Prima Guerra Punica (264 a.C – 241 a.C )

Un articolo sulla prima guerra punica in un blog incentrato sui luoghi e sui fatti dell’antico Ducato d’Urbino? E’ strano, lo so. In effetti si tratta di una eccezione, una eccezione dettata dalla necessità di fornire un quadro più preciso circa gli eventi che portarono a uno degli scontri più clamorosi che la terra di cui abitualmente dico abbia mai conosciuto: la BATTAGLIA DEL METAURO.

Ad ogni modo, il testo che troverai di seguito è frutto di una ricerca tanto approfondita quanto curiosa. Per cui… Buon divertimento!

Roma e Cartagine, la quiete prima della tempesta

Sono due le superpotenze del III° secolo a.C : Cartagine e Roma, appunto. La prima mira a consolidare il potere da una parte costituendo solide basi lungo le coste del Mediterraneo, e dall’altra con la ricchezza che viene dai commerci: ricchezza che le permette di mantenere una flotta strepitosa e un numeroso esercito composto per lo più da mercenari. La seconda conta invece su una diplomazia di prim’ordine e sulle sue legioni di militari, una potenza terrestre che non ha eguali in tutto il mondo allora conosciuto. E per quanto riguarda le navi? Roma non ne ha.

Sono due giganti. Si temono, si rispettano, si odiano visceralmente. Sono entrambe consapevoli di essere pesi massimi il cui pugno può fare molto, molto male. Ma si sa, i pugni si danno e si prendono: lo scontro non conviene a nessuno. E così vengono stipulati quattro trattati atti a garantire la pace, una pace però inquieta, frutto di un equilibrio precario che dipende dagli umori delle classi dirigenti del momento.

Il Mediterraneo, insomma, è una cassa di dinamite.

E a qualcuno giocare ad appiccare incendi sembra piacere davvero parecchio.

L’immagine sottostante, così come le altre che troverai in questo articolo sulla prima guerra punica, è tratta da WIKIPEDIA.ORG

Aree di influenza nel Mediterraneo occidentale nel 264 a.C. Roma è mostrata in rosso, Cartagine in viola e Siracusa in verde.

Aree di influenza nel Mediterraneo occidentale nel 264 a.C. Roma è mostrata in rosso, Cartagine in viola e Siracusa in verde.

La prima guerra punica (264 a.C – 241 a.C )

A dare fuoco alle polveri, a dare il là a quella che verrà ricordata dalla storia come la prima guerra punica, sono i Mamertini, mercenari che sbarcano il lunario saccheggiando qua e là. Vittima delle loro scorrerie è sovente Siracusa che, stanca di subire sempre più frequenti angherie, decide di dar loro una lezione. E ci riesce senza troppo penare.

Gli sconfitti chiedono aiuto a Roma. E a Cartagine. Simultaneamente. La prima a intervenire è la potenza africana che esercitando pressioni militari e diplomatiche su Gerone II, tiranno siracusano, lo convince a desistere dagli intenti bellicosi. Allo stesso modo i punici (così i romani chiamavano i cartaginesi) obbligano i Mamertini alla presenza di una propria guarnigione in quel di Messina.

Non occorre tanto perché il contingente cartaginese indispettisca i Mamertini. E questi che fanno? Si arrendono. Ma a chi, di grazia? Si arrendono a chi si stava facendo i fatti propri: Roma. L’offerta è troppo ghiotta perché l’Urbe possa rifiutarla.

E’ guerra

Roma invia le sue legioni in Sicilia e le fa muovere contro Siracusa. I siracusani, sapendo lontane le truppe cartaginesi, ribaltano le alleanze e si schierano con le legioni in procinto di assediarne la città. Assieme a queste si dirigono ad Agrigento. Qui impazza la prima vera battaglia e l’esercito romano mostra tutta la sua meticolosa organizzazione: agrigentini e cartaginesi ne escono battuti.

Ma il meglio per Roma deve ancora venire. Se una vittoria terrestre come quella di Agrigento è in qualche modo prevedibile, i successi riportati in mare hanno dell’incredibile. Come fa Roma, che fino lo scoppio delle ostilità neppure possedeva imbarcazioni da guerra, a sconfiggere sistematicamente gli esperti marinai punici?

Il segreto sta tutto nell’astuzia e nella puntigliosa organizzazione. Anzitutto i romani prendono a costruire una flotta a partire dal modello fornito loro da una nave avversaria prima arenatasi e poi catturata. In un secondo momento dotano ogni singola imbarcazione di un marchingegno chiamato ‘corvo’, un tavolato che per mezzo di uncini riesce ad agganciare le navi nemiche e trasforma lo scontro marittimo in una battaglia che alla prova dei fatti è molto simile a quelle tipicamente di fanteria.

In questo modo le legioni di Roma riescono a sbarcare in terra africana e a battere senza appello i cartaginesi ad Adys. Potrebbero chiudere il confronto una volta per tutte se fossero bravi a far la pace come lo sono nella guerra. Ma non lo sono: l’Urbe impone condizioni così gravose che Cartagine deve necessariamente rialzare la testa ed evitare la resa.

Scontro tra la flotta romana e quella cartaginese. E. Sylvester, 1900

Scontro tra la flotta romana e quella cartaginese. E. Sylvester, 1900

La fine della prima guerra punica

L’esercito africano, mosso da grande orgoglio e guidato dallo spartano Santippo, massacra gli invasori in quella carneficina passata alla storia come la Battaglia di Tunisi. Una sorta di contropiede, direbbero gli amanti del pallone.

Ora il gioco è nelle mani dei punici, più precisamente in quelle dell’uomo più carismatico delle loro fila: Amilcare. Il soprannome lui affibbiato la dice lunga sulle sue qualità di condottiero: la sua gente lo chiama ‘Barak’, ovvero fulmine, nomignolo poi latinizzato in Barca. Costui, abilissimo stratega, fa in modo di spostare la guerra dalla sua Africa alla Sicilia. E il suo esercito pare inarrestabile.

Dove non è possibile vincere con la forza, Roma è però abile a giocare d’astuzia. Nel 241 a.C la nuova flotta dell’Urbe intercetta quella nemica al largo delle Isole Egadi e la manda a picco. Cartagine non ha più fondi da spendere per nuove imbarcazioni da guerra e il Barca, senza mai essere battuto sul campo, è costretto alla resa perché impossibilitato a ricevere rifornimenti dalla Madre Patria.

Quello riscosso dalla Repubblica non è un successo per KO, semmai una vittoria raggiunta per sfinimento mentre entrambi i contendenti sono sul punto di crollare.

Ma tanto basta perché Cartagine si veda costretta ad accettare una pace pesantissima. Una pace che, tra le altre cose, comprende:

  • il rilascio di tutti prigionieri;
  • un ingente indennizzo di guerra a favore di Roma;
  • la rinuncia definitiva alla Sicilia;
  • il non assoldare mercenari provenienti dalle terre sotto l’influenza romana;
  • l’impossibilità di stringere alleanze con Siracusa e con Messina.

Roma è caduta di nuovo nello stesso errore: ha imposto al nemico un armistizio a condizioni decisamente troppo gravose, per non dire umilianti.

Cartagine ha dovuto per forza di cose piegare la testa, ma una scilla d’odio ha preso a bruciarle nel cuore. E basterà il soffio leggero di una brezza perché le fiamme, nuovamente, divampino.

Vai all’articolo sulla SECONDA GUERRA PUNICA

Mappa dell'antica città di Cartagine

Mappa dell’antica città di Cartagine

BIBLIOGRAFIA

  • S. IZZO – La prima guerra punica. Il primo epico scontro tra Roma e Cartagine – Chillemi, 2015
  • R. GIACOBBO e L. ZERBINI – Il segreto di Annibale – RaiEri, 2018

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