Belforte All’Isauro, cosa vedere in paese

È spesso il buon miele che vi si produce a portare Belforte All’Isauro sulla bocca di molti. E se non bastasse la dolcissima leccornia, allora statene certi, a far nominare il paese qua e là per il globo ci penserà la locale scuola di lingua italiana per stranieri.

Tutto fantastico, no? Un po’ si e un po’ no, per la verità. Perché si dovrebbe dire di questo Comune soprattutto per la grazia e per la meraviglia che a buon diritto le appartengono.

Provare per credere. E allora ecco…

Uno dei vicoli più caratteristici del paese. Le abitazioni a destra appartennero alla nobile famiglia dei Valentini, un tempo ricchi proprietari terrieri. Si notino gli inserti in arenaria che vanno a impreziosire le finestre e gli splendidi portali.

Cosa vedere a Belforte All’Isauro

Tanto per cominciare l’abitato è incastonato in un paesaggio del tutto speciale. Basta uno sguardo perché gli occhi possano archiviare in una sola fotografia una laboriosa campagna fatta di dolci colline e, assieme, rilievi ben più aspri, alture come il Carpegna e i Sassi Simone e Simoncello.

Proprio questa peculiarità fa di Belforte All’Isauro un luogo che ben si presta a funzionare come punto di partenza per chi adora camminare in mezzo alla natura e alla storia. Non è raro, passeggiando per la bella campagna, imbattersi in isolate strutture che mostrano segni evidenti di un remoto passato contadino o in veri e propri villaggi d’antichissima origine. Notevole, ad esempio, l’odierna frazione di CAMPO anche conosciuta come Castello ignobile per via delle gravi ferite che qui riportò Federico da Montefeltro.

Venendo invece alle paesane meraviglie, sarebbe buona cosa spendere qualche parola sul Tebernacolo Tricuspidato posto appena fuori dal centro. Questo monumento religioso venne realizzato interamente in cotto dall’artigiano locale Pietro Lucarini in occasione dell’anno santo 1900. Oggi l’Edicola è stata tacitamente elevata dai settecento residenti a vero e proprio simbolo cittadino.

In quel di Belforte All’Isauro la fede è tenuta viva anche dalla bella Chiesa di San Lorenzo. Tale luogo di culto conserva al suo interno un’interessante tela di scuola baroccesca ritraente un San Francesco stimmatizzato e un crocifisso che la tradizione vorrebbe miracoloso.  Perché miracoloso? Perché scampato indenne a un terremoto assai distruttivo.

Sempre intitolata a San Lorenzo era l’antica e potente pieve che sorgeva un tempo nei pressi dell’attuale cimitero.

Chiesa di San Lorenzo vista dal castello

Castello di Belforte

La principale attrattiva cittadina è il castello. Questo, oltre a godere della naturale protezione del fiume Foglia, può fregiarsi di essere uno tra i più antichi dell’intero Montefeltro.

Oggi la struttura si presenta al visitatore come più volte rimaneggiata. Eppure, se le successive aggiunte (comprensive di vari corpi di fabbrica) l’hanno resa più simile ad un palazzo fortificato che non ad una vera e propria rocca, è anche vero che le suggestioni che questa sa offrire sembrano non averne risentito granché. Merito, forse, delle originarie torri e del voltone a tutto sesto che, inglobate nel resto, ancora resistono e non cessano di professarsi antichissimi. O degli architetti che andarono a metterci mano, tra i quali spicca la talentuosa figura di Francesco di Giorgio Martini.

Il castello, però, non è la sola dimora “da signori” cresciuta nei paraggi. Appena sotto ad esso è infatti andato sviluppandosi, a partire dal ‘500, un grazioso borghetto. E tra le abitazioni che ne fanno parte, alcune mostrano vistosi segni di nobiltà negli stupendi portali e negli inserti d’arenaria che impreziosiscono le finestre. Sono gli eleganti – e oggi un po’ malmessi – palazzi dei Valentini, un tempo ricca famiglia di proprietari terrieri.

Castello di Belforte All'Isauro
Castello di Belforte All’Isauro

Storia di Belforte All’Isauro (in breve)

Da queste parti la vita attaccò a scorrere molto precocemente. Qualcuno dice che già nel V secolo a.C. i pascoli locali venivano abitualmente calpestati da zoccoli d’animali e da piedi di uomini appartenenti a una tribù nomade.

Le tre fattorie romane rinvenute non lontano dall’abitato e il cippo scoperto vicino all’antica Pieve di San Lorenzo (oggi conservato presso il Museo Archeologico di Urbino) ci ricordano che il territorio era vissuto anche in età romana.

Venuto meno il dominio di Roma toccò ai longobardi il ruolo di comando. Proprio ad essi si deve un primitivo impianto del castello (VI secolo), che poi fu abbondantemente rimaneggiato secoli più tardi.

A partire dal 1271 Belforte All’Isauro entrò a far parte della Massa Trabaria, Provincia ecclesiastica famosa per rifornire di travi e legname la Santa Sede.

Nel 1390 il castello fu infeudato da Papa Bonifacio IX ai conti di Montefeltro. Infine, dopo una fugace parentesi legata ai Malatesta, venne definitivamente assegnato a Guidantonio da Montefeltro, vicario della Chiesa per la Massa Trabaria.

Da tale data la storia di Belforte All’Isauro prese a seguire quella più generale del Ducato d’Urbino.

Edicola Lucarini o Tabernacolo Tricuspidato

Lo strano Barone di Beaufort

Un’altra storia che vale la pena ricordare è quella che chiama in causa il Barone di Beaufort. Si tratta di un fatto accaduto davvero, ma così assurdo da essere sovente declassato a divertente fantasia.

Insomma, correva l’anno 1864, l’Italia s’era fatta da poco, ed ecco materializzarsi a Belforte All’Isauro il Signor Federico Gaspare Hermann di Tenneret di Beaufort. Costui era un ricco Barone Prussiano venuto a rivendicare i suoi possedimenti. Lui era il Barone di Beaufort, giusto? E allora c’era da scommetterci la testa: il castello di Beaufort (Belforte) era suo.

L’uomo dichiarò che i suoi avi si erano trasferiti a Berlino sul finire del medioevo, lasciando il castello in custodia a un fedele servitore. Nel corso dei secoli, però, la famiglia di quest’ultimo si era appropriata della costruzione e ora lui la desiderava in dietro.

Com’era prevedibile l’Amministrazione locale non riservò grande accoglienza al forestiero, rispedendo lui e le sue pretese in territorio prussiano. Il generoso Barone però non si arrese, e non poté fare a meno di riservare un pensiero al suo amato castello di Belforte All’Isauro anche in punto di morte. Essendo egli l’ultimo erede maschio della casata lasciò, privo di eredi, la piccola fortuna di 2000 talleri al Comune marchigiano perché questo potesse riacquistare il castello, adibirlo a scuola e ficcarci dentro il ritratto suo e dei suoi amati genitori.

Ma il Barone di Beaufort aveva o no origini belfortine? Le fonti sono contrastanti, ma la maggior parte propendono per il sì.

Sei in cerca di altri bei borghi nei paraggi? Allora ti consiglio di visitare FRONTINO, bandiera arancione e uno tra “I Borghi più Belli d’Italia”.

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