Lassù, dove nacque l’aquila feltresca: il castello di Montecopiolo

Luoghi di silenzio e amenità, sono le numerose frazioni che vanno a comporre il Comune di Montecopiolo. Villaggi d’incanto, innestati miracolosamente dall’uomo al mezzo di una natura rigogliosa e ordinata, senza che questa ne sia all’apparenza danneggiata. Una fusione particolarmente riuscita, dunque, che fa della visita a queste terre un rimedio efficace per smorzare ogni irrequietezza dell’anima.

Parliamo di abitati, tuttavia, che non paiono conservare nulla del passato tanto magnifico che dovrebbe spettare a un territorio eletto nel XV° secolo a principale baluardo della casata dei Montefeltro. E in effetti il ‘centro storico’ del paese non si trova in nessuno degli odierni abitati cittadini, ma più su, poggiato sui 1030 metri del rilievo della Roccaccia: sono i resti del Castello di Montecopiolo.

Una panoramica sul castello di Montecopiolo

Una panoramica sul castello di Montecopiolo

Il castello di Montecopiolo, frammenti di meraviglia.

Un buon romanziere costruisce la sua storia in modo da conferire il massimo risalto a quel fatto infilato nelle ultime pagine della sua creatura di carta, quel fatto che dà senso al libro e che, se la narrazione è ben congegnata, è capace di farci sobbalzare sulla sedia, almeno per un istante. Allo stesso modo il castello di Montecopiolo e il suo territorio hanno bisogno di dirsi pian piano. E’ doveroso quindi preferire il percorrere a piedi la breve via che da Villagrande conduce ai ruderi del castello al più comodo parcheggio nelle immediate vicinanze dell’antica struttura.

Così facendo il visitatore potrà certo rimanere sorpreso dall’ambiente, un ambiente che l’occhio ascriverebbe come tipico di una qualche regione alpina e che invece appartiene a tutti gli effetti alle Marche. Case dai tetti aguzzi, boschi che gettano la loro ombra sulla via, daini e scoiattoli che sovente fanno capolino da dietro qualche grosso albero, il volo dei falchi che spinge ad alzare il mento: questo è la campagna copiolese.

Ma la ciliegina sulla torta è ancora lì che aspetta di essere gustata. Sono i ruderi del castello, edificati – o meglio, intagliati – sul prodigioso sperone roccioso posto nel mezzo del Montefeltro.

L’area è oggi sede del principale cantiere dell’Insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università di Urbino. E’ grazie alle campagne di scavo se oggi possiamo ammirare ciò che resta di abitazioni, mura difensive, torrioni e cisterne per la raccolta dell’acqua piovana.

Ma c’è un’altra cosa che agli occhi è vietato lasciare indietro: un panorama che non si vede facilmente altrove, uno sguardo che abbraccia in un sol colpo l’Adriatico e i rilievi del Catria e del Nerone, una vista mozzafiato che non tralascia le fortificazioni di San Leo, San Marino e di tutto il Montefeltro. E che da sola basta a giustificare il perché ci si trova lì. Formidabile.

Parte dell'area archeologica del castello di Montecopiolo

Parte dell’area archeologica del castello di Montecopiolo

Storia del castello di Montecopiolo

La storia di Montecopiolo è cosa antica, antica quanto l’uomo, se è vero che i reperti rinvenuti tra le sue valli e le sue alture non si limitano all’età romana, ma portano le lancette del tempo indietro fino ai tempi dei Neanderthal. E’ tuttavia il medioevo il periodo d’oro, e sicuramente più affascinante, di queste terre da favola.

E’ proprio il castello di Montecopiolo il luogo che vede nascere una delle casate più prestigiose di tutti i tempi: i Montefeltro. Siamo nel 1140 quando Antonio da Carpegna, capostipite della blasonata famiglia, a seguito di divisioni ereditarie, si vede capitare tra le mani il fortilizio. Per la verità, si tratta ancora di una struttura piuttosto rozza, un piccolo villaggio con al centro un torrione risalente al X° secolo difeso da un recinto di pietre che poco ha a che spartire con la formidabile fortezza raccontata dai libri.

Sono i successori di Antonio a rendere il tutto un complesso difensivo davvero all’avanguardia e ad assumere prima il titolo di Conti di Montecopiolo e più tardi, a seguito dell’annessione di altri territori (tra cui San Leo), quello di Conti di Montefeltro.

Già prima del 1300 il torrione era stato sostituito da una chiesa, era apparsa sul sito un rocca prodigiosa e tutto l’abitato godeva della protezione di poderose mura. Ma se è vero che per eccellere non bisogna accontentarsi, e i Montefeltro mai si sono dati pace in tal senso, le migliorie dovevano avvenire in maniera costante. Il XIV° secolo vide l’abitato crescere e le cinte murarie triplicarsi. Il secolo seguente fu quello della comparsa delle armi da fuoco e, considerato il mutato scenario bellico, le otto torri quadrate che puntellavano il perimetro del castello mutarono forma e si fecero circolari.

Ma che ne è oggi di tutto questo ben di Dio? Al contrario di quello che si pensava un tempo, non fu l’assedio del 1522 operato dall’esercito con a capo Giovanni dalle Bande Nere a radere al suolo il castello (che resistette). La rovina attendeva appena un po’ più in la, alle porte del XVII° secolo e ha il vocabolo incuria per sinonimo, l’incuria dovuta al fatto che le genti presero a stabilirsi presso la più comoda vallata sottostante, e il colpo di grazia la decisione di impiegare le pietre del castello nelle nuove abitazioni come materiale da costruzione.

Un'occhiata lanciata dal castello

Un’occhiata lanciata dal castello

Il castello di Montecopiolo, simbolo di orgoglio e coraggio.

L’importanza del castello di Montecopiolo non sta solo nel fatto che fu il primo possedimento dei Montefeltro, e nemmeno in quello che lo vuole unico fortilizio feltresco a non essere mai stato conquistato dal nemico: tante furono le gesta eroiche ad esso legate. Basti ricordare il 1441, anno in cui Federico da Montefeltro, facendo base proprio qui, riuscì nell’incredibile impresa della presa di San Leo ai danni dei Malatesta.

Ancora prima, circa alla metà del ‘300, gli abitanti del fortilizio, fedeli ai Montefeltro, si erano ribellati all’autorità dello Stato della Chiesa che ne voleva l’annessione.

E’ invece il 1502 quando le truppe di Cesare Borgia prendono a imperversare per il Ducato, distruggendo qualsiasi cosa incapace di correre più veloce di loro e costringendo il Duca Guidubaldo alla fuga verso San Leo. Ma il Signore d’Urbino trova la strada sbarrata dal nemico: saranno i soldati copiolesi a muovere dal castello, salvarlo e dar lui riparo tra le mura amiche.

E’ il 1503 ed è sempre Montecopiolo, assieme alla dirimpettaia San Leo, ad accendere la rivolta ai danni del nuovo signore degli antichi territori feltreschi. Rivolta che permetterà ai nemici del terribile Borgia di riorganizzare l’offensiva e allo Stato d’Urbino di tornare al suo legittimo Signore.

Ma queste sono solo alcune delle storie che il castello di Montecopiolo racconta, e forse neanche le migliori. Le più belle ve le dirà il vento che soffia tra le pietre che restano, lo stesso vento che vi accarezzerà gli occhi che, statene certi, tracimeranno di meraviglia.

Buona visita!

Il castello e il tremendo sperone roccioso che lo ospita

Il castello e il tremendo sperone roccioso che lo ospita

BIBLIOGRAFIA

  • F. FRATERNALI, Montefeltro da scoprire, Ciabocchi Editore, 2014
  • D. SACCO, La Provincia dei Centoborghi, Metauro Edizioni, 2006
  • A. D’ANTONIO, Monte Copiolo, Autopubblicato, 2016
  • Aa.Vv, Il paese fra le nuvole – Montecopiolo 1900/1960, Metauro Edizioni, 2013

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