Castello di Mondolfo: cosa vedere dentro e fuori le mura

È un luogo straordinario, il castello di Mondolfo. Parliamo in effetti di un territorio che, in una manciata di chilometri quadrati, sa esprimere la sintesi perfetta di ciò che il forestiero immagina di trovare visitando le intere Marche per la prima volta.

Visitare Mondolfo è immergersi nella storia, una storia dove medioevo e periodo delle signorie fanno la voce grossa e ammantano ogni luogo del fascino di un passato tanto fiabesco quanto cruento. Ci sono i panorami e le morbide colline, come nella più conosciuta delle tante immagini da brochure pubblicitaria che la Regione ha dato alle stampe negli ultimi anni. Non mancano poi i sapori tipici e non deve stupire che da queste parti la leccornia numero uno – i garagoi – sia a base di molluschi: Mondofo, infatti, ha nella nota località balneare di Marotta il suo perfetto collegamento al mare.

Il paese, che tra l’altro è da qualche tempo entrato a far parte dei Borghi più Belli d’Italia, sa però sfoggiare anche meraviglie ben più solide di storia, panorami e brodetti. Non indugiamo oltre, dunque. Andiamo a scoprire cosa vedere a Mondolfo!

Uno sguardo al castello di Mondolfo.
Mondolfo, uno sguardo all’abitato.

Mondolfo: cosa vedere nel centro storico

La prima cosa che nota chi arriva in visita al castello di Mondolfo sono le mura. E proprio le mura rappresentano un tratto caratteristico del paese che – a differenza di quasi tutti gli altri storici centri marchigiani – dispone non di una, ma addirittura di due cortine murarie. La prima era già presente in epoca bizantina, mentre la seconda è stata originariamente eretta sul finire del XIII secolo.

Nel tardo ‘400 tali fortificazioni, così come la rocca poi atterrata nel 1864 per ricavarne materiale da costruzione, hanno conosciuto l’intervento di Francesco di Giorgio Martini. Il geniale lavoro del celebre architetto senese ha cambiato l’assetto del paese al punto di fare del castello di Mondolfo una sorta di macchina da guerra buona a che in pochi potessero difendersi da molti.

Proprio lungo la cinta muraria più esterna è stato ricavato un piccolo spazio dove oggi fa bella mostra di sé la piccola Armeria del Castello. Qui è esposta una bella collezione di repliche di armi medievali e rinascimentali che il visitatore per nessuna ragione dovrebbe perdere.

Il cosa vedere a Mondolfo non può non comprendere anche una citazione allo straordinario Complesso di S. Agostino.
Fotografia scattata presso il Complesso di S. Agostino.

A un passo fuori dal castello vi sono poi lo straordinario duecentesco Complesso Monumentale di Sant’Agostino (orgoglio locale e vera perla d’arte di cui è disponibile un ARTICOLO DI APPROFONDIMENTO) e il Parco della Rimembranza. Quest’ultimo ospita il davvero sentito Monumento ai Caduti realizzato dallo scultore perugino Torquato Tamagnini ed è stato realizzato nel 1926 per volere di popolo al fine di ricordare i concittadini tragicamente scomparsi.

Nei pressi del Parco c’è anche un luogo molto caro alla tradizione locale: il campo del Giuoco del pallone col Bracciale, un’attività che oggi quasi nessuno conosce più, ma che per secoli e fino agli inizi del ‘900 è stata lo sport più praticato e seguito.

Parco della Rimembranza

Dentro il castello di Mondolfo

Si accede al cuore dell’abitato per mezzo di una graziosa gradinata che, specie nei mesi caldi, è colorata dei mille fiori sistemati con perizia e gusto sui davanzali.  È alla fine della salita che si nota un edificio più grande e più nobile degli altri: Santa Giustina.

Secondo i documenti questo luogo di fede era già presente nel 1290, ma il suo aspetto doveva essere decisamente meno elegante di quello attuale, tant’è che sul finire del ‘500 il Vescovo di Senigallia l’apostrofò come un qualcosa di più simile ad una stalla che non ad una chiesa. Furono quindi avviati i lavori per rendere più presentabile la costruzione, lavori che vennero così ben eseguiti da farle guadagnare il titolo di Collegiata.

Gli eventi sismici del 1672 e del 1742 obbligarono però a rimettere mano alla struttura, la quale si presenta oggi esternamente con una facciata in cotto in stile neogotico mentre l’interno, ad unica navata, è luminoso e ricco di tele. Ma il vero capolavoro custodito dall’Insigne Collegiata di Santa Giustina è lo straordinario organo Gaetano Callido realizzato nel 1776.

Gli interni dell’Insigne Collegiata di Santa Giustina

A poche decine di metri dal luogo di culto troviamo ad affacciarsi sulla piazza del castello il Palazzo Comunale. Non ci si lasci ingannare dalle merlature e dall’aspetto medievaleggiante: si tratta di un edificio ricostruito nel 1930, dopo che l’antica sede del Comune era andata distrutta dall’ennesimo terremoto. L’edificio ospita diversi oggetti legati al territorio ed è in particolare la Quadreria comunale con i ritratti dei Della Rovere a meritare una seppur breve visita.

Il piccolo tour per le vie del bel castello di Mondolfo prosegue e, dopo aver giocato per un poco a chi trova più palazzi nobiliari, è bene far tappa presso l’Oratorio intitolato a San Giovanni Decollato. In questo luogo, ricco di buoni dipinti e suppellettili, era l’antica sede della Confraternita della Buona Morte. Oggigiorno è forse il luogo di fede che più scalda i cuori dei credenti del posto.

Il Palazzo Comunale situato al centro del castello di Mondolfo.
Palazzo Comunale. Sulla sommità dell’annessa Torre Civica sventola fiero il vessillo cittadino che si compone dei colori oro e azzurro: il primo funziona da rimando ai campi coltivati a grano e il secondo racconta invece della vicinanza al benevolo e pescoso Adriatico.

Bastione Sant’Anna

Qualche riga a parte, nel raccontare il cosa vedere a Mondolfo, merita d’esser spesa a favore del Bastione Sant’Anna. Questo è stato costruito dopo che nel 1517  le truppe al soldo di Lorenzino de’ Medici, durante il celebre assedio al borgo, fecero saltare in aria la struttura che vi era in precedenza, vale a dire un possente torrione.

Nel rimettere mano alle difese castellane, alla copia della struttura andata distrutta si preferì una costruzione più bassa e larga, pensata per contenere un maggior numero di bocche da fuoco.

Cessate che furono le necessità belliche, il bastione venne concesso in uso alle monache del vicino convento di Sant’Anna (di qui il nome Bastione Sant’Anna). Le religiose trasformarono ben presto il bastione nel loro personale e bellissimo giardino, cui si aggiungono un orto e una limonaia in muratura.

Insomma, in nessun altro luogo come in questo le parole di un’intera generazione di pacifisti che suggeriva “mettete dei fiori nei vostri cannoni” hanno trovato compimento.

Il Bastione Sant’Anna. La fotografia è stata scattata in pieno inverno: con la bella stagione i fiori donano al tutto colori ben più vivaci.

Luoghi d’interesse nei dintorni del castello di Mondolfo

Il cosa vedere a Mondolfo non si esaurisce con una visita al centro storico: altre meraviglie pretendono di essere scoperte. Ad esempio la Valle dei Tufi. Si tratta di un percorso ecologico-culturale adatto a tutti, da fare a piedi o in bicicletta, che permette di trascorrere un po’ di tempo in mezzo alla rigogliosa natura locale.

Proprio lungo l’itinerario si trova, immerso in una pineta, il Santuario della Madonna delle Grotte. Questo fu eretto nel 1682 dai componenti la Confraternita della Misericordia. Tale luogo di fede è reso celebre anche fuori Comune da una statuina raffigurante la Madonna del Rosario cui vengono attribuite miracolose facoltà. Notevole l’altare ligneo in stile barocco.

Proseguendo il cammino si incontra la Fonte Maggiore. Questa sorgente, che per lungo tempo ha servito le genti del castello di Mondolfo, era già conosciuta nell’età del rame. Anzi, alcuni rinvenimenti suggeriscono l’idea che potesse essere luogo di culto di una piccola e antichissima comunità.

La Fonte Maggiore con i lavatoi fatti costruire nel 1526 dalla comunità del Castello di Mondolfo.

Sempre nel territorio cittadino merita un’occhiata il Convento di San Sebastiano, oggetto di una storia travagliatissima che lo ha visto continuamente passare di mano in mano. È una costruzione voluta dai locali per tenere fede alla promessa di erigere un edificio sacro nel caso in cui il borgo fosse riuscito a preservarsi dalla peste nera che nel 1479 ammorbava le aree circostanti. Nel tempo la struttura ha subito diversi rimaneggiamenti e oggi si presenta con uno stile che ricorda quello vanvitelliano. Curiosa la pala d’altare dipinta a metà del ‘700 da Sebastiano Ceccarini  che vede raffigurato – oltre la Madonna, il Bambino e i Santi Francesco e Sebastiano – il castello di Mondolfo.

Il luogo più suggestivo dell’intera area rimane però l’Abbazia di San Gervasio di Bulgaria. L’edificio attuale, unico resto di un ben più imponente complesso monastico, a seguito dei pesanti rifacimenti settecenteschi si presenta con una facciata esterna che poco racconta l’antichità del luogo. Ma basta entrare e fare un po’ di attenzione, magari scendere nella cripta, per comprendere d’aver messo piede in un gran bel pezzo di storia, in un luogo che fonde romanità e medioevo, fede e archeologia. Sempre nella cripta è custodito uno straordinario sarcofago ravennate risalente agli albori del VI secolo.

Abbazia di S. Gervasio

Bibliografia

  • A. BERLUTI – Mondolfo in Tasca – Ciabocchi Editore, 2014
  • D. SACCO – I borghi di terracotta – Metauro edizioni, 2006

Ora sai cosa vedere a Mondolfo, ma ci sono anche altre destinazioni che aspettano di essere scoperte. Ti invito, se ti va, a gettare uno sguardo alla sezione dedicata ai LUOGHI.

Per maggiori informazioni circa pernottamenti e orari di visita alle strutture è possibile visitare l’apposito PORTALE TURISTICO.

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