La strega di Farneta e la macabra filastrocca

È nelle piccole cose di tutti i giorni che sovente si nascondono le storie più interessanti. La “piccola cosa” nel nostro caso è una filastrocca, cantilenanti parole ripetute di generazione in generazione che rievocano oscuri avvenimenti.

Accomodatevi che andiamo ad iniziare.

Tribunale dell’Inquisizione (1812 – 1819 circa), Francisco Goya, Olio su Tavola – Real Academia de Bellas Artes de San Fernando , Madrid. Immagine di Pubblico Dominio.

Staccia stacciola: // chel bordlac’ // en vol gì a scôla!”

Era il 1520 quando, a Cagli, Diamante da Farneta diede alla luce una splendida bambina di nome Laura. La felicità pervase il neo-padre, Giovan Francesco dalla Fiorenza, ignaro delle ombre che in futuro si sarebbero allungate sull’infante.

Laura visse a Cagli con la famiglia sino al 1545 quando prese in marito Marco di Luchino di Farneta, un onesto contadino e si trasferì nel podere detto di Santa Croce. Divenne presto madre di cinque figli, ma perse prematuramente i due maschi.

Forse fu proprio durante la malattia mortale di questi ultimi che Laura conobbe la guaritrice Giovanna di Breccia, dal lago di Palino. È presumibile, che Giovanna e Laura si fossero accordate affinché la prima iniziasse la seconda ai segreti delle erbe officinali e degli atti psicomagici, capaci, quest’ultimi, di destabilizzare radicate credenze e aprire la strada alla guarigione. In poche parole, Laura divenne una guaritrice e rispettò il precetto di trasmettere oralmente le conoscenze acquisite solo ad altre donne. Tra queste vi furono anche le due figlie Margherita e Giovanna.

Donna Laura si divideva tra la famiglia, il lavoro nei campi e l’attività di medica. In particolare si cimentava nell’arte della cura ai bambini, aiutando i figli delle altre madri come non aveva saputo far con i suoi.

Le abilità acquisite e la generosità con cui le metteva a disposizione di tutti dovettero in qualche maniera aiutare Laura a superare il trauma della perdita e, al contempo, a venire accettata dalla diffidente comunità del Castello di Farneta, abitato attorno al quale gravitava il podere di Santa Croce. Purtroppo, però, se è vero che quando la cura portava all’augurato risultato scrosciavano gli elogi, è anche vero che se questa non avesse condotto al successo sperato le maldicenze sarebbero via via cresciute come funghi tossici in autunno.

Insomma, donna Laura era l’estranea, sia a causa della sua provenienza cittadina che per via delle sue “strane ed inopportune” conoscenze mediche, visto che tale sapere competeva solo ed esclusivamente agli uomini della medicina ufficiale.

Sia come sia, donna Laura era resistente, caparbia e sapeva il fatto suo.

Staccia minaccia: // la strega // ‘i da la caccia! //”

Il tempo passava e preoccupanti nubi si addensavano su Farneta, annunciando il gelido temporale causato dal sotterraneo operato del parroco Serafini. Questi, creò un vero e proprio fascicolo penale sulla strega di Farneta, che depositò nelle mani frementi del vescovo Pagani.

Staccia mineta: // è la strega di Farneta! //

De Farneta e d’Farnetella //”

Era l’agosto del 1587 e precisamente l’ultimo lunedì della prima decade del mese, quando donna Laura venne condotta dinnanzi al giudice/vescovo Pagani con l’accusa di eresia, in quanto praticante stregoneria. Per il Pagani il processo era solo una formalità. Egli aveva già la sentenza pronta: donna Laura era una strega e delle più potenti. Infatti, il giudice ecclesiastico le attribuiva, tra le altre facoltà, il potere di comandare gli agenti atmosferici. In tal modo, la medica di Farneta divenne la responsabile delle anomale condizioni climatiche che flagellarono il Ducato causando miseria, carestia e la conseguente morte degli animali domestici, e, ancor peggio, dei bambini.

cerca sempre // ‘na bordèlla // bruna e bella // da buttè ‘nt la padella; //

’nt la padella scura scura // per avè la bonaventura; //

Colei che aveva subito la prematura perdita di due figli e aveva messo al servizio della povera gente di Farneta le sue ancestrali conoscenze mediche, veniva ora accusata di essere una strega e di fare sortilegi mortali sui bambini. E quella stessa gente che aveva chiesto le sue indispensabili cure ora sosteneva di aver sopportato la strega per il timore di ritorsioni malefiche.

Donna Laura da un lato divenne l’estranea alla quale imputare le disgrazie che avevano colpito il contado di Farneta, dall’altro, l’occasione d’oro per il Pagani di mostrarsi al Papa come l’ariete capace di espugnare il Ducato di Urbino per ricondurlo finalmente sotto il controllo della Chiesa.

Insomma, la medica erbaria che curava la prole delle donne di Farneta fu, suo malgrado, il punto d’incontro esplosivo di variabili climatiche impazzite e di interessi politici personali ed ecclesiastici.

la Bonaventura // de San Gvan // quand tutt’le streg // s’ne van. //

Lôr van giô, // lôr van sô: // ‘ste bordel dò ‘l but? // ma la giô!”

Lo stupore di donna Laura per l’ingiuriosa accusa di certo aumentò proporzionalmente al moltiplicarsi dei testimoni (già pazienti) che presero via via ad additarla.

I documenti tacciono sull’esito del processo. Un silenzio che speriamo sia dovuto alle fumose nebbie del tempo piuttosto che al fumo denso prodotto dall’ardere del fuoco purificatore.

È comunque curioso che donna Laura, la medica di Farneta, fu accusata di essere una strega da un giudice ecclesiastico il cui cognome era Pagani. Ma si sa, la vita possiede uno strano senso dell’umorismo.

Matteo Piccini

Lettura consigliata:


La stregoneria nel Ducato di Urbino alla fine del Cinquecento. Processo a donna Laura di Farneta-Urbino 1587 – G. Murano, Me Monacchi Editore, 2009

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Una risposta

  1. Giuliano Marino ha detto:

    Bel racconto..interessante..! Sicuramente la chiesa ha sempre tenuto un atteggiamento volto a controllare i territori e per far questo ha adoperato ogni forma!! Lignoranza era alla base di ogni cosa..!

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