di meraviglie che le parole, nel raccontarlo, non riescono a reggere il passo degli occhi. Ecco perché ci avvarremo di un breve filmato (posizionato poco più avanti), senza tuttavia rinunciare ad una seppur stringata spiegazione scritta per gli elementi più significativi.

Il cortile

Alla Rocca di Gradara si accede oltrepassando un peculiare ponte levatoio. Fin dal cortile si capisce che il fortilizio ha avuto più di un padrone: nella parte più vecchia (malatestiana eredità) il porticato si compone di colonne tozze, dai capitelli che certo non brillano per grazia, da cui originano archi a sesto acuto e volte a crociera gotica. L’ala occidentale, così come quella settentrionale, è invece riconducibile agli Sforza. Qui le volte sono a crociera semplice e le colonne in travertino, sormontate da capitelli finemente decorati, paiono leggiadre ed eleganti.

Una curiosità è costituita dalla finestrella che dal mastio qui trova sbocco. O meglio, dalla Sala di Tortura situata nelle fondamenta del Mastio. Che fosse un modo per far arrivare più agevolmente le urla delle vittime alle orecchie dei visitatori e mettere così  in chiaro fin da subito chi, da queste parti, tenesse il coltello dalla parte del manico?

Parte della Rocca di Gradara con mura e fossato a protezione

Parte della Rocca di Gradara con mura e fossato a protezione

 

Il Mastio

Il mastio, che misura poco meno di quaranta metri, è l’elemento più alto della rocca di Gradara. E anche il più antico: fu il nucleo attorno al quale, successivamente, si sviluppò il fortilizio. In origine vi si poteva accedere unicamente tramite una scala a pioli (non fissa) addossata ad una porticina posta a diversi metri dal suolo e che dava su quella che oggi prende nome di Sala del Mastio. Sul pavimento, una botola che conduce alla Sala delle Torture e, pigiata su una parete, una scalinata che accompagna al piano superiore, più precisamente alla Sala del Torreggiano.

Le stanze più interessanti della Rocca di Gradara

Dalla Sala del Mastio si accede a quella di Sigismondo e Isotta, così chiamata per le decorazioni  (frutto del restauro degli anni ’20) che ostentano su pareti e soffitto le iniziali dei due amanti. Notevole il dipinto cinquecentesco della Madonna con Bambino posto tra due grandi camini.

Quello di Paolo e Francesca non fu l’unico amore sfortunato di cui il castello di Gradara fu teatro: pure peggio andò a Giovanni Sforza e alla giovane consorte Lucrezia Borgia, e a nulla valsero i tentativi del Signore del luogo di ingraziarsi la sua bella. Uno di questi è rappresentato proprio dal Camerino di Lucrezia Borgia che, da vano atto alla guerra (come dimostrano i fori per i cannoncini e le botole per la difesa piombante), venne riattato a sala di svago e lettura. Alle pareti sono ancora parzialmente visibili gli affreschi, probabilmente nati dalla mano di Amico Aspertini, studiati per lodare fascino e intelletto della figlia di Papa Alessandro VI, e così lusingarla. Il loro fu tuttavia un matrimonio breve, fatto e disfatto dal tremendo pontefice.

Interessanti anche la Sala dei Putti (l’unica con pitture del tutto originali) e le camere (la rossa, quella del Leone Sforzesco e quella del Cardinale).

A livello politico e amministrativo, la sala più importante della rocca di Gradara era senza dubbio quella del Consiglio. Il vano, posto sopra il ponte levatoio, è attrezzato per la difesa piombante. Curiosa l’iscrizione sull’architrave ‘Maledictus homo qui confidit in homine’ di cui diremo più avanti.

Agli occhi dei romantici sarà tuttavia la Camera di Francesca a spiccare su tutti gli altri alloggi: è qui che la tradizione vuole si sia consumata la tragedia degli sventurati amanti.

L’opera di maggior pregio del fortilizio si trova presso la Cappella. E’ la quattrocentesca Pala Robbiana.

Altro da vedere a Gradara

Il Castello di Gradara è di sicuro uno dei borghi murati più famosi d’Italia. Pochi sanno, però, che il territorio cittadino ne conserva un secondo: Granarola. Questo fu un piccolo castello legato all’economia agricola della zona, ma non per questo poco significativo a livello di difesa. Gradualmente esso perse importanza economica, e successivamente militare, fino a divenire un centro fantasma fino a che, nel 2008, non venne rilevato da privati.

Chi dal Castello di Gradara vuole recarsi a Granarola non ha che da prendere la strada per Pesaro. Prima di raggiungere la strada principale che collega Cattolica alla Città di Rossini si troverà , sulla destra, un cartelletto con l’indicazione per la frazione. Sulla stessa via, appena superato il cavalcavia sulla A14, si trova il Cimitero Inglese.

Storia del Castello di Gradara

Il Castello di Gradara può vantare una storia quasi millenaria e illustrissimi inquilini. Diversi furono i Signori che qui si avvicendarono nell’esercizio del potere, per cui, al fine di prevenire un po’ di (giustificata) confusione, un elenco ci può essere d’aiuto. Ecco a chi, nel corso degli anni, toccò il dominio su questa fiabesca cittadina:

  • De Griffo
  • Malatesta (sia al ramo di Rimini che a quello di Pesaro)
  • Sforza
  • Borgia
  • Della Rovere
  • Stato Pontificio

Ma andiamo con ordine, e vediamo di far luce sulla storia di questo formidabile luogo.

Il Castello di Gradara: le origini

Un dono piuttosto consistente era quello fatto da Carlo Magno alla Chiesa: un regalo grande le Marche e la Romagna messe assieme. Roma, pur rivendicando il possesso di questi territori, era di fatto troppo debole e troppo occupata in altre questioni per poterli amministrare direttamente. Furono i signori feudali, nella pratica, a controllare queste terre.

Con l’affermarsi dei Comuni, troviamo Gradara alle dipendenze della vicina Pesaro. Furono i De Griffo a costruire attorno al 1150 una poderosa torre e a rendere indipendente Gradara dalla più grande città adriatica. Costoro governarono per mezzo secolo, ovvero finché il mastio tornò sotto il dominio papale.

Il pontefice, deciso ad accrescere la sua presa sul luogo, l’affidò a una famiglia piuttosto potente e di comprovata fedeltà: i Malatesta di Rimini.

Castello di Gradara, Camminamenti di Ronda

Castello di Gradara, Camminamenti di Ronda

Il Castello di Gradara sotto i Malatesta

Malatesta I da Verucchio prese a considerare Gradara come punto strategico, buono sia per la difesa delle sue terre che come base da cui partire per un eventuale ampliamento delle stesse. E’ per questo che attorno al portentoso mastio dei De Griffo fece edificare una rocca massiccia e dotata di sistemi difensivi d’avanguardia.

Il casato malatestiano era già diviso in due (tra il ramo di Pesaro e quello di Rimini) quando, nel 1326, Malatesta II° uccise alcuni consanguinei riminesi per impossessarsi di parte dei loro territori. Ciò da un lato favorì l’economia del luogo, ma valse lui l’appellativo di Guastafamiglia e un odio feroce dei parenti. Fu Malatesta II° a fare di Gradara un libero Comune.

Nel 1373 la rocca divenne proprietà del nipote del Guastafamiglia, detto Malatesta dei Sonetti per via della passione che nutriva per le lettere. Il Sonetti lasciò tuttavia le redini del Castello di Gradara al figlio Galeazzo.  Questi commise un imperdonabile errore, un errore che lo farà ricordare negli odierni libri di storia come Galeazzo l’Inetto: era il 1424 quando egli acconsentì a che le truppe del Duca di Milano, di ritorno da una battaglia, entrassero nel borgo per rifocillarsi. I soldati del Visconti ricambiarono il favore mettendo a ferro e fuoco tutto l’abitato. A questa vicenda si vuole legato il già citato monito ‘Maledictus homo qui confidit in homine’, visibile presso la Sala dei Putti.

Alla morte del Sonetti i malumori interni ai Malatesta sfociarono in un vero e proprio contrasto che portò il castello nelle mani del ramo riminese: era il celebre Sigismondo Pandolfo a entrare da padrone entro le mura cittadine. Ma un nuovo cambio di papa, un paio d’anni più tardi, fece sì che il fortilizio venisse riassegnato ai pesaresi.

Galeazzo l’Inetto, senza discendente maschio, tramandò la signoria alla nipote Costanza, la quale prese per marito Alessandro Sforza.

Uno sguardo d'insieme al bel Castello di Gradara

Uno sguardo d’insieme al bel Castello di Gradara

Vita, morte e resurrezione: il Castello di Gradara dagli Sforza ai giorni nostri

Gli Sforza

Alla morte di Alessandro Sforza, fu suo figlio Costanzo a ereditare il potere su Gradara. Egli, dedito all’arte della guerra, si trovò sovente a fronteggiare le truppe papali. E ciò gli fece guadagnare una scomunica, la quale, a sua volta fu presa a pretesto dai Malatesta per aizzare la popolazione locale contro il legittimo Signore. La rivolta fallì, ma il Papa affidò comunque di nuovo il Castello di Gradara alla casata riminese. Questi, però, non ebbero tempo per goderne: salito al soglio pontificio Alessandro VI° ecco gli Sforza rispuntare e riprendersi il malloppo.

La figura di Giovanni Sforza poco ha a che fare con quella del grande condottiero, eppure egli fu uno degli uomini che maggiormente segnarono la storia del fazzoletto di terra che oggi se ne sta beato e sonnacchioso tra Romagna e Marche. Giovanni, siamo nel 1494, ricucì le ferite subite dal fortilizio nel corso dei precedenti assedi e, senza snaturarne il volto guerresco, ne fece una bella dimora signorile. Ulteriori abbellimenti fece apportare qualche anno più tardi, quando si unì in seconde nozze a Lucrezia Borgia, figlia di Papa Alessandro VI°.

Dai Borgia ai Della Rovere

Lo Sforza non fu marito fortunato. L’ingombrante suocero fece e disfece il matrimonio allorché balenò lui in mente di donare i territori adriatici dell’Italia centrale a Cesare, un altro dei suoi figli, l’essere più subdolo e vicino al demonio che un Papa possa generare. Non restava altra via per il povero Giovanni se non quella che lo condusse all’esilio mantovano.

Per la verità il dominio di Cesare Borgia fu breve, alla morte del padre restò senza protezione e dovette abbandonare le terre ricevute in dono.

Fu poi fatto Pontefice Giulio II, un Della Rovere: ecco spiegato il perché alla morte di Giovanni Sforza (e di quella prematura del suo unico erede) il Castello di Gradara, senza colpo ferire, finì dritto dritto nelle mani del Duca d’Urbino, tale Francesco Maria I Della Rovere e vi restò, fatta salve un breve parentesi medicea, fino al 1631, quando l’ultimo Signore urbinate si spense e il Ducato tornò sotto il dominio dei lontani papi di Roma.

Dai Legati pontifici ad oggi

La morte dell’ultimo Duca d’Urbino fu un durissimo colpo per il Castello di Gradara. I nuovi inquilini della rocca, messi lì in rappresentanza del Papa, poco o nulla si spesero per risanare il borgo. Le mura, ormai inefficaci dinnanzi alle nuove armi, vennero lasciate crollare, pezzo dopo pezzo, senza battere ciglio.

Nuovi scempi il paese dovette subire dall’invasione napoleonica e, pioggia sul bagnato, nel 1916 ci pensò il terremoto a far tremare ciò che restava in piedi nel borgo.

L’angelo custode del luogo si materializzò quattro anni dopo le scosse nella figura dell’ingegnere Umberto Zanvettori, che acquistò il Castello di Gradara e mise sul piatto gran parte dei suoi averi per riportare l’abitato agli antichi splendori. Dopo le morti dello Zanvettori e di sua moglie Alberta, la rocca entrò a far parte del patrimonio storico-artistico dello Stato Italiano.

Una delle caratteristiche vie del borgo

Una delle caratteristiche vie del borgo

Come arrivare al Castello di Gradara

Chi arriva da Nord può raggiungere il Castello di Gradara imboccando la A14 e scegliendo come uscita il casello di Cattolica. Venendo da sud (medesima autostrada) è consigliabile uscire a Pesaro. In entrambi i casi, per arrivare a Gradara, è necessario percorrere la SS16. Diverse, a questo punto, le indicazioni per il castello.

La strada più breve da Urbino è invece la Provinciale che conduce a Tavullia e, successivamente, a Gradara.

BIBLIOGRAFIA

  • Aa.Vv, Gradara Città Medievale, Edizioni l’Alfiere, 2006
  • Daniele Sacco, La Provincia dei Centoborghi, Metauro 2006
  • Stefano Zavalloni, Gradara storia e arte, Edizioni Lito87

Per maggiori informazioni circa orari e biglietti è consigliabile consultare il sito della Pro Loco cittadina.

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