Piobbico, cosa vedere nello straordinario “Paese dei Brutti”

Se vi trovate immersi nel medioevo e il frammento di storia che vi ospita è a sua volta piantato nel bel mezzo di un paesaggio da film, non fatevi prendere dal panico: con tutta probabilità siete finiti a Piobbico (Marche).

La cittadina è piuttosto conosciuta tra gli amanti dello sport all’aria aperta, che qui trovano pane per i loro denti. Trekking, kayak, arrampicata e mountain bike da queste parti possono infatti essere praticati godendo di scenari assolutamente più che suggestivi.

Il paese conta poi un buon numero di affezionati tra quanti amano il medioevo e utilizzano il weekend per venire a visitare lo straordinario Castello Brancaleoni.

Sia come sia, che a questo abitato ficcato nel verde dell’Appennino ci siate arrivati per caso o con coscienza, la miglior cosa da fare resta una soltanto: visitarlo e goderne le bellezze da cima a fondo. Prendetevi cinque minuti, dunque: andiamo a scoprire cosa vedere a Piobbico.

Uno sguardo al nucleo storico dell'abitato di Piobbico (PU)
Per le peculiari stradicciole che fendono il nucleo storico del paese

Piobbico: cosa vedere nel centro storico

Come detto, il luogo simbolo della cittadina è Castello Brancaleoni. Tuttavia, raccontarne subito, sarebbe come trovarsi a un pranzo di nozze e pretendere d’assaggiare per prima la torta, ignorando del tutto le altre portate.

E’ allora bene attaccare dall’antipasto, un antipasto di quelli buoni a far sì che l’ospite resti lì a leccarsi i baffi per un pezzo:  la parte vecchia del paese, nota tra i locali come il Borghetto.

Il tour comincia con l’attraversare la suggestiva Porta del Feligino che immette in una via in forte pendenza e piuttosto stretta. Stradicciola – tuttavia – non più angusta delle altre che popolano il borghetto e, al pari di queste, pressata ai lati da case in gran numero, case pigiate le une contro le altre e realizzate ora in dura e candida pietra corniola, ora con la pietra del Montiego che dona loro un caratteristico colore rossastro.

Non parrebbe più di tanto strano – camminando qua e là per il selciato liso di passi, col fresco che esce dai ‘fondi’ e porta alle narici l’odore di vecchie vendemmie – scoprire l’orologio nell’atto di correre all’indietro di un migliaio di anni: in effetti è solo il suono di un televisore lasciato acceso a ricordarci l’impossibilità che un qualche antico cavaliere possa presentarsi da un momento all’altro a sbarrarci il passo.

Inerpicandosi ancora un poco per la ripida via, si raggiunge – posta un passo appena sotto Castello Brancaleoni – la trecentesca Chiesa di San Pietro, riconoscibile per il bellissimo portale (più giovane di un paio di secoli rispetto all’edificio stesso). All’interno del luogo di fede vengono conservate numerose opere d’arte, tra le quali si fa ben notare la pala dell’altare maggiore realizzata dal Picchi e raffigurante la consegna delle chiavi a San Pietro.

Porta del Feligino, antico accesso al Borghetto

La Nicolosa

A chiudere il borghetto è la Porta di Levante dove è incastonato un bassorilievo cinquecentesco che propone un’immagine a tre teste e la scritta ‘Nicolosa’: un pezzo di travertino che tanto, tantissimo ha fatto discutere circa il suo significato.

Alcuni ritengono infatti che la Nicolosa possa essere intesa come una richiesta di protezione rivolta alla Santa Trinità, altri che si tratti di una raffigurazione allegorica della prudenza (in questo caso la parola Nicolosa non sarebbe che la contrazione di “Nihil osa”, cioè nessuno osi) e le tre teste vorrebbero insieme tenere d’occhio passato, presente e futuro.

La Nicolosa, bassorilievo incastonato presso la Porta di Levante
La Nicolosa, bassorilievo incastonato presso la Porta di Levante

Castello Brancaleoni

Si vede da lontano, Castello Brancaleoni: una sagoma nobile e imponente che si staglia tra cielo e roccia, e che proprio non riesce a non calamitare gli sguardi su di sé. Si tratta di una costruzione medievale, ma che è andata poi soggetta a numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli.

Si può arrivare al bel palazzo-fortezza per la comoda via Kennedy oppure dalla più suggestiva rampa in pietra che origina nei pressi della Chiesa di San Pietro. Sia nell’uno che nell’altro caso, ci si trova in breve nella cosiddetta piazzetta della torre dell’orologio, esattamente dinnanzi la più celebre facciata di Castello Brancaleoni.

Oltrepassando lo straordinario arco, si accede al vasto cortile San Carlo. Qui, tornando con lo sguardo alla torre che ci ha visti arrivare, è possibile notare che anche nella parte interna della struttura è presente un orologio. Un orologio molto particolare che, a causa della condivisione degli ingranaggi con quello posto all’esterno, gira al contrario.

Poco lontano, vi è poi un oratorio di forma ottagonale, ricchissimo di stucchi: è l’Oratorio di San Carlo.

Superando il bel portale bugnato si accede invece al cortile d’onore e all’area più nobile del palazzo. Qui, perduti nella meraviglia di favolosi affreschi e nelle linee morbide di architetture gentili, quasi ci si dimentica della natura guerresca della struttura.

E’ il secondo cortile, con le sue murature spesse, scarpate e prive di fronzoli a ricordarci che Castello Brancaleoni non è solo dimora signorile. Sotto questo spazio, per così dire, di servizio è ancora presente l’antica cisterna per la raccolta delle acque.

Oggigiorno Castello Brancaleoni è il vero e proprio biglietto da visita di Piobbico, quasi fosse una sorta di riassunto dell’intero territorio circostante. Nelle sue stanze trovano infatti posto diversi allestimenti museali, come quelli sulla civiltà contadina, sull’arte della tessitura, sulle tradizionali carbonaie e su vestiario e gioielli in voga nel ‘700. Per finire, occorre menzionare almeno le sezioni che ospitano i numerosi reperti archeologici rinvenuti in zona e quella dedicata alla geologia.

Per maggiori informazioni circa orari di visita e costi si può consultare IL SITO DELLA STRUTTURA.

Castello Brancaleoni di Piobbico
Il maestoso Castello Brancaleoni

L’abitato fuori le mura

Castello Brancaleoni e Borghetto non sono le uniche parti storiche di Piobbico. Quando i Brancaleoni decisero di abbandonare il loro storico, scomodo e isolato maniero (oggi conosciuto come i Muracci per lo stato d’abbandono in cui versa) e di costruirne uno nuovo sulla sommità del borgo, il centro era già grondante di abitazioni. Per fare spazio si dovette quindi abbatterne in buona quantità e risarcire gli antichi proprietari con nuove case, case che sorsero fuori le mura, oltre il Candigliano, nella zona attorno a dove oggi si trova la Chiesa intitolata a Sant’Antonio.

In questa parte di paese, oltre all’edificio sacro fatto erigere dal conte Antonio Brancaleoni sul finire del ‘300 a compimento di un voto, si può notare – al civico 12 di Via Garibaldi, sotto forma di arco tamponato – una delle famigerate PORTE DEL MORTO tanto in voga nel medioevo. E, oltre a questa, due nobili palazzi: Palazzo Bischi-Bartolucci (riconoscibile per via della presenza d’un elegantissimo portale) e Palazzo Michelini-Tocci (sulla cui facciata sono visibili due lapidi che ricordano le alluvioni del 1799 e del 1896).

E’ però nella parte nuova del centro, nei giardini posti a ridosso della strada asfaltata, che si può notare la riproduzione di uno degli oggetti più cari alla tradizione e alla storia del luogo: un mulino del guado, arnese che in qualche misura riusciva ad alleviare le pene derivanti un tempo da un economia altrimenti non proprio florida.

Non lontano dai giardini vi è poi la Chiesa di Santo Stefano alla Murata: si tratta di una chiesa relativamente moderna, eretta in sostituzione di una molto più antica che sorgeva in località Finocchieto (andata distrutta dal terremoto del 1781). Nonostante la sua giovinezza (conta poco più di un paio di secoli), Santo Stefano riesce comunque a vantare tesori artistici di tutto rispetto, opere che portano le firme del Barocci e del Brandani, e che le hanno valso il titolo di “Monumento Nazionale”.

Portale di Palazzo Bischi-Bartolucci
Il superbo portale di Palazzo Bischi-Bartolucci

Piobbico: cosa vedere nei dintorni

L’articolo che state leggendo avrebbe dovuto intitolarsi Cosa vedere a Piobbico e dintorni. Tuttavia parliamo di un territorio che, nonostante le poche anime che lo abitano (circa duemila), ha in ogni suo angolo qualche cosa di importante da raccontare. Di importante e di unico.

La zona del piobbichese, per via della sua più che tormentata geologia, ha infatti conosciuto un passato povero di strade e di comunicazioni. Si tratta in sostanza di una comunità sviluppatasi autonomamente e in mille direzioni diverse, dove l’abitato principale è pianeta e le frazioni suoi satelliti, satelliti che pur seguendo l’orbita stabilita mantengono un altissimo tasso d’indipendenza.

Non di meno, Piobbico possiede strabilianti meraviglie naturali sparse in gran numero per il territorio come per un’imminente caccia al tesoro: dire di tutte in un unico articolo equivarrebbe ad arrendersi al caos. Eppure ognuna meriterebbe la giusta attenzione.

Ecco il perché dell’elenco sottostante, una lista inerente il cosa vedere nei dintorni di Piobbico – dove ogni elemento è cliccabile e rimanda all’articolo dedicato – e che spero di aggiornare presto con nuovi argomenti:

Forra di Rio Vitoschio - Piobbico, Marche
La risposta al cosa vedere nei dintorni di Piobbico non può prescindere dal suggerire uno sguardo almeno alla forra sul Rio Vitoschio

Il Club dei Brutti

Un’ultima curiosità sul paese è data dalla presenza di un’Associazione più che particolare e ormai piuttosto celebre: il Club dei Brutti di Piobbico.

Il Club, fondato nel lontano 1879, nacque un po’ per scherzo e un po’ per necessità. L’abitato veniva da una lunga storia di povertà e obbligate rinunce, e le genti non desideravano altro che potersi elevare un giorno da questa cronica miseria. Fu sul finire dell’Ottocento (con l’avvento del Regno d’Italia e con le mutate condizioni economiche) che si presentò loro l’occasione propizia: lavorare fuori Regione.

Così gli uomini migrarono in gran numero e nelle ragazze si fece largo la paura di rimanere zitelle.

Il Club dei Brutti subito si pose per obiettivo, anche cercando nei paesi attigui, quello di trovare marito alle giovani e – allo stesso tempo – di sottrarre una bocca da sfamare alle famiglie. La condizione era però quella che le fanciulle avrebbero dovuto accontentarsi di quello che si riusciva a rimediare.

Ben lontano dall’essere un ricordo, il Club dei Brutti è ancora vivo e vegeto, anzi numerose succursali sono state aperte in Italia e all’estero.

Storia di Piobbico (in breve)

E’ una gran quantità di reperti, come utensili e punte di freccia, a suggerire che la vita in quel di Piobbico dovette sbocciare prestissimo, addirittura nella preistoria. D’altro canto, un territorio così ricco di corsi d’acqua e cavità naturali (entro le quali le antiche genti avrebbero potuto trovare riparo dal freddo e da ancor più efficienti predatori) rappresentava un invito allo stanziamento al quale ben pochi avrebbero voluto sottrarsi.

Fu poi il turno dei Piceni, degli Umbri, degli Etruschi, dei Galli Senoni e dei Romani. Ed è proprio a quest’ultimo popolo che Piobbico deve il nome.

Al termine della guerra sociale (88 a.C), Roma volle premiare i territori rimasti lei fedeli, e tra questi Pitinum Mergens (presso l’odierna Acqualagna), ricompensandoli con il diritto di cittadinanza. Anche i milities ottennero vantaggi, come quello dell’assegnazione di appezzamenti di terra. Unica eccezione fu la zona del Monte Nerone, che rimase ager publicus. Il termine publicus si evolse poi in plobicus e in plobici, per finire poi – in tempi relativamente recenti – nel suonare come Piobbico.

Caduto che fu l’Impero Romano d’Occidente, fecero capolino quei longobardi che furono scacciati a loro volta da Carlo Magno.

Attorno all’anno mille, con il consolidarsi del feudalesimo, il Distretto del Biscubio venne affidato alla nobile famiglia dei Brancaleoni: ed è proprio con questa casata che si identifica la storia di Piobbico (non necessariamente periodo più vero di altri, tuttavia, senza dubbio alcuno, quello più amato e vivo nella tradizione locale).

D’altro canto, è sotto la dominazione brancaleoniana che la fisionomia dell’antica Piobbico prese ad essere simile a quella del paese che possiamo vedere noi contemporanei.

I Brancaleoni furono signori di queste terre e svolsero un ruolo “ufficiale” almeno fino alla metà del XV° secolo, vale a dire fino a quando si trovarono a pestare i piedi alle più sbagliate persone: il Cadinale Albornoz prima e Papa Martino V poi. La conseguenza fu un lento, inarrestabile declino dal quale a guadagnare furono soprattutto i Montefeltro.

Nel 1827, a seguito dell’abolizione del sistema feudale, Piobbico divenne Comune autonomo.

Una veduta su Piobbico (Marche)
La parte vecchia del paese vista da Castello Brancaleoni

BIBLIOGRAFIA

  • G. GALANTI – Alla scoperta di Piobbico: il Castello dei Brancaleoni – Terre & culture, 2016
  • S. FINI – Piobbico, antica contea Brancaleoni – Comune di Piobbico, 2015
  • D. SACCO – La Provincia dei Centoborghi – Metauro, 2006

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