Piccola guida a Piagge (Marche) e al suo territorio

Il territorio che fu di pertinenza dell’ex Comune Piagge, in bilico tra l’Adriatico e le prime propaggini dell’Appennino, era uno dei più piccoli della Provincia di Pesaro-Urbino. Un fazzoletto di terra dove la vita scorreva (e scorre tuttora) serena, senza troppi scossoni.

Eppure questo abitato, un abitato che segna sulla carta stradale appena un puntino, ha di recente visto il suo flusso turistico accrescere. E non di poco.

Andiamo dunque a scoprire cosa vedere a Piagge.

Alcune opere visibili lungo il percorso artistico Mueso a cielo aperto di Piagge PU
Opere d’arte contemporanea visibili lungo il percorso “Museo a cielo aperto”

Cosa vedere a Piagge

E’ un paesino, Piagge. Un luogo, per certi versi (e come anche la sua storia racconta), umile. Non ha maestose cattedrali da sottoporre alla curiosità del viaggiatore. E nemmeno luoghi d’interesse in gran numero.

Diciamocelo, quando un forestiero fa capolino da queste parti, lo fa principalmente per una ragione: per visitare l’Ipogeo. Eppure trascinarsi fino a Piagge e fiondarsi dritti dritti alla meravigliosa struttura sotterranea sarebbe un po’ come ordinare un calice di vino pregiato e tracannarlo d’un sorso.

Allora, una volta giunti dinnanzi all’ingresso dell’Ipogeo, è bene non suonare e non bussare alla porta, rimandare anzi di qualche attimo la visita. Se, infatti, si alza di un poco lo sguardo,  gli occhi inciamperanno presto in un arco piuttosto caratteristico, un arco che doveva essere l’ingresso medievale al castello di Piagge.

E di castello, l’abitato conserva ancora le mura quattrocentesche. D’accordo, l’intonaco ha lavato via dalle abitazioni fascino e storia, ma è comunque bello passeggiare per viuzze e vie del centro storico. Soprattutto è meraviglioso quando lo sguardo cade sulla Torre civica, riadattamento di un cinquecentesco torrione difensivo e oggi vero e proprio simbolo cittadino.

Degna di nota è anche la Chiesa di Santa Lucia, che al suo interno conserva una preziosa Ultima Cena realizzata nel XVII° secolo dalla straordinaria mano di Gian Francesco Guerrieri, pittore conosciuto anche come “il Caravaggio delle Marche”.

Ma il lavoro del Guerrieri non è un guizzo di creatività perduto nel nulla: Piagge è oggigiorno un vero e proprio rifugio d’artisti. Non pochi sono gli eventi messi in piedi in tal senso dall’attivissima Associazione ProArt , e una menzione almeno spetta al Museo a cielo aperto, un percorso che si snoda per le campagne – da fare in auto o ancor meglio a piedi – lungo il quale sono disposte curiosissime opere d’arte contemporanea.

In primo piano a sinistra, la Torre civica. Sullo sfondo a destra, invece, la bella chiesa intitolata a Santa Lucia

La Grotta Ipogeo

Scoperta nel 1996 e aperta al pubblico due decenni più tardi, la Grotta Ipogeo di Piagge è uno dei luoghi più suggestivi (e ancora meno conosciuti) delle Marche.

Sono una ventina di gradini appena, gradini scavati nell’arenaria da antiche e anonime mani, quelli che conducono il visitatore dal piano stradale e dal terzo millennio fino alla pancia del mondo e ai primi secoli dopo la venuta di Cristo.

Percorsa la scalinata, il visitatore si troverà in una grotta modellata nella forma di una basilichetta rupestre, struttura forse realizzata nel periodo di passaggio tra culto pagano e cristiano. Straordinarie le decorazioni, misteriosi e affascinanti i simboli. Ma qui a togliere il fiato, sopra ogni cosa, è l’assoluto senso di sacralità dal quale si viene investiti.

Storia di Piagge (in breve)

Primo testimone dell’antichità di Piagge è lo stesso nome dell’abitato, nome che origina dalla parola latina platea e che ai giorni nostri potrebbe trovare sinonimi in “piazza” o “piana”: chiaro rimando alla topografia del paese. Questo sorge infatti su di un modesto pianoro ficcato in mezzo a dolci colline, prime avvisaglie dell’imminente Appennino.

E’ un frammento d’antica Roma, Piagge. O meglio, lo è il pezzetto di territorio che noi contemporanei conosciamo come Cerbara e che i romani dovevano invece indicare come Lubacaria.

Certo non si può dire che l’antico castello abbia goduto di gran fortuna: dovette prima conoscere nel V° secolo  la violenza portata dai Goti di Alarico e, più tardi, un rapporto burrascoso, contraddistinto da quotidiane angherie, con la potente Fano. Fu proprio per volere dei fanesi che, nel 1227, Lubacaria dovette essere diroccata dagli stessi uomini e donne che la vivevano.

Sulle ceneri di Lubacaria, o per meglio dire… con le pietre e coi mattoni del vecchio abitato, venne edificato, più in altura, il paese di Piagge (che tuttavia rimase sotto la giurisdizione dei monaci fanesi di San Peterniano).

I secoli, però, non furono sufficienti a rasserenare gli animi. Tanto è vero che i piaggesi dovettero ricorrere nel 1474 alla diplomazia del signore di Camerino perché Fano allentasse un pochino la presa e consentisse loro, almeno per questioni giudiziarie, di poter contare sulla vicina Mondavio.

A partire dal XV° secolo, Piagge conobbe il susseguirsi di differenti signorie: Malatesta, Piccolomini, Montefeltro e Della Rovere. Per un breve periodo il castello (così come il resto del Ducato urbinate) fu cosa di Lorenzino de’ Medici, prima di essere riconquistato dal Duca Francesco Maria nel 1521 (anche grazie al determinante aiuto dei Gonzaga).

Con l’estinguersi della casata roveresca (1631), Piagge tornò allo Stato della Chiesa e, poco più di due secoli dopo, divenne un pezzetto del Regno d’Italia.

L’abitato è stato Comune fino al 2016, dall’anno seguente fa parte del Comune sparso di Terre Roveresche.

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