La Fornarina, il misterioso amore di Raffaello

Mani richiestissime erano quelle di Raffaello, numerosi i committenti pronti a svenarsi pur d’accaparrarsi un qualche lavoro dell’artista urbinate. E al Divin Pittore il denaro piaceva. Soprattutto piaceva lui ciò che il soldo poteva offrire: una vita fatta di passioni e divertimento, una vita da succhiare fino all’ultima goccia.

Ogni moneta delle tante incassate era un lasciapassare per il prossimo bagordo, una scintilla buona ad accendere l’esistenza e farla ardere ancora un po’. Mai avrebbe rifiutato un incarico, mai avrebbe risposto con un no alla cospicua somma ad esso legata.

Eppure ci fu un oggetto che Raffaello proprio non volle vendere, una tavola alta 85 centimetri e larga 60 realizzata attorno al 1518 e che conservò in casa, gelosamente, fino alla fine dei suoi giorni. E’ un dipinto ad olio, bellissimo, conosciuto come La Fornarina.

Andiamo a dare un’occhiata più da vicino all’opera, ti va?

La Fornarina di Raffaello Sanzio

In quel di Roma, più precisamente a Palazzo Barberini, c’è un’affascinante fanciulla che da ormai mezzo millennio non smette di ammaliare chi su di lei posa per un attimo lo sguardo. E’ la Fornarina, appunto, uno dei dipinti più misteriosi del Rinascimento.

La Fornarina di Raffaello Sanzio, 1518 circa

La Fornarina di Raffaello Sanzio, 1518 circa

La ragazza che se ne sta intrappolata – parrebbe senza troppi patemi – entro la tela del talento urbinate è giovane, nel fiore degli anni. Le sue labbra sono carnose, la posa seducente, gli occhi vispi, ammiccanti. Il corpo acerbo si staglia pallido sullo sfondo scuro come fosse fatto di luce e di vita.

A incrementare la sensualità del tutto, la poca convinzione che la fanciulla adopera nel tentativo di coprirsi il seno completamente nudo con un velo, un velo per altro trasparente. E’ un gioco di seduzione, non c’è dubbio: la fornarina nel tentativo di celare, mostra. A chi possiede la capacità di un’osservazione attenta non sfuggirà la mano, quella mano che non arriva ad occultare la nudità, che rimane piuttosto sospesa sotto il seno come se lo accarezzasse, come a sottolinearne la presenza.

La posa, l’espressione, curiosamente non tradiscono alcun disagio. Quasi la ragazza si offra maliziosamente all’occhio dell’osservatore. Ma c’è un dettaglio da non trascurare: lo sguardo. Quello sguardo che pare scavalcare chi guarda per dirigersi oltre, fino a incrociare quello di chi sta dietro il cavalletto: il pittore.

E poi c’è il bracciale, che le cinge il bicipite, sul quale è inciso il nome dell’artista. Forse un modo inconsueto con cui Raffaello Sanzio ha voluto firmare l’opera. O più probabilmente un ulteriore elemento a riprova che ci troviamo in mezzo a un gioco di gelosia tra amanti, quasi l’urbinate volesse dire ‘tu mi vuoi fare impazzire d’amore e io sto al gioco. Mostrati pure agli altri, ma in fondo sei mia e lo sai’.

Ma non è ancora finita. Sullo sfondo, seppur con fatica, si distinguono un cespuglio di mirto e un ramo di mela cotogna: il primo è una pianta sacra a Venere (divinità associata all’amore, alla bellezza, alla fertilità); il secondo frutto starebbe invece a simboleggiare il pomo della discordia.

La Fornarina, Raffaello. Particolare del seno e del bracciale

La Fornarina, Raffaello. Particolare del seno e del bracciale

Ma chi è la fornarina?

Pochi gli spazi lasciati vuoti dalla storia circa la figura di Raffaello Sanzio. Di lui, icona per eccellenza del Rinascimento, il mondo intero conosce praticamente ogni cosa valga la pena d’esser detta: sappiamo che nacque a Urbino nel 1483 e che fu il padre Giovanni Santi, anche lui pittore, a iniziarlo all’arte. Sappiamo che fu allievo del Perugino e amico del Pinturicchio. Le cronache ce lo descrivono come persona gentilissima, elegante nel portamento, gaudente, amante delle donne e d’ogni tipo di piacere.

Litri e litri d’inchiostro sono stati versati sui libri per raccontarne gesta e capolavori. Ma se per noi contemporanei i fatti che vanno a comporre la vita di Raffaello sono piuttosto chiari, la figura della Fornarina rimane invece avvolta nel mistero.

Alcune ipotesi sull’identità della musa

Chi è dunque costei? Non certo quella Maria Bibbiena di cui racconta uno dei due epitaffi posti nei pressi della tomba del più celebre figlio d’Urbino (ubicata al Pantheon, Roma), e che a tradurla nell’italiano d’oggi suonerebbe più o meno così:

A Maria Bibbiena, la promessa sposa di Raffaello, la donna cui solo la morte impedì le feste nuziali

Nella realtà dei fatti, Raffaello Sanzio aveva sì acconsentito a diventarne marito, ma più per non contraddire i potenti parenti della nobildonna che per reale convinzione. E alla prova del nove, come si dice, aveva sempre risposto picche, procrastinando all’infinito la data del matrimonio con una qualche scusa legata ai pressanti impegni lavorativi.

Non erano quindi di Maria gli occhi del dipinto, quegli occhi bruni per cui l’artista aveva perso la testa.

E allora le ipotesi si susseguono a non finire. Alcuni sostengono addirittura che la Fornarina fosse esistita solo nelle fantasie del pittore, ma – a mio avviso – davvero troppi sono gli elementi che indicano un legame profondo tra Raffaello e la donna del dipinto perché questa tesi possa risultare fondata. E il più evidente è oggi invisibile all’occhio: un recente restauro ha fatto intendere la presenza di una fede sull’anulare sinistro, anello subito coperto dal talento urbinate. Che Raffaello si fosse pentito di un dettaglio così compromettente?

Raffaello, Autoritratto (1504-1506 circa). Tela conservato presso Galleria degli Uffizi, Firenze

Raffaello, Autoritratto (1504-1506 circa). Tela conservato presso Galleria degli Uffizi, Firenze

Ma in che modo un amore può risultare così scomodo da dover essere occultato? A questo punto dobbiamo riavvolgere un pochino il nastro e domandarci chi era davvero Raffaello Sanzio. Ebbene, l’abbiamo detto: egli era il pittore per eccellenza del Rinascimento, un uomo ammiratissimo e già in vita venerato quasi come un Dio (si dice che vi fosse anche chi gli mettesse a disposizione la moglie pur di poter dire di avervi stretto un qualche tipo di legame). Ma era anche un libertino, un assiduo frequentatore di bordelli, uno il cui tenore di vita aveva un prezzo esorbitante.

E questo prezzo era da pagarsi in moneta sonante, moneta lui sovente fornita da Papi e cardinali. E cosa si sarebbe detto di un religioso, di un servitore di Dio che pretende da una parte d’interpretare e diffondere il verbo divino e dall’altra finanzia le opere di un uomo che vive costantemente nel peccato?

Non è un caso che molti abbiano visto in Beatrice Ferrarese, cortigiana molto nota nella Roma dell’epoca, l’amante di Raffaello.

C’è tuttavia un’altra congettura sul chi sia davvero la Fornarina. Non si sa quanto questa sia più o meno vicina al vero rispetto alle altre, ma di certo è l’ipotesi più affascinante.

Margherita Luti, era lei la Fornarina?

E’ la tradizione popolare a dare un nome alla ragazza del dipinto: Margherita Luti, appunto. E in effetti sono diversi i dettagli che, come per magia, combaciano.

La Fornarina di Raffaello, particolare

La Fornarina di Raffaello, particolare

Il primo a fornirci un indizio in tal senso è proprio l’artista. E per cogliere l’imbeccata è necessario tornare a posare gli occhi sull’opera: la Fornarina porta sul capo un panno – avvolto come un turbante -tenuto da un gioiello dove sembra esservi incastonata una perla.

Ed è proprio la perla che dovrebbe catturare la nostra attenzione. E dovrebbe farlo non tanto perché ritorna praticamente identica ne La Velata – e dove anche le modelle si somigliano assai – quanto per il suo significato: oggi, come nel medioevo, con il termine ‘margherita’ si designa il fiore… ma non è sempre stato così. Nell’accezione greca antica la parola indicava infatti, udite udite, la perla (vi basterà un giretto su WIKIPEDIA per ottenere un’ulteriore conferma in proposito).

E’ inoltre appurato che in quegli anni fosse attivo a Roma un fornaio – un nobile senese decaduto – il cui cognome era appunto Luti. E’ altresì vero che la figlia di questi era d’età compatibile con quella della fanciulla magistralmente ritratta. Non di meno, la bottega del Luti era a Trastevere, a poca distanza dal cantiere di Villa Farnesina dove Raffaello lavorò per diverso tempo.

Fornaio e Fornarina… un accostamento che non tarda a farsi notare. Tuttavia c’è chi fornisce un’interpretazione più ardita: Margherita era sì figlia d’un fornaio, ma il forno cui allude il soprannome non sarebbe quello del padre, bensì quello proprio delle prostitute dove erano altri i ‘pani’ ad essere infornati.

La Velata, dipinto (sempre di Raffaello) sovente associato alla Fornarina come a indicare i due volti dello stesso amore

La Velata, dipinto (sempre di Raffaello) sovente associato alla Fornarina come a indicare i due volti dello stesso amore

Raffaello e Margherita: un amore devastante, un amore dolce

Sia come sia, puttana o semplice ragazza dal vivace temperamento, la leggenda vuole Margherita oggetto di un’attenzione quasi ossessiva, d’un amore folle da parte di Raffaello. Amore che lei ricambiò alla stessa feroce maniera, al contempo tenera e crudele.

Si dice che l’urbinate, ragazzo solitamente affabile e accomodante, arrivò a minacciare il suo amico e committente Agostino Chigi di lasciare incompiuto l’affresco a Villa Farnesina (il Trionfo di Galatea) se questi non gli avesse consentito di operare con Margherita vicino. Un accesso di gelosia o un tenero desiderio?

La storia d’amore tra i due inizia, si narra, al primo sguardo. La versione più romantica del racconto vuole che questo sia avvenuto per caso, mentre lei si pettina i capelli alla finestra e lui si sta recando in cantiere.

La versione del Vasari è invece più piccante e torbida: egli dice di un Raffaello sfrontatissimo che punta gli occhi sulla ragazza completamente svestita e intenta a bagnarsi nelle acque del Tevere. Lui non accenna ad andarsene e lei lo lascia fare, maliziosamente.

Ma se il celebre critico con questa sortita uccide ogni forma di galanteria, poco dopo aggiusta il tiro e leggiamo, sempre a proposito della Fornarina: “…(stampe che) Raffaello donò poi al Baviera suo garzone, c’haveva cura d’una sua donna, la quale Raffaello amò fino alla morte e di quella fece un ritratto bellissimo, che pareva viva viva”.

E il corteggiamento, ammesso ci sia stato, è a base di carezze e stilettate. Lei lo provoca senza concedersi, lui ricambia inviando ogni sera il Baviera (lo stesso garzone citato dal Vasari) sotto la di lei finestra a bordo di una lussuosa carrozza. Margherita si affaccia ma non scende. E così il mezzo riparte per ricomparire poco dopo davanti la bottega del fornaio colmo di ragazze e, dopo una breve sosta, riprendere la via per l’abitazione del pittore.

Raffaello morirà di febbre il 6 aprile 1520, Venerdì Santo, circa due anni dopo aver realizzato la tavola de La Fornarina.

Margherita uscirà devastata da questo lutto improvviso: pochi mesi dopo aver perso il suo amato si chiuderà assieme al suo dolore nel Convento di Santa Apollonia, per non tornare mai più al mondo fuori.

Raffaello e la Fornarina, Francesco Valaperta (seconda metà dell '800), Civico Museo dell'Arte Moderna e Contemporanea di Varese

Raffaello e la Fornarina, Francesco Valaperta (seconda metà dell ‘800), Civico Museo dell’Arte Moderna e Contemporanea di Varese

BIBLIOGRAFIA

  • C. D’ORAZIO – Raffaello segreto – Sperling e Kupfer, 2015
  • C. STRINATI – Raffaello – Giunti Art Dossier, 2016
  • C. THOENES – Raffaello – Taschen, 2016

Una lettura gradevole e curiosa per chi non necessita di dati, ma vuole semplicemente gustarsi la leggenda de La Fornarina è senz’altro il romanzo Guardami negli occhi di Giovanni Montanaro (Feltrinelli, 2017).

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