Ferruccio Mengaroni e la sua Medusa: l’arte e il terrore

Le tante iniziative dedicate a Gioachino Rossini, quello straordinario esempio di stile liberty italiano che è il VILLINO RUGGERI e i numerosi musei, fanno di Pesaro meta sempre più allettante per chi ha deciso di trascorrere un fine settimana all’insegna dell’arte.

Nonostante le molteplici iniziative culturali che vi si organizzano, l’abitato rimane tuttavia luogo piuttosto tranquillo, e i tempi della vita che tutti i giorni scorre da queste parti sono più simili a quelli di un grande paese che a quelli propri di una piccola città.

Eppure la tanto quieta e silenziosa Pesaro sa nascondere un segreto affascinante e colmo d’inquietudine. E’ la Medusa di Ferruccio Mengaroni.

Ferruccio Mengaroni, Medusa, Musei Civici di Pesaro

Ferruccio Mengaroni, Medusa, Musei Civici di Pesaro

Ferruccio Mengaroni

Alla domanda Chi era Ferruccio Mengaroni? risponde – almeno parzialmente – Fabio Tombari nel suo Tutti in famiglia. L’immagine del Mengaroni che ci arriva da questo scritto è quella di un grande artista, di un ancor più eccellente ceramista e di un uomo dalla vita vissuta sempre, e di molto, sopra le righe.

Un essere umano parecchio superstizioso, prima di tutto, il cui abbigliamento faceva sì che fosse, sempre per usare le parole del Tombari, ‘guardato molto e ammirato meno’. Si dice infatti che il Mengaroni usasse  gironzolare per le vie di Pesaro con calcato in testa un cappello a pioggia e, pendente sul panciotto, un battaglione di talismani e amuleti. Certo quella di passare inosservato non dovette esser mai una sua priorità.

Era il 1887 quando Ferruccio, a soli dodici anni, diede il via alla sua attività di ceramista. Non fu una vocazione a spingerlo, semmai una punizione, una punizione comminatagli dal padre dopo che questi si era visto espellere da tutte le scuole del Regno.

Caso strano ma innegabile, la costrizione paterna fece sì che il giovane trovasse nel piccolo laboratorio di ceramica un luogo a lui congeniale, un luogo dove incanalare il talento appena scoperto.

I primi riconoscimenti non tardarono ad arrivare e, subito dietro questi, i committenti. Fu con una naturalezza sorprendente che il Mengaroni riuscì ad inserirsi nella stretta cerchia dei più grandi artisti del ‘900 italiano.

La Medusa del Mengaroni: oggi l’inquietudine, ieri la tragedia

Non certo poche sono le ceramiche realizzate da Ferruccio Mengaroni, ma è sicuramente la Medusa quella più celebre e affascinante.

La grande maiolica, il cui diametro supera abbondantemente i due metri, oggi trova posto lungo la scalinata che conduce ai Musei Civici di Pesaro. Se ne sta lì, di profilo, come per un’imboscata, quasi di proposito volesse mandarci il cuore a sbattere contro il gozzo.

E insomma, sarà per la maestria adoperata da Ferruccio Mengaroni che pare rendere la Medusa cosa viva, per il soggetto rappresentato in sé, o forse per la storia incredibile dell’opera: fatto sta che basta uno sguardo per sentire una serie di brividi sulla schiena, per avere la sensazione che un piccolo insetto abbia scambiato la nostra spina dorsale per il suo parco giochi e si stia divertendo un mondo a percorrerla, prima avanti e poi indietro. A ripetizione.

I Musei Civici di Pesaro, ingresso

I Musei Civici di Pesaro, ingresso

Certa è solo la fine

Tante sono le domande che prendono ad assediare la mente di chi si trova a posare lo sguardo sulla Medusa dell’eclettico artista pesarese.

La prima è: come mai Ferruccio Mengaroni, uomo superstizioso ben oltre l’usuale, decise di realizzare la Medusa (non proprio un portafortuna)? E altri quesiti si fanno avanti subito dopo: come mai le volle dare il proprio volto? Per di più colto in un momento di puro terrore? E perché una personalità tanto suscettibile a malocchi e compagnia bella non si scoraggiò neppure quando vide lo specchio utilizzato per l’autoritratto andare in frantumi?

Purtroppo nessuna risposta segue i numerosi punti interrogativi che nel corso del tempo si sono andati creando attorno l’opera.

Certa è solo la fine, quella fine scritta in un lontano 1925, allorché il ceramista – anche vista la stazza- si stava adoperando per dar manforte ad alcuni facchini che avevano il compito di trasportare i dodici quintali della cassa contenente la Medusa al primo piano di Villa Reale a Monza, in vista di un’imminente esposizione.

Qualcosa, nelle operazioni, andò storto. Forse l’eccessivo peso, forse il carico mal bilanciato. Fatto sta che la preziosa cassa precipitò. Tutti gli operai si ritrassero, l’istinto portò invece Ferruccio Mengaroni a buttarsi nel tentativo di salvare il proprio capolavoro.

Morì sul colpo.

Una volta liberato il corpo dalla pressione dell’ingombrante contenitore, i soccorritori non poterono fare a meno di notare scolpita sul viso dell’artista la medesima espressione di terrore che egli aveva dato alla sua Medusa.

Il volto di Ferruccio Mengaroni prestato alla Medusa

Il volto di Ferruccio Mengaroni prestato alla Medusa

BIBLIOGRAFIA

  • F. FILIPPETTI e E. RAVAGLIA – Alla scoperta dei segreti perduti delle Marche – Newton Compton, 2017
  • C. GIACOBELLI – 101 cose da fare nelle Marche – Newton Compton, 2011

 

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