Pala Baronci, l’opera perduta che racconta Raffaello

Soltanto frammenti sparsi per l’Europa restano di lei, eppure possiamo considerare la Pala Baronci come una tra le opere più idonee al fine di comprendere la precocità e il modo di essere di Raffaello.

La prima è ben raccontata dal contratto per essa stipulato dall’artista. Era il 10 dicembre 1500 e Sanzio, a soli 17 anni, firmò in qualità di Magister. Fu un’operazione tanto insolita, un bruciare le tappe così evidente, che anche al più esperto collaboratore Evangelista da Pian di Meleto venne richiesto di apporre una firma e prendersi la sua buona fetta di responsabilità.

Per dire a dovere il modo di essere e di agire del Maestro urbinate occorre invece gettare uno sguardo più da vicino sul Trionfo di San Nicola da Tolentino sul diavolo immortalato nella Pala Baronci.

Il frammento più grande della Pala Baronci, conservato presso il Museo di Capodimonte a Napoli.
Il frammento più grande della Pala Baronci è custodito presso il Museo di Capodimonte (Napoli). Su questa parte di dipinto sopravvissuta alla distruzione del 1789 trovano spazio la Vergine (in basso a sinistra rispetto a chi guarda) e la centrale figura del Padreterno. Immagine di Pubblico Dominio reperita su Wikimedia Commons.

Pala Baronci: all’origine del genio di Raffaello

Città di Castello era una realtà assai proficua per gli affari. Tanto da attrarre mercanti da Firenze e da Perugia, e divenire in tal maniera eccellente vetrina per commerci e arte.

Non di meno, la città umbra, anche se fuori dal ducato, rimaneva politicamente ancorata a Urbino, quasi se ne considerasse un protettorato. E fu così che Raffaello e i suoi collaboratori, ben introdotti dai Montefeltro nella società che da queste parti più contava, poterono dapprima godere d’un ambiente accogliente e poi di una certa ammirazione.

Come detto, il primo documento che attesta tanto il Sanzio in versione di Maestro quanto la sua presenza a Città di Castello è quello concluso con Andrea Baronci, ricco mercante di lana e uomo tra i più influenti del posto, il quale richiese la realizzazione di una pala per il proprio altare in Sant’Agostino. Tale commissione segnò un vero e proprio punto di svolta, non solo per i trentatré ducati d’oro che fruttò alla geniale banda urbinate, ma soprattutto per le conseguenze di un successo pienissimo.

Lo zio Bartolomeo – tutore di Raffaello – si dovette togliere quel gran peso sul cuore portato per sei lunghissimi anni e dovuto alla scommessa di lasciare la bottega del defunto fratello Giovanni al nipote undicenne (coadiuvato dagli ex collaboratori del padre) e di non averla venduta quando ancora godeva di una discreta nomea.

Andrea, invece, poté ben vantarsi d’aver speso poco più che una “miseria” per ottenere in cambio un’opera che non solo poteva competere per tecnica con quelle di artisti affermati, ma riuscì a suscitare invidie ancora più grandi per via di ciò che in un attimo fu chiaro a tutti: la Pala Baronci, pur non rompendo del tutto con la tradizione pittorica del periodo, rappresentava un qualcosa di mai visto prima.

Raffaello e i suoi? Avevano guadagnato il fatto d’essere sulla bocca di tutti. E nei desideri delle più potenti famiglie cittadine.

Uno degli angeli un tempo presenti nel dipinto. Frammento oggi conservato al Louvre. Immagine di Pubblico Dominio disponibile su Wikimedia Commons.

Descrizione della Pala Baronci

La Pala Baronci di Raffaello andò parzialmente distrutta nel 1789 a seguito del crollo della Chiesa di Sant’Agostino causato dal terremoto. Arrivata in pessime condizioni tra le mani di Pio VI, venne smembrata per ricavarne più opere indipendenti.

Tuttavia, grazie ad una copia settecentesca e a uno dei disegni preparatori arrivato intatto ai giorni nostri, è possibile avere un’idea di come si presentava originariamente questo straordinario dipinto di quasi tre metri d’altezza.

San Nicola – personaggio che non è sopravvissuto al danno – venne  ritratto a figura intera nella parte bassa della pala intento a calpestare il vinto demonio giacente a terra, con stretta in un pugno la croce e nell’altra mano un libro.

Esattamente sopra il soggetto andato perduto c’era l’Onnipotente che sbucava da nubi contenute in una mandorla. Ai fianchi, i busti di Sant’Agostino e della Vergine, tutti e tre colti nell’atto di porgere una corona all’eroe capace di sconfiggere il maligno.

Disegno preparatorio della Pala Baronci, anche conosciuta come Incoronazione di San Nicola da Tolentino.
Raffaello, Studio per la Pala Baronci. Lille, Musées del Beaux-Arts. Questo disegno preparatorio è importante per più motivi: ci dice come doveva presentarsi originariamente l’opera; realizzato secondo la tradizione di bottega Santi di usare i garzoni come modelli, racconta anche del clima goliardico di quegli anni per mezzo di una braghetta così attillata da rendere quasi impossibile il non notare il pene eretto del ragazzo nei panni del Creatore.

Un maestro tutt’altro che invisibile

L’avvio della carriera artistica di Raffaello viene sovente messo in relazione con le fruttuose collaborazioni dello stesso con il Pinturicchio e con il Perugino (vedi Lo Sposalizio della Vergine). Tuttavia in pochi considerano che nel proprio cammino professionale, il ragazzo dovette giovanissimo conoscere le abitudini e i modi di un altro maestro: suo padre Giovanni Santi, pittore dalle qualità abbondantemente sottostimate dalla critica.

Di questo precoce incontro artistico tra padre e figlio la nostra Pala Baronci è valido testimone, dato che venne realizzata ben prima che Raffaello potesse lavorare fianco a fianco con i due notissimi signori sopra detti.

Nel Trionfo di San Nicola da Tolentino sul diavolo Raffaello prese a prestito dal padre le corone (praticamente identiche a quella proposta da Giovanni nella Cappella Tiranni a Cagli), l’uso dei colori e la maniacale attenzione ai dettagli. In questo caso la critica si è concentrata sui panneggi che richiamano i modi di Luca Signorelli, un richiamo però che è anche un agile sorpasso.

Raffaello ereditò da Giovanni anche il modo poco convincente di dipingere le mani. Sono tuttavia proprio i mignoli deformi dell’Onnipotente a dirci la vera forza di Raffaello. L’urbinate fa suoi i modi di operare degli altri, non per riproporli tali e quali, ma per migliorarli costantemente. E allora un confronto con le straordinarie dita successivamente eseguite in dipinti come la Muta possono ben illustrare la crescita continua ed esponenziale di Raffaello Sanzio.

Il giovane prodigio, senza saperlo, aveva già sopravanzato il papà. Per la Pala Baronci l’acerbo maestro avrebbe potuto tranquillamente prendere a prestito motivi e figure dal repertorio di Giovanni o da quello di qualche altro esperto pittore, invece decise di rompere con la tradizione e proporre una scena del tutto nuova.

Per capire la portata della scelta, una scelta capace di gettare repentinamente in un cono d’ombra vecchi maestri privi di qualsivoglia propensione all’azzardo, basti pensare che fino a quel momento San Nicola da Tolentino veniva abitualmente raffigurato seduto in trono tra due schiere di figure in una sorta d’immutabile convenzione.

Volti

Se Giovanni Santi era solito riservare il verosimile ai ritratti e ricorreva al mestiere e alle forme convenzionali nelle scene più generiche, suo figlio capì con largo anticipo quanto l’uso di fisionomie naturali potesse giovare ad un dipinto.

Apparve chiaro fin da subito che Raffaello non intendeva dipingere uomini e muscoli alle prese col vivere quotidiano, ma anime colte nel corso di emozioni forti e del tutto inattese. Già nella Pala Baronci, seppure i corpi fossero ancora legati allo standard del tardo Quattrocento, i visi cominciavano a comunicare qualcosa di più profondo.

Lo faceva, per quanto semplice, quello dolcissimo della Vergine. Vero portento è però quello del Padreterno, la cui smorfia dice non della soddisfazione per la vittoria di San Nicola sul demonio, piuttosto del disgusto per lo sconfitto. E dove s’era mai vista una cosa del genere?

BIBLIOGRAFIA

  • D’ORAZIO COSTANTINO – Raffaello segreto – Sperling & Kupfer, 2015
  • FORCELLINO ANTONIO – Raffaello, una vita felice – Laterza, 2006
  • LA MALFA CLAUDIA – Raffaello, la rivoluzione dell’antico – Rizzoli, 2020

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

CONTENUTI ilfederico.com non è una testata giornalistica dal momento che gli aggiornamenti non seguono alcuna cadenza fissa. Pertanto, ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001, non può in alcun modo considerarsi un prodotto editoriale. Gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti dei singoli articoli. I responsabili di ilfederico.com, secondo il loro insindacabile giudizio, si riservano il diritto di eliminare tutti quegli interventi apportati dagli utenti ritenuti offensivi, razzisti o non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Le informazioni contenute in questo blog potrebbero contenere inesattezze, ancorché commesse senza intenzionalità. Gli autori del sito non sono responsabili dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo. TRATTAMENTO DATI PERSONALI Ai sensi del Dlgs. 196/2003, recante “Codice in materia di protezione dei dati personali”, il trattamento dei dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della riservatezza e dei diritti. Ai sensi dell’articolo 13 del predetto Decreto, informiamo che: a) Il trattamento dei dati viene effettuato nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dalla legge, con le seguenti modalità: strumenti automatizzati, inclusi quelli elettronici e telematici. b) Il conferimento dei dati ha natura facoltativa. c) La mancata disponibilità totale o parziale dei dati può comportare l’impossibilità a perseguire la predetta finalità. d) Soggetti e categorie di soggetti ai quali i dati potranno essere comunicati e ambito di diffusione dei dati. I dati di cui sopra, nel rispetto delle finalità sopra indicate, verranno comunicati ai soggetti di seguito indicati: soggetti pubblici e privati per gli adempimenti previsti da ogni norma di legge o da disposizioni contrattuali. I dati non sono oggetto di diffusione. In ogni momento potrai esercitare i tuoi diritti nei confronti dei titolari del trattamento, ai sensi dell’articolo 8 D.Lgs. 196/2003. Restano salvi i diritti di cui all’articolo 7 del Dlgs. 196/2003. e) Titolarità del trattamento e richiesta informazioni ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro f) Responsabili del trattamento ◾I Titolari del trattamento sono Gaetano Tripolone – Via Calzoppo 22/a 61026 Piandimeleto PU tel 0722 710007 – e Marco Toccacieli – Viale Trento 269, 61121 Pesaro INFORMATIVA E GESTIONE DEI COOKIES Cosa sono i cookies? I cookies sono files di testo che i siti visitati dall’utente inviano al terminale dello stesso– computer, smartphone e così via – dove vengono archiviati e poi ritrasmessi agli stessi siti in occasione della successiva visita del medesimo utente. Navigando su ilfederico.com, potrai ricevere solo cookies inviati direttamente dal nostro sito. A – Cookies utilizzati dal presente sito web I cookies vengono utilizzati con strumenti elettronici e ogni tipologia ha una sua funzione specifica. I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati (vedi in seguito). In ogni momento, a norma del d. lgs. 196/03, l’utente – potrà ottenere, previa richiesta inviata all’indirizzo email info(chiocciola)ilfederico.com, la conferma dell’esistenza del trattamento dei dati in questione e delle finalità dello stesso, l’indicazione dell’origine dei dati, l’indicazione della logica applicata al trattamento, l’indicazione di tutti gli elementi sopra elencati, nonché: l’aggiornamento, la rettifica, l’integrazione dei dati; la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione della legge. Su questo sito non vengono utilizzati cookie di profilazione. Per maggiori informazioni sui cookies si veda questa pagina: https://it.wikipedia.org/wiki/Cookie B – Cookies tecnici I cookies tecnici vengono utilizzati senza necessità di consenso da parte dell’utente, ma possono essere disabilitati. Questi cookies sono volti a mantenere un buon funzionamento della navigazione o ad incrementare le funzionalità o le prestazioni del sito. Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori. C – Puoi gestire le tue preferenze sui cookies anche tramite browser Ogni browser contiene una pagina di gestione dei cookies che potrai modificare come meglio credi.

Chiudi