Cosa vedere a Montecopiolo, piccola guida al territorio

Da un luogo menzionato a ripetizione sui libri di storia, com’è Montecopiolo, ci si aspetterebbero grandi cose. E allora il forestiero potrebbe rimanere un po’ deluso nello scoprire che né possenti cinte murarie né tanto meno cattedrali imponenti sono comprese entro i suoi confini comunali. Anzi, peggio. A dirla tutta, oggi come oggi, il paese di Montecopiolo nemmeno esiste.

Sono le frazioni, borghetti e villaggi assolutamente caratteristici, che messe assieme trovano nella loro somma il vero significato del termine Montecopiolo. Niente portali alti un palazzo, dunque. Niente opere d’arte che il luogo possa impettito esibire al visitatore.

E allora dove abita la bellezza da queste parti? La meraviglia (e che meraviglia!) se ne sta nella maniera assolutamente armoniosa con cui gli uomini hanno saputo innestare le loro esistenze alla rigogliosa natura che li circonda, nelle storie e nelle leggende che ammantano il territorio, nelle vedute d’incanto che hanno ispirato artisti del calibro di Leonardo Da Vinci e Piero della Francesca. La bellezza, per dirla facile facile, è nella semplicità, nella lentezza con cui ancora questi posti vengono vissuti.

Cavalcanese, uno dei peculiari villaggi di Montecopiolo

Cavalcanese, uno dei peculiari villaggi di Montecopiolo

Un’ avvertenza prima di cominciare: quella che segue vuole essere una guida generale e non si pone come obiettivo quello di indagare a fondo ogni attrattiva locale. Puoi verificare quali approfondimenti sui singoli luoghi d’interesse di Montecopiolo sono già disponibili su ilfederico.com andando a QUESTA PAGINA.

Andar per castelli

Se nel presente l’incanto di Montecopiolo sta tutto nelle cose minute, il passato di questo Comune marchigiano racconta invece di magnifiche fortificazioni. Sarà per via della posizione elevata e strategica, o forse per l’abbondanza d’acqua e di pascoli, fatto sta che da queste parti erano presenti almeno tre castelli. E tutti piuttosto importanti.

Il castello di Monte Copiolo

E’ sull’altura denominata Roccaccia, in uno scenario naturale senza eguali, che trova spazio la celebre struttura difensiva. O meglio, ciò che rimane del magnifico castello che vide i natali della nobile casata dei Montefeltro e che a tutto il ‘500 veniva apostrofato come imprendibile. Ed è proprio questo antico borgo murato, oramai ridotto a brandelli, il vero centro storico del territorio, la vera Montecopiolo.

La rovina di questo poderoso fortilizio, che è bene ricordare si prestò da base all’incredibile presa di San Leo operata dalle truppe di Federico da Montefeltro, non fu inferta dalle bombarde nemiche, semmai dall’abbandono e dalla sua parente più prossima: l’incuria. Correva infatti il XVII° secolo, quando gli abitanti presero a trasferirsi nella più comoda vallata. E con loro portarono pure pietre e mattoni, materiale da costruzione strappato al castello e reimpiegato nella realizzazione di nuove dimore.

L’area è oggi sede del principale cantiere dell’Insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università di Urbino e rimane, seppur su richiesta, visitabile. Per approfondimenti sul castello (e sulla storia copiolese) è possibile gettare un’occhiata a QUESTO ARTICOLO.

Parte dell'area archeologica del castello di Montecopiolo

Parte dell’area archeologica del castello di Montecopiolo

I fortilizi di Monte Acuto e Monte Boaggine

A occidente di Villagrande, capoluogo comunale, se ne sta un tremendo picco di calcare che si innalza ben oltre i mille metri e sulla cui sommità sorgeva il cosiddetto castello di Monte Acuto. Come il più famoso dirimpettaio poggiato sulla Roccaccia era, attorno alla metà del XIII° secolo, uno dei formidabili possedimenti feltreschi. Solo che il Signore di questa vetta inospitale era un Montefeltro di parte guelfa, un sostenitore del Papa in una terra da sempre fedele al potere imperiale.

Queste differenze di vedute con i vicini trasformarono la piana alle pendici del Monte Acuto in un campo di battaglia permanente, luogo affatto idoneo ad ogni progetto di vita che contemplasse la parola ‘futuro’.

Il castello scomparve attorno al ‘500 e il terreno venne acquistato un centinaio di anni più tardi dal Comune di Montecopiolo che ne ereditò anche la tradizionale fiera di San Marco (che ancora oggi risulta una delle principali manifestazioni locali e che si svolge ogni 25 aprile).

Il visitatore che avrà l’ardire di salire fin sulla vetta, scansando rettili e crepacci, non troverà ad attenderlo che una manciata di ruderi: qualche fossato asciutto, i resti di una torre e una vasca intagliata nella pietra. D’accordo, il panorama di lassù è un qualcosa d’impagabile, ma forse è meglio, una volta tanto, lasciare gli occhi all’asciutto di sorprese.

Monte Acuto, conosciuto anche come San Marco

Monte Acuto, conosciuto anche come San Marco

Un’idea decisamente più alla portata, per chi desidera una passeggiata tra resti castellani e sussurri di storia è allora quella di fermare l’auto dalle parti di un piccolo abitato chiamato Le Ville e ordinare ai piedi di mettersi l’uno davanti all’altro per il sentiero (agevole) che conduce a quello che fu il castello di Monte Boaggine, fortilizio che nonostante la vicinanza con quelli di Montecopiolo e di Monte Acuto godeva di importanza e autonomia.

A ricordo di questo antico castello restano le pietre di quella che fu un’imponente torre campanaria e brandelli di mura appartenuti alla Chiesa di San Giovanni Battista.

Montecopiolo, i luoghi della fede

E’ praticamente impossibile, per un territorio frammentato in un’impressionante quantità di villaggi (ognuno con la sua chiesa), dire di tutti i luoghi di culto che conserva entro i suoi confini. Sperando di non far torto a nessuno, accennerò allora soltanto a quelli che mi paiono più caratteristici o storicamente rilevanti.

Le chiese di Villagrande di Montecopiolo

Chiesa di San Michele Arcangelo a Villagrande di Montecopiolo

Chiesa di San Michele Arcangelo a Villagrande di Montecopiolo

La Chiesa più importante per la comunità copiolese è intitolata a San Michele Arcangelo ed è sita a Villagrande. Entrando si nota subito che il posto ha visto tempi migliori e poco rimane di ori e decorazioni che una volta lo caratterizzavano. Pure il Michele Arcangelo che agghindava l’altare maggiore (probabilmente opera del grande Guido Reni) ha fatto perdere le sue tracce ed è stato sostituito dall’opera di Antonio Giuseppe Giuffrida che ritrae il medesimo soggetto. Una cosa però non ha subito modifiche né ridimensionamenti: la fede, che da queste parti è sempre vivissima.

Sempre presso Villagrande è da segnalare la Chiesa della Madonna della Misericordia, se non altro per via della veneratissima e leggendaria statua che vi si conserva: quella di San Donino. A quanto si dice, la scultura originariamente ubicata nell’omonima chiesa all’interno del Parco del Monte Montone, venne trasferita a causa delle pessime condizioni della struttura ospitante presso la Chiesa della Madonna della Misericordia al Castello. Successivamente la stessa chiesa venne fatta abbattere e ricostruire pari pari giù in paese, e San Donino dovette arrendersi a un nuovo trasloco. La tradizione vuole che di tanto in tanto la statua scompaia per riapparire misteriosamente presso il luogo della sua prima casa all’interno del parco.

Ancora luoghi di culto

Altro luogo di fede ammantato di leggenda è la Chiesa della Madonna di Pugliano. Qui la tradizione, una tradizione a cui la storia dà parecchio credito, narra di un Vescovo inseguito dagli scagnozzi dei Malatesta che proprio in questa chiesetta si fermò per raccomandare l’anima alla Madonna prima di riprendere la rocambolesca fuga. Nella fretta il religioso dimenticò le pantofole (oggi conservate presso il Museo Diocesano di Pennabilli), ma questo fu un prezzo da pagare più che onesto perché, a quanto pare, ebbe salva la vita. Curioso il fatto che un campo nei pressi del Santuario venga chiamato ‘il pianto del Vescovo’.

Storicamente rilevante è la Chiesa del Santo Marino che trova posto tra le frazioni di Ca’ Valcanese, Ca’ Moneta e Monte Rotto e al cui interno sono custodite interessanti opere d’arte. Una chiesa più moderna (restaurata negli anni ‘50) è quella di San Giovanni Battista a Ca’ Villano: qui la storia e la meraviglia sono tutte nelle sfarzose tele settecentesche poste all’interno dell’edificio.

Eremo della Madonna del Faggio, esterno.

Eremo della Madonna del Faggio, esterno.

L’Eremo della Madonna del Faggio

Il più celebre luogo di fede dell’intero territorio di Montecopiolo è senz’altro l’ Eremo della Madonna del Faggio. Tale notorietà è dovuta in parte alla prossimità dello stesso con una delle piste da sci più conosciute della Regione Marche e in parte al posto di straordinaria bellezza su cui sorge. Il Santuario si trova infatti nel bel mezzo di una faggeta secolare che, specie in autunno, quando le chiome degli alberi si tingono di un intensissimo rosso, diventa meta di fotografi provenienti da ogni dove. E’ la Macchia di Pinaquadio.

Anche questo edificio sacro, come del resto molti altri da queste parti, ha una sua leggenda da raccontare. Anzi, di più: l’Eremo è nato dalla leggenda. Vuole appunto la tradizione che due pastori, i cui nomi sono andati perduti nel grande libro della storia, si fossero andati a cacciare in un gran guaio. A quanto pare fu niente meno che la Vergine a prestar loro soccorso. A distanza di qualche giorno dagli eventi, venne rinvenuta sul luogo del miracolo, appesa ad un faggio, un’immagine ritraente la Madonna.

L’immagine venne portata al castello di Monte Boaggine per essere venerata a dovere, ma il mattino dopo riapparve come per magia sull’albero dove era stata trovata la prima volta. Questo, secondo la gente, era un chiaro segno che lì si avesse a costruire un Santuario. E così fu.

Il verde e l’azzurro, i colori di una natura che si fa puro spettacolo

Lago dei Duchi, oggi di proprietà di un hotel ristorante

Lago dei Duchi, oggi di proprietà di un hotel ristorante

Avendo già accennato al Bosco di Pianaquadio, è doveroso informare il visitatore che dalle parti dell’Eremo della Madonna del Faggio si cela un altro piccolo capolavoro paesaggistico. E’ il minuto e davvero peculiare lago di Pietracandella (anche detto del Barchio). Questo specchio d’acqua è punto di ristoro per animali selvatici e da pascolo, e ricorda nell’aspetto quelli situati nelle regioni alpine.

Ma Pietracandella non è l’unico lago di Montecopiolo. Ne esiste infatti uno di origine glaciale che si estende per 7000 metri quadri in uno scenario da favola, uno spicchio di paradiso passato alla storia come il ‘Lago dei Duchi’ per via del suo essere riserva di pesca dei Montefeltro prima e dei Della Rovere poi. Si dice che persino San Francesco si innamorò dell’amenità di questo posto, che ne fu affascinato al punto di esprimersi per la costruzione in loco di un convento. Ma l’edificio sacro voluto dal poverello di Assisi non venne mai realizzato: i suoi confratelli avevano già preso impegni per l’edificazione di un’altra struttura nei pressi della vicina San Leo e così al Santo fu possibile soltanto una benedizione, un augurio affinché alcun terremoto avesse mai a turbare la serenità di questi luoghi.

Ancora acqua, ancora meraviglia. E si arriva dalle parti di un ponte nella frazione Serra Nanni. Qui è possibile imboccare un sentiero che conduce entro il Parco del Sasso Simone e Simoncello, nonché alle suggestive Cascatelle del Conca.

Le meraviglie che la natura di Montecopiolo sa offrire non sono ancora terminate. Chi ama passeggiare nella natura incontaminata non potrà certo lasciarsi scappare un’uscita al Parco Comunale del Monte Montone. Da queste parti tutto è pace, e il silenzio è rotto soltanto saltuariamente dai rumori prodotti dalle specie animali che numerose popolano il bosco. Non è insolito infatti che lo sguardo del forestiero incontri brevemente quello di falchi, istrici e caprioli.

Cascatelle del Conca

Cascatelle del Conca

Altro da vedere a Montecopiolo

Se la natura si è impegnata a fondo nel rendere questo minuto angolo di pianeta del tutto simile a un pezzetto di paradiso, anche l’uomo si è dato il suo bel da fare per darle una mano.

Meritano assolutamente una visita i piccoli villaggi ancora vissuti che sorgono attorno al capoluogo comunale. Si tratta di abitati che sembrano arrivare nel presente da un’epoca remotissima, piccoli borghetti dove è ancora incredibilmente forte il legame con la terra e la tradizione.

Da segnalare, a pochi passi dalla frazione di Petorno, la più vecchia costruzione di Montecopiolo, forse il mulino più bello e antico dell’intera Provincia di Pesaro e Urbino, è il Mulino Bosco (sebbene funzionante, non più in attività).

Scopri con Google Maps come arivare a Montecopiolo

 

BIBLIOGRAFIA

  • AA.VV – Il Paese fra le nuvole, Montecopiolo 1900/1960 – Metauro Edizioni, 2013
  • A. D’ANTONIO – Monte Copiolo – Pro Loco Montecopiolo, 2016
  • D. SACCO – La Provincia dei Centoborghi – Metauro Edizioni, 2006

Per maggiori informazioni visita il SITO DELLA PROLOCO.

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