Orciano di Pesaro: il castello raccontato

Tra i tanti castelli acciambellati sulle dolci colline cresciute a ridosso dei fiumi Metauro e Cesano, uno tra i più sorprendenti è senz’altro Orciano di Pesaro.

Si tratta di un luogo dove l’oggi e lo ieri si mescolano, si fondono con un’armonia affatto scontata. E allora edifici del ‘300 si affacciano sulla bella e recente piazza-terrazza Giò Pomodoro senza apparire sfacciati; auto di ultima generazione attraversano vie in acciottolato per arrestare la corsa dove l’antica porta segna l’inizio del castello vero e proprio. Poco più in là, il dito indice di un anziano stretto da due mani piccole: probabilmente nonno e nipote che tornano a casa da scuola.

Immagini, quelle archiviate in sequenza da chi scrive, che forse vogliono significare che il paese non dimentica il passato, ma tiene lo sguardo saldamente rivolto a quel che ancora ha da venire.

E a proposito di futuro, il consiglio è quello di visitare Orciano di Pesaro in un domani non eccessivamente remoto. Magari al tramonto, nell’ora in cui i vicoli sgombri di gente prendono il colore caldo del sole che dà la buonanotte al mondo.

Piazza Giò Pomodoro, sulla quale si affaccia la bella Torre Malatestiana.
Piazza intitolata intitolata a Giò Pomodoro, sorta proprio dove un tempo era la casa dello scultore orcianese. A impreziosire questo spazio c’è Sole Deposto, un’opera nata dalle mani dallo stesso artista. Sullo sfondo, la Torre Malatestiana.

Cosa vedere a Orciano di Pesaro

È una via diritta, da fare preferibilmente a piedi, quella che conduce alla parte più ricca di anni e di storia di Orciano di Pesaro. Ai lati di questa, un paio di bar, qualche negozio e abitazioni sovente più vecchie che antiche, non prive comunque di un certo fascino decadente. Tra gli intonaci slavati si apre un piccolo passaggio, un varco che sarà certo molto apprezzato da chi si trova a essere turista e genitore nel medesimo momento: affaccia infatti sul Parco del Castagno, un piccolo spazio verde che prende il nome dal suo grande albero, che ormai ha da un pezzo superato i tre secoli d’età.

Poco più avanti c’è Piazza Garibaldi che, invasa da tavoli e sedie, risulta uno dei luoghi più mondani della cittadina. È posto che emana leggerezza e, per certi versi, richiama alla memoria un qualche set del cinema felliniano. Un aperitivo da queste parti ha certo il suo bel perché.

Nelle vicinanze di Piazza Garibaldi trovano posto Santa Caterina e San Silvestro, luoghi di fede resi per la verità un po’ anonimi dal confronto con la dirimpettaia porta d’accesso al castello, una straordinaria costruzione cinquecentesca sormontata da una bella torre campanaria. Proprio il palazzo in cui si apre l’imponente arco era stato scelto dai Della Rovere per funzionare da Palazzo Ducale nei giorni delle loro villeggiature orcianesi.

Prima di dire della Torre Malatestiana e della Chiesa di Santa Maria, i veri carichi da novanta che può vantare Orciano di Pesaro nei confronti del forestiero in cerca di meraviglie, è bene ricordare che il paese ospita anche il Museo della corda e del mattone. Qui sono esposti attrezzi e materie prime ricorrenti nei mestieri più cari alla tradizione locale. Un ulteriore vano è dedicato a uno tra i più celebri personaggi del posto: Giò Pomodoro.

Porta di accesso al castello voluta dal Duca Giovanni della Rovere.
La porta d’accesso al castello, una piccola meraviglia voluta da Giovanni della Rovere.

Torre Malatestiana

Nemmeno per il più sprovveduto turista riconoscere di lontano la sagoma di Orciano di Pesaro è compito eccessivamente impegnativo. Il paese vanta infatti due slanciate torri, riconoscibili tra mille, e quella più alta è la Torre Malatestiana.

Si tratta di un’elegante struttura a base rettangolare, in laterizio, impreziosita a circa metà fusto da alcune inserzioni in arenaria, pietra caratterizzante anche il soprastante marcapiano. Nella parte più alta della slanciata costruzione si aprono splendide bifore e sopra tali aperture una trabeazione che permette alla pianta di mutare, seppur per l’ultimo pezzetto solamente, in ottagonale.

Questo formidabile monumento fu fatto erigere da Galeotto Malatesta nel bel mezzo del XIV secolo assieme alla Porta di Sotto – poi rimpiazzata dalla porta d’epoca roveresca – per rabbonire una popolazione che lo aveva in odio, dicono alcuni. Altri affermano si trattasse invece di un efficace mezzo per dissuadere le teste più calde dal ribellarsi.

Sia come sia, tale costruzione di malatestiano ha ormai ben poco. Nel 1492, infatti, l’architetto Baccio Pontelli venne chiamato da Giovanni della Rovere a progettare la Chiesa di Santa Maria e pensò bene di inglobare la torre al luogo di fede. Ovviamente dopo non poche modifiche.

Cambiamento per cambiamento, si mormora che l’ormai celebre fusto sia passato il secolo successivo anche per le mani di Filippo Terzi, in zona per ammodernare l’urbanistica del vicino CASTELLO DI BARCHI, prima che l’architetto offrisse il suo talento al Re di Portogallo.

La Torre Malatestiana di Orciano di Pesaro fotografata dalla parte posteriore. Forse la miglior maniera per rendere evidente lo slancio della struttura.
La Torre Malatestiana vista da dietro.

Chiesa di Santa Maria Novella

Nel cuore del centro storico di Orciano di Pesaro trova posto la rinascimentale Chiesa di Santa Maria, il cui nome viene spesso allungato in Santa Maria Novella per differenziare l’odierno edificio di culto da una preesistente e oggi scomparsa pieve che godeva della medesima intitolazione.

Tale costruzione, come detto realizzata secondo i disegni del fiorentino Baccio Pontelli sul finire del XV secolo, con la sua regolare facciata in mattoni a vista e coi tre finestroni circolari che si aprono nella parte alta sarebbe da definire sobria. Sobria, certo, se non fosse per lo strepitoso portale in pietra bianca che la impreziosisce. Un portale capace di far impallidire anche quelli delle più rinomate cattedrali e che la tradizione, non supportata però da documenti, vorrebbe realizzato da Raffaello Sanzio.

L’interno a base quadrata è diviso in tre navate da massicce colonne cilindriche in pietra. Molto bello è il settecentesco altare maggiore, ma forse ancor più interessante è la cappella di destra che conserva un piccolo coro in noce del Cinquecento.

Il colore predominante è il bianco dell’intonaco, dal quale di tanto in tanto affiorano lavori di una certa grazia, su tutti l’affresco detto Madonna del Parto eseguito nel 1510 da autore ignoto. Non è invece anonimo l’autore delle belle decorazioni che ingentiliscono la volta e le pareti della cappella centrale: si tratta dello stuccatore Federico Brandani.

Molto curiosa la presenza presso la Chiesa di Santa Maria di alcuni simboli riconducibili ai Cavalieri di Malta, quali la stella a otto punte sulla pavimentazione e il Fior di Loto, o simbolo della vita, ricavato nella parte bassa del pilastro che separa l’altare dalla cappella di destra, detta Cappella della Madonna di Loreto.

Sulla semplice facciata in laterizio di Santa Maria Novella si apre lo splendido portale in pietra bianca che la tradizione accosta a Raffaello.
Il pezzo forte di Orciano di Pesaro: la facciata di Santa Maria Novella, sulla quale si apre lo straordinario portale in pietra bianca.

Storia di Orciano di Pesaro (in breve)

Sono molto antiche le origini di Orciano di Pesaro. Alcuni, e tra questi l’importante studioso Sebastiano Macci da Casteldurante, sostengono che queste risalgano al 207 a.C., allorché alcuni cartaginesi scampati alla disfatta del Metauro trovarono da queste parti salvezza e un buon posto per vivere.

Altri ricercatori collocherebbero la nascita dell’originario nucleo cittadino in un periodo storico non lontano da quello detto, ma comunque diverso. A dire di costoro il toponimo “Orciano” deriverebbe dall’orcio utilizzato per contenere le monete offerte al dio Giano, divinità che poteva un tempo vantare nella zona un tempio piuttosto rinomato. Sarebbe proprio grazie alle offerte contenute nell’Orcio di Giano che i locali poterono attaccare un’intensa opera di disboscamento fine a edificare l’abitato.

Nel VII secolo la fede cristiana era già da queste parti una realtà consolidata, mentre gli dei pagani godevano di un credito decrescente: fu così che il tempio di Giano venne demolito e la Pieve di Santa Maria – oggi scomparsa – innalzata.

Nel 700 – dopo aver fatto parte dell’Esarcato di Ravenna – Orciano di Pesaro prese a subire l’influenza dei benedettini fanesi, e lo fece almeno fino al XII secolo, quando venne data in feudo agli Ubaldini di Tiferno assieme ad altri castelli limitrofi.

Orciano di Pesaro in un acquerello del pittore Francesco Mingucci. Opera risalente presumibilmente all'anno 1626.
Orciano di Pesaro in un acquerello del pittore Francesco Mingucci databile attorno al 1626.

Il periodo delle signorie

La prima metà del XIV secolo corrisponde a quella in cui il paese si vide cadere nelle grinfie dei Malatesta. Non fu certo amore a prima vista, anzi. Per quietare le nuove conquiste, i freschi dominatori pensarono di avvalersi di un gran numero di uomini d’arme che avrebbero pagato attraverso l’innalzamento spropositato delle tasse nelle aree appena fatte proprie. Gli orcianesi, svuotati nelle tasche ma non nell’orgoglio, si ribellarono ottenendo in cambio distruzione e morte.

Tentando di annacquare il risentimento, Galeotto Malatesta decise di donare a Orciano di Pesaro due costruzioni di pregio: la Torre Malatestiana e una porta, detta Porta “di Sotto”.

L’ultimo Malatesti a farsi vedere da queste parti fu Sigismondo Pandolfo, ma quando questi perse nel 1462 la Battaglia del Cesano, la casata venne spogliata d’ogni possedimento ad eccezione di Rimini. Orciano di Pesaro e l’intero Vicariato di Mondavio passarono quindi ai papi di Roma e, successivamente, ai Della Rovere. Erano ancora troppo giovani, però, le mani del diciassettenne Giovanni per tener saldo il potere e così vennero coadiuvate per un periodo da quelle ben più esperte di Federico da Montefeltro.

Con l’adozione di Francesco Maria I, figlio di Giovanni, da parte dello zio Guidobaldo da Montefeltro, titoli e possedimenti rovereschi e feltreschi si mescolarono. Per un lungo lasso temporale, Orciano di Pesaro seguì le sorti degli altri castelli appartenenti al Ducato d’Urbino.

Orciano di Pesaro tra duchi, conti, papi e marchesi

Circa a metà del ‘500 il Duca Giuidobaldo II Della Rovere concesse Orciano di Pesaro in contea al generale Antonio Landriani. Quando questi – non troppo tempo dopo – morì, la contea venne offerta al di lui nipote Pietro Bonarelli. Il Bonarelli fu poi abile a farsi creare Marchese di Orciano e Barchi nel 1571, ma non si mostrò altrettanto scaltro nel farsi amico Francesco Maria II Della Rovere che lo accusò, assieme al conte di Montebello, d’aver attentato alla sua vita.

Conte e marchese vennero condannati (si dice ingiustamente) a morte. Il primo venne catturato, torturato e decapitato. Il secondo riuscì a fuggire.

Orciano di Pesaro dovette quindi tornare prima alle dirette dipendenze dei duchi d’Urbino e poi, quando la casata dei Della Rovere si estinse nel 1631, alla Chiesa. Infine, nel 1861, il paese entrò a far parte del Regno d’Italia con la gran parte delle altre terre pontificie.

Dal 1 gennaio 2017, Orciano di Pesaro è entrato a far parte del comune sparso di Terre Roveresche assieme ai paesi di Barchi, San Giorgio di Pesaro e Piagge. In particolare si consiglia la visita alla GROTTA IPOGEO di quest’ultima località.

Per maggiori informazioni turistiche su Orciano e sugli altri municipi di Terre Roveresche si rimanda al PORTALE TURISTICO COMUNALE.

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