Oddantonio da Montefeltro: morte atroce d’un Principe

Oggi, caro lettore, ti racconto di Oddantonio da Montefeltro. Per la verità, è soprattutto della sua morte che ho intenzione di dirti, dal momento che è proprio il tragico contenuto nella sua fine ad averne reso – almeno per certi versi – indimenticabile il nome.

Prima di cominciare, però, una piccola avvertenza: l’articolo che stai per leggere può essere inteso tanto come un post a sé stante, quanto come il terzo dei racconti che ho voluto dedicare al grande Federico, il più celebre tra i duchi di Montefeltro. In effetti, la prematura scomparsa di Oddantonio fu evento importantissimo per l’ascesa del fratellastro Federico, un fatto perduto nel tempo, semisconosciuto, eppure capace di cambiare il corso della storia.

Pronto? Cominciamo!

Oddantonio da Montefeltro in uno degli affreschi della Chiesa urbinate di S. Giovanni
Nel tondo rosso una delle rare immagini che ritraggono Oddantonio da Montefeltro. Ci troviamo presso la Chiesa urbinate di S. Giovanni.

Breve vita di Oddantonio da Montefeltro

Davvero troppo scarna è la sequenza di documenti e memorie arrivata ai giorni nostri per tracciare un preciso profilo di Oddantonio da Montefeltro. Se, infatti, gli eccessi e la sinistra fama lui attribuiti dalla tradizione non sono avallati da un numero sufficiente di prove, è altrettanto vero che gli scritti a suo favore sono oltremodo parziali per funzionare da credibile difesa.

Quello che possiamo dare per certo è che il giovanissimo Principe alla morte del padre Guidantonio (18 febbraio 1443) ereditò uno stato fiorente. Il buon governo del genitore aveva infatti accresciuto la fama dei Montefeltro e l’allargamento dei confini dello Stato aveva dato nuova linfa ai commerci.

Ma la fortuna del sedicenne Signore d’Urbino non sta solo in questo. A quanto si può apprendere, Oddantonio aveva negli studi un talento naturale e, nondimeno, il buon Dio gli aveva donato grazia e piacevole aspetto. Come se non bastasse, anche gli eventi storici, fatti che si svolgevano attorno a lui senza che egli ne avesse piena coscienza, attaccarono a fargli gioco.

Va detto che per la Chiesa gli anni di cui parliamo non erano certo eccezionali. A seguito dell’esilio fiorentino del pontefice, le terre della Santa Sede erano infatti state messe a ferro e fuoco da una moltitudine di signori e signorotti locali che si contendevano un effimero potere. E ora che Eugenio IV° si apprestava a rientrare a Roma, il suo bisogno di alleati era estremo. E a chi chiedere aiuto, se non a Urbino? L’esercito feltresco, capitanato da Federico, era uno tra i migliori sulla piazza.

Sia come sia, senza essersi rimboccato troppo le maniche, Oddantonio già il 26 aprile poteva – primo tra tutti i Montefeltro – vantare il titolo di Duca. Un regalo, quello del Papa, da intendersi come legame e utile tanto al donatore quanto al ricevente.

Anonimo, Oddantonio da Montefeltro, 1580 circa. Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Un Principe dall’anima nera?

Ma come mai Oddantonio da Montefeltro – cresciuto nell’amore dei genitori, favorito da papi e imperatori, ragazzo oltremodo dotato – viene ricordato come figura crudele e dai costumi più che dissoluti? E se c’è del vero nei tremendi racconti della tradizione che lo vedono per protagonista, cosa ha spinto il giovane Duca a discostarsi così profondamente dall’assennato modo di operare dei suoi avi?

Un indizio ce lo dà niente meno che Lord Byron che – nel canto primo del suo Lara – narra di come l’urbinate fosse divenuto troppo prematuramente signore di se stesso e della sua funesta eredità, e di come il buon seme fu soffocato dall’esuberante vigore di un suolo troppo fertile.

Anche Pio II scrisse a proposito di Oddantonio, apportando la sua testimonianza circa un fatto incredibile e disumano: il testo racconta di come il giovane principe fece ardere vivo uno dei suoi paggi restando ad osservarne inebriato l’agonia. La colpa del servitore, quella di essersi dimenticato di accendere il lume all’ora consueta.

Va da sé che con accuse così pesanti, quelle che vorrebbero Oddantonio reo di aver alzato le tasse e di esser più attratto dai cavalli che dalla politica possono in assoluta tranquillità passare in secondo piano.

L’errore più clamoroso del Duca adolescente fu però un altro: quello di essersi fidato del Signore di Rimini, nemico giurato dei Montefeltro. Sigismondo Malatesta consigliò a Oddantonio ministri come Manfredi Pio da Carpi e Tommaso Agnello da Rimini, figure scelte appositamente per portare l’urbinate alla rovina.

Compito dei due consiglieri era quello di traviare l’ancora acerba personalità di Oddantonio e, successivamente, di renderne odiosa la figura agli occhi del popolo. Il perché è presto detto: il Malatesta intendeva in questo modo affrettare una rivolta capace di indebolire le difese dello Stato d’Urbino per poi occuparne egli stesso le terre.

Mai piano si dimostrò meglio congeniato.

Sigismondo, Signore di Rimini, nel ritratto di Piero della Francesca.
Sigismondo, Signore di Rimini, nel ritratto di Piero della Francesca. Immagine di pubblico dominio tratta da WIKIMEDIA COMMONS

Morte di Oddantonio da Montefeltro

Sotto la depravata guida di Manfredi Pio e di Tommaso, Oddantonio non impiegò molto tempo per abbandonare l’umanità che contraddistinse il governo dei suoi immediati predecessori in favore di una vita di crimini e dissolutezze. Stando alle cronache, non solo il Duca si concedeva orge e ancor più sfrenati piaceri della carne, ma attaccò finanche a credersi al di sopra del buonsenso e d’ogni comandamento: umiliare, aggredire, stuprare si fecero per lui gesti prossimi all’ordinario.

Fu una violenza carnale perpetrata da Manfredi Pio da Carpi a portare Oddantonio verso la prematura scomparsa. Il medico Serafino de’ Serafini, marito della giovane e avvenente vittima, non era uomo da starsene con le mani in mano in attesa di digerire l’offesa. Soprattutto non era un signor nessuno, ma un personaggio che in città godeva di sufficienti notorietà e prestigio da trovare alleati e ordire una congiura.

E così, nella notte tra il 22 e il 23 luglio 1444, un manipolo di uomini armati di tutto punto sfondò con una trave l’uscio della residenza ducale per poi dare la stura a un’orrenda caccia. Nulla poté la spada di Manfredi Pio contro la violenza dei congiurati, e nemmeno il nascondersi giovò maggiormente: Tommaso venne scovato rannicchiato sotto a un letto, tirato fuori a forza dall’effimero rifugio trovò in un pugnale l’immagine ultima di questo mondo.

Oddantonio da Montefeltro, svegliato dal gran trambusto, capì in fretta cosa si stava consumando nelle attigue stanze. Ancora in camicia da notte cercò di nascondersi, attaccò a disperarsi, domandò pietà alle mani che l’afferravano. Ottenne in risposta due pugnalate e un colpo d’ascia buono ad aprirgli il cranio.

Gli assassini, non ancora sazi di vendetta, gettarono i corpi dei malcapitati dalle finestre. La gente accorsa in strada si accanì, se possibile, ancor più brutalmente sui cadaveri. Tanto per avere un’idea di cosa fu quella festa macabra, si pensi che qualcuno trovò persino il modo di strappare il membro a Oddantonio e di infilarglielo tra i denti.

Tra le quasi 50 interpretazioni date alla Flagellazione di Piero della Francesca, due sono particolarmente interessanti per il nostro caso. Entrambe identificano il personaggio biondo in primo piano in Oddantonio e lo mettono in relazione al ‘povero Cristo’ flagellato alle sue spalle. Mentre però la prima interpretazione vorrebbe il dipinto come un atto d’accusa dell’artista nei confronti di Federico, la seconda intende l’opera come un mea culpa dello stesso committente (Federico, appunto), un promemoria utile a non cadere nuovamente negli errori del passato.

Federico nuovo Signore d’Urbino

Purtroppo per il Malatesta, le terre del Ducato urbinate non conobbero periodi di anarchia a seguito della congiura. L’odio della gente non era esteso a tutta la stirpe dei Montefeltro, ma circoscritto alla sola figura di Oddantonio. Anzi, si può dire che il legame del popolo con la casata che ne aveva reso grande lo Stato era rimasto saldissimo.

E così venne fatto chiamare l’unico Montefeltro con le carte in regola per poter governare: il fratellastro del morto. Già la mattina del 23, con i corpi degli ammazzati ancora caldi, Federico – proveniente da Pesaro – si fece trovare sotto le mura della capitale feltresca. Per la verità, non sono pochi gli studiosi che asseriscono fosse pressoché impossibile all’epoca percorrere il tratto di strada che collegava gli odierni capoluoghi di Provincia in così poco tempo. Che il celebre condottiero fosse già in zona, pronto ad approfittare della situazione?

Sia come sia, lo stesso giorno venne presentato al ventiduenne figlio illegittimo del Conte Guidantonio un documento atto a renderlo nuovo Signore d’Urbino. Il patto, però, era che questi rinunciasse a ogni tipo di vendetta, si facesse garante delle libertà comunali e rendesse nulli i provvedimenti presi da Oddantonio.

Federico si affrettò a firmare.

Il volto del nuovo Principe raffigurato su di una medaglia

L’ombra sinistra di Federico sulla tragica fine del fratellastro

Politico accorto e lungimirante, Signore magnanimo e gioviale, condottiero senza pari, mecenate e figura chiave del Rinascimento. Eppure l’immagine del brillante Federico non è del tutto immacolata: l’alone lasciato dal sangue sgorgato a fiotti dai corpi devastati di Oddantonio, Tommaso e Manfredi Pio risulta a tutt’oggi impossibile da lavar via.

In effetti non è il tempismo più che perfetto nel giungere a Urbino l’unico elemento buono a far credere il grande Federico in qualche misura implicato nei fatti di quell’agghiacciante notte: anzitutto è innegabile che fu proprio lui a guadagnare in massima parte dalla scomparsa del predecessore, ed è altresì d’obbligo aggiungere che ben difficilmente i congiurati avrebbero osato agire senza il benestare di colui che se ne stava a capo di un esercito formidabile, di quella Legione Feltria capace di schiacciare qualsiasi rivolta nel tempo che occorre a un ghigno cattivo per formarsi sul volto d’un pazzo.

Che dire poi delle parole colme di risentimento uscite dalla bocca del Duca di Calabria, parole che vorrebbero il magnifico principe urbinate un “secondo Caino”?

Inoltre è necessario chiedersi: come mai la carriera politica di Pierantonio de’ Paltroni, cancelliere che tradì Oddantonio, conobbe un netto miglioramento accanto al nuovo governante? Quello stesso governante che venne fatto Duca trent’anni più tardi, trent’anni come il periodo utile per il diritto romano alla prescrizione delle accuse.

Non di meno, tutto si può dire tranne che i rapporti fra i due discendenti del Conte Guidantonio fossero idilliaci. Sembra quasi uno sfregio, una sorta di privata “damnatio memoriae”, la decisione assunta da Federico nel farsi chiamare “Primo Duca”. Sarà solo Francesco Maria II Della Rovere, ultimo Signore d’Urbino, a riabilitare la figura di Oddantonio facendosi chiamare “Sesto Duca” e iniziando quindi la conta a partire proprio dal ragazzo assassinato durante quella lontana notte del 1444.

In definitiva, Federico era o no il mandante dell’omicidio del fratellastro?

Di indizi, come abbiamo visto, se ne possono contare in gran numero. Di prove certe, però, nessuna.

In sostanza l’interrogativo non solo non è stato risolto, ma ne porta con sé un secondo: davvero Oddantonio da Montefeltro fu principe così sciagurato o la narrazione delle sue gesta è stata modificata ad arte al fine di alleggerire qualche coscienza?

Ce lo dirà la storia. Un giorno. Forse.

Capitolo precedente: La battaglia di Montelocco e l’incredibile presa di San Leo

BIBLIOGRAFIA

  • M. P. CANCELLIERI e M. MINELLI – Misteri, crimini e storie insolite delle Marche – Newton Compton, 2013
  • J. DENNISTOUN – Memorie dei Duchi di Urbino – Quattroventi, 2010 (testo originale 1851)
  • B. ROECK – Piero della Francesca e l’assassino – Bollati Boringhieri, 2007

Potrebbero interessarti anche...

2 Risposte

  1. Cesare albini ha detto:

    Gentilissimo/a, posso sapere chi cura questa bella rubrica? Sono figlio di urbinati nato e vissuto a Bologna e appassionato di storie fentresche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

CONTENUTI ilfederico.com non è una testata giornalistica dal momento che gli aggiornamenti non seguono alcuna cadenza fissa. Pertanto, ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001, non può in alcun modo considerarsi un prodotto editoriale. Gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti dei singoli articoli. I responsabili di ilfederico.com, secondo il loro insindacabile giudizio, si riservano il diritto di eliminare tutti quegli interventi apportati dagli utenti ritenuti offensivi, razzisti o non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Le informazioni contenute in questo blog potrebbero contenere inesattezze, ancorché commesse senza intenzionalità. Gli autori del sito non sono responsabili dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo. TRATTAMENTO DATI PERSONALI Ai sensi del Dlgs. 196/2003, recante “Codice in materia di protezione dei dati personali”, il trattamento dei dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della riservatezza e dei diritti. Ai sensi dell’articolo 13 del predetto Decreto, informiamo che: a) Il trattamento dei dati viene effettuato nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dalla legge, con le seguenti modalità: strumenti automatizzati, inclusi quelli elettronici e telematici. b) Il conferimento dei dati ha natura facoltativa. c) La mancata disponibilità totale o parziale dei dati può comportare l’impossibilità a perseguire la predetta finalità. d) Soggetti e categorie di soggetti ai quali i dati potranno essere comunicati e ambito di diffusione dei dati. I dati di cui sopra, nel rispetto delle finalità sopra indicate, verranno comunicati ai soggetti di seguito indicati: soggetti pubblici e privati per gli adempimenti previsti da ogni norma di legge o da disposizioni contrattuali. I dati non sono oggetto di diffusione. In ogni momento potrai esercitare i tuoi diritti nei confronti dei titolari del trattamento, ai sensi dell’articolo 8 D.Lgs. 196/2003. Restano salvi i diritti di cui all’articolo 7 del Dlgs. 196/2003. e) Titolarità del trattamento e richiesta informazioni ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro f) Responsabili del trattamento ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro INFORMATIVA E GESTIONE DEI COOKIES Cosa sono i cookies? I cookies sono files di testo che i siti visitati dall’utente inviano al terminale dello stesso– computer, smartphone e così via – dove vengono archiviati e poi ritrasmessi agli stessi siti in occasione della successiva visita del medesimo utente. Navigando su ilfederico.com, potrai ricevere solo cookies inviati direttamente dal nostro sito. A – Cookies utilizzati dal presente sito web I cookies vengono utilizzati con strumenti elettronici e ogni tipologia ha una sua funzione specifica. I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati (vedi in seguito). In ogni momento, a norma del d. lgs. 196/03, l’utente – potrà ottenere, previa richiesta inviata all’indirizzo email info(chiocciola)ilfederico.com, la conferma dell’esistenza del trattamento dei dati in questione e delle finalità dello stesso, l’indicazione dell’origine dei dati, l’indicazione della logica applicata al trattamento, l’indicazione di tutti gli elementi sopra elencati, nonché: l’aggiornamento, la rettifica, l’integrazione dei dati; la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione della legge. Su questo sito non vengono utilizzati cookie di profilazione. Per maggiori informazioni sui cookies si veda questa pagina: https://it.wikipedia.org/wiki/Cookie B – Cookies tecnici I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati. Questi cookies sono volti a mantenere un buon funzionamento della navigazione o ad incrementare le funzionalità o le prestazioni del sito. Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori. C – Puoi gestire le tue preferenze sui cookies anche tramite browser Ogni browser contiene una pagina di gestione dei cookies che potrai modificare come meglio credi.

Chiudi