Torricella di Fossombrone, il piccolo castello fiorito

In Provincia di Pesaro e Urbino, incastonata in un paesaggio contraddistinto dalle forme morbide di mille colline e dal verde di una natura mai del tutto domata dall’uomo, se ne sta la bella Torricella di Fossombrone.

Aggrappato al suo poggio come un rapace al braccio del falconiere, lo straordinario castello domina la stretta e tortuosa valle del torrente Tarugo. Paradossalmente è stata proprio questa posizione favorevole – strategica, oltre perché d’altura, in quanto posta su di una via alternativa alla Flaminia che tornava buona per raggiungere la GOLA DEL FURLO – a valere in passato all’abitato i maggiori grattacapi: non erano infatti pochi i potenti a desiderarlo. Parliamo inoltre di un borgo di confine, prima conteso tra i comuni di Cagli e Fossombrone e, successivamente, dai componenti le casate dei Malatesta e dei Montefeltro.

Ma lasciamo perdere almeno per un attimo lo ieri di questo luogo da favola e concentriamoci sul suo oggi che, davvero, ha dell’incantevole.

Il borgo visto dalla rocca

Tutto il bello di Torricella di Fossombrone

Due vie, appena qualche decina di abitanti e anni luce di distanza dai flussi turistici di massa. Eppure Torricella il modo di far sgranare gli occhi al visitatore lo conosce benissimo.

A suggerire una breve sosta al forestiero – a invitarlo, quasi – è un peculiare ponticello, ben visibile a lato della strada, che attraversa quello che un tempo era l’ampio fossato a protezione del castello. E, parola d’onore, chi decide di accettare il suggerimento si potrà vantare d’esser stato baciato dalla buona sorte.

Dopo un breve tratto in salita, costeggiando la cinta muraria ancora integra, si arriva ad una piccola piazzetta che funziona (e lo fa piuttosto bene) anche da terrazza panoramica. Proprio in questo slargo trova posto la bella Chiesa intitolata a San Nicolò, edificio del tutto ristrutturato nel corso del XIX° secolo. Notevole lo stacco di colore dato dalla pietra chiara del luogo di fede che si staglia su di uno sfondo decisamente vivace, un dipinto fatto del verde intenso dei boschi, del giallo dei campi coltivati a grano e dell’azzurro di un benevolo cielo estivo.

Chiesa di San Nicolò

A spasso per il borgo

Una visita iniziata non certo male, ma basta girare di poco lo sguardo per rendersi conto di aver fino ad ora dato le spalle alla meraviglia più sorprendente. No, dietro di noi non c’è la Gioconda. E nemmeno una cattedrale. Case, piuttosto. Semplici abitazioni trecentesche rimesse a nuovo, tutte quante, nessuna esclusa.

Va detto, d’intonaco non vi è traccia. Il buon senso degli abitanti ha permesso al borgo di non snaturarsi, di rimanere quella straordinaria perla di medioevo che è sempre stato: gli edifici sono realizzati con la locale pietra rosata, tasselli sapientemente intagliati ad uno ad uno.

Ma l’amore per le proprie radici da queste parti non si esprime una tantum ristrutturando casa, è piuttosto gesto di ogni giorno. Così, uomini e donne si danno da fare ogni dì per rendere il paese un pochetto più bello ricoprendo giardini, mura e finestre con un’infinita varietà di fiori. E pare proprio che le specie vegetali predilette dai residenti siano quelle coi petali dai colori più sgargianti.

Salendo fino al cuore del nucleo abitato si può notare l’antico lavatoio coperto e, a fianco, una limonaia realizzata sul finire dell’Ottocento.

Il ristrutturare nel solco della tradizione, mescolato a tutto questo ‘prendersi cura’, fa di Torricella di Fossombrone un luogo davvero speciale, un luogo d’altri tempi perfettamente adattato al presente. Anzi, una strizzatina d’occhio il paesello la dà pure al futuro, dal momento che dei circa trenta abitanti quasi la metà può ancora contare gli anni sulle dita delle mani.

L'antico lavatoio coperto presente a Torricella di Fossombrone
L’antico lavatoio coperto presente a Torricella di Fossombrone

La rocca e il Tombolino

Si sa, le cose di tutti finiscono sovente con l’esser di nessuno. E allora chi a Torricella di Fossombrone se la passa peggio è l’antica rocca che svetta sul villaggio fortificato. Si tratta una fortezza in rovina, vinta dall’assedio plurisecolare di serpenti ed erbacce.

Grazie alla ferrea volontà di vecchio soldato e a una malta d’un millennio fa, il mastio a base quadrata rimane ancora in piedi. Tuttavia, ogni giorno che passa, la struttura pare un po’ più sul punto di arrendersi definitivamente alla forza di gravità.

Sull’ampio pianoro che ospita ciò che resta della torre, sparsi qua e là tra l’erba alta, sono visibili anche altri ruderi che un tempo erano stalle, mura munite di feritoie, granai e cisterne.

Faccia molta attenzione chi si avventura fin quassù perché crolli, cadute e sgradevoli incontri con striscianti creature sono tutt’altro che improbabili.

Poco fuori la cinta muraria del paese vi è poi una seconda torre detta Tombolino. Questa, dalle forme tondeggianti, era in origine una struttura pensata la guerra ma, con il finire della burrascosa epoca medievale, la costruzione venne riattata a torre colombaia e, in tempi recenti, a graziosa abitazione.

Ruderi della rocca di Torricella di Fossombrone
Ciò che resta del mastio della rocca

Cenni storici su Torricella di Fossombrone

E’ in una bolla del pontefice Onorio III° del 1224 che Torricella viene per la prima volta menzionata in un documento scritto, tuttavia non è da escludere che l’origine dell’abitato sia da ricercarsi ben più addietro nei secoli.

Il borgo fa nuovamente capolino nelle pagine di storia locale con una data: il 1293, anno in cui lo sappiamo essere cosa di Fico di Andreucciolo, un nobile imparentato con il più celebre Mastinello Mastini (che fu governatore di diverse importanti città umbre).

Come detto, il paese fu per lungo tempo oggetto del contendere tra cagliesi e forsempronesi. A spuntarla, nel 1339, furono questi ultimi e così il nostro straordinario borghetto dovette finire sull’elenco degli undici castelli del loro contado.

Nel 1444 il borgo entrò a far parte dello Stato urbinate ma le sue genti, quasi certamente istigate dai Malatesta, si ribellarono contro i dominatori: forse è per questo che i Montefeltro non si adoperarono per Torricella quanto per altri castelli, evitando non solo di rinforzarne le difese ma anche di provvedere a un’adeguata manutenzione di quelle esistenti.

Nonostante i burrascosi rapporti coi duchi d’Urbino, il borgo conobbe il suo periodo di maggior decadenza con il ritorno allo Stato della Chiesa e la fine delle corti autonome.

Altra famiglia molto importante da queste parti fu quella dei Torricelli, cui l’abitato deve un bel pezzo della sua storia e forse il nome. I membri di questa nobile ancorché poco conosciuta casata, che gli storici vorrebbero discendere dal già menzionato Fico di Andreucciolo, fecero la loro comparsa in quel di Torricella sul finire del ‘400 e vi rimasero fino al principio del XX° secolo, quando si trasferirono nell’odierno (e più blasonato) capoluogo comunale.

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