LA CHIESA DI SANTA CATERINA DI URBANIA

Dietro la facciata semplice, tanto discreta che se non fosse per il timpano sorretto da due colonne in arenaria passerebbe del tutto inosservata, la Chiesa di Santa Caterina di Urbania cela una bellezza da spezzare il fiato. Una bellezza spesso sconosciuta agli stessi durantini, dato che il minuto oratorio non viene utilizzato che per sporadiche funzioni.

La fama di questo cinquecentesco luogo di culto, in origine sede di una confraternita d’artisti, non è nemmeno paragonabile a quella toccata in dote alla vicina Chiesa dei Morti, tuttavia cotanta meraviglia non merita certo di rimanere imprigionata dietro un portone. E allora non ci resta che varcare la soglia e scoprire cosa si nasconde all’interno.

Chiesa di Santa Caterina di Urbania, interno.

Chiesa di Santa Caterina di Urbania, interno.

L’interno della Chiesa di Santa Caterina di Urbania.

Appena il tempo di far cigolare i cardini e di infilare la testa entro l’unica navata di cui si compone la Chiesa di Santa Caterina di Urbania, questo è tutto ciò che occorre perché il visitatore venga travolto da una meraviglia che sembra voler tracimare fin fuori l’edificio, un incanto composto da un gran numero di dipinti e di decorazioni a stucco. Da queste parti, gli amanti del barocco troveranno di certo pane per i loro denti.

Le due pareti laterali sono intervallate da semicolonne corinzie scanalate. Entrambe presentano al centro due altari lignei disposti l’uno in fronte all’altro. L’altare di destra custodisce un prezioso crocifisso seicentesco particolarmente venerato dai locali, mentre quello di sinistra ospita un dipinto riconducibile a Gian Giacomo Pandolfi ritraente una Madonna col Bambino assieme ai santi Carlo Borromeo, Santa Caterina d’Alessandria, Francesca Romana e Rosa da Viterbo.

A fianco degli altari laterali trovano spazio nicchie contenenti statue dei Profeti: David, Geremia, Isaia e Mosè. Queste sono con tutta probabilità nate dalla talentuosa mano di Tommaso Amantini.

L’altare maggiore della Chiesa di Santa Caterina di Urbania.

L’altare maggiore dell’oratorio, è proprio il caso di dirlo, ha dell’incredibile. Elegantissime le decorazioni a stucco realizzate da Luzio e Ottaviano Dolci assieme ad Agostino Apolloni, terminanti nella parte alta in splendide figure angeliche. Ad impreziosire il tutto, quasi incastonato nelle decorazioni, il magnifico affresco eseguito da Donnino Berti nel 1592 (su precedente disegno di Taddeo Zuccari) che immortala tre angeli intenti a deporre Santa Caterina nel sarcofago.

Il soffitto.

A tenere compagnia ai numerosi ornamenti presenti anche sulla volta a botte del soffitto ci pensano sei ovali raffiguranti le virtù. Virtù quali prudenza, carità, speranza, giustizia, temperanza e forza.

Trovano collocazione nella volta tre affreschi, realizzati dall’Apolloni e dall’Episcopi, inerenti le vicende della Santa che dà nome alla chiesa. Il racconto per immagini continua nelle pareti laterali sempre per mano dell’Apolloni.

Il meraviglioso soffitto baroccheggiante della Chiesa di Santa Caterina di Urbania

Il meraviglioso soffitto baroccheggiante della Chiesa di Santa Caterina di Urbania

Ma chi è Santa Caterina d’Alessandria?

Caterina è, secondo tradizione, una diciottenne egiziana di nobili origini, fin dall’infanzia istruita alle arti liberali. Si dice che la giovane fosse così bella da attirare su di sé le attenzioni di molti uomini illustri, uomini pronti a fare follie pur di sposarla. Tuttavia, nessuna proposta di matrimonio va a buon fine. Sembra infatti che Caterina, causa una visione ricorrente che vede la Madonna infilarle un anello al dito, non desidererebbe altro che una vita votata alla spiritualità.

E’ il 305 quando Massimino Daia viene proclamato Cesare, e a palazzo, così come nell’intera Alessandria, per i festeggiamenti, non si bada a spese. Vengono uccisi, in un generale giubilo, animali da offrire agli dei, ma Caterina rifiuta la pratica pagana, anzi, per mezzo di un profondo discorso intriso di filosofia, invita l’Imperatore ad avvicinarsi a Gesù Cristo.

Massimino, rapito dall’intelligenza e dall’avvenenza della ragazza, ne chiede la mano. Inoltre convoca dei retori affinché la convertano al culto pagano. Tuttavia l’eloquenza di Caterina la preserva dall’abbandonare la fede, farà anzi in modo che sia costei a convertire i retori al cristianesimo. Ma questo le costerà caro.

L’imperatore, ferito nell’orgoglio, non digerisce la beffa: per Caterina sarà martirio. La bella alessandrina, condividendo la sorte con i retori, viene condannata a morire su una ruota dentata. Ma lo strumento di tortura, forse per un miracolo, si rompe. Massimino tuttavia non usa pietà e ordina la decapitazione. Dalle ferite sul corpo esanime di Caterina, a significare purezza, sgorgherà latte.

Il Mosè dell'Amantini conservato presso la Chiesa di Santa Caterina di Urbania

Uno dei Profeti dell’Amantini, conservato presso la Chiesa di Santa Caterina di Urbania

Qualche curiosità sul luogo di culto.

L’oratorio, antico ritrovo d’artisti, non può che essere dedicato a Santa Caterina, protettrice della cultura.

Attorno alla metà del ‘500 i confratelli, probabilmente ispirati dalla visione della martire d’Alessandria incentrata sull’anello, o forse dalle numerose proposte di matrimonio da costei ricevute, danno vita all’usanza di ritrovarsi una volta all’anno per scegliere una ragazza povera ma meritevole a cui donare duecento scudi, a patto che questa trovi marito o varchi le soglie di un convento.

Questa vecchia tradizione oggi caduta in disuso, unitamente alle vicende di Caterina, è con tutta probabilità il motivo che spinge diverse ragazze durantine a sposarsi proprio in questa minuta cappella.

La Chiesa di Santa Caterina di Urbania è molto cara anche a chi gioca al lotto, che qui viene a invocare San Pantaleone affinché dia lui i numeri vincenti.

Buona visita.

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