Serra Sant’Abbondio, piccola guida al territorio

Dire che il Comune di Serra Sant’Abbondio vede i suoi confini limitati dai poderosi massicci di Catria e Acuto, asserire che questi sfiorano i duemila metri d’altitudine, aggiungere che il territorio è stato fin dall’antichità teatro di ripetuti scontri e, infine, affermare la presenza proprio da queste parti di uno dei luoghi di fede più potenti che storia ricordi (e, assieme, soggetto a una regola rigidissima), potrebbe suggerire al visitatore l’idea che sta per mettere piede in un pezzo di pianeta assai ostile, in un piccolo mondo uscito in qualche maniera da un crudissimo romanzo fantasy.

Niente di più errato. Serra Sant’Abbondio non è schiacciata dalle forti montagne che la circondano, ma ne è protetta. La sua campagna non è aspra, ma generosa. E i suoi panorami gentili.

E allora non ci resta che salire fin sui 536 sul livello del mare e andare a dare un’occhiata più da vicino all’insolito borgo e agli incantevoli posticini cresciuti lui accanto.

Serra Sant'Abbondio
Serra Sant’Abbondio acciambellata ai piedi delle montagne

Serra Sant’Abbondio: cosa vedere nel centro storico

Il nucleo storico di Serra Sant’Abbondio, caratterizzato da una pianta ad assi paralleli e ancora parzialmente avvolto dalla primitiva cinta muraria, conserva tutto il fascino tipico dei piccoli borghi medievali. In effetti, molto rimane nel presente di quel paese antico riprogettato dagli eugubini nel 1255, comprese due delle quattro porte d’accesso originarie: Porta Santa e Porta Macione.

La prima, vale a dire Porta Santa, è con tutta probabilità – col suo orologio e la torre civica che la sovrasta – la più caratteristica. E proprio da questa si origina l’acciottolato che fende in due l’abitato e conduce all’odierno Palazzo Comunale, struttura che è andata a sostituire la formidabile rocca realizzata secondo i progetti del geniale ARCHITETTO FRANCESCO DI GIORGIO MARTINI nel XV° secolo e fatta abbattere (al pari di altre fortezze) dai duchi urbinati una ventina di anni più tardi per timore che potesse cadere in mano all’infido Cesare Borgia.

Un’ultima curiosità attende il visitatore che decide di ciondolare senza fretta per i vicoli del paese. Ciondolare, già, perché solo l’occhio di chi ama il vivere – e lo scoprire – secondo ritmi lenti potrà  essere catturato da un dettaglio piuttosto sfuggente, quello che vuole piccole porticine murate presenti in buon numero sulle facciate delle più vecchie abitazioni di Serra Sant’Abbondio: sono le ‘porte del morto’, elemento tipicamente medievale ed entrato a piè pari nei racconti della tradizione, di cui si è parlato più diffusamente QUI.

Porta Santa

Grandi e piccoli tesori fuori le mura

Per la verità, è fuori le mura che la parte più straordinaria di Serra Sant’Abbondio attende d’essere scoperta. Si tratta di gioielli poco raccontati, tanto isolati quanto sorprendenti, che emergono dalla campagna come fiori rari da una dimenticata cresta rocciosa.

E la prima di queste perle non è lontana dal castello: parliamo di un minuscolo luogo di fede messo lì, in mezzo a un prato che divide il fosso dalla strada, come per un inspiegabile caso. Il suo nome è: Chiesuola della Canale. Nulla dall’esterno – che diciamocelo, è piuttosto anonimo – lascia presagire al forestiero la meraviglia che l’attende dal di dentro, una meraviglia fatta dei superbi affreschi che ricoprono e rendono preziosa ogni parete.

A guardar bene, però, il motivo della posizione defilata del piccolo edificio lo si trova in una scritta posta dietro l’altare, caratteri che recitano “Refugium peccatorum”. Era in effetti necessaria una certa privacy per coloro che, macchiatisi d’un crimine, venivano qui a implorare la misericordia dell’Onnipotente.

Senza riprendere l’auto, saranno sufficienti i piedi a condurre le genti più curiose entro la boscaglia che se ne sta sull’altra sponda della Provinciale. Di qui, un sentiero immerso nella quiete conduce all’antica e davvero suggestiva Fonte della Canale, da dove ancora – come nel medioevo – si attinge acqua potabile. E’ uno spettacolo niente male, uno di quei luoghi buoni per passare ore in contemplazione, con l’odore di terra e di bosco che penetra nelle narici e il sussurro di un piccolo torrente a coccolare le orecchie.

Ma le cose da vedere a Serra Sant’Abbondio non sono ancora terminate: è meglio riprendere il mezzo, correre a dare almeno una sbirciatina al curioso borghetto di Montevecchio, e poi dirigersi verso la frazione di Petrara. Di qui è possibile raggiungere un luogo davvero speciale, un luogo conosciuto come Madonna del Grottone.

Chiesuola della Canale - Serra Sant'Abbondio
La piccola Chiesuola della Canale

La Madonna del Grottone

La storia di questo posto salvifico comincia nel 1944, quando la popolazione – terrorizzata dai continui bombardamenti aerei – prese a salire la montagna per ripararsi nell’enorme grotta posta quasi sulla sua sommità. La cavità fece il suo dovere fino in fondo, sottraendo alla morte numerosi esseri umani.

Finita la guerra, però, finì anche la sua gloria: pian piano nessuno ne parlò più e la roccia (buco compreso) tornò ad essere casa d’una intricatissima vegetazione. Nel 1988, tuttavia, qualche bravo e anziano oratore dovette incuriosire oltremodo coi suoi ricordi un giovane concittadino che, armato di buona tempra e qualche attrezzo tagliente, riuscì prima a ritrovare la grotta e poi a convincere la comunità locale che quello era un luogo da celebrare in qualche modo, tanto per il passato quanto per l’impareggiabile bellezza.

In effetti, gli abitanti delle valli circostanti non si fecero troppo pregare per rimboccarsi le maniche e ripristinare il vecchio sentiero (poi impreziosito con l’aggiunta delle 14 stazioni che vanno a formare una via Crucis). Sotto il salvifico tetto roccioso venne anche apposta la statua della Vergine e, da allora, questo stupendo posto è conosciuto, appunto, come Madonna del Grottone e frequentato da un numero sempre crescente di fedeli.

Madonna del Grottone - Serra SAnt'Abbondio
La statua della Vergine posta all’interno della grotta

I due luoghi-simbolo di Serra Sant’Abbondio

Quelli detti fin qua sono posti dell’anima, luoghi d’incanto che vanno a donare peculiarità uniche al paese che li ospita e custodisce. Ma se Serra Sant’Abbondio possedesse una carta d’identità, alla voce ‘segni particolari’ comparirebbero probabilmente due edifici sacri di cui ancora in queste righe non si è detto.

Il primo, che probabilmente supera in celebrità il Comune stesso, è il MONASTERO DI FONTE AVELLANA che si pensa fondato addirittura prima del mille. Il sacro complesso, seppur di umili origini, vide (soprattutto grazie al suo religioso di maggior fama, vale a dire Pier Damiani) accrescere velocemente il suo prestigio e la sua potenza, tanto che nel corso dei secoli riuscì a produrre vescovi, papi e santi in gran numero.

Parliamo di uno tra i più suggestivi luoghi di culto su cui occhio contemporaneo possa posarsi, un condensato di medioevo, cultura e sacralità di cui anche il sommo Dante Alighieri volle dire nella sua “Commedia” (e pure vi soggiornò).

Il secondo edificio-simbolo è anch’esso monastero, un monastero intitolato a Sant’Abbondio (e a cui il nome del paese stesso deve evidentemente molto) di cui oggi resta in piedi soltanto la Cripta di San Biagio, uno dei luoghi più antichi delle Marche se è vero che risale al VII secolo. L’affascinante cripta (a tre navatelle su colonnine e absidiole semicircolari) si trova nei pressi del cimitero cittadino e per visitarla è necessario chiedere la chiave alla Pro Loco.

Eremo avellanita intitolato alla Santa Croce

Storia di Sant’Abbondio (in breve)

La vita, in quel che è oggi territorio serrano, dovette comparire molto presto: vale a dire nel paleolitico. Ma erano, per così dire, esistenze di passaggio, dal momento che le immense foreste e il clima rigido non favorivano lo stanziamento. Era, di fatto, un territorio che tornava buono per la caccia e poco altro.

Successivamente, con le tribù umbre che tentavano di estendere la propria influenza verso l’Adriatico, la zona di Serra Sant’Abbondio – siamo nell’età del bronzo – si fece importante via di transito e nucleo abitato.

Quell’antica comunità serrana dovette poi conoscere la brutalità della guerra: prima quella combattuta tra i romani e la coalizione Gallo-Sannitica (295 a.C) e più tardi quella tra bizantini e goti (552 d.C).

Nel 754 Pipino il breve donò molte località alla Chiesa e, tra queste, appunto, la nostra Serra.

In seguito all’avvento dei comuni, il paese si trovò a far di conto con la dominazione degli eugubini, eugubini che nel 1255 ammodernarono le difese del centro abitato e vi fecero confluire forzatamente le genti dei castelli di Leccia, Capitale e Campietro.

Nel 1383, Gubbio fu costretta a cedere il nostro bel feudo al vescovo Gabriello di Necciolo Gabrielli che, di lì a poco, se lo vide a sua volta sottratto dal Conte Antonio da Montefeltro. Serra Sant’Abbondio dovette da allora seguire le alterne fortune del Ducato d’Urbino fino alla sua devoluzione (1631) allo Stato Pontificio.

Sotto il regime fascista il borgo conobbe l’umiliazione del non esser più autonomo, divenendo frazione frontonese, e dovette far buon viso a cattivo gioco fino a guerra finita, quando si poté nuovamente fregiare d’esser Comune.

Bibliografia

  • C. INZERILLO – Viaggio nel Ducato di Urbino – Edimond, 2009
  • D. SACCO – La Provincia dei Centoborghi – Metauro, 2006
  • AA.VV – Pesaro e Urbino. Percorsi in Provincia – L’Alfiere 2012

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

CONTENUTI ilfederico.com non è una testata giornalistica dal momento che gli aggiornamenti non seguono alcuna cadenza fissa. Pertanto, ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001, non può in alcun modo considerarsi un prodotto editoriale. Gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti dei singoli articoli. I responsabili di ilfederico.com, secondo il loro insindacabile giudizio, si riservano il diritto di eliminare tutti quegli interventi apportati dagli utenti ritenuti offensivi, razzisti o non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Le informazioni contenute in questo blog potrebbero contenere inesattezze, ancorché commesse senza intenzionalità. Gli autori del sito non sono responsabili dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo. TRATTAMENTO DATI PERSONALI Ai sensi del Dlgs. 196/2003, recante “Codice in materia di protezione dei dati personali”, il trattamento dei dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della riservatezza e dei diritti. Ai sensi dell’articolo 13 del predetto Decreto, informiamo che: a) Il trattamento dei dati viene effettuato nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dalla legge, con le seguenti modalità: strumenti automatizzati, inclusi quelli elettronici e telematici. b) Il conferimento dei dati ha natura facoltativa. c) La mancata disponibilità totale o parziale dei dati può comportare l’impossibilità a perseguire la predetta finalità. d) Soggetti e categorie di soggetti ai quali i dati potranno essere comunicati e ambito di diffusione dei dati. I dati di cui sopra, nel rispetto delle finalità sopra indicate, verranno comunicati ai soggetti di seguito indicati: soggetti pubblici e privati per gli adempimenti previsti da ogni norma di legge o da disposizioni contrattuali. I dati non sono oggetto di diffusione. In ogni momento potrai esercitare i tuoi diritti nei confronti dei titolari del trattamento, ai sensi dell’articolo 8 D.Lgs. 196/2003. Restano salvi i diritti di cui all’articolo 7 del Dlgs. 196/2003. e) Titolarità del trattamento e richiesta informazioni ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro f) Responsabili del trattamento ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro INFORMATIVA E GESTIONE DEI COOKIES Cosa sono i cookies? I cookies sono files di testo che i siti visitati dall’utente inviano al terminale dello stesso– computer, smartphone e così via – dove vengono archiviati e poi ritrasmessi agli stessi siti in occasione della successiva visita del medesimo utente. Navigando su ilfederico.com, potrai ricevere solo cookies inviati direttamente dal nostro sito. A – Cookies utilizzati dal presente sito web I cookies vengono utilizzati con strumenti elettronici e ogni tipologia ha una sua funzione specifica. I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati (vedi in seguito). In ogni momento, a norma del d. lgs. 196/03, l’utente – potrà ottenere, previa richiesta inviata all’indirizzo email info(chiocciola)ilfederico.com, la conferma dell’esistenza del trattamento dei dati in questione e delle finalità dello stesso, l’indicazione dell’origine dei dati, l’indicazione della logica applicata al trattamento, l’indicazione di tutti gli elementi sopra elencati, nonché: l’aggiornamento, la rettifica, l’integrazione dei dati; la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione della legge. Su questo sito non vengono utilizzati cookie di profilazione. Per maggiori informazioni sui cookies si veda questa pagina: https://it.wikipedia.org/wiki/Cookie B – Cookies tecnici I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati. Questi cookies sono volti a mantenere un buon funzionamento della navigazione o ad incrementare le funzionalità o le prestazioni del sito. Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori. C – Puoi gestire le tue preferenze sui cookies anche tramite browser Ogni browser contiene una pagina di gestione dei cookies che potrai modificare come meglio credi.

Chiudi