Rocca Costanza, Pesaro

Forza ed eleganza in mezzo alla città: signori, benvenuti a Rocca Costanza.

E’ proprio nel cuore della città odierna, a un passo da Piazzale Matteotti, che sorge la maestosa Rocca Costanza, quasi a voler ricordare il glorioso passato del luogo ai tanti pesaresi che ogni giorno transitano per le vie del centro.

E’ a Costanzo Sforza, valoroso uomo d’arme e attento politico, che Pesaro deve il suo bel fortilizio. Questo venne edificato su di un avamposto militare preesistente, riconducibile ai Malatesta, in un lasso di tempo non esattamente breve: si calcola, infatti, che ci vollero ben nove anni per portare a termine i lavori. Probabilmente la costruzione, iniziata nel 1474 e terminata solo nel 1483, fu ritardata dalla peste che allora imperversava in città e dal succedersi di diversi architetti: il progetto iniziale fu di Giorgio Marchesi da Settignano, presto sostituito del celebre Luciano Laurana, il quale infine lasciò il posto a Cherubino da Milano.

Benché sia evidente già ad un primo colpo d’occhio il fine militare della struttura, essa non manca certo di eleganza: notevole, ad esempio, il contrasto cromatico tra le superfici murarie a laterizio e gli inserti in pietra. La pianta è quadrilatera e agli angoli presenta dei torrioni cilindrici e scarpati, così come scarpate sono le possenti mura che ospitano numerose feritoie e finestre, alcune delle quali presentano incise le iniziali di Costanzo Sforza. Non c’è più traccia, purtroppo, né dei beccatelli, né dell’imponente mastio che doveva dominare l’edificio.

Diverse furono le rivisitazioni subite da Rocca Costanza dopo che fu ultimata, a cominciare da quel ‘Joannes Sfortia’, nome che fa bella mostra di sé sul fascione in pietra posto sopra l’ingresso per volere di Giovanni, figlio di Costanzo, salito al potere nel 1489.

Giovanni Sforza passò alla storia, oltre che per essere stato il Signore di Pesaro, anche per via del matrimonio contratto nel 1493 con Lucrezia Borgia, figlia di Rodrigo, ovvero Papa Alessandro VI. Queste seconde nozze, celebrate solo dopo la morte della prima moglie Maddalena Gonzaga, non furono affatto fortunate per Giovanni. Quello con la non ancora quattordicenne Lucrezia non era certo un legame d’amore, fu un matrimonio combinato che durò solamente quattro anni, dovuto al desiderio degli Sforza di arricchirsi grazie alla dote e a quello del Papa di trovare nella famiglia del genero una utile alleata contro le truppe francesi di Carlo VIII.

Rocca Costanza Pesaro

Rocca Costanza Pesaro

Tuttavia Giovanni, a differenza di suo padre Costanzo, non era certo un leone sui campi di battaglia: quando nel febbraio del 1495 Carlo VIII giunse a Napoli, allora alleata della Chiesa, il Signore di Pesaro fece il possibile per evitare il contatto bellico, e continuò a farlo anche in seguito, quando le truppe alleate a quelle di Alessandro VI vennero inviate a liberare la città partenopea dagli invasori. Non solo, lo Sforza pesarese, evitò accuratamente di rispondere alle missive inviate dal suocero in cerca di spiegazioni.

E di certo fu questa condotta, unitamente al desiderio di un genero più importante, che portò il padre di Lucrezia all’idea di annullare il matrimonio tra sua figlia e Giovanni. E il Borgia riuscì nei suoi intenti nell’unica maniera legalmente possibile: fece dichiarare per iscritto a Lucrezia che mai ebbe rapporti carnali con il marito in tre anni di matrimonio, e questo, secondo le regole dettate in precedenza da Papa Gregorio IX, permetteva lo scioglimento di ogni legame.

Giovanni non trovando aiuto nei suoi parenti, i quali non volevano inimicarsi la Chiesa, fu costretto a mettere da parte l’orgoglio e a controfirmare la dichiarazione della oramai ex consorte.

Ma le sfortune per il povero Signore di Pesaro, e per gli Sforza in genere, non erano ancora finite.

Quelli di cui parliamo erano anni di alleanze assai poco stabili, ed è così che nel 1499 troviamo gli eserciti di Francia, di Venezia e del Papa uniti nel combattere Ludovico detto ‘il Moro’, con la chiara intenzione di conquistare il Ducato di Milano. Ludovico, zio di Giovanni Sforza, vista la disparità di forze, non poté che fuggire e lasciare campo libero ai nemici. Forte del facile successo, l’esercito invasore continuò la sua avanzata verso sud.

E’ a questo punto che Alessandro VI fece la sua mossa: dichiarò decaduti dai loro feudi i signori di Imola, Forlì, Faenza, Urbino, Camerino e Pesaro – territori che di fatto erano sotto il potere della Chiesa – e spianò così la strada a suo figlio Cesare che stava arrivando con le truppe francesi nel ruolo di luogotenente del re. In pratica, Alessandro VI con la sua abile giocata regalò allo spietato figlio un intero principato.

Giovanni dovette quindi inghiottire dal piatto dei Borgia un altro amarissimo boccone: fu destituito come Signore di Pesaro in favore di Cesare. Ed è ai tempi di governo di quest’ultimo, ovvero attorno al 1500, che Rocca Costanza conobbe un’altra importante modifica: fu con tutta probabilità su consiglio di Leonardo da Vinci che venne fatta confluire l’acqua dell’Adriatico nel grande fossato a forma di quadrifoglio.

Il dominio di Cesare su Pesaro fu però breve: quando morì suo padre Alessandro VI, e dopo un tutt’altro che longevo pontificato di Pio III, venne eletto papa Giuliano Della Rovere, acerrimo nemico dei Borgia che prese il nome di Giulio II. Presto Cesare Borgia vide revocarsi il governo dei territori da lui gestiti; in seguito, sempre per volere del nuovo pontefice, venne arrestato e recluso in quel di Castel Sant’Angelo. Giovanni Sforza poté dunque ristabilire il suo dominio sulla città e prendersi una vendetta, seppur solamente parziale: fece arrestare, torturare e uccidere senza processo l’umanista Pandolfo Collenuccio, sostenitore di Cesare Borgia.

Pochi anni dopo la morte di Giovanni, avvenuta nel 1510, Pesaro e la sua Rocca passarono sotto il dominio del Duca di Urbino Francesco Maria I Della Rovere… Della Rovere, guarda caso, come Papa Giulio II.

Il fortilizio subì l’ennesimo restauro dopo la devoluzione del ducato alla Stato Pontificio, avvenuta nel 1657. La trasformazione più consistente, tuttavia, risale al 1864, anno a partire dal quale la sua funzione principale divenne quella di prigione: l’apparato sommitale venne coperto, le merlature scomparvero e il ponte levatoio lasciò il posto ad uno fisso. Anche gli interni dovettero subire adattamenti per ospitare i detenuti: i vani originariamente adibiti a residenza vennero suddivisi in celle.

Rocca Costanza venne liberata dalla triste funzione di carcere nel 1989 e oggi ospita saltuari ma importanti eventi culturali, occasioni in cui se ne possono apprezzare i sotterranei e il bel cortile interno.

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