Santa Maria in Val d’Abisso e il Mulinaccio

E’ un amore ormai lungo un millennio quello che lega i piobbichesi allo straordinario Santuario di Santa Maria in Val d’Abisso. Un affetto che si spiega – almeno in parte – con la bellezza sobria, tutta volta alla ricerca della semplicità, che ammanta il luogo di una sorta di solenne serenità.

Si sta bene, qui. E discutere del più e del meno con l’Onnipotente, da queste parti , appare un po’ meno complicato che altrove.

Eppure tutta questa quiete sembra in profondo contrasto con quel “Val d’Abisso”  più facilmente accostabile a un avventuroso romanzo fantasy che non a un edificio di preghiera. In effetti, il Santuario era un tempo intitolato a Santa Maria in Mavi: fu il terrificante terremoto del 1456, un flagello che produsse fratture profonde e numerose nel territorio, a modificarne definitivamente il nome in Santa Maria in Val d’Abisso.

L’interno del luogo di fede. E’ interessante notare come alcune panche siano rivolte alla piccola cappella che si apre nella parete di sinistra anziché verso l’altare maggiore: in effetti molti fedeli visitano il santuario proprio per chiedere delle grazie alla Madonna della Val d’abisso, immagine sacra che si conserva, appunto, nella detta cappella.

Uno sguardo al Santuario di Santa Maria in Val d’Abisso

Ponendo piede all’interno della costruzione, il primo sguardo racconterà al visitatore di un ambiente molto raccolto, un ambiente composto da un’unica navata in stile romanico e sovrastato da un bel soffitto a capriate.

Occorre però qualche passo in più verso l’altare maggiore e il retrostante Crocifisso in maiolica (realizzato da Valerio Valeri) per accorgersi – sulla sinistra – della cappella ad arco che ospita la veneratissima Madonna di Val d’Abisso, immagine sacra cui la tradizione attribuisce diverse grazie. Una sorta di celebrità locale, insomma.

Sulla destra, invece, si trova l’ Assunzione della Vergine, opera di Raffaellino del Colle. Ed è sempre alla stessa mano d’artista che i critici guardano per l’attribuzione dei quattro santi dipinti sulle ante che completano la pala (i Santi Francesco e Girolamo sul lato esterno, Antonio e Sebastiano all’interno).

Assunzione della Vergine, Raffaellino del Colle. Purtroppo le condizioni di scarsa luce hanno reso lo scatto tut’altro che ottimale, ma il dipinto è davvero incantevole.

Il Mulinaccio

In prossimità del luogo di fede, se ne sta poi un sentiero che, accompagnato sulla sinistra da un vecchio muretto a secco e giù da basso dal gorgogliare d’un nervoso ruscello, si addentra in un querceto.

Un piede avanti all’altro e in breve i rumori del vivere quotidiano lasciano il posto al sussurro del vento e l’odore di terra umida prende a stuzzicare le narici. Qualche passo ancora, e il bisbiglio dell’acqua si fa scroscio: è una balza, stretta eppure bellissima, quella che appare dinnanzi gli occhi del forestiero.

Il ruscello precipita per qualche metro fino ad accarezzare, al termine del tuffo, i resti di una struttura antica: è ciò che rimane del mulino un tempo appartenuto alla nobile casata Brancaleoni. Oggi questa costruzione  viene detta il Mulinaccio, forse per via dello stato di abbandono in cui versa…

Sia come sia, il Mulinaccio della Val d’Abisso e la sua balza rappresentano uno dei luoghi più suggestivi e, probabilmente, più romantici delle Marche.

Si tratta, in effetti, di una bellezza decadente e tutto fuorché ovvia, una piccola meraviglia rurale a più riprese finita a far bella mostra di sé in un qualche sceneggiato tv.

Mulinaccio della Val d'Abisso
Ciò che resta dell’antico Mulinaccio Brancaleoni, struttura un tempo attrezzata non solo per la lavorazione delle farine, ma anche per la follatura dei panni.

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