Villa La Croce, un borgo tornato alla vita

Ficcata nella natura incontaminata del versante sud-ovest dei Monti delle Cesane, a qualche chilometro dalla frazione urbinate di Canavaccio, se ne sta Villa La Croce. Si tratta di un villaggio lontano da tutti e tutto, un agglomerato di case messo lì come per una sfida, come fosse uno di quei fiori rari che si ostinano a crescere sui cucuzzoli rocciosi delle montagne più impervie.

E allora anche al meno curioso toccherà di domandarsi come, esattamente, quel bel borghetto sia capitato proprio lì.

Una veduta sulle abitazioni di Villa La Croce (Canavaccio di Urbino)
Una veduta d’insieme su Villa La Croce. L’abitato viene costeggiato – e mai attraversato – dalla strada sterrata. Le case sono messe in comunicazione tra loro da gradinate realizzate con la locale pietra bianca con riflessi rosati delle Cesane (la stessa utilizzata per le abitazioni)

La risposta affonda le sue radici in tempi remoti, talmente remoti da portarci dritti dritti all’epoca romana e alla fine della Pax Augustea. Un periodo, quello detto, che vide la palude sostituirsi alle colture di fondovalle e la malaria tornare lì da basso a presentare il suo salatissimo conto.

Ecco allora che le genti degli abitati maggiori cercarono rifugio in collina e presero a fondare minuscoli e isolati villaggi come quello di Villa La Croce. Non più sui commerci, e nemmeno sulla ricca e levigata terra di pianura, potevano contare le famiglie arrampicatesi sulle alture in cerca di un futuro migliore: per mettere assieme un pasto toccò loro di lavorare un suolo ingeneroso e aspro, di fare i conti con una sorta di faticosissima maledizione quotidiana.

Tra alti e bassi, la vita in quel di Villa La Croce dovette scorrere secondo un tracciato piuttosto lineare fino al termine dell’epoca feudale, vale a dire fino a ché le più importanti vie di fondovalle dovettero ritrovare importanza e sicurezza.

A sorvegliare il villaggio, un’antica sentinella: è la LEGGENDARIA TORRE BROMBOLONA, oggi ridotta rudere.

Villa La Croce oggi

Piano piano la modernità fece capolino nella storia con la sua sempre crescente frenesia e le promesse di una ricchezza a portata di mano, promesse legate ai commerci che stavano fiorendo attorno alle maggiori vie di comunicazione.

E che senso poteva avere ora lo starsene arroccati sul fianco d’un monte a spaccarsi le braccia e la schiena nel tentativo di mettere a coltura quella specie di roccia che per anni le genti di campagna si erano ostinate a chiamare terra? Futuro attaccò a far rima con pianura, e i borghi rurali presero la strada che portava verso un lento e inesorabile declino.

Le case del piccolo borgo rurale, il cui bianco spicca sullo sfondo azzurro e verde di cielo e natura

Presto anche le nove abitazioni che assieme formano Villa La Croce furono immerse nell’assordante silenzio dell’abbandono. Mura sbrecciate, finestre divelte, pietre assediate dall’erba alta, porte lasciate a pendere dai cardini: questo era il desolante aspetto del villaggio fino a qualche anno fa.

Oggi però la musica è cambiata: alcune famiglie, attratte dall’amenità del luogo e dal desiderio di sfuggire le pressioni intrinseche al vivere di tutti i giorni, hanno riportato Villa La Croce alla sua umile e antica bellezza.

La Locanda “La Brombolona” e i sentieri piuttosto conosciuti tra gli amanti del trekking e della mountain bike poi, hanno di molto accorciato la distanza che separa il villaggio dal mondo che lo circonda, un mondo ora non più così fatalmente lontano.

Sulla destra dell’immagine, una torre colombaia d’epoca medioevale. Anch’essa è stata tirata a lucido e recentemente riattata ad abitazione

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