IL BORGO DI PIAGNANO, ANTICA RESIDENZA DEI CONTI OLIVA

Non solo la Rocca Ubaldinesca: Sassocorvaro possiede un gioiello raro, un pezzo di medioevo che di nome fa Piagnano.

Se vi siete ficcati in un guaio più grosso di voi, se le avete provate tutte senza cavarne un ragno dal buco, se pensate che l’unica carta rimastavi sia quella di votarvi a qualche santo… Be’, l’indirizzo a cui rivolgervi è: Località Piagnano, 61028 Sassocorvaro (PU) Italy. Perché se esiste un paradiso in terra dev’essere proprio qui, a Piagnano.

Dell’edificio fortificato attorno al quale si andrà costituendo, a partire dal XII secolo, il borgo murato di Piagnano, non rimane granché: non vi è più traccia né dell’antica rocca né della poderosa torre difensiva, torre che doveva incutere più di qualche timore ai malintenzionati e, al contempo, contribuire a lavar via dalla mente dei tanti signori locali strane idee di conquista. Oggi al loro posto vi è un’abitazione in rovina.

La storia della famiglia che per secoli esercitò il potere su Piagnano e su altri borghi del luogo è antica, pare sia da rintracciare negli anni in cui la lotta tra Papato e Impero era al suo apice.

Nel vuoto di potere dovuto a questa aspra contesa emersero tante famiglie dell’aristocrazia locale, nobili legati alla terra, che miravano a veder riconosciuto il dominio sui loro possedimenti. Ma non poteva essere la Chiesa a concedere loro tale riconoscimento giuridico dal momento che essa rivendicava la sovranità su tutti i territori dell’antico Stato Ecclesiastico. E’ per ciò che codeste famiglie si schierarono a favore degli imperatori di Casa Sveva.

Fondamentali, per ricostruire la storia dei Signori di Piagnano, sono due documenti, datati rispettivamente 1216 e 1233, in cui compare la figura di Partinello da Piagnano. In particolare nel documento più recente, un atto di sottomissione a Rimini, Partinello – probabilmente signore del borgo non ufficialmente riconosciuto come tale – viene citato assieme al nobile signore Bisaccione, figlio del fu Signore Ugolino Berardini di Cavallino. Ed è proprio Bisaccione, imparentato per via di matrimonio con la famiglia piagnanese, a ricevere con tutta probabilità per primo l’investitura di Conte.

Nel 1247, sotto minaccia di confisca dei territori da parte del pontefice Innocenzo IV, i Conti di Piagnano si accostarono ai guelfi. Ma ciò non impedì loro di approfittare della sommossa del 1375 che interessò tutto lo Stato Pontificio e annettere ai loro possedimenti di Monastero, Campo, Pirlo, Pietra Cavola, Lupaiolo, Antico, Soanne e Petrella anche San Sisto e Piandimeleto.

Ogni medaglia, tuttavia, ha il suo rovescio: ora la contea si trovava su più fronti a pericoloso contatto con i domini dei potenti Montefeltro. Va da sé che l’alleanza con i Malatesta fosse ora mossa obbligata.

Tra il 1300 e 1400, anche grazie alle buone remunerazioni che i Conti di Piagnano percepivano in qualità di mercenari e finanche di governatori di importanti città, il borgo si ampliò, si ampliò tanto che ad una seconda cinta muraria ne fu presto affiancata una terza. E’ in questa cortina, la più esterna e recente, che si apre la monumentale Porta Grande.

L’imponente struttura, restaurata di recente, presenta un ingresso arretrato e sormontato da beccatelli in laterizio, protetto ai lati da due possenti corpi quadrangolari.

Al di sopra dell’arco esterno è un vuoto che si fa notare: una nicchia enorme che doveva ospitare un voluminosissimo stemma del casato.

Nei primi decenni del ‘400 i Conti elessero la più comoda Piandimeleto a loro residenza principale e Piagnano, rimanendo pur sempre la culla della contea, si dovette rassegnare a una lenta decadenza.

Fu il Conte Ugolino ad assumere per primo l’appellativo di Oliva. Egli godette della stima del grande papa Martino V, il quale, nel corso degli anni, gli conferì diversi incarichi prestigiosi e contribuì al riavvicinamento tra Oliva e Montefeltro.

Ma tale riavvicinamento non fu amore vero, semmai una cotta di scarsa durata, se è vero che Gianfrancesco, figlio dello stesso Ugolino, alleato di Sigismondo Pandolfo Malatesta, fu sconfitto dalle truppe di Federico da Montefeltro nella battaglia del Cesano, scontro avvenuto nell’anno 1462 che segnò l’inizio della rovina per i Malatesta.

Paradossalmente, qualche anno dopo, Federico da Montefeltro prese le difese del figlio del defunto Sigismondo contro Paolo II nella battaglia di Mulazzano, mentre Gianfrancesco e suo figlio Carlo Oliva si schierarono con le truppe ecclesiastiche ed ebbero la peggio. Narrano le cronache che i due Oliva si batterono come leoni, ma sopraffatti dal gran numero di nemici stavano andando incontro a morte sicura, quando il Duca d’Urbino intervenne e li salvò. Si dice che Federico li liberò il giorno successivo lo scontro senza pretendere alcun riscatto, e questo gesto munifico fu l’inizio di un rapporto di lealtà e amicizia tra le due casate.

La morte di Carlo Oliva, avvenuta nel 1495 per l’infezione dissenterica rimediata sui campi di battaglia di Fornovo, segnò l’inizio della fine: la piccola contea venne divisa tra i figli di costui, Ugolino e Roberto, fin troppo giovani per essere preparati al ruolo di tutta importanza che ereditarono.

Porta la data dell’11 dicembre 1574, il giorno in cui Piagnano tornò sotto dominio papale.

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