La Chiesa di Battaglia e il Santissimo Crocifisso

C’è, sperduto nelle campagne d’Urbania (PU), un piccolo edificio religioso che da un pezzo aspetta di finire sulle pagine de Il Federico: è il Santuario di Battaglia. E se fino ad ora da queste parti non se ne è parlato è per via del desiderio di colmare alcune lacune. Sia le fonti online che i libri in possesso di chi scrive dicono infatti di questa piccola chiesetta contadina come di un posto estremamente celebre in passato, la cui fama si estendeva praticamente a tutto il centro Italia e che pare fosse dovuta a “incredibili fatti” occorsi nell’anno 1717. Avvenimenti che, tuttavia, tali scritti si guardano bene dal raccontare.

E il problema sono in effetti proprio loro, quegli “incredibili fatti” di cui nessuno (o quasi) sembra sapere più nulla e che per contro paiono contenere buona parte del senso del luogo. Insomma, dire del Santuario tralasciando quei prodigiosi e sconosciuti momenti sarebbe stato disonesto come il raccontare del Titanic stando ben attenti a non menzionarne l’affondamento.

Ora, però, grazie all’aiuto prezioso dello staff della Biblioteca Oliveriana di Pesaro, è stato possibile mettere le mani su risposte piuttosto puntuali contenute in un volumetto edito nel 1957 dalla Scuola Tipografica Bramante, un libricino che ha per titolo “Notizie storiche dell’Immagine e della Chiesa del SS. Crocifisso di Battaglia” e che altro non è se non la ristampa di due precedenti pubblicazioni: una (curata da Don Enrico Rossi) contenente notizie sulla storia del luogo e risalente al 1933; l’altra riguardante invece un opuscolo fatto stampare nel 1761 per meglio diffondere la conoscenza di quei fatti straordinari che oggi sembrano essere stati per buona parte rimossi dalla memoria collettiva.

Ecco, allora ci siamo, si può finalmente dire del Santuario di Battaglia!

Il Santissimo Crocifisso di Battaglia
Il Santissimo Crocifisso di Battaglia

La straordinaria storia della Chiesa di Battaglia

Fu in un non meglio precisato periodo dell’alto medioevo che venne edificata una piccola e sfortunata chiesa: la chiesa di San Zeno del Peglio. Sfortunata come lo erano i suoi parrocchiani, dal momento che per svariate questioni e cavilli burocratici nessun religioso prestava la giusta cura né alla sacra costruzione né alla comunità di anime che nei pressi di questa viveva.

Dopo una lunga serie di scaricabarile si arrivò al ‘600, quando i parrocchiani stufi della incresciosa situazione – si dice potessero beneficiare di sole due messe l’anno e che nemmeno riuscissero nel dare degna sepoltura ai cari defunti alla presenza d’un prete – decisero di fare da soli ed erigere un Oratorio nella vicina zona dei Camporesi da dedicare a Santa Maria. Né questa nuova struttura né la vecchia chiesa di San Zeno riuscirono tuttavia a sopravvivere alla venuta d’un terzo prodigioso luogo di fede.

L’Oratorio del Santissimo Crocifisso

In molti pensano che la Chiesa di Battaglia prenda il nome da un antico scontro, e lasciano avvalorare la tesi dalla prossimità della già citata località Camporesi. In realtà è proprio nei nomi che sta l’unica parte banale della storia: i Camporesi si chiamano così per via degli antichi abitanti appartenenti alla famiglia dei Camporensium, mentre l’edificio sacro  non vuole ricordare nessun evento bellico, piuttosto il suo fondatore Marino Battaglia.

Ma chi era Marino Battaglia?

Era un artigiano, un credente, nulla più. Un uomo un po’ in là con gli anni che, preso atto che nessun figlio sarebbe venuto dalla moglie Elisea, aveva deciso di riversare buona parte del suo traboccante amore su Gesù Cristo. E così, più che sessantenne, si mise in testa di adoperare tutte le sue forze per edificare e poi costudire una piccola cappelletta sul terreno di cui era proprietario. Gli riuscì di portare a termine l’impresa nel 1634 e volle impreziosire il minuto luogo di fede con l’affresco di una Crocifissione con ai piedi la Vergine e San Giovanni, immagine che, secondo molti, avrebbe realizzato di propria mano.

Morta che fu la consorte, il Battaglia si fece povero volontario e dirottò tutte le sue sostanze al mantenimento del culto della sua chiesuola, chiesuola dove pretese e ottenne di trovare sepoltura una volta defunto.

Non poteva immaginare, il buon Marino, a quante persone il suo lavoro sarebbe stato caro.

Uno sguardo all'interno dell'edificio Sacro
Uno sguardo all’interno dell’edificio Sacro

Il miracolo del Santissimo Crocifisso

Gli ‘incredibili fatti’ di cui si parlava all’inizio dell’articolo – e su cui ben pochi contemporanei si son presi la briga di indagare – non riguardano in verità il solo 1717. L’anno in questione segna semmai l’inizio di una serie di eventi inspiegabili, eventi che cominciano con quelli riportati qui di seguito.

Il primo avvenimento prodigioso inerente il Gesù dipinto di Battaglia è legato alla signora Virginia Amantini Campana che, per devozione, aveva acceso una lanterna dinnanzi la santa Immagine. La donna, dopo due giorni e due notti, tornò a far visita al Crocifisso e con stupore dovette accorgersi di come la lanterna producesse ancora luce. Ma la constatazione più meravigliosa era un’altra, vale a dire che nemmeno una goccia di olio era andata consumata da quel ferro vecchio.

Il fatto cui alla donna era toccato di assistere prese a richiamare una piccola folla dai paesi limitrofi. I parrocchiani della Chiesa di Battaglia allora, per non fare brutta figura, attaccarono a pulire il piccolo edificio religioso da cima a fondo, prestando particolare cura e attenzione al miracoloso affresco. Ma volendo far troppo bene si finì col far malissimo: in qualche modo il volto del buon Gesù era venuto via dall’immagine dipinta per finire su un panno buono a rimuovere polvere e ragnatele.

I parrocchiani presero quindi a disperarsi e a interrogarsi sul che fare. Non essendo nessuno di loro particolarmente facoltoso, impossibilitati quindi ad assoldare un’artista di una qualche fama, andarono a tirare per la manica un modesto pittore durantino di nome Giovanni. Questi, tuttavia, timoroso oltremodo di sbagliare e giudicandosi indegno di lavorare su di un affresco tanto speciale, rifiutò l’incarico. O almeno tentò di farlo. Le insistenze infatti lo travolsero e, contro la sua volontà, finirono per condurlo alla cappelletta custode del Gesù senza viso.

Lasciato solo al cospetto della Crocifissione di Battaglia, Giovanni attaccò a piangere per l’eccessiva responsabilità di cui era stato costretto a farsi carico, sciupando nelle lacrime tutte le sue energie. Di fatto il modesto pittore si addormentò. E al suo risveglio, senza che nemmeno un pennello si fosse sporcato, poté constatare che l’ormai celebre Gesù era tornato a possedere il suo volto originale.

Questa nuova e incredibile testimonianza (deposta dal protagonista con attestato pubblico notarile) diede la stura a un’ulteriore ondata di curiosi desiderosi di vedere coi propri occhi l’opera che nei dintorni andava facendosi largo sulla bocca di tutti.

Dopo il Miracolo della lanterna

Nel grande via vai che si andò creando attorno al Santuario di Battaglia dovettero certo esser compresi molti credenti del posto. E questi, chi per una ragione e chi per un’altra, cominciarono col domandare al Gesù crocifisso al centro dell’affresco d’intervenire a favore della loro personale causa.

Cosa accadde poi? Non si sa con esattezza, ma di sicuro qualcosa di grandioso. Probabilmente successe che ogni miracolato, ogni suggestionato (aggiungo per correttezza e obiettività anche questa categoria, che pur sarà stata presente), dovette raccontare della grazia ottenuta dal Crocifisso a un suo qualche conoscente, e di lì a poco l’incessante passaparola finì per far conoscere la cappelletta del povero Marino Battaglia a mezza penisola.

Il flusso di pellegrini aumentò a dismisura, tanto che si dovette in fretta e furia inglobare l’antica e minuta struttura in una ben più capiente e, inoltre, posizionarle accanto una corposa foresteria. Giusto per capire la portata del fenomeno si consideri che l’opuscolo edito nel 1761 dà notizia (a partire dal primo miracolo certificato del 1717) di oltre 3.300 casi di grazia ricevute. Vale a dire che di media un evento straordinario si era andato verificando ogni 5 giorni per 44 anni, senza poi considerare tutti i casi (probabilmente i più numerosi) in cui il beneficiato evitò di dare riscontro del bene ricevuto al rettore del Santuario.

Per motivi di spazio non scenderò nei particolari di queste accordate grazie nel corso dell’articolo, anche perché sono davvero troppe per renderne conto dignitosamente. Chi desidera può però CLICCARE QUI per accedere ad una selezione comprendente le 7 testimonianze di prodigi compiuti dal Crocifisso che più mi hanno stupito.

Sopra: la preghiera con la quale un tempo si invitava a pregare il Crocifisso per ottenere le grazie e tramite la cui sentita recita – nel 1916 – l’Arcivescovo Giacomo di Urbino concedeva 100 giorni d’indulgenza.

La Chiesa di Battaglia oggi

Nel nostro tempo il Santuario di Battaglia si presenta al visitatore con una facciata dall’aspetto classicheggiante e con il piccolo pronao che sembra messo lì di proposito per interrompere il susseguirsi di lesine un po’ troppo presuntuose per il luogo, un luogo ameno e silenzioso, del tutto perduto nel verde. Esteriormente la struttura appare come un edificio a pianta rettangolare, ma il tamburo ottagonale che congiunge la cupola al resto della costruzione tradisce già la differente forma dell’interno.

Il dentro del Santuario, per quanto di spazio non eccessivo, stupisce per la quantità di stucchi, di decori e di eleganti archi. E proprio attorno a questi ultimi, vale a dire attorno agli archi, si raccolgono gli altari: in quello centrale è venerata l’immagine del Santissimo Crocifisso, affresco su cui due angeli scolpiti poco più in alto paiono intenti a volteggiare (e fino a non troppi anni fa una di queste due creature celesti stringeva tra le mani la lanterna dell’antico miracolo); negli altari laterali trovano spazio una Madonna con San Michele Arcangelo e San Zenone dell’urbinate Domenico Giannotti e un San Francesco di Paola realizzato dal veneto Giovanni Bollani.

Ma ai giorni nostri cosa rimane di quella antica e rumorosa devozione che fu?

Anche nel presente la Chiesa di Battaglia è amata, ma è un amore che le riservano locali in gran numero e pochi pellegrini, uomini e donne con tutta probabilità più attratti dalla serena meraviglia del luogo che non dalla consapevolezza del suo passato portentoso. Un passato del tutto fuori dall’ordinario che non abbastanza persone conoscono.

Non so dire il come mai tanta celebrità sia potuta evaporare nel volgere di tre secoli appena, un lasso di tempo che per la storia non è che un battito di ciglia; quel che è sicuro è che a un certo punto le luci si sono spente, il sipario si è chiuso e di un luogo che tanta incredula gioia seppe donare si è smesso di dire. O almeno di dire fino in fondo la sua umile grandezza, come se tutta quella fama e tutta quella benevolenza fossero di colpo state confinate in una sagrestia accessibile a uno sparuto gruppo di sapienti solamente.

L'interno della cupola della chiesa di Battaglia
L’interno della cupola della Chiesa di Battaglia

Un invito

Nell’opuscolo del 1761 veniva espressa la preghiera di spargere la voce sui miracoli del Santissimo Crocifisso, e nel farlo si presero a prestito le parole dei salmi: “Notificate la sua gloria alle genti e a tutti i popoli le sue meraviglie, perché grande è il Signore e degno infinitamente di lode”.

Ora, chi scrive non è certamente un cristiano modello, e se ho voluto dire della Chiesa di Battaglia è sopra ogni altra cosa per salvare un posto a me caro dall’oblio della perduta conoscenza. Parliamo di un luogo per altro assai dolce a moltissimi altri uomini e donne passati per questo mondo, un edificio di fede i cui mattoni hanno assorbito nel corso dei secoli disperate preghiere e incontenibili gioie, moti dell’animo umano tra i più nobili, che sarebbe un peccato smettere di dire.

E allora, se il post ti è piaciuto – che tu sia un credente o semplicemente un amante di luoghi straordinari – ti invito (come già venne fatto un tempo) a spargere parola sul Santuario di Battaglia, magari nel corso di una chiacchierata con gli amici o condividendo questo articolo sui tuoi canali social.

P.S: Il volume Note Storiche dell’Immagine e della Chiesa del SS. Crocifisso di Battaglia, come segnalatomi dal bravo Luigi Santi durante la stesura di questo testo, ha poi trovato una ristampa a carattere locale nel 2019.

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