Il Crocifisso venuto dal mare

Il Crocifisso venuto dal mare, è a Casteldimezzo il naufrago che regala miracoli e leggende.

il Crocifisso venuto dal mare (Casteldimezzo)

Che sia storia o che sia leggenda, quello del Crocifisso venuto dal mare è un racconto che merita di essere conosciuto, e magari di essere narrato ai piccoli in una sera d’inverno dinnanzi a una tazza di cioccolata fumante e a un camino che riscalda e che scoppietta… quasi che ci piacerebbe cominciare come si usava nelle favole di un tempo. E allora:

C’era una volta una pezzettino di mare molto pericoloso, tanto pericoloso che Dante Alighieri, nientemeno che il poeta più famoso di sempre, ne aveva voluto parlare nel suo libro più conosciuto, vale a dire la Divina Commedia. Be’, il poeta diceva che i poveri naviganti che si trovavano a dover combattere contro le tempeste che flagellavano sovente questo fazzoletto di acqua salata, avrebbero portato a casa la pelle solo a patto di numerosi voti e preghiere. Ma evidentemente l’equipaggio di una nave mercantile che si trovava a passare da quelle parti nei primi giorni del ‘500 non aveva raccomandato l’anima a Dio troppo ferventemente, perché l’imbarcazione fece naufragio. A quanto pare l’unico a salvarsi fu un crocifisso di legno che approdò su una spiaggia, la spiaggia della Vallugola, assieme alla grande cassa che lo conteneva.

La spiaggia della Vallugola si trova a metà strada tra due castelli: quello di Fiorenzuola e quello di Casteldimezzo. Fu così che gli abitanti dell’uno e dell’altro fortilizio caricarono la cassa e il suo sacro contenuto su di un carro trainato da due buoi, ma poi, al momento di decidere in quale castello portare il Crocifisso venuto dal mare, cominciarono prima le lamentele e i rimbrotti e poi una zuffa da suonarsele di santa ragione che andò avanti per quasi tutta la giornata. Alla fine i due buoi, forse perché stanchi dell’attesa o forse perché i primi a interpretare il volere divino, presero ad arrancare per la ripida stradicciola che portava a Casteldimezzo, fino a raggiungere il borgo, fermarsi esattamente davanti alla sua chiesa e lasciare la gente di Fiorenzuola con un palmo di naso.

Ma non crediate che la fama del Crocifisso in questione si alimenti unicamente della leggenda del suo ritrovamento: sono molte le storie straordinarie ad esso attribuite. Tra tutte spicca quella che lo vuole salvatore di Casteldimezzo nel 1517. Nel detto anno oltre 7000 fiorentini in ritirata, sconfitti dalle truppe di Francesco Maria I Della Rovere, assediarono il borgo e la popolazione del luogo che, allo stremo delle forze e terrorizzata nell’attesa di un prevedibile e violento saccheggio, si rivolse in preghiera al suo Crocifisso venuto dal mare. Miracolosamente, a quanto si racconta, una fonte d’acqua fresca prese a sgorgare all’interno delle mura, dando l’opportunità agli assediati di non cedere alla sete e di resistere ancora un poco, quel tanto che permise l’arrivo delle truppe urbinate che costrinsero a una nuova e rocambolesca fuga i fiorentini.

Oggi il quattrocentesco Crocifisso venuto dal mare, opera presumibilmente riconducibile agli artisti Iacobello del Fiore e Antonio di Buonvicino, è ancora ospitato in quella stessa piccola chiesa parrocchiale dinnanzi alla quale si fermarono i due buoi nel ‘500, poi rinominata per l’appunto Chiesa del Santissimo Crocifisso.

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