7 delle Grazie del Crocifisso di Marino Battaglia

Numerosissimi sono gli eventi impossibili da spiegare con la ragione di cui il Santissimo Crocifisso si rese protagonista, fatti riguardanti in particolar modo moribondi strappati per un soffio alla morte, pazzi e malati di mente restituiti al capire, uomini e donne liberati dal demonio. Vi sono poi stati tra i sanati per mezzo del dipinto anche ciechi, sordi, muti, epilettici, storpi e lebbrosi.

Di seguito, non potendo raccontare di tutte le grazie attribuite al Gesù durantino, ho deciso di dire almeno le sette che più mi hanno colpito:

  1. Suor Francescantonia, monaca presso Santa Caterina d’Urbino, era stata trascinata ai margini della vita dal male della pietra (soffriva, cioè, di calcoli). Moribonda, la sua anima venne raccomandata al Santissimo Crocifisso di Battaglia e il corpo unto con l’olio della lampada del primitivo miracolo. La religiosa si assopì e al risveglio trovò sul letto, accanto a lei, una ‘pietra’ delle dimensioni di un uovo di gallina… espulsa senza alcun dolore.
  2. Era sul punto di morire per febbre il nobile riminese Francesco Zollio, quando qualcuno gli parlò delle grazie già compiute dal Gesù del Battaglia. L’uomo manifestò allora la sua ferma intenzione di recarsi al più presto presso il piccolo e tanto decantato edificio religioso. Ma non gli occorse alcun viaggio perché fu il Crocifisso stesso ad apparirgli in sogno e a liberarlo dalla febbre. Ristabilitosi, Francesco si recò al Santuario per porgere i suoi ringraziamenti e per scoprire che il dipinto sognato era esattamente identico al mai conosciuto dipinto reale.
  3. Il genovese Francesco Grimaldi, capitano in Sestino, era molto in pensiero per il figlioletto di due anni malato d’una strana malattia che ne aveva ricoperto il corpo di macchie e alzato a dismisura la febbre. L’uomo fece quindi ricorso alla benevolenza del Crocifisso. Con grande sorpresa dei genitori, il bimbo al posto di morire durante la notte sembrava aver riacquistato le energie. Francesco, però, viste le avverse condizioni climatiche e la convalescenza del piccolo, decise di rimandare la visita di ringraziamento al Crocifisso. In breve il pargolo cadde di nuovo malato e anche questa volta si decise di ricorrere all’aiuto del Cristo dell’antica Castel Durante. Però la carità divina non entrò immediatamente nella dimora del capitano. A sgusciare dalla porta di casa, dopo un po’, fu invece Domenico (il maggiore dei figli e fratello del malato) che parecchio trafelato confidò ai famigliari d’essere stato fermato per strada da un signore molto in là con gli anni (identificato da alcuni in San Francesco di Paola), un vecchio che con fare arrabbiato gli avrebbe rivolto le parole: “Dite a vostro padre che non a tempo nuovo, ma adesso conduca il bimbo al Santissimo Crocifisso, altrimenti lo farò morire”. La famiglia si mise quindi in marcia all’istante per porgere i dovuti ringraziamenti e il bambino guarì, questa volta definitivamente.
  4. Numerosi furono i malati di mente rinsaviti alla vista della sacra immagine, e tra costoro si erge a simbolo Girolamo di Giulio da Casa Rotonda che proprio in chiesa recuperò la ragione. L’uomo non poté trovare miglior maniera di ringraziare il Signore che donandogli le catene che fino a un attimo prima lo cingevano per tenerlo mansueto.
  5. La diciassettenne Lucrezia d Guidobaldo da Urbino, non vedente da quando a due anni cadde nel fuoco, si fece ungere gli occhi col Santo olio proveniente dalla famosa lampada e subito ritrovò lo sguardo sul mondo.
  6. Don Lodovico Gatti, affetto da una forte podagra (male tanto invalidante da rendere per costui impossibile il camminare senza l’ausilio di stampelle o il sostegno di altri), un giorno venne accompagnato a cavallo fino al Crocifisso. Giunta che fu la comitiva dalle parti della chiesa, il religioso gettò via le stampelle e con un gesto di estrema fede saltò giù dalla sella per notare che ogni dolore era sparito. Il Gatti ringraziò il Cristo così animatamente che i testimoni lo ricordano nell’atto di correre e saltare senza pudore entro l’edificio di culto.
  7. I quasi tre anni di lebbra avevano ridotto la pelle di Domenico Giannandrea di Varano (Ancona) a un qualcosa di molto simile alla corteccia di quercia. Il corpo dell’uomo era così sofferente che il viaggio che condusse lo stesso alla chiesuola durantina non dovette durare meno di un mese. La guarigione del fedele fu invece un’altra cosa: abbisognò di pochi istanti appena e avvenne direttamente dinnanzi il Santo Affresco.

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