Il Castello di Granarola e la sua storia

Schiacciato dalla bellezza e dalla fama delle vicine Gradara e Fiorenzuola di Focara, il piccolo castello di Granarola se ne sta timido, quasi in disparte sul suo colle. Ma questi vanta una storia che merita di essere tirata fuori dall’angolino nella quale è stata relegata. E allora non ci resta che scoprirla!

Il Castello di Granarola

Antica porta d’ingresso del castello di Granarola

Storia del castello di Granarola.

Il periodo che va dal 400 al 700 fu caratterizzato da un forte cambiamento climatico. Le temperature si abbassarono e forti piogge presero a flagellare l’Italia. Molti tra fiumi e torrenti strariparono o modificarono il loro corso. Il Tavollo fu uno di questi e, negli anni, causò numerosi allagamenti della vallata. I frequenti allagamenti, a loro volta, furono responsabili del formarsi di paludi e di ambienti tutt’altro che salubri che costrinsero la popolazione a rifugiarsi sul colle, dove erano già presenti resti di età imperiale.

Era probabilmente il VI° secolo, quello che vide la (ri)nascita di Granarola che, tuttavia, si tramutò in fortilizio solo più tardi.

Il primo documento che racconta del piccolo castello è una pergamena datata 998, nella quale Papa Gregorio V° conferma alcune pertinenze all’Imperatore Ottone III°. Nello stesso testo si apprende che il minuto borgo era assoggettato agli arcivescovi di Ravenna già da qualche decennio.

Il castello di Granarola godeva di una posizione privilegiata, strategica, e per ciò, assieme a quelli di Gabicce, Casteldimezzo, Gradara, Tavullia e Fiorenzuola di Focara, andava a formare una imponente linea di difesa ed era altresì da considerarsi luogo chiave per il controllo del territorio.

Correva l’anno 1271 quando gli abitanti di Granarola fecero atto di sottomissione a Rimini, ma ci vollero appena dodici primavere perché il castello tornasse in mano alla Chiesa, la quale lo affidò di nuovo agli arcivescovi di Ravenna. Furono i Malatesta a conquistare la piccola fortezza e a cederla alla Chiesa pesarese. Nel 1464 Granarola dovette subire l’occupazione delle truppe di Federico da Montefeltro, prima che l’urbinate la cedesse all’amico Alessandro Sforza, novello signore di Pesaro.

Che aspetto aveva anticamente il castello di Granarola?

Sono due documenti, rispettivamente del 1195 e del 1215, a raccontarci come un tempo si presentava il castello. Questi incartamenti narrano di un borgo murato piuttosto piccolo, ma con tutte le carte in regola per essere definito di tipo difensivo.

A quanto pare il castello di Granarola era incastonato in mezzo a una selva decisamente estesa che, oltre a renderlo invisibile al nemico da lontano, limitava la fattibilità di operazioni militari dei rivali, rendendo assalti e assedi idee difficilmente tramutabili in cosa pratica. Il castello poteva inoltre contare sulla protezione di spesse mura e di un fossato, nonché del vantaggio dato dalla sua posizione rialzata rispetto agli attaccanti.

Come detto, Granarola, anche considerando le famiglie che vivevano il borgo sorto fuori dalla cinta muraria, era nucleo piuttosto esiguo: la sua importanza si deve pertanto ai non pochi che ne abitavano il contado.

Sfogliando le pagine che l’opera “La Provincia dei Centoborghi” di Daniele Sacco dedica a Granarola, emerge un particolare interessante, cioè che, negli anni successivi al ‘500, nel contado del castello era sorto un ghetto di contadini nullatenenti. Questi erano costretti a vivere di lavori alla giornata e di espedienti che a stento permettevano loro l’affitto di una misera abitazione. Neanche a dirlo, questa triste concentrazione di case sorgeva lungo quella che oggi si chiama Via del Ghetto.

Granarola e il suo grano.

Già dal nome appare subito chiaro come il castello di Granarola fosse legato all’economia agricola del suo territorio. Di sicuro questi luoghi erano coltivati a cereale nell’alto medioevo, ma si pensa che ancor prima, vale a dire in epoca romana, fossero presenti delle fosse adibite alla conservazione delle granaglie.

Queste fosse sotterranee erano situate sia dentro che fuori le mura castellane e avevano il compito di proteggere il raccolto da briganti e parassiti. Era l’assenza di umidità nel terreno l’elemento principe nella scelta dei luoghi che le avrebbero ospitate.

Fu l’avanzata della tecnologia in campo militare a bollare il castello di Granarola e le sue difese come obsoleti. Questo fece sì che il luogo perse d’importanza militare prima ed economica poi, per avviarsi ad un lento quanto inevitabile declino.

Dal 2008 il perimetro del castello ospita una bellissima e decisamente caratteristica long stay house. I restauri sono avvenuti a spese della ditta Brandina, impresa che se da un lato ha modificato irreparabilmente l’aspetto storico del nucleo murato di Granarola, dall’altro l’ha salvato dalle condizioni miserevoli in cui versava.

 

 

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