Con Massimo Brizigotti all’Eremo di Morimondo

Massimo Brizigotti è attore, regista, scrittore ed escursionista appassionato. E oggi ci porta a conoscere uno dei luoghi più curiosi della Provincia di Pesaro e Urbino: l’ Eremo di Morimondo. Buona scoperta!

L’entroterra marchigiano è variegato e ricco di diversità ambientali e culturali. Purtroppo non è conosciutissimo per la poca promozione o magari per la difficoltà nel raggiungere i suoi bei paesaggi ameni. Vedremo uno di questi meravigliosi luoghi.

Sulla strada che da Piobbico porta ad Acqualagna si trova il Fosso dell’Eremo, un affluente del Candigliano, torrente dalle limpidissime acque. Entrando in questo ambiente vi immergerete in un luogo particolare e carico di suggestioni di varia natura. Si possono trovare ad esempio molte pareti attrezzate per arrampicare, di diversa difficoltà.

La Falesia del Fosso dell’Eremo è costituita da un calcare di buona qualità, e l’ambiente crea quella pace necessaria per una buona arrampicata. Quello nella foto con maglietta rossa in testa sono io che salgo mi pare su di una parete con grado di difficoltà 6a o 6b, non facile e inadatta a chi è alle prime armi, ma niente di impossibile.

Proseguendo sul sentiero si sale per circa una mezz’ora, per giungere all’Eremo di Morimondo. Sono rimasti dei ruderi con ben visibile un’arcata gotica. Intorno si possono trovare delle grotte, probabilmente usate dai monaci eremiti.

Fondata dai Cistercensi che vivevano secondo la regola di San Pier Damiani, la costruzione risale all’XI secolo.

Il nome Eremo di Morimondo sembrerebbe derivare dalla casa madre francese di una delle cinque correnti dei cistercensi: “Morimond”. Un toponimo curioso, che induce a pensare a luoghi molto lontani dalla civiltà, dove muore il mondo, esteriore, e nasce quello dello spirito.

Nel XIV secolo l’Eremo possedeva tre parrocchie: S.Sofia dell’Orsaiola, Pieve del Colle (Urbino), S.Pietro in Prato (Cagli). Protetto dai Brancaleoni di Piobbico, l’eremo conosce in questo periodo il suo massimo splendore. Il luogo è di una magia e di una quiete che richiamano e attraggono il viandante che vuole immergersi nel silenzio e nella natura, aspra e bellissima.

Si respira un’atmosfera sospesa in questo posto, fuori dal tempo.


Nel XV secolo l’eremo declinò e divenne priorato per essere poi definitivamente abbandonato nel 1781, quando un disastroso terremoto colpì tutta la zona. Nel 1800 venne sconsacrata la Chiesa e il titolo trasferito nella parrocchia di San Lorenzo di Rocca Leonella e la sua campana sistemata nel Santuario di Val d’Abisso.

Salendo ancora un poco sul sentiero si raggiunge il punto più alto. Ci troviamo davanti una rupe, dalla quale in epoca antica si gettò una donna col suo cavallo.

Qui l’aria si ferma completamente e se si rimane in ascolto possono succedere dei fatti sorprendenti, come narra la leggenda.

Ma, di questa vicenda misteriosa, della bella Taddea che si gettò dalla rupe, parlerò nella prossima e non lontana pubblicazione di Leggende Misteriose di queste valli. Il testo farà seguito al primo pubblicato a maggio del 2018 dal titolo Leggende Misteriose del Montefeltro. Buona escursione e buone letture…

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