Novilara, l’incantevole castello poggiato sulle colline pesaresi

Luce e colore sono gli elementi che per primi, particolarissimi, sorprendono il forestiero che si accinge a visitare Novilara. E’ un castello fatto delle infinite tonalità del laterizio, un borgo che si staglia da un lato sull’azzurro dell’Adriatico che a poco a poco assume una tinta appena più slavata per divenire cielo, e lambito dall’altro dal verde e dal marrone di una campagna floridissima.

Ricchezza, quella del territorio novilarese, espressa anche nel toponimo: il termine Novilara affonderebbe infatti le sue radici nel vocabolo latino nubilarium, parola indicante un magazzino da grano.

Novilara, porta d'accesso al castello

Novilara, porta d’accesso al castello

Oggi Novilara è una frazione di cinquecento anime che dall’alto del suo ordinato poggio sorveglia Pesaro, che ne è capoluogo, e la comunque vicina Fano. Un abitato che ha tutte le carte in regola per stupire, ma che ai giorni nostri è di fatto meraviglia per pochi: vale a dire per i fortunati residenti e per i pesaresi che decidono di salire fin quassù e togliersi il fastidioso strombettio delle auto dalle orecchie, sfuggendo così lo stress della città almeno per un fine settimana.

In verità la fama del luogo arriva ben più lontano dei confini comunali, ma trova solo ascoltatori occhialuti, ascoltatori i cui nasi sono sovente impegnati a strofinare vecchie pagine ingiallite, e che vanno sotto l’etichetta di studiosi. Sì, perché Novilara ha visto passare per le sue strette viuzze i volti più illustri del medioevo e del Rinascimento. Soprattutto, il bel castello nasconde sotto di sé un segreto vecchio di millenni, un segreto che narra di una civiltà scomparsa, di un popolo tanto misterioso quanto affascinante.

Alcuni reperti custoditi presso il Centro di Documentazione di Novilara

Alcuni reperti custoditi presso il Centro di Documentazione di Novilara

La terra racconta gli antichi abitanti di Novilara

E’ da tempi remoti che il caso, di tanto in tanto, usa elargire singolarissimi doni a chi si trova ad affondare una pala nelle terre attorno al castello di Novilara. Ma è il 1860 l’anno che vide spuntare dal terreno il regalo più grande di sempre: una stele raffigurante una nave a vela quadrata con tanto di rematori. E non fu necessario attendere granché perché una seconda stele (recante un’iscrizione ancora non decifrata, ma che di certo ha qualcosa a che spartire con l’umbro e con l’etrusco arcaico) e poi una terza tornassero a vedere la luce.

Centro di Documentazione di Novilara – Riproduzione di una delle stele

Furono questi i rinvenimenti che richiamarono l’attenzione degli archeologi e dettero il là a differenti campagne di scavo. La scoperta non tardò ad arrivare. Soprattutto non si trattò di cosa di poco conto: fu una vera e propria città dei morti quella che affiorò dai campi. Vasi, ciondoli, anelli, collane, fibule e armi, tutti databili tra il IX° e il IV° secolo a.C., furono solamente alcuni degli oggetti rinvenuti durante i lavori di fine ‘800.

Ma chi è il popolo dimenticato a cui questi utensili appartennero? A tutt’oggi, per la verità, la risposta non può che essere vaga e incerta. Si è parlato di Piceni, parola tuttavia piuttosto generica, se non puramente convenzionale. Bisognerebbe, come in effetti più di qualche storico ha suggerito, utilizzare per queste donne e per questi uomini vissuti negli abissi del tempo un termine più calzante: Civiltà di Novilara, semplicemente.

Novilara tra Medioevo e Rinascimento

Poco raccontano i reperti, ancor meno i libri, della Novilara romana e altomedievale. Sono tuttavia diversi gli elementi che portano a pensare che la vita non abbandonò questi luoghi incantevoli. Anzitutto il terreno, davvero troppo fecondo per rimanere incolto; la posizione elevata e strategica che certo dovette essere contesa tra barbari e bizantini. E poi la Pieve. Pieve a pianta rettangolare dall’imponente facciata romanica che, al pari di altri simili luoghi di culto, dovette certo sorgere sulle ceneri di un tempio o di una qualche altra importante struttura romana. L’edificio sacro, non a caso intitolato al guerriero San Michele Arcangelo, è citato in documenti del ‘300, ma la fondazione è probabilmente da ricercarsi attorno all’anno 1000.

E’ proprio dalle parti della Pieve che doveva trovarsi l’antico castello, fortilizio presumibilmente andato distrutto nella prima metà del XIII° secolo a causa di scontri tra Montefeltro e Malatesta. La Novilara che oggi conosciamo fu edificata poco lontano dal vecchio abitato ad opera di questi ultimi.

La bella Pieve di San Michele Arcangelo a Novilara

La bella Pieve di San Michele Arcangelo a Novilara

Potenti mura a terrapieno, il fossato, la posizione stessa, le cisterne e i capienti magazzini sotterranei dovevano fare del nuovo borgo fortificato un luogo facilmente difendibile. Ma il monito più efficace, la minaccia più terrificante agli occhi dei nemici, era sicuramente la rocca: una costruzione a forma di torre che si innalzava per oltre quaranta metri da terra e che certo da sola bastava a lavar via le idee più ardite dalle menti degli aspiranti conquistatori.

Novilara dopo i Malatesta

La Torre, potente edificio gotico rivestito in pietra concia, vide pian piano, con il susseguirsi dei Signori, il suo aspetto ingentilirsi. Fu soprattutto la casata sforzesca, dopo aver acquistato con gran dispetto dei riminesi i possedimenti dei Malatesta di Pesaro, ad agire in tal senso.

E’ a Costanzo Sforza che si devono i lavori più importanti sulla rocca e sul castello. D’altra parte, si può dire, egli aveva una vera e propria infatuazione per Novilara. La bellezza del luogo, le incredibili vedute, la comodità del palazzo, lo spinsero addirittura a sceglierla come primo pezzetto dei propri possedimenti da mostrare alla futura moglie Camilla d’Aragona, una sorta di promessa di meraviglia che anticipava quella di matrimonio.

Il panorama che si gode dal castello

Il panorama che si gode dal castello

Baldassarre Castiglione, Conte di Novilara

Fu nella prima metà del ‘500 che Novilara, importante eppur piccolo castello, vide accrescere a dismisura la sua fama. Motivo? Il nuovo Signore, autore del celebre volume che ha titolo Il Cortegiano , libro che ancora oggi trova spazio in tutte le librerie d’Italia e d’Europa e che viene sovente citato in contrapposizione al pensiero di un altro notissimo personaggio dell’epoca: Machiavelli.

Certo è che gli anni passati al Palazzo di Urbino, alla corte di Guidubaldo da Montefeltro – uno dei Signori più illuminati d’ogni tempo e luogo -, dovettero rappresentare per Baldassarre un periodo felice, un’utopia divenuta cosa viva, la dimostrazione pratica che l’uomo può essere migliore.

Alla morte dell’ultimo dei Montefeltro, il Castiglione continuò il suo servizio sotto il nuovo duca Francesco Maria I Della Rovere. Sicuramente egli non apprezzava il nuovo principe – uomo senza scrupoli, vicinissimo all’ideale machiavelliano – quanto l’amato Guidubaldo, ma non si tirò mai indietro nel lavoro e nelle responsabilità. Il suo operato fu così apprezzato da ricavarne in cambio il titolo di Conte e il territorio di Novilara. Ma non dovette goderne a lungo: passarono infatti solo pochi anni e il paese finì nuovamente alle dirette dipendenze dei duchi.

Ritratto di Baldassarre Castiglione realizzato da Raffaello e conservato al Louvre

Ritratto di Baldassarre Castiglione realizzato da Raffaello e conservato al Louvre

Con l’estinguersi della casata dei Della Rovere (1631) il Ducato tornò alla Chiesa e la torre di Novilara, elemento da sempre caratteristico e identificativo del luogo, rimasta senza padrone crollò su se stessa nel 1723. Tutto quello che rimane della slanciata costruzione sono i resti di alcune colonne che ne ornavano e sostenevano il porticato.

La bellezza, però, non ha mai abbandonato Novilara. Un borgo assolutamente da scoprire!

Prima di abbandonare il blog ti consiglio di visitare l’articolo inerente i luoghi di interesse a Pesaro e dintorni.

Colonne, uniche parti superstiti della poderosa Torre

Colonne, uniche parti superstiti della poderosa Torre

BIBLIOGRAFIA

  • L. MICHELINI TOCCI, Novilara – Castello di Pesaro, Cassa di Risparmio di Pesaro, 1970
  • D. SACCO, La Provincia dei Centoborghi, Metauro, 2006
  • M. COBAU, Le navi di Novilara, Provincia di Pesaro e Urbino, 1994

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