La rocca di Fossombrone

Rocca di Fossombrone: se non posso averla io, non l’avrai neppure tu, Borgia! Storia di Guidubaldo, di Cesare e di un fortilizio a brandelli.

E’ bello il mondo da quassù. Ma non è certo la ricerca della meraviglia che, sul finire del XIII secolo, spinse lo Stato Pontificio a edificare la rocca entro il recinto della cittadella, sul punto più alto del colle di Sant’Aldebrando. Fu piuttosto il fatto che non c’era foglia che potesse spostarsi in tutta la Valle del Medio Metauro senza essere vista da questa altura.

Da qui piccole appaiono le case ai piedi del fortilizio e minuscoli dovevano sembrare i nemici.

La rocca subì delle lievi modifiche quando passò sotto il dominio dei Malatesta, ma le trasformazioni più evidenti avvennero a partire dal 1444, anno in cui Federico da Montefeltro acquistò l’intera città di Fossombrone – rocca compresa – dai suoi nemici giurati.

Il Duca di Urbino affidò al geniale Francesco di Giorgio Martini il compito di rendere la fortezza più rispondente alle nuove esigenze belliche, mutate a seguito della comparsa di una nuova, terribile arma detta ‘bombarda’.

L’architetto senese fece prima trasformare il torrione sud-occidentale in baluardetto a punta e, in seguito, nel 1470 circa, apportò la modifica più rilevante: aggiunse, al centro del lato meridionale, quello che si affaccia sulla città, un imponente mastio triangolare con rivellino, il quale andò a costituire una difesa avanzata delle struttura e le diede solidità. Non solo, le conferì anche una caratteristica forma a testuggine, simbolo alchemico di forza e durevolezza che ritroviamo anche nella Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro, sempre ad opera di Francesco di Giorgio Martini.

Nonostante i restauri e la benaugurante forma di tartaruga, la rocca venne distrutta solo pochi anni dopo, ovvero nel 1502. Ma non cadde con disonore. Non si arrese ad alcun nemico. Fu Guidubaldo da Montefeltro, figlio di Federico, a ordinarne la demolizione.

No, Guidubaldo non era pazzo o inetto, anzi, la sua fu una mossa astuta, ma per capirla dobbiamo tornare in dietro di tre anni.

Era il 1499 quando Francia, Papato e Venezia si allearono nella guerra contro Ludovico il Moro, Duca di Milano, per conquistarne i territori. E vista la disparità di forze, il Signore di Milano non poté che fuggire e lasciare campo libero ai nemici.

Forti del facile successo, gli eserciti vincitori presero ad avanzare verso sud.

E’ a questo punto che entrarono in gioco i diavoli d’allora: signori, ecco a voi i Borgia.

Si scrive Rodrigo Borgia, si legge Alessandro VI, Papa Alessandro VI. Ebbene questi, con una giocata tanto audace quanto mancina, dichiarò decaduti dai loro feudi i signori di Imola, Forlì, Faenza, Urbino, Camerino e Pesaro – territori che di fatto erano sotto il potere della Chiesa – e spianò così la strada a suo figlio Cesare che stava arrivando con le truppe francesi nel ruolo di luogotenente del re. In pratica, Alessandro VI con la sua abile mossa regalò allo spietato figlio un intero principato.

Urbino, per quanto Ducato rinomato e importante, non poteva certo competere sul piano militare con l’esercito francese e a Guidubaldo non restò allora che scappare e trovare rifugio a Ravenna in un primo tempo e poi a Mantova.

Ma prima, il figlio del grande Federico, volle a sua volta giocare uno scherzetto a Cesare Borgia, lasciandogli conquistare una terra indifendibile e una rocca a brandelli.

Il dominio di Cesare Borgia sulle terre dei Montefeltro durò pochissimo, il tempo di veder morire suo padre, Papa Alessandro VI e di trovarsi Giulio II come nuovo Pontefice.

Oltre essere un Della Rovere, Giulio II era anche uomo poco avvezzo alla diplomazia e totalmente in contrasto con i Borgia: ci mise lo spazio di un battito di ciglia per far rinchiudere Cesare in quel di Castel Sant’Angelo e a far avere di nuovo a Guidubaldo ciò che i Borgia avevano tentato di sottrargli.

Guidubaldo da Montefeltro morì di podagra nel 1508, a soli 36 anni, e non lasciò eredi. A succedergli fu Francesco Maria I Della Rovere. E già, Della Rovere, guarda caso.

Oggi la rocca di fossombrone non versa certo in buone condizioni, ma una visita in questo luogo così importante per l’antico Ducato, è comunque consigliata.

Interessante anche la chiesetta costruita attorno al ‘700 entro le mura della fortilizio.

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