Alla scoperta di Valle Avellana e della ritrovata Chiesa di Santa Maria in Silvis

Sono meraviglie minute e senza voce quelle che agghindano le campagne della Provincia di Pesaro e Urbino, gioielli di pietra che vanno sotto il nome di borghi.

Non lo si direbbe mai, ma questi antichi abitati, al pari dei fiori, sembrano soffrire l’inverno. Paiono patire il freddo portato dai tempi moderni, tempi dove la praticità conta più della felicità. Tempi dove vince chi corre, anche se non sa bene dove stia andando. Tempi dove chi arriva primo, al comando ci resta da solo. Tempi, questi, che vogliono il successo misurabile nella distanza che l’uomo è riuscito a mettere tra sé e gli altri.

E allora come può stare in piedi un borgo abbracciato da mura ideate per proteggere la comunità e non l’individuo? Come può cavarsela un abitato di campagna quando i minuti che separano le persone dal posto di lavoro contano più di quelli trascorsi in buona compagnia, magari davanti a un bicchiere o a un mazzo di carte?

Sarà perché è riuscito nell’impresa utopica di restare fiorito in questo inverno dell’anima, sarà perché da queste parti la bellezza viene prima della comodità, fatto sta che Valle Avellana è un piccolo angolo di mondo che, perso nel vasto territorio di Sassocorvaro, merita di essere detto.

Valle Avellana - L'antica porta d'accesso e il selciato

Valle Avellana – L’antica porta d’accesso e il selciato

A spasso tra le case di Valle Avellana

Non è il favoloso panorama che si può apprezzare gettando lo sguardo dal borgo verso valle la cosa che più stupisce. No, benché il paesaggio attorno a Valle Avellana abbia dello straordinario, quello che maggiormente sorprende è il legame tra le persone e il luogo, il desiderio comune di condividere la bellezza semplice del posto, magari colorando muretti e davanzali di una vivace cascata di petali o mantenendo in buon ordine gli spazi di tutti come la piccola piazzetta o il forno pubblico.

Valle Avellana, castello che nel ‘300 dava alloggio a ventiquattro famiglie, ha saputo conservare intatti il fascino dell’antico borgo fortificato e il carattere sanguigno tipico dei luoghi di frontiera. E allora passeggiare tra le case medievali fatte di mura spesse e strette finestre, con un gruppetto di curiose galline che avanza per l’antico selciato seguendo a pochi passi il visitatore, mentre dall’interno delle abitazioni provengono i profumi di un imminente pranzo casereccio e la ricetta di morte che un abitante sta stilando ad alta voce ai danni del politico di turno dentro la tivù… è un qualcosa di impagabile.

Camminando per il paese, il forestiero non impiegherà poi molto a scovare un pertugio:  è l’antico ingresso del castello che, assieme al bell’arco gotico che lo sovrasta, se ne sta li da tempo immemore.  Da qui l’occhio è libero di cadere su una costruzione realizzata al di fuori della cinta muraria: è la Chiesa di San Giorgio, luogo di culto riconoscibile tra mille per via del possente campanile squadrato.

La visita a Valle Avellana non è però giunta al termine: rimane ancora una storia da dire, una storia che ha nome Santa Maria in Silvis.

Forno pubblico - Valle Avellana

Forno pubblico – Valle Avellana

Nella pace e nella natura: Santa Maria in Silvis

Proseguendo la via che dal borgo conduce alla Parrocchiale di San Giorgio, si arriva alla non distante chiesetta di Santa Maria in Silvis. Si tratta di un piccolo luogo di fede immerso in un bel parco, a sua volta circondato da una fitta e ordinata vegetazione (in Silvis significa appunto nelle foreste), un edificio tanto semplice quanto affascinante, la cui realizzazione risale con tutta probabilità al XII° secolo.

Pochi conoscono Santa Maria in Silvis e, in effetti, non se ne fa un gran parlare. D’altro canto questa chiesetta di campagna, ad unica navata e dai tratti romanici, non ha opere di gran pregio da esibire e neppure un campanile capace di svettare in cielo fino a solleticare le nuvole. E’ tutt’altra cosa, insomma, rispetto a quelle cattedrali che raccontano mostrandosi: questo è un luogo di natura e di silenzio, e nel silenzio di ascolto.

E se i fedeli da queste parti non hanno potuto compiacere il Creatore tirando in ballo artisti di gran nome in cambio di monete sonanti, hanno però mostrato lui l’amore più vero edificando la bella struttura a forza di braccia, con il sudore della fronte. Per ben due volte.

E già, perché questo piccolo gioiello ha rischiato di andare perduto per sempre.

La chiesa di Santa Maria in Silvis a Valle Avellana

La chiesa di Santa Maria in Silvis a Valle Avellana

Santa Maria in Silvis tra storia remota e tempi recenti

Che ci fa una chiesetta persa nei boschi, in un territorio così povero di popolazione e fuori mano persino per gli abitanti della seppur vicina Valle Avellana? Questa è la prima domanda che si pone il forestiero che ha la fortuna di godere la quiete del posto.

Una risposta, benché parziale, la fornisce un fatto curioso: Santa Maria in Silvis, ancora oggi, non dipende dalla diocesi del Montefeltro, ma da quella riminese. E ciò ha profondi legami con il passato: Valle Avellana era infatti un castello soggetto al potere dei Malatesta. Un lembo di territorio che confinava con quello dell’alleata famiglia Brancaleoni e che permetteva ai riminesi un passaggio sicuro nel cuore dei domini feltreschi.

E allora ecco spiegato il perché di questo peculiare luogo di fede: era posto su una via di transito, oggi come allora secondaria, ma che aveva accresciuto la sua importanza con il sorgere degli screzi tra Montefeltro e Malatesta.

L’edificio dedicato al culto mariano ha conosciuto nel corso della propria storia alterne fortune, fino a vedere nel secondo dopoguerra la gente scappare dai suoi dintorni per inseguire il boom economico nelle città costiere e le strade che lo lambiscono farsi deserte. In breve Santa Maria in Silvis si fece ricordo dai colori sempre più slavati nella memoria collettiva e natura e vandali furono liberi di aggredirla a piacere.

Una ritrovata bellezza

Il quattrocentesco affresco del Mazzatosta (oggi conservato presso la parrocchiale di Casinina)

Il quattrocentesco affresco del Mazzatosta (oggi conservato presso la parrocchiale di Casinina)

Il declino si arrestò solamente sul finire del secolo quando Angelo Chiaretti e Alberto Giorgi si trovarono quasi per caso a passeggiare in mezzo a rovi e rovine. Ciò che videro infilandosi in uno squarcio aperto su una delle pereti li lasciò senza parole. Se il primo sguardo catturò un affresco raffigurante una Madonna assieme al Bambino (non un capolavoro, ma certo un’opera pregevole), uno sguardo più attento fece loro notare i segni lasciati delle sassate inferte alla pittura, e sul pavimento lattine, ceri probabilmente utilizzati per riti piuttosto dubbi e finanche ossa umane provenienti dalle tombe sottostanti la struttura.

I due, profondamente colpiti dalla barbarie che Santa Maria in Silvis aveva dovuto subire, si misero in contatto con l’ispettore Francesco Vittorio Lombardi per segnalare quanto avevano scoperto. E quanto accadde in seguito è la dimostrazione che la Chiesa, prima ancora che dalle pietre, è fatta dalla gente.

I locali e alcuni volontari legati alla parrocchia di San Lorenzo di Riccione si rimboccarono le maniche, ognuno mise del suo per donare nuovamente al luogo di fede l’incanto perduto. Chi si occupò di smaltire la burocrazia, chi dei finanziamenti, chi di trasportare su e giù carriole di cemento e chi apportò lavoro più tecnico… fatto sta che oggi Santa Maria in Silvis è tornata ad essere un piccolo angolo di paradiso.

Scopri con Google Maps come arrivare a Valle Avellana

 

BIBLIOGRAFIA

  • AA.VV – Santa Maria in Silvis, Valle Avellana – opuscolo
  • D. SACCO – La Provincia dei Centoborghi – Metauro Edizioni, 2006
  • F. FRATERNALI – Sassocorvaro in tasca – Ciabocchi Editore, 2015

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