Il Villino Ruggeri a Pesaro

Il Villino Ruggeri, lo Stile Liberty delle Marche.

L’Art Nouveau fu un movimento artistico-filosofico particolarmente attivo nei decenni a cavallo tra ‘800 e ‘900 ed è conosciuto in Italia anche con il nome di Stile Liberty, questo per via dei grandi magazzini londinesi di Arthur Liberty che esponevano oggetti d’arte riconducibili, appunto, all’Art Nouveau.

Ed è a Pesaro che si trova uno degli esempi di Stile Liberty meglio riusciti d’Italia: parliamo del Villino Ruggeri.

Oreste Ruggeri, nato a Urbino nel 1857, era un vivace industriale farmaceutico con un innato gusto per l’arte. Questi, dopo il grande successo riscosso dai suoi medicinali contro l’anemia, i quali ebbero per altro ampia diffusione sia in Italia che all’estero, decise di trasferirsi a Pesaro. Qui, nel 1898, rilevò anche una piccola fabbrica di ceramiche sita in via Cavour che, neanche a dirlo, produsse per diversi anni manifatture in stile liberty, contribuendo ad avvicinare i pesaresi a questa nuova arte.

Era il 1902 quando il signor Oreste decise di suggellare il suo successo economico e sociale con qualcosa di clamoroso. E cosa meglio di un villino in quello stile liberty che lui tanto amava e che tanta ammirazione, tanta invidia e tanto stupore avrebbe suscitato?

L’edificio, ultimato nel 1907, è ubicato al civico 1 di Piazzale della Libertà, proprio a ridosso del mare e della ‘Palla’ di Pomodoro, altre due grandi attrattive possedute dalla città. Fu Giuseppe Brega, anche lui urbinate, a firmare il progetto, anche se molti anni più tardi, a quanto si racconta, questi confidò ad un amico che si ispirò ai disegni di un architetto francese che lo stesso Ruggeri gli aveva fatto avere di ritorno da un viaggio a Parigi. In effetti, la struttura non è da intendersi come il risultato del lavoro di un grande artista, bensì come il frutto dell’unione di diverse personalità creative ben armonizzate tra loro: l’opera porta l’impronta di Brega, così come quelle di Ruggeri e dell’ignoto architetto francese; non solo, è necessario inserire nella lista anche i numerosi artisti e artigiani che vi lavorarono apportando le loro idee.

Purtroppo, dal momento che parliamo di un’abitazione privata, in pochi hanno avuto la fortuna di vederne l’interno, ma un semplice sguardo da fuori è sufficiente per lasciarci sbalorditi.

Le pareti esterne della casa presentano decorazioni innovative non solo nella forma, ma anche nella struttura: erano state fatte in cemento idraulico, materiale allora assai poco utilizzato, ma che ha permesso di conservarle intatte fino ad ora.

Le quattro facciate del villino, ricche di finestre, sono molto diverse tra loro, ma i motivi decorativi, marini alla base e floreali verso l’alto, sono collegati in maniera armoniosa. Di certo, però, è la parete che guarda il mare quella più sfarzosa e più capace di stupire il visitatore.

In origine il villino era molto diverso da come appare oggi: le mura esterne, anzitutto, erano dipinte a tinte sgargianti, e non erano quindi i colori verde e bianco a farla da padrone. Il portone d’ingresso in legno laccato grigio-verde che possiamo vedere ora, riproduce parzialmente quello originale in bronzo, ove erano riprodotti in bassorilievo i membri della famiglia. Della cancellata originale rimane soltanto il grande cancello: nel 1936, infatti, nonostante il valore artistico della struttura, i Ruggeri furono costretti a rimuoverla per donare ferro alla patria. Nel giardino a forma di pentagono è rimasta soltanto la fontana circolare, il resto è andato distrutto dalla guerra.

Ma fortunatamente guerra e regime non sono bastati a cancellarne la bellezza.

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