Miracolo dell’ Ostia Profanata: l’opera urbinate di Paolo Uccello

La tavola dell’ Ostia profanata, realizzata tra il 1467 e il 1468 da Paolo Uccello dopo che Fra’ Carnevale aveva rinunciato all’esecuzione della stessa, doveva funzionare da predella ad una pala d’altare, pala realizzata nel 1474 da Giusto di Gand e incentrata sulla Comunione degli apostoli. Le opere, una volta ultimate, dovettero trovare alloggio presso la chiesa del Corpus Domini a Urbino.

Per la verità avrebbe dovuto essere lo stesso artista della predella a portare a compimento la pala d’altare, ma questi, probabilmente per motivi di salute, non vi riuscì. Venne allora contattato Piero della Francesca che tuttavia, visto il lavoro di Paolo (che forse non piacque o forse venne ritenuto di stile incompatibile), rifiutò l’incarico.

Pala di Giusto di Gand (Comunione degli apostoli) e predella di Paolo Uccello (Miracolo dell' Ostia Profanata)

Pala di Giusto di Gand (Comunione degli apostoli) e predella di Paolo Uccello (Miracolo dell’ Ostia Profanata)

Il dipinto di Paolo Uccello (43 x 351) illustra in sei episodi, sei scomparti divisi da colonnette a tortiglione dipinte come in rilievo, un miracolo avvenuto a Parigi nel 1290, detto appunto il Miracolo dell’ Ostia profanata.

Primo episodio

La prima scena ci trascina all’interno di un Banco ebreo. Qui troviamo una donna intenta a consegnare un’ostia all’usuraio e riceverne in cambio qualcosa, forse un panno. Interessante il camino sul fondo della stanza, dove sulla cappa trovano posto tre stemmi: quello centrale con la testa di Moro (simbolo dell’infedele), a sinistra lo scorpione (il quale rappresenta i giudei) e a destra la cometa (che si traduce in disgrazia).

La storia, almeno quella riportata da Giovanni Villani, vuole che la ragazza (una cristiana) desiderasse indietro delle vesti date in pegno per farsi bella il giorno di Pasqua. Il giudeo le disse che avrebbe restituito quanto trattenuto anche senza ottenere compenso, a patto che gli portasse il corpo di Cristo. La giovane accettò l’offerta e, una volta a messa, al posto di fare la comunione, nascose l’ostia. Ostia che portò, appunto, all’ebreo.

Miracolo dell' Ostia Profanata - Paolo Uccello - prima scena

Miracolo dell’ Ostia Profanata – Paolo Uccello – prima scena

Secondo episodio

Con un espediente, oggi neppure troppo originale, riusciamo a venire informati sia di ciò che accade all’interno dell’abitazione, sia di quello che avviene all’esterno. Dopo il peccato del baratto dell’ostia, la seconda scena ci racconta di un misfatto ancor più grave: il corpo di Cristo viene messo a cuocere in una padella. Dall’ostia prende a sgorgare sangue, sangue che facendosi strada sul pavimento fuoriesce persino fuori l’uscio. I personaggi dentro la casa restano attoniti, increduli, mentre quelli fuori accorrono e si danno da fare per scardinare la porta.

Miracolo dell' Ostia Profanata - Paolo Uccello - seconda scena

Miracolo dell’ Ostia Profanata – Paolo Uccello – seconda scena

Terzo episodio

Nella terza scena, sotto un cielo notturno, un corteo si muove portando l’ostia miracolosa verso un altare. Ancora una volta, tramite un espediente, Paolo Uccello ci dà l’opportunità di osservare sia gli avvenimenti all’esterno che quelli all’interno: il dipinto immortala solo una nicchia del luogo sacro, cancellandone la parte non funzionale alla storia per immagini.

Miracolo dell' Ostia Profanata - Paolo Uccello - terza scena

Miracolo dell’ Ostia Profanata – Paolo Uccello – terza scena

Quarto episodio

Al centro di questa frazione del dipinto è l’albero scelto per l’impiccagione della ragazza cristiana. In alto a sinistra, a rappresentare la giustizia degli uomini, è presente un vessillo rosso che reca la scritta S.P.Q.R . A questo si contrappone, in alto a destra, un angelo che tende una mano alla donna: se non il corpo, la sua anima si può ancora salvare.

Miracolo dell' Ostia Profanata - Paolo Uccello - quarta scena

Miracolo dell’ Ostia Profanata – Paolo Uccello – quarta scena

Quinto episodio

Il quinto episodio è senza dubbio il più straziante. L’ebreo viene arso vivo assieme alla sua famiglia, bambini compresi. E qui, purtroppo, non appare alcun messaggero del Signore. C’è posto solo per il dolore e per la giustizia terrena.

Miracolo dell' Ostia Profanata - Paolo Uccello - quinta scena

Miracolo dell’ Ostia Profanata – Paolo Uccello – quinta scena

Sesto episodio

Nella scena conclusiva tutti i fatti terreni hanno trovato compimento. Resta unicamente il cadavere della donna: la bocca è spalancata e quando esalerà l’anima, gli angeli saranno pronti a raccoglierla e a guidarla. Riusciranno certo nell’impresa, le gentili creature paradisiache, a meno che i due diavoli che attendono poco lontano non si mostrino più scaltri di loro.

Miracolo dell' Ostia Profanata - Paolo Uccello - sesta scena

Miracolo dell’ Ostia Profanata – Paolo Uccello – sesta scena

Il Miracolo dell’ Ostia Profanata: il contesto dell’opera

Non solo il pittore, ma anche la sua opera urbinate Il Miracolo dell’ Ostia profanata rischiarono di essere dimenticati. Ficcata in una soffitta polverosa, scrostata e butterata di chiodi, probabilmente utilizzata da qualche muratore come pezzo d’impalcatura, la predella venne rinvenuta solo nel 1861 in pessimo stato di conservazione. Nello stesso anno venne ripulita ed esposta (vedi Palazzo Ducale Urbino).

Ma a cosa la predella dell’Ostia Profanata deve il suo oblio? Forse la tavola è stata occultata perché non compresa, o forse perché tacciata di razzismo. In effetti, quest’opera della maturità di Paolo Uccello è fuor di dubbio antisemita. Ma per giudicare è necessario calarsi nell’Italia della seconda metà del ‘400 e rivivere, per quanto possibile in un articolo, il tempo dell’artista.

Ritratto di Paolo Uccello, anonimo del XVI secolo, Louvre

Perché l’ostia? Perché gli ebrei?

L’ostia

Siamo tra la fine del 1200 e primi anni del 1300, quando avvampò la discordia tra le varie osservanze cristiane. Motivo del contendere? Il dogma della transustanziazione, parola tanto difficile per esprimere un concetto semplice: il principio alla base del dogma è che l’ostia non solo rappresenta Cristo, ma è il corpo di Cristo. In quegli anni, a difesa del principio, sorsero per paesi e città italiane numerose Compagnie dette del Corpus Domini. E Urbino non fece eccezione.

Se consideriamo che il committente della predella era la Compagnia urbinate del Corpus Domini è dunque facile comprendere perché l’ostia sia protagonista centrale dell’opera.

Gli Ebrei

Gli Ebrei erano di casa ad Urbino già dal XIII secolo. Si trattava allora di una minuscola comunità che per sbarcare il lunario doveva arrabattarsi non poco. Come nelle altre città italiane, essi, a causa della diversa fede, erano tagliati fuori dalle forme più elevate di commercio e d’industria: non restavano loro che i mercati più umili (come quello dell’usato) e il mestiere che i cristiani non potevano svolgere perché peccaminoso, quello dell’usuraio.

Oggi lo strozzinaggio è un vero e proprio crimine, ma allora, in mancanza di un sistema bancario, non solo l’usura veniva tollerata, ma addirittura ritenuta strumento utilissimo per dare linfa vitale al commercio.

Ad ogni modo, nonostante mille limitazioni, la comunità ebraica riuscì a prosperare e ad espandersi fino a divenire in breve troppo numerosa, troppo chiusa in sé stessa, troppo potente per non guadagnarsi le antipatie delle popolazioni locali.

Ai tempi di Federico da Montefeltro e della realizzazione della predella dell’ Ostia profanata, la pressione popolare sulla Chiesa e sui governanti affinché questi mettessero un freno all’espansione delle dette comunità era così forte da generare l’ideazione dei Monti di Pietà, organizzazioni che in cambio di un pegno elargivano prestiti perlopiù privi d’interesse.

Detto questo, è quasi scontato il perché la parte dell’antagonista toccò proprio all’uomo di fede ebraica.

BIBLIOGRAFIA

  • DANTE PIERMATTEI, L’ Ostia Profanata, Cassa di Risparmio di Pesaro, 1997
  • AA.VV, L’opera completa di Paolo Uccello, Rizzoli, 1971
  • STEFANO BORSI, Paolo Uccello, Giunti, 1992

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