Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca

Sono decine e decine le interpretazioni date dagli studiosi alla Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, ognuna forte di elementi che rientrano nel campo del verosimile, nessuna però capace di rispondere fino in fondo a tutti gli interrogativi.

Anzi, è forse per via del fiorire di tutte queste tesi – a volte sovrapponibili, più spesso contrastanti – che oggi questo piccolo dipinto, una tempera su tavola che misura appena 59 per 81,5 centimetri, rientra a pieno titolo tra i più enigmatici e affascinanti dell’intera storia dell’arte.

Anche l’anno di realizzazione, che molte monografie collocano sbrigativamente attorno al 1460, è tutt’altro che sicuro e, in buona sostanza, varia a seconda della chiave interpretativa che si vuole attribuire all’opera.

Una cosa soltanto è certa quando si parla della Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca: l’autografia, riportata senza possibilità di smentita dall’iscrizione sul gradino del podio su cui siede il personaggio che assiste alla flagellazione e che recita “OPVUS PETRI DE BVRGO S(AN)C(T)I SEPVULCRI”.

L’immagine sottostante è una riproduzione fotografica del dipinto inserita da Sailko su WikimediaCommons come di pubblico dominio.

Riproduzione fotografica della Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca
La Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca

Cosa vediamo quando guardiamo la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca

Il dipinto è formato da due episodi distinti – ma che grazie al complesso uso della prospettiva è possibile percepire in qualche maniera connessi tra loro –  dove una delle eleganti colonne scanalate segna la fine del primo e l’inizio dell’altro. Ognuno dei momenti rappresentati gode di un proprio spazio e viene racchiuso in un rettangolo ideale le cui dimensioni sono dettate dalla formula proporzionale della sezione aurea.

Il gruppo di persone a sinistra – immerso in un loggiato classicheggiante, chiuso in alto da un soffitto a cassettoni e in basso da un pavimento in marmo che coi suoi bianchi e coi suoi neri ricorda una scacchiera – richiama il racconto della flagellazione. I protagonisti di questa parte di quadro, che dà titolo all’opera ma che per qualche ragione l’artista mette in secondo piano, sono il Cristo flagellato da due aguzzini che paiono rispondere al volere di un uomo col turbante che dà le spalle a chi guarda. In tutto questo, Pilato resta impassibile sul suo trono, seduto ad osservare la scena, forse indifferente a quanto accade o più probabilmente impossibilitato ad agire.

L’impianto scenico in cui sono calate le figure a destra, in primo piano, richiama invece un contesto urbanistico contemporaneo a Piero della Francesca, un luogo accennato appena ma che alcuni studiosi avrebbero identificato con Urbino soprattutto per via della pavimentazione in cotto simile a quella del cortile di Palazzo Ducale. La torre bianca sullo sfondo, invece, assomiglia molto al campanile della Cattedrale ferrarese di San Giorgio: che Piero abbia in questo modo voluto omaggiare il progettista della slanciata struttura? In effetti questi era Leon Battista Alberti, amico del Maestro di Borgo San Sepolcro.

L’uomo barbuto che nell’episodio sta alla sinistra di chi guarda – vestito alla orientale, con calcato in testa un berretto nero – sembra dialogare col signore più anziano che gli sta di fronte e che, a testimonianza della propria agiatezza, indossa un abito elaborato e intessuto d’oro. In mezzo ai due una terza figura, il ragazzo con la tunica rossa, scalzo, il cui sguardo assorto fissa un punto lontano.

Chiavi di lettura

Sono tante le ipotesi che mirano a spiegare il significato più intimo e profondo della Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, una lista che comprende anche quelle che vorrebbero il dipinto come il risultato di un complesso gioco matematico o come una sorta di introduzione alle pratiche esoteriche.

Di fatto, però, non tutte le chiavi di lettura godono del medesimo credito. I critici sembrano infatti propensi ad avvalorarne soprattutto due: una che vede nella Flagellazione di Cristo il racconto per immagini di un importante evento legato alla famiglia Montefeltro, l’altra che descriverebbe il quadro come l’allegoria della Chiesa umiliata dai turchi ottomani con chiaro rimando alla ferita lasciata dalla caduta di Costantinopoli.

La prima interpretazione identifica Oddantonio da Montefeltro nel ragazzo scalzo in primo piano e i personaggi ai suoi fianchi nei cattivi consiglieri Manfredi Pio da Carpi e Tommaso dell’Agnello, tutti e tre barbaramente trucidati nella sanguinosissima CONGIURA DEI SERAFINI del 1444. Se in questa versione c’è del vero, allora Oddantonio sarebbe un “povero Cristo” portato a morte dai consiglieri-aguzzini, flagellatori che similmente a quanto accade in secondo piano risponderebbero agli ordini di chi dà le spalle, ovvero, in prospettiva, di chi guarda il quadro… il committente?

La Flagellazione di Piero della Francesca e la caduta di Costantinopoli

L’altro filone interpretativo poggia su quanto asserito nel 1951 da Kenneth Clark e considera la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca in stretta relazione al Concilio convocato nel 1437 al fine di organizzare una nuova crociata. Proprio di questo starebbero discutendo i personaggi di destra, riconducibili all’intraprendente cardinal Bessarione, a Tommaso Paleologo – che si adoperò senza successo come pretendente al trono di Bisanzio – e a quel Niccolò III d’Este che nella sua Ferrara ospitò parte dell’evento. Ma mentre questi discutono, alle loro spalle il martirio di Cristo e della cristianità non si ferma.

Che la scena abbia a che vedere con la caduta di Costantinopoli è in qualche maniera provato anche dalla statua che sormonta la colonna cui è legato Gesù: si dice infatti ce ne fosse nella città bizantina una molto simile, parimenti ritraente un uomo che sorregge il globo e realizzata proprio in onore di Costantino.

Secondo l’ipotesi “turca” la figura inerme di Ponzio Pilato sarebbe sovrapponibile a quella dell’imperatore bizantino Giovanni VIII, riconoscibile per via dei calzari imperiali di colore purpureo, incapace di tener testa agli infedeli aizzati da quel Maometto II che nel dipinto risulta parzialmente nascosto dal turbante e reso di spalle dall’artista, forse perché ritenuto non degno di mostrare il viso.

L’idea di Clark è stata poi ripresa e approfondita da altri studiosi, come ad esempio Silvia Ronchey, Maurizio Calvesi e Thalia Gouma-Peterson. Anche Ginzburg volle dire la sua circa la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca e nel 1981 affermò che questa sarebbe al contempo la commemorazione di Buonconte, amato figlio naturale di Federico da Montefeltro che morì di peste solo diciassettenne, e un invito – proveniente dal cardinal Bessarione – al signore d’Urbino nello schierarsi apertamente contro i turchi: chi meglio d’un padre che ha perso un figlio potrebbe comprendere il dolore della Chiesa che ha perso Costantinopoli?

Se non sei ancora sazio di arte e di misteri, ti invito ad approfondire la conoscenza con Piero della Francesca e a gettare uno sguardo all’opera – altrettanto enigmatica – nota come MADONNA DI SENIGALLIA che, similmente alla Flagellazione di Cristo, viene conservata presso la Galleria Nazionale delle Marche a Urbino.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

CONTENUTI ilfederico.com non è una testata giornalistica dal momento che gli aggiornamenti non seguono alcuna cadenza fissa. Pertanto, ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001, non può in alcun modo considerarsi un prodotto editoriale. Gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti dei singoli articoli. I responsabili di ilfederico.com, secondo il loro insindacabile giudizio, si riservano il diritto di eliminare tutti quegli interventi apportati dagli utenti ritenuti offensivi, razzisti o non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Le informazioni contenute in questo blog potrebbero contenere inesattezze, ancorché commesse senza intenzionalità. Gli autori del sito non sono responsabili dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo. TRATTAMENTO DATI PERSONALI Ai sensi del Dlgs. 196/2003, recante “Codice in materia di protezione dei dati personali”, il trattamento dei dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della riservatezza e dei diritti. Ai sensi dell’articolo 13 del predetto Decreto, informiamo che: a) Il trattamento dei dati viene effettuato nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dalla legge, con le seguenti modalità: strumenti automatizzati, inclusi quelli elettronici e telematici. b) Il conferimento dei dati ha natura facoltativa. c) La mancata disponibilità totale o parziale dei dati può comportare l’impossibilità a perseguire la predetta finalità. d) Soggetti e categorie di soggetti ai quali i dati potranno essere comunicati e ambito di diffusione dei dati. I dati di cui sopra, nel rispetto delle finalità sopra indicate, verranno comunicati ai soggetti di seguito indicati: soggetti pubblici e privati per gli adempimenti previsti da ogni norma di legge o da disposizioni contrattuali. I dati non sono oggetto di diffusione. In ogni momento potrai esercitare i tuoi diritti nei confronti dei titolari del trattamento, ai sensi dell’articolo 8 D.Lgs. 196/2003. Restano salvi i diritti di cui all’articolo 7 del Dlgs. 196/2003. e) Titolarità del trattamento e richiesta informazioni ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro f) Responsabili del trattamento ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro INFORMATIVA E GESTIONE DEI COOKIES Cosa sono i cookies? I cookies sono files di testo che i siti visitati dall’utente inviano al terminale dello stesso– computer, smartphone e così via – dove vengono archiviati e poi ritrasmessi agli stessi siti in occasione della successiva visita del medesimo utente. Navigando su ilfederico.com, potrai ricevere solo cookies inviati direttamente dal nostro sito. A – Cookies utilizzati dal presente sito web I cookies vengono utilizzati con strumenti elettronici e ogni tipologia ha una sua funzione specifica. I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati (vedi in seguito). In ogni momento, a norma del d. lgs. 196/03, l’utente – potrà ottenere, previa richiesta inviata all’indirizzo email info(chiocciola)ilfederico.com, la conferma dell’esistenza del trattamento dei dati in questione e delle finalità dello stesso, l’indicazione dell’origine dei dati, l’indicazione della logica applicata al trattamento, l’indicazione di tutti gli elementi sopra elencati, nonché: l’aggiornamento, la rettifica, l’integrazione dei dati; la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione della legge. Su questo sito non vengono utilizzati cookie di profilazione. Per maggiori informazioni sui cookies si veda questa pagina: https://it.wikipedia.org/wiki/Cookie B – Cookies tecnici I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati. Questi cookies sono volti a mantenere un buon funzionamento della navigazione o ad incrementare le funzionalità o le prestazioni del sito. Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori. C – Puoi gestire le tue preferenze sui cookies anche tramite browser Ogni browser contiene una pagina di gestione dei cookies che potrai modificare come meglio credi.

Chiudi