Francesco di Giorgio Martini: artista, scienziato, uomo

Non sono l’abilità nella pittura o nella scultura a elevare la figura di Francesco di Giorgio Martini al di sopra della linea che demarca l’ordinarietà. Nemmeno il genio espresso in architettura e nella ricerca scientifica è una spiegazione sufficiente per dire la grandezza del maestro senese.

Francesco di Giorgio è il simbolo di un’epoca, soprattutto. Con il suo eclettismo, la costante bramosia di scoperta, l’incessante mettersi alla prova, egli è il perfetto riassunto di quel concetto che va sotto il nome di Umanesimo Rinascimentale e che vorrebbe un mondo in cui l’uomo funzioni da misura e da centro d’ogni cosa.

Poco sappiamo dei primi anni di vita del talento toscano, se non che nasce a Siena il 23 settembre del 1439 da una famiglia umilissima (si dice che il padre sbarcasse il lunario vendendo pollame). E forse è proprio questa umiltà a fare da base alla sua peculiare capacità di studiare senza pregiudizi i lavori di artisti lui contemporanei e di assimilarne i segreti. L’opera di Francesco di Giorgio Martini non è però il risultato dei numerosi prestiti stilistici, ma la somma che si ottiene aggiungendo a questi un proprio gusto personale fatto d’amore per le linee classicheggianti e di continua, ardita sperimentazione.

Francesco di Giorgio Martini, Madonna col Bambino e due angeli (Coral Gables, Florida. Tavola 73 x 46 cm, 1465 circa)

Francesco di Giorgio Martini, Madonna col Bambino e due angeli (Coral Gables, Florida. Tavola 73 x 46 cm, 1465 circa)

Gli esordi nell’arte

E’ la pittura la prima delle arti in cui Francesco di Giorgio Martini si cimenta. Con tutta probabilità è Lorenzo di Pietro, conosciuto come il Vecchietta, a prenderlo non ancora ventenne a bottega e a insegnare lui le indispensabili nozioni da pittore. Da questo primo maestro, Francesco apprende quello stile tardogotico che pare in quel di Siena una moda dura a morire, e che si traduce in espressioni patetiche e figure dalla forma piuttosto asciutta.

Ben presto il suo sapere in materia si farà forte di nuovi studi e differenti modelli. Certo, la presenza a Siena di Donatello tra il 1457 e il 1459 è un occasione troppo ghiotta perché il buon Francesco rinunci a carpire qualche segreto artistico.

E’ poi un viaggio a Roma, siamo nel 1460, ad ampliare ulteriormente la visuale del Martini: nella città eterna egli trova il modo di studiare le opere dei migliori miniaturisti fiorentini e padani, e di avvicinarsi ai lavori del Pollaiolo. Ed è proprio allo stile di quest’ultimo che paiono ispirarsi le prime opere certe di Francesco di Giorgio, vale a dire le miniature che illustrano il codice De Animalibus, realizzate attorno al 1463.

Se fino alla comparsa del codice il senese viene considerato un semplice artigiano (i suoi lavori si limitano ancora a quelli tipici di un aiutante di bottega, alla realizzazione di qualche piccola scultura lignea e di cassepanche dipinte), ora prende avvio la sua carriera di vero pittore. E’ il momento di fondare la propria bottega in società con Neroccio.

Illustrazioni al codice De Animalibus

Illustrazioni al codice De Animalibus

Francesco di Giorgio Martini pittore

Sembra essere la Madonna con Bambino il soggetto preferito da Francesco che, come accade per la Natività, viene sovente riproposto in diverse salse.

Le prime raffigurazioni della Vergine, per quanto bene eseguite, non aggiungono nulla all’arte conosciuta: se molti suoi colleghi già si danno da fare con la prospettiva, Francesco preferisce andare sul sicuro rifugiandosi nel tradizionale fondo oro. Perché dietro le Madonne del Martini faccia capolino un qualche paesaggio occorrerà attendere il 1471, anno che conosce la realizzazione della Madonna con Bambino e un angelo (tavola oggi conservata presso la Pinacoteca di Siena assieme alla più importante e sontuosa Incoronazione della Vergine del 1472).

Il 1475 è un anno cruciale per il nostro artista. In effetti è proprio in questa data che Francesco di Giorgio Martini abbandona del tutto il tardogotico e si avvicina definitivamente ai modi del Rinascimento italiano con la grande tavola Natività con i Santi Bernardo e Tommaso d’Aquino (203 x 198 centimetri).

Questo capolavoro, destinato all’abazia di Monte Oliveto Maggiore, mostra figure piene e ben fatte, conosce per sfondo un paesaggio ottimamente dipinto che sa esprimere in maniera eccellente il senso di profondità.

Nello stesso periodo, la società con Neroccio di Bartolomeo Landi viene rotta di comune accordo, forse perché il modo di guardare all’arte è tra i due ormai troppo differente o, più probabilmente, per via del Duca Federico, che vuole Francesco a Urbino.

Nella bella città marchigiana troppi e troppo pressanti sono gli impegni perché il senese possa continuare a dipingere. Le dita di Francesco di Giorgio Martini torneranno a stringere un pennello solo attorno al 1490, quando questi – forte delle nuove conoscenze sulla pittura umbra e toscana – si recherà nuovamente a Siena per realizzare quel concentrato di meraviglia che è la Natività, opera (realizzata per la Chiesa di San Domenico) dove l’artista mostra tutta la sua maturità, le competenze faticosamente acquisite grazie alla pratica e all’incessante studio. Un bel passo in avanti rispetto alle origini, non trovi?

Francesco di Giorgio Martini, Natività (tavola 239 x 209 cm, San Domenico, Siena)

Francesco di Giorgio Martini, Natività (tavola 239 x 209 cm, San Domenico, Siena)

Scultura

Nonostante siano pochissime le sculture attribuite a Francesco di Giorgio Martini (appena una ventina), queste risultano ancor più originali dei capolavori eseguiti col pennello.

L’opera lignea meno recente – almeno tra quelle di cui è sicura la paternità del maestro senese – è il San Giovanni Battista del 1464. Questa, così come l’altra statua in legno del San Cristoforo, ricalca gli elementi tipici della scultura senese del periodo, ma riesce anche ad aprirsi alla maniera del Rinascimento.

A suggerirci il periodo in cui è stata realizzata La Deposizione  sono alcuni personaggi facilmente identificabili con componenti della famiglia Montefeltro immortalati nel bronzo. Qui vediamo figure in primo piano realizzate in maniera piuttosto classica e ben tornite. Sono tuttavia quelle più aderenti al fondo a sorprendere maggiormente. Queste si staccano del tutto dalle tranquille opere pittoriche che il Martini ci ha abituato a vedere, cariche come sono di movimento e drammaticità. Un senso di viva inquietudine che dettagli appena accennati non fanno che moltiplicare.

E’ impossibile nel breve spazio offerto da un articolo sul web entrare in profondità nell’arte scultorea di Francesco di Giorgio Martini, ma è quantomeno doveroso citare opere come la Flagellazione, il San Gerolamo nel deserto e, soprattutto, i due straordinari Angeli reggicandelabro nel Duomo senese (ultimati nel 1497). Questi ultimi, da soli, bastano a dire dell’evoluzione incredibile di cui il maestro ha saputo farsi protagonista.

Francesco di Giorgio Martini, Deposizione (bronzo 86 x 75 cm. S. Maria del Carmine, Venezia, 1477 circa)

Francesco di Giorgio Martini, Deposizione (bronzo 86 x 75 cm. S. Maria del Carmine, Venezia, 1477 circa)

Francesco di Giorgio architetto

Buon pittore e scultore eccellente, tuttavia la versione più nota di Francesco di Giorgio Martini è quella che lo vede nei panni d’architetto. D’altra parte è risaputo, gli edifici progettati dal senese – che siano d’ambito religioso, civile o militare – fanno scuola ancora oggi.

In verità, egli arriva solamente in età matura a realizzare lavori d’architettura, e lo fa quasi per caso.

Federico, Signore d’Urbino, sente parlare del trentottenne toscano e delle sue particolarissime idee in campo bellico (parleremo dopo del Martini inventore). Non ne sa granché, a essere onesti, sul conto di Francesco. Ad ogni modo, l’artista viene convocato nella città marchigiana, dove ha modo di esprimere il suo pensiero. Un pensiero che al Duca urbinate deve andare particolarmente a genio, se è vero che Francesco di Giorgio sarà ospite presso la sua corte per anni.

Chissà come finisce il nostro artista a completare il progetto del PALAZZO DUCALE DI URBINO, abbandonato anzitempo da Luciano Laurana. Fatto sta che il lavoro viene portato a termine nel miglior modo possibile. Lo stesso edificio verrà poi dichiarato dal Castiglione ‘il più bel Palazzo di tutta Italia’ e descritto come ‘una città in forma di Palazzo’.

Francesco ha trovato nell’architettura l’arte per lui più naturale, quella che gli costa meno sforzo e nella quale meglio riesce.

La dimora del Duca Federico (facciata dei torricini)

La dimora del Duca Federico (facciata dei torricini)

Dopo la Dimora ducale…

Il successo ottenuto con il completamento della dimora ducale, per certi versi inaspettato, convince il Montefeltro ad affidare a Francesco di Giorgio Martini la ristrutturazione di alcune rocche strategiche, tra cui quelle di San Leo, Sassofeltrio e Tavoleto. Un discorso a parte merita quella di Sassocorvaro, che risulterà essere il primo fortilizio capace di resistere alle bombarde, le cosiddette armi del diavolo, e che per questo fatto segnerà il passaggio di un’epoca.

Il capolavoro del senese in ambito di architettura militare resta tuttavia la rocca di Cagli che, oltre a saper resistere ai nuovi proiettili, offre una visibilità a 360 gradi, una capacità unica di tener testa agli assedi e un passaggio segreto utile a mettere in collegamento la città con l’estremo baluardo difensivo. Purtroppo oggi di questa meraviglia di pietra non restano che il torrione e vecchie pagine ad essa dedicate da quattrocenteschi cronisti entusiasti. Oltre che, ovviamente, alla testimonianza riportata dal suo stesso ideatore nel Trattato di architettura civile e militare.

Subito dopo la morte di Federico (1482), Francesco dà il via al progetto del luogo che ne vedrà la sepoltura: San Bernardino, edificio di fede anche conosciuto come MAUSOLEO DEI DUCHI DI URBINO.

Chiesa di San Bernardino

Chiesa di San Bernardino

Francesco di Giorgio Martini lontano dalla città ducale

Nel 1484 troviamo il maestro senese a Cortona, intento nel disegnare gli schemi che porteranno alla realizzazione di una delle più belle chiese rinascimentali, vale a dire il Santuario della Madonna del Calcinaio.

Non mancano lui neppure le occasioni di misurarsi con la costruzione di strutture civili. Infatti, oltre al già citato Palazzo urbinate, altre importanti opere signorili ne conoscono l’intervento: il Palazzo Ducale di Gubbio, quello d’Urbania, il Palazzo degli Anziani ad Ancona e quello comunale di Jesi.

La fama di Francesco di Giorgio architetto è alle stelle, tanto che la Repubblica di Siena arriva a proporgli incarichi di prestigio e una lauta rendita pur di averlo come residente. Nella realtà dei fatti, la città toscana lascerà ampio margine di movimento al suo talentuoso cittadino, permettendo lui di recarsi presso ogni signoria che ne richieda i servigi (forse anche perché a ogni favore fatto, uno ne deve tornare in dietro).

Ecco allora che ritroviamo Francesco di Giorgio Martini nelle Marche (a Urbino per alcuni lavori di consolidamento ad alcuni castelli voluti dal Duca Guidobaldo, e poi a Mondavio, per monitorare l’andamento delle cose nella realizzazione della ROCCA ROVERESCA), e successivamente a Napoli, a Lucca, nel Duomo di Milano assieme a Leonardo e, infine, in quello di Pavia.

Non si contano poi le consulenze effettuate in giro per l’Italia intera, consulenze che portano il poliedrico artista a viaggiare fin quasi il termine della vita (si spegnerà a Siena il 29 novembre 1501).

Santuario della Madonna del Calcinaio, Cortona

Santuario della Madonna del Calcinaio, Cortona

Francesco ingegnere e inventore

Noi contemporanei siamo soliti attribuire a Leonardo da Vinci l’avvento della scienza moderna. Ma le cose non stanno esattamente così: altri prima di lui hanno svolto ricerche del tutto simili. Parliamo del Brunelleschi, del Taccola, di Leon Battista Alberti e, neanche a dirlo, del nostro Francesco di Giorgio Martini.

Anzi, è del tutto fuor di dubbio che Leonardo si sia applicato nello studio delle invenzioni del senese, trascritte dallo stesso nel Codicetto vaticano (in parte come semplice appunto e in parte avvalendosi di schizzi). A questo punto è lecito domandarsi a cosa pensa il Francesco di Giorgio Martini inventore quando si siede e punta il naso dritto sul suo leggendario taccuino. Be’, si occupa un po’ di tutto. Il codicetto contiene idee per un rudimentale paracadute, proposte per rendere più efficaci le bombarde, innovativi mulini, macchine d’assedio e da guerra, marchingegni per il riscaldamento dell’acqua e degli ambienti, attrezzi agricoli all’avanguardia, sorprendenti sistemi per rendere migliore l’acustica nei teatri e finanche aggeggi per respirare sott’acqua.

Incredibile che tutto questo sapere e tutta questa creatività siano contenute in una sola testa, vero?

Macchine belliche riprodotte secondo i disegni del maestro senese e ubicate nel fossato del fortilizio di Mondavio

Macchine belliche riprodotte secondo i disegni del maestro senese e ubicate nel fossato del fortilizio di Mondavio

BIBLIOGRAFIA

  • P. Torriti – Francesco di Giorgio Martini – Giunti Art Dossier, 1993
  • G. Volpe – Rocche e fortificazioni del Ducato di Urbino – Arti Grafiche Editoriali, 1982
  • G. Siro – Francesco di Giorgio – Electa, 1993

NB: ad eccezione delle fotografie che riproducono i luoghi di Urbino e Mondavio, le immagini contenute in questo articolo sono tratte da WIKIMEDIACOMMONS.ORG .

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

CONTENUTI ilfederico.com non è una testata giornalistica dal momento che gli aggiornamenti non seguono alcuna cadenza fissa. Pertanto, ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001, non può in alcun modo considerarsi un prodotto editoriale. Gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti dei singoli articoli. I responsabili di ilfederico.com, secondo il loro insindacabile giudizio, si riservano il diritto di eliminare tutti quegli interventi apportati dagli utenti ritenuti offensivi, razzisti o non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Le informazioni contenute in questo blog potrebbero contenere inesattezze, ancorché commesse senza intenzionalità. Gli autori del sito non sono responsabili dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo. TRATTAMENTO DATI PERSONALI Ai sensi del Dlgs. 196/2003, recante “Codice in materia di protezione dei dati personali”, il trattamento dei dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della riservatezza e dei diritti. Ai sensi dell’articolo 13 del predetto Decreto, informiamo che: a) Il trattamento dei dati viene effettuato nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dalla legge, con le seguenti modalità: strumenti automatizzati, inclusi quelli elettronici e telematici. b) Il conferimento dei dati ha natura facoltativa. c) La mancata disponibilità totale o parziale dei dati può comportare l’impossibilità a perseguire la predetta finalità. d) Soggetti e categorie di soggetti ai quali i dati potranno essere comunicati e ambito di diffusione dei dati. I dati di cui sopra, nel rispetto delle finalità sopra indicate, verranno comunicati ai soggetti di seguito indicati: soggetti pubblici e privati per gli adempimenti previsti da ogni norma di legge o da disposizioni contrattuali. I dati non sono oggetto di diffusione. In ogni momento potrai esercitare i tuoi diritti nei confronti dei titolari del trattamento, ai sensi dell’articolo 8 D.Lgs. 196/2003. Restano salvi i diritti di cui all’articolo 7 del Dlgs. 196/2003. e) Titolarità del trattamento e richiesta informazioni ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro f) Responsabili del trattamento ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro INFORMATIVA E GESTIONE DEI COOKIES Cosa sono i cookies? I cookies sono files di testo che i siti visitati dall’utente inviano al terminale dello stesso– computer, smartphone e così via – dove vengono archiviati e poi ritrasmessi agli stessi siti in occasione della successiva visita del medesimo utente. Navigando su ilfederico.com, potrai ricevere solo cookies inviati direttamente dal nostro sito. A – Cookies utilizzati dal presente sito web I cookies vengono utilizzati con strumenti elettronici e ogni tipologia ha una sua funzione specifica. I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati (vedi in seguito). In ogni momento, a norma del d. lgs. 196/03, l’utente – potrà ottenere, previa richiesta inviata all’indirizzo email info(chiocciola)ilfederico.com, la conferma dell’esistenza del trattamento dei dati in questione e delle finalità dello stesso, l’indicazione dell’origine dei dati, l’indicazione della logica applicata al trattamento, l’indicazione di tutti gli elementi sopra elencati, nonché: l’aggiornamento, la rettifica, l’integrazione dei dati; la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione della legge. Su questo sito non vengono utilizzati cookie di profilazione. Per maggiori informazioni sui cookies si veda questa pagina: https://it.wikipedia.org/wiki/Cookie B – Cookies tecnici I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati. Questi cookies sono volti a mantenere un buon funzionamento della navigazione o ad incrementare le funzionalità o le prestazioni del sito. Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori. C – Puoi gestire le tue preferenze sui cookies anche tramite browser Ogni browser contiene una pagina di gestione dei cookies che potrai modificare come meglio credi.

Chiudi