Ginestreto di Pesaro nelle immagini dell’Archivio Stroppa Nobili

Su una delle dolci colline che da millenni accompagnano il Foglia nella corsa verso il mare, troviamo assopito il castello di Ginestreto. Si tratta di un piccolo borgo immerso in una dimensione di quiete e di semplici gesti quotidiani, un paesello che si dice fu caro tanto al signore di Pesaro Giovanni Sforza quanto a Raffaello Sanzio.

Stiamo per scoprire un posticino speciale, così come speciali sono le immagini d’epoca che accompagnano le righe che seguono, immagini generosamente concesse dall’Archivio Stroppa Nobili. A fondo articolo è anche presente una piccola galleria fotografica.

Ginestreto di Pesaro. Immagine in bianco e nero proveniente dall'Archivio Stroppa-Nobili.

Cosa vedere a Ginestreto di Pesaro

La fondazione del castello di Ginestreto si colloca tra il X e l’XI secolo. Presso l’Archivio Vaticano si rintracciano documenti del 1283 che attestano l’esistenza di questa dimora medievale. Purtroppo, della fortificazione rimangono solo le mura di cinta e l’arco a volta. Quest’ultimo ricostruito seguendo le fondamenta e gli stipiti antichi. Un’entrata che riecheggia il grande arco medievale e introduce il visitatore al borgo.

Villa Montani
Villa Montani era la residenza di campagna della nobile e omonima famiglia, oggi recuperata dal noto imprenditore Scavolini.

La Pieve Vecchia

Fuori dalle mura cittadine, a circa due chilometri dal castello di Ginestreto, si trova la Pieve Vecchia che, a seguito del ritrovamento del famoso abbeveratoio/sarcofago, si fa risalire al VII-VIII secolo.

È una struttura profondamente interessante dal punto di vista architettonico per la commistione di stili (romano, gotico, altomedievale) realizzatasi nel corso del tempo. Particolarmente affascinanti sono poi “i volti umani, di animali e motivi geometrici” che si affacciano al di sotto del merletto di archi che decora la chiesa.

La Pieve oltre a essere sede parrocchiale, era il luogo nel quale trovavano manifestazione la socialità e il culto delle genti che vivevano nella circostante campagna lavorando la terra. Tutte persone che nutrivano una religiosità popolare, ricca di credenze considerate pagane dal clero. Credenze che trovavano espressione nei dipinti della chiesa che, per tale motivo, in epoca controriformista (XVI sec.) l’arciprete Schiripi decise di far coprire con la calce. I dipinti poterono tornare a respirare solo nel 1851 a seguito di opere di restauro e sono tutt’oggi visibili.

Ai giorni nostri la Pieve Vecchia viene aperta sia per le festività di Ognissanti che per l’ultimo commiato ai cari defunti prima di condurre le mortali spoglie al contiguo cimitero.

La Pieve Vecchia in una fotografia di molti anni fa.
La Pieve Vecchia

L’abbeveratoio sacro di Ginestreto

Altro pezzo pregiato che ha contribuito a diffondere la nomea di Ginestreto è il famoso abbeveratoio sacro, oggi gelosamente custodito presso il Museo Diocesano dell’Arcidiocesi di Pesaro nella Sezione Archeologia.

La storia di quest’opera non è chiara, molte sono le teorie sulla sua origine. La vasca rettangolare in marmo presenta rilievi riproducenti volti di persone, figure di animali, croci ed enigmatiche iscrizioni che trovano pari nella Spagna visigotica e mozarabica.

Nella seconda metà del 1700 la sete della cavalcatura dell’arciprete di Ginestreto condusse il religioso al sacro abbeveratoio e questi, alla vista delle croci, concesse a quella tinozza di marmo una più rispettosa collocazione presso la Pieve Vecchia.

L’opera marmorea, ricca di una folta simbologia, fu oggetto di studi che ne dissero come di una fonte battesimale paleocristiana oppure come di un sarcofago.

Chiesa di San Pietro in Rosis di Ginestreto

Secondo la documentazione dell’arcidiocesi di Pesaro e Urbino, fu il già citato arciprete Schirpi che, per superare le difficoltà che le genti del borgo incontravano per recarsi alla Pieve vecchia, chiese ed ottenne, sul finire del XVI sec., l’edificazione di una chiesa all’interno della cinta del castello.

La Pieve Vecchia fu sconsacrata e la nuova chiesa, intitolata a Santa Maria Nuova e San Pietro Apostolo (oggi San Pietro in Rosis), divenne sia sede parrocchiale che nuova dimora della fonte battesimale da sempre appartenuta alla Pieve Vecchia.

All’interno della Chiesa di San Pietro in Rosis si possono ammirare tre altari lignei sopravvissuti ai bombardamenti che distrussero la chiesa della Confraternita di S. Rocco di Pesaro. L’altare maggiore (1655) è opera dell’intagliatore Francesco Gilioni di Montecarotto (AN) ed è dedicato all’Annunciazione; gli altri due del 1695 sono realizzazioni degli intagliatori Giuseppe Polinori e Girolamo Ghirlanda e sono dedicati a Santa Lucia e Sant’Antonio da Padova.

Da ricordare anche la pala raffigurante la Madonna con bambino e i santi Rocco, Pietro, Ubaldo e Sebastiano, opera realizzata dall’artista Bartolomeo di Gentile nel 1499. La Pala, originariamente installata all’interno della Pieve Vecchia al posto della Madonna delle Misericordia, venne trasferita nella Chiesa di San Pietro in Rosis nel 1960 per motivi di sicurezza. Ora è conservata presso la Galleria Nazionale del Palazzo Ducale di Urbino a seguito dell’attenta opera di restauro realizzata nel 1973.

Archivio Stroppa Nobili

Da ricordare anche l’Archivio Stroppa Nobili, una preziosa raccolta di oltre sedicimila immagini (comprensiva di quelle inserite nel presente articolo) che colgono in un fotogramma le nostre genti e i nostri luoghi con gli abiti del passato. Feste di piazza, fiere ed eventi, ma anche piazze vuote, profili di edifici e tanto altro relativo alle località della provincia di Pesaro e Urbino. Piccole stelle fiammeggianti che ravvivano frammenti di storia che ha animato la provincia dal 1859 agli anni Ottanta del 1900.

Non lontano da Ginestreto sorge SANT’ANGELO IN LIZZOLA, altro caratteristico castello di cui si consiglia la visita.

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