LEGGENDA DELLA BROMBOLONA

Brombolona, ovvero la leggenda della campana che sparì dall’olmo e ricomparve sulla torre (del nemico).

La Torre Brombolona a Canavaccio

Tra le città di Urbino e Fossombrone sorge il moderno abitato di Canavaccio e, a tenere d’occhio quest’ultimo, dall’alto del suo colle, una torre bianca e solitaria in rovina che, c’è da scommetterci la testa, ne avrebbe da raccontare parecchie.

Quei ruderi senza voce sono ciò che rimane dell’antico maniero del conte Primicilio. Non c’è più molto da vedere, per la verità, e meno ancora da difendere, cosicché la fitta vegetazione che ha preso il posto delle mura ha vita facile nel tener lontano il nemico.

Sia come sia, a poca distanza dalla torre in questione sorgeva un tempo un altro fortilizio, quello di Gaifa, che nella prima metà del XV secolo si trovò a dover fare i conti con una formidabile frana che lo distrusse per circa un terzo e che ingoiò senza complimenti anche la sua torre campanaria.

Il castellano, passato il dramma e svanita la paura, fece adunare la popolazione e diede l’ordine di spianare le macerie. Fu così che, durante i lavori, la quattrocentesca campana spuntò fuori dalla polvere e dai calcinacci in buone condizioni. Il conte di Gaifa comandò allora di alloggiarla su di un grosso olmo che si trovava nei paraggi, ma la soluzione da temporanea divenne stabile e la campana venne lasciata per lungo tempo in balia del freddo, della pioggia e della neve. E’ per questo che assunse il nome di brombolona, è per via dei ghiaccioli che andavano a inghirlandarla nel freddi inverni trascorsi all’aperto – e che in dialetto si indicano con il termine ‘bromboli’ – che la gente del contado prese a chiamarla a quel modo.

Il conte Primicilio, che possedeva una torre ma non una campana, propose allora al dirimpettaio conte di Gaifa di donargli la sua, orfana della torre, e vista la vicinanza tra le due comunità di utilizzarla in comune. La risposta che venne fu un no, un no talmente secco che spinse Primicilio fino a Palazzo Ducale, ad indignarsi al cospetto del Duca d’Urbino.

Federico da Montefeltro, probabilmente in vena di burle, alle rimostranze del castellano rispose sornione che se un uomo desidera una cosa, il modo migliore per ottenerla è quello di andarsela a prendere.

Le parole del signore d’Urbino fecero sobbalzare il conte Primicilio e infusero in lui grande baldanza, tanto che questi, approfittando della prima notte di bufera, fece scomparire la bella Brombolona dall’olmo di Gaifa per farla poi rimaterializzare come per magia sulla sua torre, tutto ciò senza colpo ferire. A quanto si dice, la mattina seguente, la campana annunciò il buon giorno con un suono incantevole, bello come non si sentiva più da molto tempo. Voleva forse ringraziare per la nuova e più dignitosa sistemazione?

A tirare il duca per la manica fu questa volta il beffato conte di Gaifa e Federico, dal canto suo, non fece differenze: se un uomo desidera una cosa, disse, il modo migliore per ottenerla è quello di andarsela a prendere. C’è da immaginarselo il buon Federico da Montefeltro mentre ostentando indifferenza tenta di reprimere un sorriso furbesco… e già, perché ora non si trattava più di arrampicarsi su di un olmo incustodito, ma di dare l’assalto a un munito fortilizio.

Dovette farsi venire il sangue marcio il povero conte di Gaifa a sentire la sua Brombolona intonare tutti i giorni melodie dalla torre del rivale, senza che i suoi tentativi di riappropriarsene approdassero mai ad alcunché.

Non so dire dove si trovi oggi la campana, quello che è certo è che nel suo scritto ‘La Brombolona – un racconto del XV secolo’ – stampa che porta la data del 1911 – l’autore Luigi Nardini si lamentava della sorte toccata alla Brombolona: questi affermava che, sul finire dell’ottocento, il popolarissimo bronzo venne rimosso dalla torre per via delle cattive condizioni in cui versava la struttura per poi trovare rifugio presso la cucina di un lurido casolare, dove gli toccò di starsene confuso tra zappe, vanghe e legna tagliata per il fuoco.

Non è solo la storia che la vede protagonista a rendere interessante la Brombolona, ma anche un’iscrizione davvero peculiarissima, un’incisione che affascina soprattutto gli amanti del mistero e gli appassionati di esoterismo:

SATOR

AREPO

TENET

OPERA

ROTAS

Le parole vanno a comporre un quadrato magico leggibile da qualsiasi parte senza che il significato cambi. Cosa vogliono dire? Questo: il Creatore, potente in luogo regge le umane vicende.

Forse.

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