Cosa vedere a Urbania, guida ai tesori dell’antica Casteldurante

Urbania, accarezzata su tre lati dalle acque mansuete del fiume Metauro, è una città piccola ma ricca di servizi e luoghi d’interesse. Il visitatore che si troverà a passeggiare per i vicoli – davvero caratteristici – di questo centro anticamente conosciuto come Casteldurante inciamperà sovente in una qualche meraviglia, quasi fosse la bellezza a cercare lui e non viceversa. E una domanda non potrà che farsi largo nella mente del forestiero: come fa un abitato che a malapena arriva a contare settemila residenti a contenere tanto incanto? La risposta sta tutta nell’attaccamento dei durantini alla propria città e nella storia, quella storia che sovente è venuta a bussare alle porte di Casteldurante.

Quella che trovi di seguito vuole essere una panoramica sulla città, una guida che racconti in termini generali cosa vedere a Urbania, ma è possibile visualizzare gli approfondimenti disponibili per ogni singola attrattiva andando a QUESTA PAGINA.

Urbania, uno scorcio

Urbania, uno scorcio

Cosa vedere a Urbania : tre gioielli da non lasciarsi scappare

Chiese, palazzi e musei. A Urbania non manca nulla per essere considerata città d’arte a pieno titolo. Ma tre sono i luoghi più di altri capaci di attirare turisti, curiosi e finanche qualche sana invidia da parte dei centri vicini:

Il Palazzo Ducale

Edificato sulla preesistente rocca dei Brancaleoni, il Palazzo Ducale di Urbania prese a essere progettato da Francesco di Giorgio Martini attorno al 1470 – su committenza dei Montefeltro prima e dei Della Rovere poi – per essere infine completato a metà del secolo successivo secondo le idee del talentuoso architetto Girolamo Genga.

E’ un sorprendente cortile rinascimentale – che non può non richiamare alla mente quello del Palazzo Ducale di Urbino – a elargire un caloroso benvenuto allo sguardo del forestiero. E la meraviglia è ben lontana dall’esaurirsi per chi decide di salire la scalinata che conduce al piano nobile. Qui la sola magnificenza degli interni sarebbe capace di lavare via dalla bocca ogni sillaba, ma il fatto è che le stanze nemmeno sono vuote: ospitano le collezioni del Museo Civico, ove spiccano tra le opere i Globi del Mercatore e i lavori pregevolissimi di Federico Barocci e Raffaellino del Colle.

Anche la biblioteca ha più di qualche cosa da dire. Nelle sue stanze trovano infatti posto una Divina Commedia del 1491, un Libro del Cortegiano di Baldassar Castiglione del 1528, nonché i sonetti di Torquato Tasso stampati nel 1583.

Nei sotterranei sono visitabili il Museo della Civiltà Contadina e la splendida rampa elicoidale.

Cosa vedere Urbania - Palazzo Ducale

Cosa vedere Urbania – Palazzo Ducale

La Chiesa dei Morti

E’ proprio il caso di dirlo: siamo al cospetto del tesoro macabro di Casteldurante. Un tesoro che ogni anno conta migliaia di ingressi.

Dal 1833 sono qui esposte diciotto mummie perfettamente conservate, alcune con tanto di capelli, unghie e pelle. La salme, mantenute in ottimo stato da una particolare muffa sita nel terreno di Urbania, sono state rinvenute dopo l’editto napoleonico di Saint Cloud che promuoveva l’edificazione di cimiteri fuori dai centri abitati e, conseguentemente, il trasferimento dei resti dei defunti già sepolti presso le nuove strutture.

Ogni ‘ospite’ di questa peculiare chiesetta ha una storia da raccontare: ci sono il giovane pugnalato al cuore durante una festa da ballo, l’uomo investito da un carro e finanche il sepolto vivo…giusto per citarne alcuni.

Certo, osservare la morte negli occhi per qualche attimo e poi uscire alla vita che scorre fuori dall’edificio sacro può essere un’esperienza affascinante, ma il consiglio è quello di mettere piede da queste parti solo se si hanno nervi e cuore ben saldi.

Il Barco Ducale

Urbania è cittadina vivissima. E, a quanto pare, lo era anche nel XIII° secolo. Un abitato decisamente troppo vispo per il gruppo di frati francescani che nel 1286 decise di allontanarsi dal convento cittadino per condurre una vita più ritirata e fondare un piccolo, appartato eremo poco fuori le mura.

L’edificio sacro venne compreso nel 1465 nel perimetro che Federico da Montefeltro mise a disposizione del suo fidato architetto Francesco di Giorgio Martini affinché questi ne potesse fare una riserva di caccia e, assieme, un luogo capace di donare serenità all’anima.

Nel 1741 i fabbricati realizzati entro questo parco di delizie, già messi a dura prova delle piene del Metauro, dovettero cedere a un potente terremoto. Il convento venne ricostruito trent’anni più tardi secondo i disegni di ispirazione vanvitelliana del religioso Giuseppe Antonio Soratini.

Cosa vedere Urbania - Barco Ducale

Cosa vedere Urbania – Barco Ducale

Cosa vedere a Urbania : i luoghi di culto

Una città che deve il nome a un Papa (Urbano VIII), e a cui la fedeltà al partito guelfo procurò tanti guai quanto onore, non può certo essere parca di chiese. Andiamo dunque a scoprire quelle più interessanti.

Cattedrale di San Cristoforo (Duomo)

Rimaneggiata svariate volte nel corso della storia, di quell’abbazia fondata nel IX° secolo attorno alla quale prese a svilupparsi l’antica Casteldurante non rimangono che la torre campanaria e altri rari elementi.

Nel 1472 il cardinale Bessarione, si dice scortato da Federico da Montefeltro in persona, vi fece traslare l’omero di San Cristoforo che a tutt’oggi viene conservato in un magnifico reliquiario intagliato dal Pollaiolo e mostrato ogni 25 luglio per la festa del patrono.

L’interno dell’edificio, di derivazione vanvitelliana, ospita svariate opere d’arte. Tra queste si fanno notare quelle di Giorgio Picchi, di Giustino Episcopi e, soprattutto, lo splendido crocifisso ligneo realizzato da Pietro da Rimini nel 1320.

Tempietto votivo dello Spirito Santo

A pochi passi dal Duomo esisteva una graziosa chiesetta, una chiesetta spazzata via dalla ferocia del bombardamento aereo che Urbania fu costretta a subire nel 1944. Di questo luogo tutto andò perduto, tranne una seicentesca immagine di scuola baroccesca: quella della Madonna della Misericordia.

Il 23 febbraio 1948 venne posta la prima pietra per la ricostruzione ex-novo dell’edificio ‘a monumento sacro alla memoria delle vittime di guerra’. Quella che ne venne fuori fu una costruzione dalle linee severe e semplici, dove spiccano il cemento e il metallo.

Sull’altare, in freddo marmo, si fa notare una croce fabbricata con pezzi di ordigno. Sotto la piana di arenaria vengono custodite parti di anonimi corpi devastati dal funesto evento.

Ma al ricordo tragico si unisce la speranza, e allora il portone bronzeo – realizzato da un artista di calibro internazionale come Augusto Ranocchi – ritrae un angelo che invita un mondo desolato alla pace, a significare che con la pace torna prepotentemente la vita.

Oratorio del Carmine

Un ennesimo frammento di quella memoria legata agli eventi bellici trova spazio nei giardini pubblici di Urbania: è il monumento ai caduti. Da qui uno sguardo attento può scorgere un minuscolo edificio religioso che parrebbe volersi confondere con le adiacenti abitazioni, un edificio conosciuto come Oratorio del Carmine. Non servono giri di parole per poterne parlare: è sufficiente dire che l’interno ha dell’incredibile.

E’ qui che trova posto un affresco realizzato nel primo ‘300 da Giuliano da Rimini che ritrae la Madonna in trono con Bambino. Un vero spettacolo per gli occhi che in origine era situato nella rocca dei Brancaleoni e, quando questa venne smantellata, trasferita nel piccolo oratorio con tanto di muro.

Nel 1604 le pareti del piccolo vano di cui si compone la chiesa vennero impreziosite dalle scene inerenti la vita della Vergine, opera del durantino Giorgio Picchi.

Chiesa di Santa Caterina

Già sede della confraternita degli artisti, la minuta chiesetta barocca ospita una gran quantità di decorazioni, stucchi e affreschi raffiguranti la vita di Santa Caterina. Ad incrementare lo stupore nel visitatore che mette piede da queste parti è la differenza tra il ricchissimo interno e la sobria, quasi anonima, facciata esterna.

Oggi Santa Caterina è una delle chiese più amate dalla popolazione durantina, spesso scelta per celebrare matrimoni.

Gli splendidi interni della Chiesa di Santa Caterina di Urbania

Gli splendidi interni della Chiesa di Santa Caterina di Urbania

Chiesa di San Francesco

Le origini di questa splendida chiesa (e di quello che era l’attiguo convento) risalgono al 1215. I primi lavori di ammodernamento dell’edificio furono portati a termine nel 1550 e a questa data risalgono i bellissimi affreschi nati dalla mano talentuosa di Giorgio Picchi. Due secoli più tardi, San Francesco dovette subire un nuovo intervento da parte di artisti e artigiani, che ne fecero uno tra gli esempi più belli di barocco marchigiano.

Da notare, oltre agli affreschi dell’interno, anche il quattrocentesco campanile e il portale gotico murato alla sinistra del portico d’ingresso, realizzato – si mormora – da un giovane Lorenzo Ghiberti.

Proprio dinnanzi alla chiesa, il forestiero farà certo caso a un portale che pare cresciuto in mezzo al nulla come uno strano fungo: è l’unico superstite di quello che fu l’Oratorio di San Giovanni Evangelista.

Ancora chiese

Quelle raccontate fin qui sono le principali chiese cittadine, ma certo non le uniche. Di seguito qualche cenno sugli altri luoghi di fede che il visitatore a cui il tempo non fa difetto farebbe bene a regalarsi.

Fondato dalla confraternitas fustigator, una delle più antiche confraternite di Casteldurante, l’ Oratorio del Corpus Domini ospitava fin dalle origini un ospedale. L’interno, ad aula unica, dà alloggio ad un prezioso ciclo di affreschi realizzato dal noto Raffaellino del Colle.

Monastero antichissimo è quello di Santa Maria Maddalena, sede di monache benedettine, se si pensa che documenti lo citano già a partire dal IX° secolo. Gli amanti dell’arte vengono richiamati qui dalla Maddalena Penitente di Guido Cagnacci (è interessante notare come una vecchia guida sulla città giustificava una visita a Urbania solo per questo capolavoro), mentre i fedeli accorrono in adorazione della Madonna Bambina, un’effigie in cera che la tradizione attribuisce niente meno che alle mani di Santa Veronica Giuliani.

La Madonna Bambina non è però unico oggetto di venerazione per gli abitanti di Casteldurante. Esiste infatti a qualche chilometro dal centro, immerso nella quiete e nella natura, un delizioso santuario che è meta di innumerevoli pellegrini: è il Santuario del Santissimo Crocifisso di Battaglia, al cui interno è custodito un crocifisso che si vuole miracoloso.

Vi sarebbero poi altri due luoghi di fede, importanti sia dal punto di vista artistico che da quello storico. Il primo è il Tempietto Ottagonale realizzato da Donato Bramante nel 1482, distrutto dalla guerra e rimesso malamente in piedi; il secondo è il luogo scelto dal duca Francesco Maria II Della Rovere per la propria sepoltura: la Chiesa del Santissimo Crocifisso (anche detta ‘dell’ospedale’), purtroppo danneggiata dalla straordinaria nevicata del 2012 e a tutt’oggi non visitabile.

Urbania - Il Tempietto Ottagonale del Bramante in un'immagine d'epoca

Urbania – Il Tempietto Ottagonale del Bramante in un’immagine d’epoca

Inoltre a Urbania…

Inoltre a Urbania è possibile lasciare che lo sguardo venga rapito dal cinquecentesco Palazzo Comunale (realizzato seguendo i disegni di Girolamo Genga) o gustarsi uno spettacolo presso Teatro Bramante (uno tra i più belli delle Marche), teatro adiacente all’ Obelisco di quel San Cristoforo protettore della città e dei viaggiatori.

Ceramica di Casteldurante - Bottega artigiana

Ceramica di Casteldurante – Bottega artigiana

Anche gironzolare per le stanze del Museo Diocesano è esperienza niente affatto male. Numerosi sono gli oggetti che trovano ubicazione in questi vani (dipinti, paramenti sacri, argenterie, reperti archeologici), ma la parte del protagonista spetta fuor di dubbio alla preziosa maiolica locale.

 

Per chi capita in zona con bambini al seguito sarà certo utile sapere che a pochi chilometri dall’abitato, in località San Martino, esiste un luogo magico: il Bosco dei Folletti. Qui si possono tornare ad apprezzare i giochi di una volta, fare la conoscenza con gli animali della fattoria e, soprattutto, camminare immersi nella natura e nella leggenda, in una leggenda che sconfina sovente in una fiaba da sognare ad occhi aperti.

Per ultimo un piccolo suggerimento: visitare Urbania senza passare per le botteghe artigiane che ancora producono secondo tradizione le famose Ceramiche di Casteldurante sarebbe una visita a metà.

Cosa vedere a Urbania: le maggiori manifestazioni cittadine

L’evento principale della città, la cui fama è ormai arrivata a bussare ben oltre il territorio nazionale, è la Festa della Befana (2 – 6 gennaio). Si tratta di una manifestazione che ogni anno vede accorrere migliaia di increduli bimbi da ogni dove e mutare una buona quantità di urbaniesi in zelanti vecchine munite di scopa volante.

Tuttavia la prima settimana di gennaio vede regnare per le vie confusione e gioia: sono giorni poco indicati per chi vorrebbe visitare Urbania in santa pace. Molto meglio allora Pasqua e Pasquetta, periodo legato alla tradizione del Punta e Cul (gioco che si basa sullo scontro delle uova) e che vede le osterie già piene di prima mattina per la tipica colazione. Il forestiero non si aspetti però un caffè con il solito cornetto: il cibo che verrà lui fornito è mediamente più abbondante di un pranzo domenicale, sovente annaffiato da generose (per non dire massicce) dosi di vino.

Storia di Urbania (in breve)

Rinvenimenti raccontano di un abitato presente nel territorio già a partire dall’età romana, di un centro ancora però troppo povero di genti per essere preso in considerazione dalla grande storia. Le cose cambiano nel primo medioevo, quando per queste valli già ricche di eremi, pievi e conventi si andò aggregando una comunità che prese il nome di Castel Delle Ripe.

Questo castello, fedelissimo alla parte guelfa, conobbe per due volte la distruzione operata dalle truppe ghibelline della potente e vicina Urbino. Conseguentemente la popolazione superstite trovò rifugio presso l’Abbazia di San Cristoforo al Ponte (Duomo) e nel 1284 una nuova città prese a essere edificata attorno al luogo di fede, una città chiamata Casteldurante in onore del prelato Guglielmo Durant che ne curò i lavori.

L’abitato finì presto sotto la signoria dei Brancaleoni, potente famiglia locale che lo elesse a capitale della Massa Trabaria. Ma se la lusinga dell’essere prima città di un seppur minuto staterello può far piacere, non si può dire lo stesso di una tirannia tutta da subire: non ci pensarono due volte i durantini inferociti a fare a pezzi i corpi dei loro crudeli dominatori e a decidere di entrare a far parte della Contea di Urbino (1424).

Casteldurante fu da sempre molto amata dai Signori di Urbino, tanto da farne una sorta di città delle delizie. Addirittura Francesco Maria II Della Rovere la scelse come residenza prediletta e proprio in questa terra volle essere sepolto quando nel 1631 morì senza lasciare eredi.

Dopo la morte di Francesco, ultimo duca, l’intero Stato urbinate passò alle dipendenze della Santa Sede. Ci vollero appena cinque anni perché Papa Urbano VIII concedesse a Casteldurante lo status di Città e Diocesi. L’abitato ricambiò la cortesia nel 1638, quando in onore del pontefice mutò nuovamente nome e prese a chiamarsi Urbania.

I fatti della seconda guerra mondiale portarono questo bel centro marchigiano ad essere insignito della medaglia di bronzo al valore militare per via del suo contributo all’attività partigiana e dei sacrifici patiti dalla popolazione (che dovette subire un bombardamento dall’esito atroce).

Scopri facilmente come arrivare a Urbania utilizzando Google Maps

 

 

BIBLIOGRAFIA

  • C. INZERILLO – Viaggio nel Ducato di Urbino – Edimond, 2009
  • AA.VV – Urbania, guida alla Città – Centro Studi Mazzini, 1999
  • P. RINOLFI – Casteldurante – Paleani Editore, 2002

NUMERI UTILI

Ufficio Turismo I.A.T

Corso Vittorio Emanuele, 21 – tel. 0722 313140

Comune di Urbania

Piazza della Libertà, 1 Tel. 0722 313111

Taxi 24

Tel. 329 1539505

Per maggiori informazioni vai al SITO INTERNET DEL COMUNE

 

 

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4 Risposte

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  2. CreativeBlackCountry ha detto:

    Buonaaaa. Grazie

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