Il Complesso Monumentale di Sant’Agostino a Mondolfo

Mondolfo rientra nella stretta e prestigiosa cerchia dei Borghi più belli d’Italia. Se ciò è da un lato motivo d’orgoglio per la cittadina, dall’altro può indurre il visitatore a commettere un errore. Un errore tutt’altro che infrequente: quello di gettarsi a capofitto a cercar meraviglie per le stradicciole interne al castello senza donare agli occhi la gioia di posarsi sul Complesso Monumentale di Sant’Agostino, che dal ‘200 se ne sta appena un passo fuori le mura.

E allora, perché il forestiero non resti fregato, un articolo su questo luogo di fede è d’obbligo.

Complesso Monumentale di Sant’Agostino: un po’ di storia

E’ sul finire del XIII° secolo che, probabilmente su invito dello stesso Comune di Mondolfo, alcuni Agostiniani occupano il luogo di fede. I religiosi si sono forse trasferiti qui dalla vicina Piaggiolino. Tesi, questa, confortata dal fatto che la detta comunità – siamo nel 1291 – vende ogni suo bene all’ Eremo di Fonte Avellana.

Facciata esterna della Chiesa (Sant'Agostino, Mondolfo)

Facciata esterna della Chiesa (Sant’Agostino, Mondolfo)

In effetti, lo spirito che da sempre anima quest’ordine mendicante non poteva trovare ubicazione migliore. Il fatto di essere posto appena fuori le mura permette all’edificio sacro un contatto non solo con gli abitanti del castello, ma anche con chi vive le campagne e con i pellegrini che si trovano a percorrere le strade del territorio. Una situazione, insomma, che fa di Sant’Agostino la chiesa di tutti.

La gente che abita le terre mondolfesi è da remotissimi tempi legata a questo luogo di culto, e ciò trova conferma nella decisione del Comune di dare un carattere prioritario ai lavori che lo interessano nel 1466, dopo i danneggiamenti patiti nel corso dei numerosi eventi bellici che caratterizzano il periodo. A sottolineare l’attaccamento dei fedeli è il fatto che per il profondo restauro della struttura non viene scelto un architetto qualunque, bensì quell’ Antonio di Pietro da Vercelli già impiegato da Sigismondo Pandolfo Malatesta per la ricostruzione di Senigallia.

A seguito dell’intervento di recupero della struttura, l’importanza della stessa cresce fino a espanderne la nomea ben oltre i confini del paese. E un ampliamento diventa mossa obbligata.

E’ sul finire del ‘500 che, sotto la guida di Mastro Domenico del fu Giacomo da Como, hanno origine i nuovi lavori. Grande è la compartecipazione di istituzioni e cittadini: se il Comune offre centomila mattoni, tra le nobili famiglie della cittadina è vera e propria gara nel trovare il più illustre artista a disposizione per abbellire gli altari presenti in Sant’Agostino. Un periodo d’oro, dunque, che trova termine soltanto nel concludersi del ‘700 con le soppressioni operate dai governi venuti a seguito di quello Pontificio.

Tutta la meraviglia che c’è nel Complesso Monumentale di Sant’Agostino

Come un buon vino non si beve d’un fiato, è bene gustarsi la bellezza di Sant’Agostino un poco alla volta. Prima di dire della chiesa gettiamo allora un’occhiata qua e là, fino ad affondare lo sguardo su due portoni: sono gli ingressi (Napoleonico e Maggiore) che conducono uno al cortile del lavoro e l’altro allo straordinario chiostro seicentesco sui cui lati sono affrescate scene della vita di Sant’Agostino. E’ proprio dal chiostro che si può accedere al Museo Civico e a svariate aule adibite a luogo di incontro culturale.

E’ una bella sensazione di pace quella che si prova da queste parti, una situazione che con la fretta non va d’accordo.

Complesso Monumentale di Sant'Agostino - il chiostro

Complesso Monumentale di Sant’Agostino – il chiostro

La Chiesa

La Chiesa Monumentale di Sant’Agostino si presenta al visitatore con un esterno semplice, in laterizio rosso, ornato unicamente da archetti nella parte alta. Sulla facciata, tre bellissimi portali in arenaria.

L’interno, ad aula unica e volta a botte, stupisce per dimensioni e maestosità. Il presbiterio ospita un interessante altare in marmo e, dietro questo, l’abside. Qui trova posto un eccezionale coro settecentesco realizzato in radica di noce e, sulle pareti, tele ad esso coeve di Sebastiano Ceccarini: si tratta dei Santi e delle Sante dell’Ordine Agostiniano. Sul fondo trova invece spazio la suggestiva opera di Pietro Tedeschi che ritrae la Madonna del Soccorso, dove la Vergine accorre in aiuto di una madre scacciando il demonio che tenta di rapirne il figlio. Degna di nota anche la controfacciata che offre ospitalità a cantoria e mostra d’organo.

Gli interni della Chiesa del Complesso Monumentale di Sant'Agostino

Gli interni della Chiesa del Complesso Monumentale di Sant’Agostino

Le pareti laterali della chiesa vengono adornate da dodici altari che, a loro volta, si prestano a cornice di meravigliose pitture. Ora – in estrema sintesi, riportando appena il soggetto dell’opera e il suo artista – potrebbe essere di qualche aiuto al visitatore almeno un accenno sul cosa i suoi occhi stiano mettendo a fuoco.

Lato sinistro, dalla controfacciata verso l’altare maggiore

  • Primo altare. Adorazione dei pastori, copia da Tiziano.
  • Secondo altare. San Carlo Borromeo, opera realizzata nel 1615 da Ernest De Scaechis. In alto un piccolo quadro proveniente dalla bottega del Ridolfi che ritrae il volto della Madonna Addolorata.
  • Terzo altare. Statua di Crocifisso.
  • Quarto altare. Crocifissione, olio su tela di Giuliano Presutti.
  • Quinto altare. La Vergine con i Santi Lorenzo e Stefano, pala attribuibile a Girolamo Cialdieri.
  • Sesto altare. Madonna della Cintura con i Santi Monica e Agostino di Giovanni Francesco Guerrieri. A fianco la tela di Claudio Ridolfi che ritrae la Carità di San Tommaso di Villanova e sovrasta una Pietà in arenaria di inizio ‘400.

Lato destro, dalla controfacciata verso l’altare maggiore

  • Primo altare. Madonna della Gatta proveniente dalla prestigiosa bottega di Federico Barocci. In alto una lunetta del XVI° secolo raffigurante Madonna con Bambino e due angeli adoranti di Johannes Hispanus.
  • Secondo altare. Statua di San Giuseppe.
  • Terzo altare (della nobile famiglia Giraldi Della Rovere). Santi Antonio e Paolo Eremita, opera di Claudio Ridolfi.
  • Quarto altare. Madonna con Bambino e i Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, sempre del Ridolfi.
  • Quinto altare. Martirio dei Santi Simone e Giuda di Giovanni Francesco Guerrieri.
  • Sesto altare. La cinquecentesca Madonna del Buon Consiglio alla quale fanno da contorno quindici formelle inerenti i Misteri del Rosario.

Sempre sul lato destro si apre la cappella di San Nicola che ospita la statua dedicata al santo e, sulle pareti, due belle tele realizzate da Alessandro Tiarini: si tratta del Miracolo di San Nicola e della Vergine con Bambino e i Santi Nicola da Tolentino e Antonio da Padova.

Buona visita.

Il Chiostro da un altro punto d'osservazione

Il Chiostro da un altro punto d’osservazione

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