Da Boston a Mercatello, un uomo in cerca del suo passato

Ogni paese ha le sue usanze, i suoi vezzi. Quel tipo di cose non scritte, piccole, ma che messe assieme danno la forma e il senso di una comunità.

Ad esempio, ogni mercatellese, una volta o l’altra, si troverà spaparanzato su una delle panchine poste sotto il porticato del Palazzo Comunale a fissare il campanile della Pieve Collegiata dei Santi Pietro e Paolo. Se ne stanno lì, questi signori, senza fiatare, l’animo sereno e le pupille rivolte al campanile. A starli a guardare pare quasi che le pietre del luogo sacro abbiano in serbo per loro storie a non finire, storie che noi forestieri non possediamo la capacità d’udire.

Da qualche tempo, però, la Pieve si vede posare addosso lo sguardo d’un nuovo venuto. E’ quello di Rex Tamagni. E chissà che il racconto di quest’uomo non sia piaciuto all’edificio di culto al punto di trasformarlo, per una volta almeno, da muto oratore ad attento ascoltatore.

Mercatello sul Metauro - Piazza Garibaldi.

Mercatello sul Metauro – Piazza Garibaldi.

Una storia di famiglia, una storia di paese

E’ sul finire della prima decade del nuovo millennio che gli abitanti la bella cittadina immersa nell’Appennino marchigiano si vedono investire da serie di domande a ripetizione. E anche a Beatrice, operatrice dell’Ufficio Turismo locale, tocca presto di finire sotto la raffica di frasi e punti interrogativi che le labbra dello statunitense Rex proprio non riescono a trattenere. Non si tratta delle tipiche domande da turista che la ragazza si vede sovente rivolgere: l’americano non è affatto interessato alla storia del borgo, non più di tanto almeno. Quella che Rex pretendere di conoscere è la sua storia, il pezzetto più in profondità delle proprie radici, quella memoria di famiglia che è andata perduta da qualche parte nel corso XX° secolo.

Ma come ha fatto quell’americano ad arrivare fin lì?

Se ci trovassimo in un film della Disney, vedremmo probabilmente la pellicola iniziare con un Rex ancora bambino e già ossessionato dallo scoprire le sue origini. Nella realtà dei fatti, però, l’uomo ha trascorso buona parte dell’esistenza ignorando la storia remota della sua famiglia, senza per questo patire alcun dolore. E’ stato un fatto dettato dal caso, o forse dal suo più nobile parente chiamato destino, a far nascere in lui il desiderio di riallacciare passato e presente.

E’ un giorno come un altro quando la sorella di Rex, forse intenzionata a far ordine in casa o forse mossa a sua insaputa da una non meglio definibile volontà divina, prende a frugare nel cassetto dei ricordi e vede la propria mano rispuntarne fuori con attaccata alle dita una vecchia cartolina. Sul davanti del minuto cartoncino, un’immagine di cittadina a colori slavati. Sul retro poche parole che raccontano il soggetto dello scatto: MERCATELLO SUL METAURO.

Mercatello, uno scorcio

Mercatello, uno scorcio

La cartolina prende a passare di mano in mano tra i componenti della famiglia Tamagni e quando capita sotto gli occhi di Rex, la mente di questi non può fare a meno di trasformare quelle tre parole dal suono difficilissimo da riprodurre in un chiodo fisso.

Mercatello.

Sul.

Metauro.

Il nome del borgo continua a tormentare lo statunitense. Si fa uno di quei ritornelli impossibili da scacciare dalla testa, di quelli che ti ritrovi a canticchiare anche quando non vuoi. Chissà se è proprio quello della cartolina il luogo che ha visto nascere nonno Francesco?

E allora Rex e sua moglie Angela Ferrario (anche lei di origini italiane), complici i corsi che la donna tiene saltuariamente in qualità di insegnante in quel di Reggio Emilia, prendono a girare per le Marche. E nel loro tour, certo non poteva mancare Mercatello.

Una bella accoglienza, una brutta scoperta

Arrivati in paese, però, per Rex e Angela si profila una brutta sorpresa.

Nello e Rex

Nello e Rex

E’ a Nello, il primo mercatellese incontrato dalla coppia, che tocca di dire che sì, proprio non ci piove sul fatto che i Tamagni siano originari del luogo. Ma a Nello spetta anche l’amaro compito di condurre i due fino al cimitero e confidare loro che l’ultima persona a condividerne il cognome ha reso l’anima a Dio qualche tempo addietro.

Per altro, la consapevolezza di sapere che zia Albina (questo il nome della donna) ha lasciato questo mondo senza aver neppure mai visto i nipoti a stelle e strisce, è un fatto capace di rattristare oltremodo il curioso americano.

Ma si sa, è il buio a farci apprezzare la luce, il freddo a farci desiderare il caldo di un camino. E spesso le cose brutte sembrano messe lì apposta per dar risalto a quelle belle.

E così, oltre alla scomparsa di Albina, Rex e Angela devono apprendere anche quanto questa fosse ben voluta dalla gente. Vengono infatti a sapere che non c’è bambino nato nel borgo quando la donna era ancora in vita a non averne desiderato le coccole, che non ne abbia eletto la casa a rifugio sicuro quando il volto della madre minacciava tempesta. D’altro canto, non esiste mercatellese che non sia andato matto per i suoi panini alla marmellata (pare che non ce ne fosse una capace di reggerne il confronto nel raggio di chilometri). Quello che scoprono è, a conti fatti, che da queste parti Albina non era una lontana zia d’oltre oceano… ma una nonnina. La nonnina di tutti, in paese.

Non solo, i due visitatori si rendono conto di quanto gli abitanti della cittadina si stiano dando da fare per aiutarli a ricomporre il puzzle della loro storia familiare. Di come la comunità si stia stringendo loro attorno, della naturalezza con la quale essi stessi vi siano entrati a far parte.

Una storia di famiglia

Francesco, questo è il nome del nonno di Rex.

A differenza di molti suoi concittadini, Francesco riusciva a mettere assieme il pranzo con la cena senza troppo penare. Certo non era ricco, ma il mestiere di ingegnere gli permetteva una vita senza troppe rinunce, senza sacrifici eccessivamente avvilenti.

Eppure il sogno americano aveva un fascino senza pari, una promessa di felicità e prosperità cui era difficile resistere. E al canto delle sue sirene nemmeno gli ingegneri erano immuni.

E allora eccolo lì, Francesco. Eccolo in quel lontano 1905 salire con passo incerto le scalette della grande nave che dovette condurlo verso il suo American Dream, mentre saluta amici e parenti con un gesto della mano, tira indietro le lacrime, e un qualcosa gli cresce in gola fino a render lui difficile persino deglutire: è una specie di spugna gonfia dell’amaro d’un pianto a stento trattenuto, un qualcosa che non va né su né giù, se ne sta semplicemente lì, sul gozzo.

Sicuramente parecchi fantasmi e molti se, presero ad assediare i pensieri di Francesco durante il lungo viaggio. A giudicare da come visse in seguito l’America, non è da escludere l’ipotesi che il primo Tamagni d’oltre oceano abbia visto balenargli per la testa, almeno per un momento, un improbabile rientro in Patria a nuoto.

A distanza di qualche anno, Francesco riuscì a mettere insieme denaro a sufficienza perché anche sua moglie potesse raggiungerlo. All’arrivo, la signora venuta da Mercatello trovò un marito che si rifiutava ostinatamente di apprendere l’inglese oltre lo stretto necessario a una comunicazione basica, un uomo le cui uniche amicizie erano da rintracciarsi nella seppur folta comunità italiana e la cui dispensa non conosceva altri alimenti che pasta e sugo.

Anche ai due figli Omero e Francesco Jr (altri cinque furono preda dell’elevata mortalità infantile di allora) toccò la loro brava dose di italianità: erano per loro d’obbligo almeno un’ora di conversazione in italiano la sera e compiti di scrittura da svolgere quasi quotidianamente.

Ma il dovere, specie se troppo pressante, non di rado si trasforma in rigetto. E allora, una volta raggiunta l’età adulta, Francesco Jr e Omero vollero sentirsi liberi dalla zavorra di quel paese lontanissimo e mai conosciuto, vollero – insomma – essere americani come i loro vicini, i loro amici, i loro colleghi di lavoro.

Sia come sia, Rex e suo padre Francesco Jr non erano affatto soliti parlare dell’Italia. Così, la memoria più remota della famiglia non tardò a venire cancellata dal nastro della storia.

Emigranti italiani del primo Novecento

Emigranti italiani del primo Novecento

Oggi

Rex e Angela, dopo il breve periodo trascorso a Mercatello, fanno rientro a Milford (una cittadina di 30.000 abitanti che sorge nei pressi di Boston) e lasciano che le loro vite continuino come sempre. Ma il bel borgo marchigiano non smette di tornare nei loro discorsi, nelle conversazioni che intrattengono con familiari e vicini.

Come se non bastasse, siamo nel 2013, Angela è solita seguire un blog e così ne apre la newsletter. Chissà come, la mail contiene un link che rimanda ad un articolo in cui si parla di case in vendita. Di case in vendita dall’altra parte del pianeta, a Mercatello sul Metauro. E lei proprio non ci riesce a tenere ferme le dita, non c’è santo che tenga, non ce la fa a non pigiare quel benedetto tasto con sopra scritto COMPRA.

Passano i giorni e Angela si ritrova ancora una volta a calpestare l’acciottolato dei vicoli mercatellesi. Deve ancora una risposta definitiva all’immobiliare, una risposta che, neanche a dirlo, diventerà un sì. Ma mica per la bellezza dell’abitazione, no no. Per delle chiavi, piuttosto. Due mazzi di chiavi, per la precisione. Un mazzo è quello di casa, l’altro appartiene al proprietario dell’albergo nel quale alloggia, che le vengono messi in mano come se fosse vissuta lì da sempre, come se tutto il paese la conoscesse da una vita.

E dove lo trovo, pensa, un altro luogo così a portata di essere umano?

D’altra parte, va detto, è più facile vedere Babbo Natale con i capelli a spazzola e una tavola da surf sottobraccio, piuttosto che gettare uno sguardo a un locale e non ottenerne in cambio un gesto di saluto.

Oggi i due italo-americani trascorrono sempre più tempo a Mercatello. Angela vi ha spostato i suoi corsi, mentre Rex… be’, vi ho già detto che prima o poi ogni mercatellese si troverà spaparanzato sulle panchine del Palazzo Comunale intento ad osservare il campanile della Pieve Collegiata dei Santi Pietro e Paolo? Andate a cercarlo lì, no?

Caro Rex e cara Angela, ben tornati a casa.

Una parte della famiglia Tamagni a Ca' Montioni, dove abitava la nonna di Rex

Una parte della famiglia Tamagni a Ca’ Montioni, dove abitava la nonna di Rex

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