Castenuovo di Auditore, il borgo dimenticato

Era l’XI secolo quando, immerso in un bosco splendido, venne edificato un piccolo villaggio rurale che oggi porta il nome di Castelnuovo di Auditore. In breve il piccolo abitato si fece uno dei centri più importanti della zona, tanto che le cronache medioevali ce lo raccontano come più popoloso di Auditore stesso, ai giorni nostri sede comunale.

Storia di Castelnuovo di Auditore

Documenti storici attestano che già dal XIII secolo Castelnuovo di Auditore era legato alla Mensa Vescovile di Rimini. A quanto si apprende, in caso di bisogno, l’agglomerato era tenuto a fornire tutti gli uomini di cui disponeva, di età compresa tra i 14 e i 70 anni, per combattere gli scomodi vicini urbinati.

Nel 1332, quando il borgo passò sotto il dominio dei Malatesta, i nuovi signori pensarono bene di fortificarlo. Castelnuovo venne dotato di possenti mura e, assieme ad altri centri minori, andò a formare una cintura fortificata a difesa dell’importante città di San Giovanni in Marignano.

Quando nel 1462 le truppe di Pio II, capeggiate da Federico da Montefeltro, sconfissero quelle malatestiane Castelnuovo di Auditore passò sotto il controllo del Ducato d’Urbino.

Visitare Castelnuovo di Auditore oggi

I piedi avranno il loro bel da fare nel portare il forestiero a vedere ciò che resta di Castelnuovo. Infatti le vie di comunicazione che collegano il borgo al resto del mondo sono un festival di buche, frane e divieti di transito. Fa riflettere l’acciottolato che in alcuni punti ancora ostinatamente affiora nella via che conduce all’abitato, ricordo di un’importanza oramai svanita.

La prima abitazione che si incontra, quella che dà il benvenuto al visitatore, è una bugia. Recentemente ristrutturata, essa promette un agglomerato ancora popoloso. Lo stesso fanno le mura e, osservata da lontano, la chiesa. Ma Castelnuovo è come un’anziana orgogliosa, di quelle che nascondono il vuoto tristissimo della dispensa e mettono bene in vista il liquore buono per parenti e dottore, prelibatezza che non hanno assaggiato mai.

La chiesa, apparente integra all’esterno, non ospita più fedeli ma macerie e memorie di un tempo che non tornerà.

Da queste parti vegetazione e animali selvatici hanno avuto la meglio sull’uomo, occupandone abitazioni in gran numero. E forse la natura stessa si è accorta di esserci andata giù fin troppo pesante e, probabilmente mossa a compassione dalla rovina del paese, offre al visitatore i suoi frutti migliori, quasi tentasse un invito a restare.

Le poche tracce di vita a Castelnuovo di Auditore sono da rintracciarsi paradossalmente nella morte: in una lapide posta sul campanile che ricorda i caduti della Grande Guerra e nei colori slavati di un manifesto funebre nel quale, a fatica, si legge ancora la data del 14 dicembre 2008.

Il borgo è a tutt’oggi allacciato all’energia elettrica, e qualche famiglia, almeno nei fine settimana, continua imperterrita a vivere le poche case che hanno ancora un tetto di tegole e non fatto di stelle e pezzi di cielo. Si tratta probabilmente di uomini e donne le cui orecchie non riuscirebbero a sopportare il frastuono di una chiave che gira nella serratura per l’ultima volta.

Per maggiori informazioni www.borgodicastelnuovo.com

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