La Rocca di Frontone, fortezza inespugnabile

Non è un vascello in pietra e mattoni finito per chissà quale madornale errore di comando sul terribile costone roccioso posto dinnanzi al gibbo del Catria. Eppure, al primo sguardo, uno ci scommetterebbe la testa. Quello che gli occhi del visitatore afferrano, quando questi si trova dalle parti del villaggio di Buonconsiglio e alza il naso al cielo, è in realtà un fortilizio. Un fortilizio che di nave ha solo la forma: è la Rocca di Frontone.

Il visitatore attento noterà avvicinandosi delle somiglianze con un’altra struttura difensiva, anch’essa posta ai confini del Ducato: quella di San Leo. Ambedue sorgono su un imprendibile sperone che tremendo spunta dalla terra, ambedue hanno per vicino di casa una torre civica, ambedue presentano a difesa dell’ingresso un puntone triangolare scarpato. E’ proprio per via di questo elemento, il puntone, che diversi studiosi sostengono che la mano dell’architetto dietro la rocca di Frontone sia quella di Francesco di Giorgio Martini.

Uno sguardo ravvicinato alla Rocca di Frontone

Uno sguardo ravvicinato alla Rocca di Frontone

Curiosando qua e là, a spasso per le stanze della Rocca di Frontone

Basta uno sguardo dal di fuori perché l’edificio si racconti. Austero, imponente, senza fronzoli: la rocca di Frontone è un soldato piuttosto in là con gli anni, orgoglioso e di poche parole. Un soldato sferzato dai venti e dai rigori invernali del clima, e che, malgrado tutto, resta ancora in piedi attendendo ordini che da troppo tempo non vogliono arrivare. Svariati restauri hanno tentato di ingentilirne la fisionomia, ma non c’è verso di cambiare per intero la sua natura: la struttura è nata per la guerra, e gli abiti civili non gli si addicono granché.

E’ un archetto quello che immette nella ripida rampa d’accesso, la quale trova nel cortile il suo sbocco. Abituato al volto severo dell’edificio, il visitatore resterà certo sorpreso dall’inattesa eleganza della loggetta ubicata dinnanzi il portone d’entrata. Una curiosità è rappresentata dalla cisterna situata sotto questo spazio aperto, per altro ancora funzionante. Varcato l’ingresso, due scalinate che conducono a diverse ali del palazzo si aprono a destra e a sinistra, in un susseguirsi di stanze di servizio e di rappresentanza.

Gli ambienti, fatta eccezione per la davvero peculiare cucina, sono per la maggior parte piuttosto spogli. Interessante tuttavia l’esposizione di fortilizi in scala – non solo locali – che coinvolge diversi vani e che fa di Frontone il Castello dei Castelli. Nell’immagine sottostante la riproduzione della celebre Rocca di Mondavio.

Rocca di Frontone - Riproduzione in scala della fortezza di Mondavio

Rocca di Frontone – Riproduzione in scala della fortezza di Mondavio

L’ultima nota d’incanto che arriva dalla rocca di Frontone sta dietro le finestre. Sì sì, non nelle finestre ma proprio dietro le finestre. Qualunque punto di osservazione va bene, il panorama è una meraviglia per tutti e 360 i gradi.

Storia della Rocca di Frontone

Sono le pergamene redatte dai monaci del vicino Eremo di Fonte Avellana e i numerosi reperti rinvenuti a suggerirci che il territorio attorno la rocca di Frontone fosse abitato già in tempi antichi. Umbri, Galli Sénoni, Romani e successivamente Longobardi e Franchi furono solamente alcune delle popolazioni che trovarono nella zona un buon posto in cui stanziarsi.

Per ciò che concerne le fonti scritte, la più antica risale al 1072. Il documento riporta nero su bianco il divieto di arrecare danni ai beni avellaniti.

Rocca di Frontone - la cucina

Rocca di Frontone – la cucina

Nel XII° secolo troviamo una Frontone costretta a sottostare alla vicina Cagli. Successivamente la giurisdizione sul castello divenne cosa di Gubbio. Fu la famiglia eugubina dei Gabrielli a spadroneggiare per più di un secolo (1291 – 1420) per le valli del Cesano e del suo affluente Cinisco. Questa prese a tiranneggiare il territorio, almeno fino a quando – siamo nel 1384 – gli abitanti della città umbra chiesero l’aiuto del conte d’Urbino Antonio da Montefeltro e lo elessero a loro signore.

Ai Gabrielli il colpo di mano degli urbinati non andò affatto giù, ma non rimase loro che porre buon viso a cattiva sorte e aspettare tempi migliori. Tempi che comunque non si fecero troppo attendere. Erano passati solamente pochi anni da che la potente famiglia eugubina aveva dovuto rinunciare alla signoria a favore dei Montefeltro che si presentò l’occasione di rivincita, occasione che aveva le fattezze di uno dei condottieri più temuti della sua epoca: Braccio da Montone.

Le truppe braccesche accantonarono per un attimo il loro passatempo, mettere a soqquadro l’intero territorio umbro, per un gioco un pochino più gratificante e remunerativo: assediare Gubbio. Contro ogni aspettativa, però – complice il valore dei feltreschi – l’operazione militare fallì. Guidantonio, succeduto nel frattempo al padre Antonio da Montefeltro, decise per una punizione esemplare ai danni dei fratelli Gabrielli: uno dovette macabramente danzare appeso per il collo alla porta cittadina detta Porta Trasimeno, l’altro, per aver salva la vita, fu costretto a cedere all’umiliazione di rendere ai conti d’Urbino pure Frontone.

La ripida rampa d'accesso che conduce alla Rocca di Frontone

La ripida rampa d’accesso che conduce alla Rocca di Frontone

La rocca di Frontone, baluardo difensivo del Ducato d’Urbino

Quando lo scettro del potere toccò a Federico da Montefeltro, la rocca era già presente nelle terre frontonesi (documenti ne attestano la presenza già nel 1081). Una fortezza fino ad allora ritenuta inespugnabile per via della conformazione del monte su cui s’era innestata. Ma i tempi stavano cambiando e il Signore d’Urbino lo capì a sue spese un giorno del 1445, allorché dovette accorrere di persona per sgomberare il castello di Frontone dall’assedio dei Malatesta.

Fu proprio per via di questo scontro, e in considerazione della posizione strategica e di frontiera, che Federico ordinò a Francesco di Giorgio Martini di rimettere mano alla rocca di Frontone. L’architetto senese ideò una torre quadrata interna e mura perimetrali a semicerchio, oltre al già citato puntone scarpato.

Frontone, 'munitissimo' Castello

Frontone, ‘munitissimo’ Castello

Frontone, dai Della Rovere ad oggi

Alla morte dell’ultimo dei Montefeltro, vale a dire Guidubaldo, Urbino e il resto dello Stato feltresco avrebbero dovuto tornare di competenza alla Chiesa. Solo che a Roma se ne stava un Papa , conosciuto come Giulio II, nelle cui vene scorreva il sangue dei Della Rovere. Il pontefice non dovette affaticarsi poi tanto in alchimie e giustificazioni per ficcare a capo del minuto Ducato Francesco Maria I Della Rovere, nipote suo e dello stesso Guidubaldo.

I primi anni di governo per il nuovo Signore furono piuttosto facili. Egli poteva infatti contare, cosa non da poco, sulla protezione pontificia. Non da ultimo, Francesco Maria disponeva già delle terre di Mondavio e di Senigallia e l’ampliarsi dei domini agevolò di molto i commerci e la vita dei sudditi.

Tuttavia la bocca del popolo racconta sempre almeno parte della verità. Se il Della Rovere avesse drizzato un po’ le antenne e avesse messo assieme il detto chi la fa l’aspetti con quello che asserisce che morto un Papa se ne fa un altro, forse avrebbe capito per tempo che la minaccia lo attendeva appena svoltato l’angolo. Alla morte dello zio, fu nominato Pontefice Leone X°, un Medici, che di punto in bianco fece del nipote Lorenzo de’ Medici il legittimo Signore delle terre urbinate.

A Francesco Maria non rimase altra via che quella che lo condusse a Modena, in esilio. Qui conobbe l’abile diplomatico Giammaria Della Porta che, alla dipartita di Leone X, gli consentì di recuperare i suoi domini (anche con prestiti finanziari per arruolare le truppe). Nel 1530 il Della Rovere si sdebitò con l’amico e consigliere rendendolo conte di Frontone.

Nel 1631, anno in cui si spense l’ultimo duca, lo stato urbinate passò alla Chiesa. La contea di Frontone rappresentò tuttavia un’eccezione, rimanendo alle dipendenze dei Della Porta fina al 1808, ovvero fino a che le Marche furono annesse al Regno Italico e i feudi aboliti. Il Castello, le terre e la rocca di Frontone rimasero però ai Della Porta in qualità di proprietà private.

BIBLIOGRAFIA

  • Gianni Volpe, Rocche e fortificazioni del Ducato di Urbino, Regione Marche, 1982
  • Aa.Vv, Catria e Nerone – Un itinerario da scoprire, Comunità Montana del Catria e del Nerone, 1990
  • Daniele Sacco, La Provincia dei Centoborghi, Metauro Edizioni, 2006
  • Maurizio Mauro, Castelli rocche torri cinte fortificate delle Marche, Istituto Italiano dei Castelli, 1992
Il panorama d'incanto che la Rocca di Frontone dona al visitatore

Il panorama d’incanto che la Rocca di Frontone dona al visitatore

 

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