Carrozzaccia dei Martinozzi, leggenda fanese

Una sfida molto in voga tra i giovani fanesi degli anni ’20 era quella che vedeva vincitore colui che fosse riuscito ad annodare il fazzoletto nel punto più alto dello scalone di un vecchio palazzo piuttosto male in arnese.

Questo, che di primo acchito potrebbe sembrare un gioco innocente, era in realtà una prova di coraggio molto, molto inquietante. Basti pensare che l’avventura trovava ambientazione in via dell’inferno (oggi via Avveduti) e doveva svolgersi rigorosamente al buio. Particolare non di poco conto è poi che l’edificio atto ad ospitare le gesta di questi spavaldi veniva detto Palazzo del diavolo, un’antica costruzione  la cui signorilità s’era andata da un pezzo a far benedire e su cui circolavano dicerie alquanto sinistre.

Si narra infatti che tra i numerosi spettri residenti la fredda dimora vi fosse anche il più malvoluto e temuto della città: quello di Matteo Martinozzi. Costui era un nobile vissuto nel XVI secolo che seppe eccellere tanto negli affari di donne (a causa dei quali si mormora sia stato assassinato) quanto nel cinismo prossimo alla malvagità con cui sbrigava le questioni politiche.

A destra nella foto, a fianco del celebre Arco d’Augusto, è visibile la Chiesa di San Michele Arcangelo.

Sia come sia, i concittadini non hanno mai dimenticato il tremedo Matteo. E lui ha messo -e mette- del suo perché il nome che gli appartiene non cada nell’oblio. È infatti da secoli che il nobile raramente manca di farsi vedere nelle notti senza luna, a spasso per le belle vie fanesi a bordo della sua carrozza, mezzo completamente nero e così sgangherato da guadagnarsi l’appellativo di carrozzaccia dei Martinozzi.

La prima volta che l’insolita vettura dei Martinozzi venne vista circolare fu nel 1570 e pare fosse uscita dal terreno dalle parti di Palazzo Montevecchio. Allora era mossa da due irrequieti cavalli dal manto scuro. Le bestie venivano governate da un’amazzone, una misteriosa donna affiancata da due valletti in livrea attenti a illuminare la strada che scorreva a folle velocità sotto di loro con delle fiaccole. Il nobile se ne stava dietro, vestito di nero e ben comodo tra i cuscini, tutto preso dal mandare sbuffi di fumo dall’interno dell’abitacolo.

A quanto pare, fatte salve alcune numericamente scarse eccezioni, i pazzi viaggi della carrozzaccia dei Martinozzi paiono da sempre ricalcare il medesimo percorso: la vettura sbuca d’improvviso dal terreno nei pressi di Palazzo Montevecchio, percorre più volte e a gran velocità l’antica via dell’inferno per poi dirigersi verso l’Arco d’Augusto, infine arresta d’un tratto la sua corsa e sprofonda dinnanzi alla Chiesa intitolata a San Michele Arcangelo, grande avversario di Lucifero.

Se quella della nostra carrozza infernale è oggigiorno una leggenda molto sentita tra gli abitanti della Città della Fortuna, un tempo era un vero e proprio spauracchio, tanto che le cronache di fine ‘600 riportano la morte di un uomo avvenuta niente meno che per paura, allorché giunsero alle orecchie del malcapitato un forte scalpiccio di zoccoli e l‘orribile rumore di ruote che sobbalzano violentemente sull’acciottolato.

BIBLIOGRAFIA

  • DE SIGNORIBUS – Segreti e storie popolari delle Marche – Newton Compton, 2011
  • AA.VV – Cultura fanese – Carifano, 2014
  • G. GIARDINI – Sfidarsi, ancora una volta, alla carrozzaccia – articolo apparso su Il Metauro n°13 del 2012

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