Ariodante, Rosabella e la leggenda della Mozza

È una storia che da oltre mille anni si mostra capace di saltare di bocca in bocca e di generazione in generazione, quella di Ariodante e Rosabella.

Il racconto, conosciuto anche come leggenda della Mozza, ha probabilmente origine da un fatto di sangue realmente accaduto. Un tragico evento poi via via arricchito di dettagli nel corso di innumerevoli veglie, serate di ritrovo dove sovente gli anziani parlavano di avvenimenti strani e raccapriccianti capaci di catturare l’attenzione degli adulti mentre le labbra dei bimbi si schiudevano in una piccola O colma di stupore.

Si dice che vi fu un tempo in cui Serra Sant’Abbondio era dominata da un castellano crudele che, abusando del potere conferito lui dal prestigioso incarico ricoperto, aveva preso a comportarsi come una sorta di tiranno. Nessuna angheria veniva risparmiata a chi abitava nei paraggi. E neppure il malvagio si dimenticava di applicare lo ius primae noctis*, vale a dire il suo diritto di trascorrere la prima notte con le donne del paese diventate mogli di giorno.

Fu forse proprio a causa di questa insopportabile pratica che Ariodante, un armigero molto abile con la balestra, decise di tenere segreta la sua relazione con Rosabella, una bella sedicenne proveniente da un vicino abitato, oggi frazione conosciuta come Leccia.

Una delle immagini più tipiche di Serra Sant’Abbondio, paese che fa da sfondo alla leggenda della Mozza

Per un certo periodo, l’unico a sapere dell’amore clandestino tra i due fu un uomo in arme, un fidato compagno che era solito sostituire Ariodante durante i turni di ronda così che questi potesse sgattaiolare via di nascosto tra le braccia della sua bella pastorella dai lunghi capelli biondi.

Sfortunatamente, però, Ariodante non era il solo a desiderare Rosabella. Più volte il maestro di caccia e pesca aveva infatti tentato di approcciare la ragazza, ottenendo tuttavia in cambio sempre e soltanto dei due di picche.

Lo spasimante rifiutato prese a chiedersi come mai una fanciulla dalle origini così umili potesse respingere lui, lui che tutto sommato non si riteneva affatto un cattivo partito. Infine, mosso dal dubbio, attaccò a spiare la bella fanciulla e scoprì così che questa aveva in Ariodante il suo amante. Fu la paura di affrontare un abile soldato a spingere il maestro di caccia e pesca a scappare via, e la più folle gelosia a portarlo fino al cospetto del castellano.

 Il despota, udita che ebbe da questi la storia dei due innamorati, mandò a chiamare Ariodante. La faccenda partì con un rimprovero che divenne prima diverbio e poi sfida a duello. Ad avere la peggio fu il povero innamorato, che ben si sapeva giostrare tra dardi e frecce ma che qualche difetto poteva lui attribuire la spada.

Non sazio del sangue che ancora gocciolava dall’arma, il castellano diede ordine ai suoi di scovare la ragazza e di ucciderla sul posto, ovunque l’avessero trovata.

Gli uomini al soldo del castellano trovarono l’ignara fanciulla nei paraggi, intenta a pascolare le sue pecorelle. Vi fu un velleitario tentativo di fuga che terminò dove la radura finisce e il bosco inizia, quando uno dei soldati agguantò la lunga chioma di Rosabella e un altro le mozzò di netto il capo con un unico fendente alla base del collo.

La testa della giovane venne trattata come fosse un trofeo, poi – come un macabro invito a non trasgredire le regole – esposta sulle mura del castello.

La storia però non finisce qui. Molti anni dopo, infatti, il silenzio di una notte di luna piena venne rotto da grida di donna. Le strazianti urla richiamarono l’attenzione di un boscaiolo che, terrorizzato, sollevò lo sguardo dalle fiamme della sua carbonaia per frugare l’oscurità in cerca di qualche pericolo.

Ben presto dal buio emerse la figura di una ragazza coperta solo da un velo che correva a perdifiato. Subito dopo sbucarono fuori dal nulla anche dei soldati con le spade sguainate. Ma quando questi erano lì lì per afferrare la loro preda, un altro armigero fece la sua comparsa. Era Ariodante che, in groppa al suo destriero, afferrò l’amata Rosabella per la vita issandola poi sulla sella e sottraendola ai malintenzionati.

Giurò poi il boscaiolo d’aver visto l’animale accompagnare al galoppo i due innamorati fino al cielo. E nel suo raccontare l’uomo deve essere stato parecchio convincente se è vero che il monte verso cui scapparono Ariodante e Rosabella oggi viene detto Monte Cielo e il luogo dove fu uccisa la fanciulla è abitualmente chiamato Colle della Mozza.

Leggi anche l’articolo su Muzio e Taddea, un’altra curiosa storia di sfortunato amore molto cara alla tradizione locale.

*È bene ricordare che lo ius primae noctis gode di più credito tra cacciatori di leggende che non tra gli studiosi. Di questo presunto diritto riservato ai signori feudali di sostituirsi al marito durante la prima notte di nozze non esiste alcuna prova.

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