Cosa vedere a Mercatello Sul Metauro, piccola guida al borgo

Un borgo stipato d’incanto, un luogo dove ogni vicolo – per non dire ogni casa o finanche ogni angolo – ha una storia strabiliante da dire o una bellezza da mostrare. E’ Mercatello sul Metauro, cittadina marchigiana che i tipi del Touring Club Italiano hanno voluto Bandiera Arancione fin dal 2002. Riconoscimento meritato appieno, per non dire dovuto: quasi sorprende il fatto che la tutt’altro che estesa cinta muraria riesca a contenere per intero tesori e grazia dell’abitato.

Prima di attaccare a raccontare del cosa vedere a Mercatello sul Metauro, mi si conceda una breve avvertenza: la piccola guida on-line che segue non ha lo scopo di indagare a fondo ogni luogo, vuole essere semmai un primo incontro tra la cittadina e il visitatore, un’infarinatura generale sulle attrattive che il borgo ha da offrire. Andando a QUESTA PAGINA è invece possibile visualizzare gli approfondimenti inerenti i singoli punti d’interesse attualmente disponibili su ilfederico.com .

Pronti? Cominciamo!

Veduta su Mercatello sul Metauro

Veduta su Mercatello sul Metauro

Cosa vedere a Mercatello sul Metauro: Piazza Garibaldi

La sensazione che ci si trovi in una terra affascinante e del tutto fuori dal comune attende il visitatore già sulla via che conduce al paese, una sensazione suggerita a mezza voce dalle numerose e peculiarissime case coloniche che bordano la strada. Si tratta di strutture perfettamente inserite nell’armonioso paesaggio appenninico locale e che non poco ricordano per aspetto le cascine della vicina Toscana.

La percezione si fa più intensa nel momento in cui ci si addentra per le strette stradicciole del centro storico – vicoli che conservano appieno il fascino del medioevo, sovente abbelliti da colorate cascate di petali sui davanzali – e trova la sua piena conferma quando si giunge dalle parti di Piazza Garibaldi. E’ un luogo ampio e solenne, questo, chiuso da costruzioni nobilissime su tutti e quattro i lati. Si tratta della Collegiata, di Palazzo Gasparini, del Palazzo Comunale e infine del Sacro Monte di Pietà (che nei tempi attuali ospita l’Ufficio Turistico).

Una veduta d’insieme, quella offerta dalla piazza, che rapisce sguardo e parole. Tanto che quasi non ci si accorge della millenaria e strabiliante storia che sta proprio sotto i nostri piedi. E già, perché un tempo, dove oggi ci sono sampietrini erano erba e terra, mentre una passerella era posta in vece del disegno a pietra chiara. Una pietra che proviene dal vicino Monte Nerone e che mostra incastonati qua e là fossili piuttosto curiosi.

Uno sguardo sull’Insigne Pieve Collegiata dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

Il principale luogo di culto di Mercatello sul Metauro ha subito nel corso degli anni (ormai oltre un migliaio) diversi rimaneggiamenti. Il primo intervento, testimoniato dagli elementi gotici apportati sulla primitiva struttura romanica (come le tipiche finestre trilobate poste sui fianchi), lo si ebbe nel 1363. Un secondo rifacimento, più sostanziale, interessò la Collegiata nel periodo a cavallo tra ‘600 e ‘700. Proprio a questo si deve, tra le altre cose, la sistemazione delle due cappelle che affiancano l’abside (a destra quella del Santissimo Sacramento e a sinistra quella dedicata alla Madonna delle Grazie). Nel 1927 venne portata a termine la facciata in stile romanico, fino ad allora rimasta incompiuta, seguendo i disegni dell’architetto Mario Egidi De Angelis.

Le tre navate che vanno a comporre l’interno sono ricche di pitture. Davvero degne di nota l’ Immacolata Concezione di Raffaellino del Colle, il San Carlo Borromeo in Gloria realizzato da Gian Francesco Guerrieri e la tela proveniente dalla prestigiosa bottega di Gaetano Lapis che ritrae San Pietro visitato da San Paolo nel carcere Mamertino.

Il visitatore, soprattutto se credente, rimarrà certo sorpreso nell’apprendere che sotto l’altare maggiore è custodita la reliquia di San Fabio Martire e che proprio in questa chiesa trovarono il battesimo Santa Veronica Giuliani e la Beata Margherita della Metola.

Mercatello sul Metauro - Piazza Garibaldi.

Mercatello sul Metauro – Piazza Garibaldi.

Le più belle architetture civili di Mercatello sul Metauro

Proseguendo il piccolo tour per il centro storico, si arriva dinnanzi a un’altra grande opera incompiuta: è Palazzo Ducale. I lavori per la realizzazione dello stesso furono commissionati, con il benestare di Federico da Montefeltro, dal conte Ottaviano Ubaldini. Benché il Palazzo non trovò mai forma completa è evidente la genialità in esso espressa dal suo progettista, probabilmente il più grande architetto di quella e di parecchie altre epoche: Francesco di Giorgio Martini.

A gareggiare in magnificenza con la residenza del conte è la cinquecentesca dimora dei signori Fabbri, detta il Palazzaccio. Si tratta di una struttura a forma di nave che, nonostante l’imponente mole, parrebbe intenzionata a solcare le acque dell’adiacente torrente Sant’Antonio. La parte inferiore della stessa, inserita nella cinta muraria come bastione, è frutto delle idee dello stesso senese che mise mano a Palazzo Ducale; la parte soprastante si deve invece al talento di Girolamo Genga.

Esattamente dalla parte opposta del borgo se ne sta Porta Metauro, unico ingresso storico al paese superstite. Proprio a fianco del detto arco romanico in arenaria (databile negli anni attorno al ‘400) è un luogo interessante: la neviera. L’ambiente è stato ristrutturato da qualche anno e, anche se chiuso, chi ha progettato i lavori ha avuto l’accortezza di lasciarlo visibile per mezzo di un pannello in vetro.

Non occorre camminare molto perché gli occhi riescano a puntare su un’altra importante struttura. In effetti è sufficiente voltarsi di 180 gradi per mettere a fuoco uno dei simboli cittadini più amati dalla popolazione di Mercatello sul Metauro: è il ponte romanico, che con le sue tre arcate mette in collegamento il castello a quello che era il suo ‘borghetto’ fuori le mura.

Mercatello sul Metauro - Ponte romanico

Mercatello sul Metauro – Ponte romanico

Pietre e segreti

Giunti a questo punto del racconto, concedetemi la cosa più odiosa del mondo: un consiglio. Sono davvero troppe le minute sorprese che riguardano il borgo e nemmeno l’occhio più attento riuscirebbe a coglierle tutte. Fortunatamente, per il forestiero intenzionato a comprendere appieno il senso del luogo, il personale dello I.A.T. (ufficio turistico) è a disposizione di chiunque voglia saperne di più su Mercatello, magari per una passeggiata assieme.

Ad esempio, è molto probabile che, mescolata tra le altre, l’originale casa medievale (probabilmente la più longeva dell’intero territorio) possa sfuggire. E sarebbe un gran peccato. Davvero sorprendenti gli ingressi sormontati da vecchissimi archi gotici, e ancora più suggestiva la porticina murata sulla destra: è una delle famose porte del morto che si trovano ancora per le vie della cittadina.

Ma che cos’è una porta del morto? E a quale funzione assolveva?

La porta del morto è una porticina rialzata di circa mezzo metro rispetto al piano stradale che, nelle abitazioni medioevali, affiancava sovente l’ingresso principale.

Il suo perché è presto detto. Il piano terra era quello da cui dipendeva il sostentamento dei residenti la casa, ospitava infatti la bottega o la stalla, e togliervi spazio equivaleva a rinunciare a una parte dei guadagni. Ecco perché le scale che conducevano al primo piano, l’abitazione vera e propria, erano spesso ad unica rampa, una rampa stretta e ripidissima. In queste condizioni era, in caso di lutto, praticamente impossibile riuscire a far uscire la bara dall’ingresso principale. Ecco allora spiegato il come mai di questa seconda apertura.

Ma al motivo pratico si aggiunge quello della tradizione: solo passando attraverso la detta porticina, raccontano antiche credenze popolari, il defunto avrebbe trovato l’eterno riposo e il suo spirito non sarebbe tornato nella casa.

Prima di passare oltre e dire degli abbondanti luoghi di fede che impreziosiscono il paese, è necessaria almeno una citazione a CASTELLO DELLA PIEVE. Se medievalisti e amanti del detto periodo storico rimarranno sorpresi  nell’apprendere della presenza a Mercatello Sul Metauro delle tipiche porte del morto, certo trarranno godimento nello scoprire di questo piccolo villaggio incastonato nel verdissimo territorio comunale. Basti dire che proprio in questo luogo, correva l’anno 1301, Carlo di Valois e il nobile fiorentino Corso Donati decretarono l’esilio di Dante Alighieri dalla città di Firenze.

Una delle porte del morto (murata) presenti a Mercatello sul Metauro

Una delle porte del morto (murata) presenti a Mercatello sul Metauro

Cosa vedere a Mercatello sul Metauro: le chiese cittadine

Abbiamo già tirato in ballo la Collegiata dicendo a proposito di Piazza Garibaldi, ora è il momento di narrare degli altri, spesso incredibili, edifici di culto.

Forse meno ricchi degli altri luoghi di fede, in termini di stucchi e dipinti, sono il Monastero e la Chiesa delle Cappuccine. Ma nel raccontare di questo piccolo itinerario spirituale è necessario partire proprio da qui, perché queste stanze erano quelle della casa natale di una figura importantissima per la storia del cristianesimo: Santa Veronica Giuliani. Gli ambienti domestici furono riattati per il nuovo uso nella seconda metà del ‘700 e contengono cimeli personali e pitture ritraenti la Santa.

Proprio in fronte al monastero se ne sta una struttura riconoscibile esternamente per via di arcate e finestre gotiche tamponate: è la trecentesca Chiesa di Santa Croce.  Tra le opere visibili, quella che maggiormente colpisce è posta dietro l’altare maggiore. E’ il Miracolo della vera Croce, tela realizzata da Giorgio Picchi nel 1595 e impreziosita dalla bella cornice attribuibile a Giampiero Zuccari. Ma a contribuire maggiormente alla fama dell’edificio religioso è ciò che è conservato presso l’urna sottostante il bel lavoro del Picchi, il Cristo morto flessibile.  Si tratta di un singolare simulacro in cuoio (non sono pochi, per la verità, i mercatellesi che asseriscono sia realizzato in pelle umana) donato dal medico Brelli nel 1285 e visibile unicamente nel periodo di Pasqua.

La figura di Santa Veronica Giuliani torna a far capolino anche presso la Chiesa di Santa Chiara, chiesa riedificata nel 1646. Anzi, questo fu il primo luogo dove si prese a venerare la figura della religiosa e ancora vi si conserva un piccolo museo a lei dedicato. E come potrebbe essere stato altrimenti? Qui vissero e morirono, monache clarisse, le sue tre sorelle. L’interno, ad unica navata, ospita numerosi dipinti, alcuni di buona fattura.

Un capitolo a parte meritano Chiesa e Museo di San Francesco.

Monastero delle Cappuccine e Statua di Santa Veronica Giuliani

Monastero delle Cappuccine e Statua di Santa Veronica Giuliani

Chiesa e Museo di San Francesco

Una struttura a metà tra il romanico e il gotico, massiccia, totalmente realizzata in arenaria: è la Chiesa di San Francesco (con annesso quello che era il convento). Parliamo di una costruzione arrivata a noi dal XIII° secolo che già di primo acchito non potrà che attirare l’attenzione del visitatore e suggerire lui una profonda sensazione di umile sacralità. E, assieme, di forza.

Nella facciata a superficie piana si apre il rosone ornato nella vetrata dall’emblema francescano. Sotto a questo, un bel portale che, a sua volta, contiene una lunetta affrescata da un ignoto pittore quattrocentesco di scuola marchigiana che ha dipinto per l’occasione una bella Madonna con Bambino assieme ai Santi Francesco e Caterina.

Oltrepassando l’arco a sesto acuto dell’ingresso si entra, è proprio il caso di sbilanciarsi, nella meraviglia. L’unica navata dell’edificio ha per copertura uno splendido tetto a capriate, tetto che fa a gara con l’incantevole Arco Trionfale in travertino posto nei pressi dell’abside per guadagnarsi lo stupore del forestiero. Davvero interessanti anche il trecentesco Crocifisso realizzato a tempera da Giovanni da Rimini e il polittico a nove pannelli  posto sull’altare maggiore (opera riconducibile al Baronzio).

Assolutamente d’impatto il monumento funebre di quel Bartolomeo Brancaleoni che fu Signore di Mercatello e che trovò la morte il 4 marzo 1425. L’opera, in travertino, è un chiaro esempio della padronanza dell’arte scultorea propria dei veneziani.

Numerosi sono gli affreschi presenti sulle pareti laterali. Forse non tutti riusciti tecnicamente perfetti, ma ognuno con una sua storia, sovente curiosissima, da raccontare (vale sempre lo stesso odioso suggerimento: chiedete di essere accompagnati nella visita!).

I vani del piano superiore e della sacrestia sono oggi occupati da un gran bel museo. L’esposizione, ottimamente curata, oltre a un impressionante numero di opere d’arte provenienti dal vasto territorio mercatellese, propone la più antica immagine conosciuta di San Francesco impressa su vetro.

Chiesa di San Francesco, interno.

Chiesa di San Francesco, interno.

Storia di Mercatello sul Metauro (in breve)

Mancavano dodici secoli alla venuta di Cristo e già sul territorio su cui sorge la bella Mercatello scorreva la vita. Era la popolazione umbra ad abitare questa valle. E umbro rimase questo verdeggiante fazzoletto di terra attorno al fiume Metauro anche sotto i romani: Augusto lo volle infatti parte della VI Regione, detta appunto Umbria.

Le abitazioni facenti parte il primo vero nucleo mercatellese furono poste sotto la giurisdizione di Città di Castello. Ciò almeno finché il nostro piccolo centro entrò a far parte della Massa Trabaria, provincia donata nel 756 alla Chiesa da Pipino il Breve. Il Papa si accorse presto dell’importanza e delle potenzialità del minuto borgo cresciuto attorno alla Pieve di San Pietro, tanto che i ricchi mercati che presero a svolgervisi consigliarono il Pontefice di ribattezzare il luogo Mercatello.

L’abitato fu così utile e fedele alla Chiesa da meritarsi, attorno alla metà dell’ XI° secolo, l’indipendenza da altre diocesi. Nel secolo successivo, su consiglio di Papa Gregorio IX, la gente residente presso i sette castelli vicini venne fatta trasferire nel terreno attorno alla Pieve. Poco dopo il popoloso borgo venne fortificato.

Nel 1361 Mercatello Sul Metauro fu acquistato per cinquemila fiorini d’oro da Branca Brancaleoni, Signore della vicina CASTELDURANTE.

Nel 1437 ebbe luogo lo sposalizio tra Gentile Brancaleoni e Federico da Montefeltro e in breve il borgo si trovò a far parte dello Stato di Urbino. Fu un periodo piuttosto fecondo, sia a livello economico che culturale. Periodo destinato tuttavia a trovare termine nel 1631, allorché l’ultimo Duca di Urbino spirò senza figli maschi a cui tramandare beni e poteri. L’intero Ducato tornò alle dirette dipendenze dello Stato Pontificio, e vi restò fino a che divenne un pezzetto  – splendido – d’Italia.

Scopri facilmente come arrivare a Mercatello Sul Metauro utilizzando Google Maps

 

BIBLIOGRAFIA

  • C. LEONARDI e G. MUCCIOLI – Guida per Mercatello Sul Metauro – Stibu, 1997
  • F. BRICCA – Mercatello Sul Metauro, percorso storico artistico nei luoghi sacri dell’antica Pieve d’Ico
  • D. SACCO – La Provincia dei Centoborghi – Metauro, 2006
  • D. E. ROSSI – Memorie ecclesiastiche del Vicariato di Mercatello – Scuola tipografica Bramante, 1938

Per maggiori informazioni è possibile consultare il SITO INTERNET DEL COMUNE

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