Rocca Leonella, il feudo che fu culla dei Brancaleoni

Dal suo sperone roccioso a picco sul fosso dell’Eremo di Morimondo, una sorta d’artiglio che spunta dal suolo come per un sinistro incantesimo, Rocca Leonella domina il tormentato territorio che le sta attorno. E’ una sensazione di potere e di forza, quella che si percepisce da queste parti, una sensazione che si mescola però all’inquietudine che deriva dal sentirsi assediati da una natura e da una geologia che il tempo non è riuscito affatto ad ammansire.

Un ammasso di ruderi, un luogo perduto, questo è oggi Rocca Leonella. Miseri resti spazzati dal vento, tra cui, seppur a stento, l’occhio del visitatore contemporaneo riesce ancora a cogliere quelli che qualche secolo fa erano il mastio e la cinta muraria.

Eppure sono le stesse pietre schernite dalla vegetazione, le pietre che ancora rimangono, a suggerirci un passato estremamente differente dal desolato presente. E, in effetti, almeno per questa volta, l’istinto non è dalla parte del torto.

Tutto ciò che resta del glorioso castello di Rocca Leonella

Cenni storici

Costanzo Felici, medico vissuto nel ‘500, scrisse del feudo come di un qualcosa a metà tra l’inespugnabile e il miracoloso. E si meravigliava, l’antico osservatore, di come un luogo tanto impervio potesse ospitare un così gran numero di famiglie.

Poche, se si escludono le testimonianze del Felici, sono le fonti storiche che ricordano questo castello posto sulle pendici del Monte Nerone, a una manciata di chilometri dalla cittadina di Piobbico. Seppur scarsi, tuttavia, i documenti rinvenuti bastano a raccontarci di una Rocca Leonella brulicante di vita fino ad un periodo che si spinge ben oltre il medioevo, a dirci di una fortificazione che non si limitò a guardare la storia scorrergli accanto, ma volle giocarvi un ruolo da attore protagonista.

In una giornata da lupi, l’ambiente rimanda un colpo d’occhio da brividi

Rocca Leonella fu il primo possedimento della nobile famiglia dei Brancaleoni (deve il nome a Lionello Brancaleoni, che l’abitò nel XV° secolo), cosa che si evince dai canoni d’affitto pagati dai componenti la celebre casata ai religiosi della Cattedrale di Cagli già nel 1107.

A ricordare l’importanza e la forza del castello alcuni aneddoti, la cui memoria è affidata alla manciata di pagine sopravvissuta alle angherie del tempo. Sappiamo, ad esempio, che nel 1287 la comunità del luogo era abbastanza ardita e potente da scendere fino Cagli e – col benestare del Signore d’Urbino – distruggerla. Anche la blasonata Senigallia, siamo nel 1331, dovette rassegnarsi nel vedersi alleggerita di oltre settemila capi di bestiame… Ruberia, neanche a dirlo, ad opera di un manipolo di cavalieri proveniente dal feudo piobbichese.

La trecentesca chiesa di San Lorenzo posta ai piedi dell’antica fortezza

Rocca Leonella prosperò fino al 1517, anno in cui la sua fortificazione principale venne abbattuta da Lorenzino de’ Medici, e al Signore del luogo – Federico Brancaleoni – toccò la fine tragica della decapitazione, esecuzione derivante dalla falsa accusa mossagli contro dai conquistatori: quella di aver battuto moneta.

Il paese venne risparmiato, ma ormai la fine aveva trovato il suo inizio.

Oggi, a interrompere la solitudine in cui versa questo glorioso castello a guardia del nulla, qualche fedele che di tanto in tanto fa capolino nel trecentesco luogo di culto intitolato a San Lorenzo che, restaurato di recente, rimane come unico testimone d’un avvincente passato.

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Buona visita!

BIBLIOGRAFIA

  • S. FINI – Piobbico, arte natura e sapori alle pendici del Nerone – Comune di Piobbico, 1999
  • D. SACCO – La Provincia dei Centoborghi – Metauro, 2006

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