Monumento a Raffaello, Urbino

E’ un legame quasi viscerale quello tra la popolazione locale e il Monumento a Raffaello (Urbino). E il perché non è difficile da cogliere. L’artista che l’opera intende ricordare ha donato al mondo porzioni di bellezza e, assieme a queste, preziosi attimi di felice stupore: come può il pianeta intero non ritenersi in debito con l’autore di capolavori insuperabili come la Scuola di Atene, la strepitosa Madonna del Cardellino, LA FORNARINA e la Trasfigurazione? E, in effetti,  lo è anche con la città che lo ha cresciuto, formato, consolato.

Ecco allora detto il perché di tanto attaccamento: l’orgoglio. La più che giustificata fierezza degli urbinati che rivendicano il merito di aver saputo nutrire umanamente, prima ancora che artisticamente, il loro più celebre concittadino.

Monumento a Raffaello Urbino

Monumento a Raffaello Urbino

Qualche cenno di storia sul Monumento a Raffaello

E’ un amore da sempre vivo e corrisposto quello tra Urbino e il Divin Pittore. Un sentimento, se possibile, cresciuto ulteriormente con la fondazione dell’Accademia Raffaello. Questa, infatti, non solo ne ha riscattato e reso fruibile la casa natale, ma è riuscita con paziente lavoro a fare del Sanzio un simbolo, un elemento identificativo, un pezzo d’anima della città.

Il desiderio di trovare un modo per ringraziare a dovere il loro beniamino era negli urbinati molto forte già dal 1828, se è vero che – nonostante la povertà allora dilagante – riuscirono a mettere assieme un capitale di ben centoventimila lire per la realizzazione di una qualche opera commemorativa.

Che rimase però solo sulla carta.

Fu solamente nel 1883 che venne indetto un concorso in tal senso, poi vinto dallo scultore Luigi Belli di Torino. Ci volle ancora parecchio tempo, tuttavia, perché il Monumento a Raffaello Sanzio venisse completato: si pensi che venne inaugurato, in mezzo a una gran folla festante, solo nell’agosto del 1897.

Il luogo scelto per ospitare l’opera del Belli fu Piazza Duca Federico, uno dei luoghi di più intenso passaggio del centro storico. L’eccessiva vicinanza con Palazzo Ducale, altra star cittadina, fece però infuocare gli animi. Due primedonne per un solo spettacolo sono troppe: i sostenitori del Monumento a Raffaello presero ad affermare che non vi era posto ugualmente degno d’ospitarlo, quelli della dimora del Duca attaccarono a dire che lì il Palazzo c’era sempre stato e che ora quel bronzo gli toglieva importanza e visibilità.

Fu così che nel 1947 il lavoro del Belli, tra mugugni e torve occhiate, venne trasferito nei giardini di Piano del Monte (Piazzale Roma), proprio al termine della via intitolata allo stesso Raffaello.

Primo piano della statua di Raffaello

Primo piano della statua di Raffaello

Descrizione dell’opera di Luigi Belli

Il monumento si compone di una grande statua in bronzo raffigurante un Raffaello Sanzio con in mano pennello e tavolozza di colori, la quale, a sua volta poggia su di un alto basamento in candido marmo.

A far compagnia alla statua che ritrae il celebre urbinate, le sculture allegoriche di Genio e Rinascenza che se ne stanno da basso, ai suoi piedi. Il prezioso piedistallo è reso ancor più ricco da due bassorilievi che mostrano il Divin Pittore rispettivamente nell’atto di dirigere i lavori alle logge vaticane e di ritrarre Papa Leone X De’ Medici.

Il Monumento a Raffaello comprende poi una serie di minute riproduzioni bronzee dei volti dei più talentuosi artisti coevi al maggiormente celebre figlio d’Urbino. Parliamo di gente come Timoteo Viti, Donato Bramante, Perugino, Marcantonio Raimondi, Giulio Romano, Giovanni da Udine e Perin del Vaga.

La balaustra in marmo che in origine circondava il tutto è stata poi riattata a parapetto alla terrazza alle spalle del monumento.

Una piccola curiosità è rappresentata dal fatto che il Monumento a Raffaello di Luigi Belli è il primo pensato e progettato per essere posizionato in uno spazio aperto.

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Il bassorilievo che mostra Raffaello intento a ritrarre Leone X. Ai lati le statue del Genio e della Rinascenza

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