Roma contro Cartagine, lo scontro finale

Benvenuto nella seconda e ultima parte del testo che ho voluto dedicare alla SECONDA GUERRA PUNICA. Ci eravamo lasciati con un vittorioso Annibale che, tuttavia, all’idea di assediare Roma si mostra insolitamente titubante. L’Urbe, dal canto suo è allo stremo, ma la caduta non avviene: i cittadini accorrono in massa a supporto della Patria, chi donando i suoi averi chi trasformandosi in soldato. E poi ora al comando delle truppe romane c’è il saggio Quinto Fabio Massimo…

Buon proseguimento!

Roma e Cartagine, uno scontro che pare non voler finire mai

Mentre le legioni si vanno ricostituendo, questa volta evitando la competizione in campo aperto, Annibale cerca di far terra bruciata attorno a quella che oggi conosciamo come la Città Eterna. Il cartaginese, infatti, ha per obiettivo quello di sottomettere le tribù alleate alla Repubblica così da fiaccare ulteriormente il nemico. Non solo, crede anche che questa mossa possa garantirgli quegli approvvigionamenti e quelle truppe che Cartagine sembra non potergli concedere.

Ma questa tattica, che in effetti pare essere l’unica possibile, non porta ai risultati sperati. Il numero dei nuovi soldati che si schierano accanto al temibile comandante non copre quello dei caduti in battaglia. Inoltre, perché l’esercito possa prendere nuove città deve lasciare sguarnite le vecchie conquiste che, immancabilmente, finiscono per tornare tra le mani di Roma. Insomma, i cartaginesi si lanciano in mille battaglie minori che non portano a nulla se non a un incessante logorio.

Peggio, perdono il simbolo della rivolta anti-romana: Capua. Troppi sono i grattacapi che ha il Barca (su tutti la presa dell’importante Taranto) per portare celermente sostegno alla città campana. E quando arriva trova i romani già al riparo entro imponenti campi fortificati. Annibale li provoca in ogni modo, ma la scintilla che potrebbe dare il via alla battaglia risolutiva viene sistematicamente spenta dai militi repubblicani che non raccolgono il guanto di sfida. In più, se il cartaginese non si sbrigherà a venir via di lì si troverà presto accerchiato dalle legioni in arrivo.

Dal momento che l’assedio non può venir tolto con le armi, Annibale tenta di riuscirci con l’astuzia: marcerà su Roma e costringerà così le legioni all’inseguimento. Ma le legioni non lo seguono affatto. Il cartaginese si presenterà sotto le mura rivali e scoprirà una città inattaccabile, traboccante di truppe. L’assedio neppure comincia. E intanto Capua cade.

In queste condizioni il leggendario comandante figlio di Amilcare non è più in grado di difendere nessuno. A meno che…

L’immagine seguente, così come le altre che troverai in questo articolo, è di pubblico dominio ed è tratta da WIKIPEDIA

Il dipinto di Jean-Léon Gérome racconta la tragica fine degli abitanti di Capua, che vennero ridotti a schiavi e venduti

Il dipinto di Jean-Léon Gérome racconta la tragica fine degli abitanti di Capua, che vennero ridotti a schiavi e venduti

Asdrubale, l’ultima speranza cartaginese

Chi è Asdrubale? E’ il fratello di Annibale, anche lui a capo di un esercito. Questi se ne sta nella penisola iberica a vegliare sui ricchi possedimenti punici a sud dell’Ebro. Parliamo certo di un buon comandante, ma il suo talento ha poco a che vedere con il genio bellico dello stretto parente. E’ uno di quelli, insomma, che qualche volta vincono e qualche volta perdono. E da quando nei territori spagnoli ha fatto la sua comparsa Publio Cornelio Scipione Junior, soprattutto, perde.

Il nuovo generale della Repubblica, infatti, oltre a essere parecchio bravo nella guerra è anche un eccellente politico. Scipione sta conquistando un territorio dopo l’altro, e il suo comportamento verso le tribù sconfitte è generoso. Niente a che spartire, insomma, con l’atteggiamento da dominatori mostrato dai cartaginesi. E le popolazioni prima ostili, ora gli si avvicinano.

Asdrubale comprende presto che non può fare nulla contro lo sgretolamento politico delle alleanze operato dall’astuto nemico. Certo, il suo esercito può essere ancora utile. Ma altrove. In Italia, per la precisione. Se riuscirà a ricongiungersi al fratello, assieme avranno abbastanza forza per tornare a minacciare Roma. Anche a Cartagine si è ormai capito (forse troppo tardi?) che o si assesta ora il colpo fatale alla Repubblica o la guerra è perduta. E così vengono inviate ad Asdrubale nuove truppe e nuovi rifornimenti.

Uno scontro decisivo

Asdrubale si rivela piuttosto abile nel seguire la rotta precedentemente percorsa da Annibale e riesce a giungere in Italia più celermente e con meno perdite rispetto a quest’ultimo. Ma commette un errore: assediare Piacenza. I punici si dimostrano ancora una volta pessimi assedianti. E per giunta l’Urbe non se ne sta di sicuro a guardare: vengono mossi contro le truppe soccorritrici diversi contingenti. Ai cartaginesi non rimane altro da fare che levare le tende in fretta e furia e spostarsi verso sud.

E se la Fortuna è cieca, la sfortuna non è neanche un tantino miope. I messaggeri inviati dal comandante punico a suo fratello vengono catturati e costretti a confidare il piano che vorrebbe un ricongiungimento dei due eserciti in Umbria. Informazioni, queste, che ad Annibale non arriveranno mai.

Ma non è ancora finita, perché le guide danno informazioni errate ad Asdrubale, forse lo tradiscono, e l’esercito arrivato di rinforzo dalla Spagna perde tempo nel cercare un guado praticabile che gli consenta di oltrepassare il Metauro. Ed è proprio qui, sulle sponde del glorioso fiume marchigiano, che viene raggiunto dai romani. In posizione sfavorevole e con un minor numero di uomini, Asdrubale si scoprirà presto perdente, ma tenterà di lavare l’onta della sconfitta con il proprio sangue gettandosi nella mischia con totale sprezzo della morte. E’ un confronto dove non si usano scrupoli, è la BATTAGLIA DEL METAURO, scontro che cambierà per sempre il corso della storia.

Annibale apprende della fine del suo sogno di vendetta nella più macabra delle maniere: si dice che un cavaliere romano abbia gettato al di là della palizzata del suo accampamento un fagotto. Un fagotto di stacci contenente la testa del fratello minore.

Annibale trova il capo mozzato di Asdrubale. Affresco del Tiepolo

Annibale trova il capo mozzato di Asdrubale. Affresco del Tiepolo

Scipione l’Africano: l’allievo supera il maestro

Consapevole che non arriveranno ulteriori rinforzi, Annibale si trascina in Italia ancora per qualche anno, perdendosi in guerricciole e scaramucce, ma senza più infastidire davvero gli arcinemici.

Intanto Roma non può fare a meno di ammirare gli incredibili successi del giovane generale Publio Cornelio Scipione, lo stesso uomo che anni prima ha messo alle corde Asdrubale su suolo iberico. Una figura carismatica e affascinante, la sua. Forse il comandante che l’Urbe da tempo aspetta per chiudere definitivamente la guerra. E in effetti saranno le sue mani a ricevere il bastone del comando, mani che avranno il compito di assestare il colpo mortale agli africani.

Tre sono i punti che compongono il suo piano:

  • Il primo, praticamente già realizzatosi con l’annientamento di Asdrubale, è quello di impedire l’arrivo di nuove forze cartaginesi in Italia;
  • Il secondo è quello di massacrare gli ultimi due eserciti rivali presenti in Spagna, di modo che nessuna ricchezza proveniente da questo fecondo territorio possa alimentare il nemico. E questa intenzione non tarderà a trovare compimento, dal momento che la presenza punica nella penisola iberica era stata da lui stesso già ridotta ai minimi termini;
  • l’ultimo è quello di spostare la guerra dai territori soggetti a Roma all’Africa.

Svolti agevolmente i primi due compiti, Scipione si lancia nella guerra di conquista. Già dalla prima mossa si può intuire di che pasta è fatto il condottiero: egli, ingannando il poderoso esercito punico che lo attende altrove, fa sbarcare le sue forze dalle parti di Utica. Certo, la presa della città non riesce, ma le vittorie riportate contro schieramenti minori e il successivo saccheggio dei territori gli procurano un ingente bottino.

Non di meno, riesce a farsi amico un tizio piuttosto importante e a strapparlo dalla sfera d’influenza cartaginese: Massinissa, l’uomo a capo della fazione numida d’oriente.

Come un gatto che gioca col topo, il romano dirige nuovamente la sua flotta su Utica. Ma è solo un diversivo che gli permette di approfittare dello scompiglio: il vero obiettivo sono gli accampamenti del numida d’occidente Siface e del punico Asdrubale Giscone, accampamenti che prima fa circondare e poi dare alle fiamme. E’ una strage.

I superstiti non hanno neppure il tempo di riprendersi perché toccherà loro una nuova pesante sconfitta ai Campi Magni. Massinissa riesce persino a catturare Siface, e Scipione, fedele a quanto pattuito, lo eleva a re dell’intera Numidia.

Il popolo acclama Scipione l'Africano col saluto romano. Immagine tratta dal film di Carmine Gallone (1937)

Il popolo acclama Scipione l’Africano col saluto romano. Immagine tratta dal film di Carmine Gallone (1937)

Da un armistizio finto a una resa vera

Ora, con uno stato ostile che si affaccia minaccioso sui suoi territori e con un forte esercito comandato da un astuto generale che marcia a pochi chilometri dalle sue mura, a Cartagine non resta che elemosinare la pace. Ed è un armistizio generoso quello che le verrà concesso da Publio Cornelio Scipione, un armistizio datato 203 a.C, che tuttavia comprende anche il richiamo di Annibale dall’Italia.

Ma è proprio il rientro del Barca a far ringalluzzire i punici. Questi, infatti, forti dell’imminente ritorno a casa del loro campione, sfidano apertamente Roma. Come? Sequestrando una flotta colma di rifornimenti destinati alle legioni che una tempesta ha sospinto fin sulla costa.

Roma invia immediatamente ambasciatori con la pretesa di avere delucidazioni sull’accaduto, ma questi vengono sbeffeggiati e rispediti al mittente senza alcuna spiegazione.

Zama, il luogo dell’Apocalisse

Tornato a metter piede dopo ventitré anni su suolo patrio, Annibale, molto più accorto dei suoi senatori, chiede un incontro con Scipione. Il faccia a faccia si terrà nella piana di Zama, intelligentemente scelta da quest’ultimo: se ci sarà battaglia, la Repubblica potrà infatti fare affidamento su un esercito meno numeroso rispetto a quello rivale, ma con una cavalleria superiore. E il posto si presta proprio per enfatizzare le caratteristiche dei combattenti a cavallo.

Annibale intuisce la possibilità di un tiro mancino, ma il non farsi vedere avrebbe un significato peggiore che il perdere. E dunque si presenta, e lo fa con un’offerta di pace. Mette sul piatto delle trattative la rinuncia definitiva da parte del suo popolo ai territori spagnoli, sardi e siciliani.

Tutte cose, ribatte Scipione, che Roma si è già conquistata da sola. In realtà il romano sa bene che non ci sarà vera pace fin quando l’indomito generale nemico sarà libero di battersi: è lo scontro definitivo quello che il comandante repubblicano vuole.

I due grandi strateghi non hanno più nulla da dirsi, ritornano ai rispettivi accampamenti e si preparano per l’imminente battaglia.

La prima mossa è dei punici, che lanciano i loro elefanti contro le legioni. Ma Scipione non è uno sprovveduto, ha già previsto l’attacco dei pachidermi ed è corso ai ripari disponendo i soldati in lunghe file anziché in blocchi serrati. Il risultato è che i grossi animali passano tra gli schieramenti romani senza quasi provocar danni, vengono poi attaccati alle spalle e infine, terrorizzati dal frastuono di trombe, tornano verso l’esercito del Barca, caricandolo.

Nello scompiglio, la cavalleria numida si lancia contro la già inferiore cavalleria cartaginese decimandola per poi allontanarsi dalla battaglia.

Scipione attacca al centro, sfonda i primi due schieramenti di fanteria avversaria ma non riesce a sopraffare il terzo, composto dai veterani che hanno seguito Annibale dall’Italia. Ora le ali puniche accerchiano le legioni nella classica manovra a tenaglia già vista a Canne. Ma con una differenza: Roma dispone ancora di due reparti di cavalleria, gli stessi che si erano precedentemente allontanati dal parapiglia. E i cavalieri dell’Urbe a loro volta circondano i cartaginesi: sarà un massacro.

Cartagine si arrende. Definitivamente.

Cartagine, rovine

Cartagine, rovine

BIBLIOGRAFIA

  • G. BRIZZI – Annibale – Il Mulino, 2014
  • R. BARTOLONI – Le guerre puniche. Roma contro Cartagine – Giunti, 2006
  • R. GIACOBBO e L. ZERBINI – Il segreto di Annibale – RaiEri, 2018

Potrebbero interessarti anche...

2 Risposte

  1. Lombardo Mario Giovanni ha detto:

    Scritto in un italiano quasi perfetto. molto scorrevole. Complimenti. Storicamente parlano, non avendo quasi mai approfondito l’argomento, mi è sembrato molto ricco di particolari, appunto che non conoscevo. Grazie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

CONTENUTI ilfederico.com non è una testata giornalistica dal momento che gli aggiornamenti non seguono alcuna cadenza fissa. Pertanto, ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001, non può in alcun modo considerarsi un prodotto editoriale. Gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti dei singoli articoli. I responsabili di ilfederico.com, secondo il loro insindacabile giudizio, si riservano il diritto di eliminare tutti quegli interventi apportati dagli utenti ritenuti offensivi, razzisti o non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Le informazioni contenute in questo blog potrebbero contenere inesattezze, ancorché commesse senza intenzionalità. Gli autori del sito non sono responsabili dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo. TRATTAMENTO DATI PERSONALI Ai sensi del Dlgs. 196/2003, recante “Codice in materia di protezione dei dati personali”, il trattamento dei dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della riservatezza e dei diritti. Ai sensi dell’articolo 13 del predetto Decreto, informiamo che: a) Il trattamento dei dati viene effettuato nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dalla legge, con le seguenti modalità: strumenti automatizzati, inclusi quelli elettronici e telematici. b) Il conferimento dei dati ha natura facoltativa. c) La mancata disponibilità totale o parziale dei dati può comportare l’impossibilità a perseguire la predetta finalità. d) Soggetti e categorie di soggetti ai quali i dati potranno essere comunicati e ambito di diffusione dei dati. I dati di cui sopra, nel rispetto delle finalità sopra indicate, verranno comunicati ai soggetti di seguito indicati: soggetti pubblici e privati per gli adempimenti previsti da ogni norma di legge o da disposizioni contrattuali. I dati non sono oggetto di diffusione. In ogni momento potrai esercitare i tuoi diritti nei confronti dei titolari del trattamento, ai sensi dell’articolo 8 D.Lgs. 196/2003. Restano salvi i diritti di cui all’articolo 7 del Dlgs. 196/2003. e) Titolarità del trattamento e richiesta informazioni ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro f) Responsabili del trattamento ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro INFORMATIVA E GESTIONE DEI COOKIES Cosa sono i cookies? I cookies sono files di testo che i siti visitati dall’utente inviano al terminale dello stesso– computer, smartphone e così via – dove vengono archiviati e poi ritrasmessi agli stessi siti in occasione della successiva visita del medesimo utente. Navigando su ilfederico.com, potrai ricevere solo cookies inviati direttamente dal nostro sito. A – Cookies utilizzati dal presente sito web I cookies vengono utilizzati con strumenti elettronici e ogni tipologia ha una sua funzione specifica. I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati (vedi in seguito). In ogni momento, a norma del d. lgs. 196/03, l’utente – potrà ottenere, previa richiesta inviata all’indirizzo email info(chiocciola)ilfederico.com, la conferma dell’esistenza del trattamento dei dati in questione e delle finalità dello stesso, l’indicazione dell’origine dei dati, l’indicazione della logica applicata al trattamento, l’indicazione di tutti gli elementi sopra elencati, nonché: l’aggiornamento, la rettifica, l’integrazione dei dati; la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione della legge. Su questo sito non vengono utilizzati cookie di profilazione. Per maggiori informazioni sui cookies si veda questa pagina: https://it.wikipedia.org/wiki/Cookie B – Cookies tecnici I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati. Questi cookies sono volti a mantenere un buon funzionamento della navigazione o ad incrementare le funzionalità o le prestazioni del sito. Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori. C – Puoi gestire le tue preferenze sui cookies anche tramite browser Ogni browser contiene una pagina di gestione dei cookies che potrai modificare come meglio credi.

Chiudi