Montalfoglio, borgo d’arenaria e terracotta

E’ un piccolo castello, quello di Montalfoglio. Un minuto centro perduto nelle campagne della Valcesano, di cui, in tutta onestà, non se ne fa un gran parlare. Eppure questo luogo d’arenaria e laterizio sa far innamorare su due piedi anche il forestiero meno romantico e attento.

Provare per credere!

Montalfoglio, porta d'accesso
La porta d’accesso del castello sormontata da struttura aggettante e campanile

Alla scoperta del castello di Montalfoglio

Che Montalfoglio sia un luogo fuori dal tempo lo si capisce presto, prima ancora di posare gli occhi sulle mura squadrate che abbracciano il paese, quando l’asfalto e i rumori della trafficata strada di fondovalle cedono il passo alla ghiaia e alla polvere e la via prende a salire assolata e solitaria, a farsi un filo bianco che divide i verdi e i marroni di una natura da secoli amica dell’uomo.

E’ una sorpresa, questo borgo murato. Una sorpresa che giunge del tutto inaspettata: il paese si stende infatti su di una collina assediata da grandi alberi, ed è solo all’ultimo che la vista si apre sui mattoni che elegantemente compongono il castello.

Un castello minore, d’accordo, ma che già al primo contatto visivo riesce a spingere il visitatore a frugare negli archivi della memoria per ripescare i villaggi-fortezza che hanno popolato le sue prime letture, quelle storie apprese la sera, scandendo le parole alla luce di una torcia, su di un letto che la fantasia aveva trasformato in una capanna di fortuna eppure sicurissima. E forse è per questa mescolanza di nostalgia e bellezza che Montalfoglio sa divenire luogo del cuore in uno schiocco di dita.

Le mura che avvolgono il paese di Montalfoglio
Montalfoglio ancora avvolto nelle sue forti mura

Tra strette vie e ariose piazze

Stupisce subito, Montalfoglio. Il benvenuto (e che benvenuto!) in questo spaccato di medioevo lo dà l’antica porta sormontata da beccatelli perfettamente conservati e dal (relativamente) più recente campanile che, nella parte interna, vede incastonato uno straordinario orologio.

Superato l’androne voltato – che un tempo doveva ospitare i meccanismi di un ponte levatoio – si accede ad un vasto spiazzo. Da qui lo sguardo è libero di posarsi da un lato su di un panorama fatto di colline che si susseguono a perdita d’occhio come un oceano di onde, dall’altro su abitazioni alte e massicce, i cui mattoni sembrano rilasciare a piccole dosi un non so ché accumulato negli anni, un qualcosa che ha il retrogusto di un’antica fierezza rurale.

Uno sguardo alle abitazioni entro le mura con, sullo sfondo, il caratteristico orologio cittadino

Diverse sono le piazze presenti a Montalfoglio e tutte piuttosto ampie. Parrebbe quasi che l’umana mania dell’apparire abbia in qualche tempo contagiato il castello e che questi, gonfiandosi di spiazzi, voglia sembrare più grande e importante.

Di contro le vie sono strettissime, chiuse ai lati da vecchie case dagli aspetti più variegati: alcune coloratissime, altre con l’intonaco dalla tinta slavata e altre ancora in mattoni. Non mancano neppure le strutture pericolanti, le quali, però, più che esprimere rassegnazione risultano ammantate dal fascino strano e inspiegabile dell’abbandono.

Eh già, perché Montalfoglio non è un paese che muore: nonostante le poche decine di residenti e il suo essere fuori mano, il paese è ancora vispo. E questo grazie alle manifestazioni che vi si tengono e alla locanda che trova ospitalità entro le mura: la gente qui viene volentieri, vuoi per una passeggiata romantica o per una piacevole serata un tantino sopra le righe.

Nella bella stagione le case di Montalfoglio si vestono di fiori e il colpo d’occhio che se ne ricava è davvero magnifico

Montalfoglio, un luogo più antico di quel che appare

Sebbene il primo documento che vede citato Montalfoglio risalga “soltanto” al 1290 e l’aspetto ricordi quello degli abitati sorti nel basso medioevo, l’origine del borgo è molto più antica. Con tutta probabilità la fondazione dello stesso risale ai primi anni del V° secolo, allorché Alarico (re dei visigoti) distrusse la città di Suasa e i sopravvissuti al massacro si videro costretti a sciamare sulle colline in cerca di un riparo, un riparo che poi si fece dimora e, sette secoli più tardi, castello.

A riprova della longevità del territorio, disseminati nel folto dei boschi, se ne stanno i resti di alcuni templi pagani.

Buona visita!

Una delle strettissime vie di cui si compone il paese. Passeggiando per queste pittoresche stradicciole è possibile notare l’anno di costruzione di alcune abitazioni che veniva scolpito sopra le porte

Bibliografia

  • D. SACCO – La Provincia dei Centoborghi – Metauro, 2006
  • G. TACCHI – Guida ai Centri Minori della Provincia di Pesaro e Urbino – Puntoacapo

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