Cosa vedere a Pergola, uno tra ‘i Borghi più belli d’Italia’

Mille sono i motivi per visitarla, molte meno sono invece le guide che raccontano dettagliatamente il cosa vedere a Pergola e dintorni. Sperando quindi che l’articolo possa colmare almeno un poco la lacuna, prendo a raccontare di questo che è uno tra ‘i Borghi più belli d’Italia’, ma che deve la sua fama anche all’essere ‘città dei bronzi’, del ‘tartufo bianco pregiato’ e – se vogliamo – delle ‘100 chiese’.

Allora, pronti per visitare Pergola?

Pergola, cosa vedere nel centro storico

Visitare il centro cittadino significa fare un tuffo all’indietro nel tempo fino a raggiungere l’epoca delle dame e dei cavalieri, periodo storico che da queste parti risulta forse visivamente più prossimo e verosimile che altrove. Con le sue case-torri e le abitazioni dall’aspetto tipicamente medievale che si ammassano e si affacciano sugli stretti vicoli, con i bellissimi portali a sesto acuto e le sue porte del morto, la cittadina si fa infatti straordinario testimone dei secoli di mezzo.

Chi poi desidera avere uno sguardo d’insieme sull’abitato o, perché no, scattare una bella fotografia, può cavarsi la voglia inerpicandosi per il sentiero che conduce sulla collina dove riposa ciò che resta della vecchia rocca: di qui la vista è magnifica!

La gloria per questo abitato, forse non popolosissimo ma sicuramente dal piglio nobile, dovette poi proseguire anche in età moderna e a raccontarcelo sono un gran numero di palazzi dalle appariscenti facciate e due particolari costruzioni: il Palazzo Comunale e il Teatro Angel dal Foco.

Il primo è stato costruito – secondo i progetti degli architetti Giovanni Francesco Bonamici e Raimondo Compagnini – tra il 1750 e il 1760, in previsione del conferimento a Pergola del titolo di “Città” da parte di papa Benedetto XIV°. Si tratta di un edificio così ricco di decorazioni e opere artistiche da venire considerato come una sorta di piccolo museo.

Il settecentesco Teatro Angel dal Foco, intitolato al celebre capitano di ventura pergolese, è un altro luogo da non lasciarsi scappare. La sua particolarità è nella forma che vuole una caratteristica pianta a U (anziché a ferro di cavallo) e tre ordini di palchi sovrastati da un loggione con balconata aperta. A fianco il teatro c’è la Sala dell’Abbondanza: qui è custodita un’opera-installazione di Walter Valentini, uno dei maggiori esponenti dell’astrattismo lirico.

Quel che ancora manca di dire è proprio il pezzo forte della città: il suo celebre gruppo scultoreo, quei bronzi che richiamano turisti e curiosi da ogni dove. E non potrebbe essere altrimenti vista l’importanza del soggetto: parliamo infatti dell’unico gruppo di bronzo dorato di epoca romana conosciuto al mondo (maggiori approfondimenti QUI).

Cosa vedere a Pergola? Di certo il suo famoso gruppo scultoreo d’epoca romana

La città delle 100 chiese

Sarà per via della storia che per lungo tempo si è andata sviluppando seguendo le orme di quella dello Stato Pontificio, sarà a causa della fede particolarmente accesa dei suoi antichi abitanti, fatto sta che la cittadina presenta un’incredibile numero di chiese. Cosa che in un passato non troppo prossimo ha senz’altro contribuito ad appiccicare addosso all’abitato gli appellativi di Pergoletta Santa e di Città delle 100 chiese, mentre nel presente dovrebbe indurre il visitatore a credere che visitare Pergola significhi gettare almeno uno sguardo ai suoi luoghi di fede più belli e particolari.

Le belle chiese pergolesi

Tra gli edifici sacri più significativi della cittadina mi sento di inserire quelli che seguono:

  • L’Oratorio dell’Ascensione al Palazzolo, una struttura estremamente semplice che tuttavia al suo interno custodisce affreschi di grande bellezza. Questi, realizzati nel 1483 da Lorenzo d’Alessandro da San Severino, sono stati descritti come “uno dei momenti più alti della pittura a fresco del Quattrocento marchigiano” dal grande conoscitore d’arte Piero Zampetti.
  • San Giacomo va invece menzionata per il suo prezioso crocifisso ligneo e per il suo essere attigua alla star della città: il museo dei bronzi.
  • Il Duomo, conosciuto anche come Sant’Andrea in Concattedrale, presenta una facciata piuttosto moderna, ma trova nella torre campanaria un degno testimone della sua antichità: l’edificio fu infatti fondato nel 1258 dai frati agostiniani. La chiesa si fa custode -oltre che del reliquiario contenente il capo di San Secondo, uno straordinario esempio di oreficeria tardogotica – di notevoli tele, opere di allievi di maestri come Guido Reni e Federico Barocci.
  • Bellissima è la seicentesca Cappella dei Magi, un’esplosione d’arte barocca che lascia sempre lo spettatore piacevolmente basito. Sull’altare maggiore fa bella mostra di sé l’Adorazione dei Magi di Aurelio Lommi (fratello del più noto Orazio Gentileschi), mentre lo straordinario apparato decorativo è frutto del lavoro del durantino Tommaso Amantini.
La splendida volta della Cappella dei Magi
  • A contendere la palma di più bella del paese alla già citata Cappella dei Magi è la Chiesa di Santa Maria delle Tinte. Anch’essa dagli interni baroccheggianti (qui a croce greca), presenta all’esterno una peculiare cupola ottagonale che ben ricorda i gusti del Rinascimento. Sulla incompiuta facciata si apre un bel portale in arenaria sul cui architrave è scolpita l’anno di fine lavori: il 1787.
  • San Marco è interessante soprattutto per la tela del grande Giovanni Francesco Guerrieri (1620 circa) raffigurante una Madonna del Carmine e Santi.
  • Fondata nel 1255 e oggi situata nella parte più suggestiva e all’occhio più antica di Pergola, la Chiesa di San Francesco si presenta con una straordinaria facciata in conci levigati su cui si apre un maestoso portale a sesto acuto finemente lavorato. Tra le tante opere ospiti di questo splendido edificio è necessario menzionare almeno il trecentesco Cristo Crocifisso di Mello da Gubbio.
  • Ricchissima di tele è la Chiesa di San Biagio.
  • Lungo il Corso c’è invece la Collegiata di Sant’Andrea Apostolo, fondata nel tredicesimo secolo dai religiosi del vicino MONASTERO DI FONTE AVELLANA. E’ la pietra a vista a raccontare l’antichità dell’edificio, mentre il portale in arenaria è un pochino più giovane (XVI° secolo). Sicuramente degni di nota, il fonte battesimale del bolognese Giuseppe Grossi, la Madonna con i Santi Andrea e Nicola di Bari del veneziano Jacopo Palma il Giovane e lo Sposalizio mistico di Santa Caterina del Ridolfi. Il posto del campanile l’ha preso (nel 1927) la slanciata Torre Civica.
  • Da ultimo nomino le chiesa che, sebbene pesantemente rimaneggiata nell’Ottocento, risulta essere la più antica di Pergola, eretta come fu per volere di San Romualdo al principio del secolo XI°: Santa Maria di Piazza.
Chiesa di Santa Maria delle Tinte

Pergola: cosa vedere nei dintorni

Non si può, in un articolo che tratta del cosa vedere a Pergola, non consigliare almeno una visita alle sue campagne, alla parte forse più autentica di questo territorio perso nel verde dell’Appennino marchigiano. E allora posare gli occhi sui tanti e antichi borghetti murati che vanno a popolare il grazioso paesaggio è gesto che rimette in pace col mondo.

Davvero curiosi sono gli abitati di Monterolo, Montesecco, Montaiate e Fenigli. Montevecchio è invece di primo acchito meno d’impatto, tuttavia il villaggio conserva all’interno della Chiesa intitolata a San Giuseppe un qualcosa capace davvero di far sgranare gli occhi: è la seicentesca Cappella dei Conti di Montevecchio con tutte le sue preziose decorazioni, con la sua arte degna d’una cattedrale.

Nella zona di pertinenza della frazione di Belisio Solfatare, artigliato al suo sperone roccioso, se ne sta invece il Santuario della Madonna del Sasso. La sacra costruzione sovrasta la Gola del Sasso ed è situata in un punto dove il panorama è un qualcosa di assolutamente sensazionale. La chiesuola (raggiungibile solo a piedi) conserva al suo interno una statua raffigurante San Romualdo e un peculiare cuore d’argento donato da alcune donne scampate al tremendo terremoto del 1781 mentre si trovavano in pellegrinaggio al Santuario.

Santuario della Madonna del Sasso

I sapori della tradizione

Dopo aver finito di scoprire il cosa vedere a Pergola, possiamo lasciare a riposo gli occhi per qualche momento: è venuta l’ora di dare qualche soddisfazione anche al palato, cosa da queste parti affatto difficile.

La parte del leone tra le tipicità gastronomiche del luogo la fa di certo il tartufo, qui presente in tantissime varietà e proposto nella forma di mille diversi piatti prelibati. Assolutamente da provare i passatelli asciutti al tartufo bianco.

Altri piatti legati alla tradizione sono la testa d’agnello, la crescia o crostolo (simile alla piadina, ma più sfogliato e saporito), la crescia di pasqua (soffice torta salata al formaggio) e, durante il Carnevale, la dolcissima cicerchiata (palline di pasta fritte e tenute assieme da miele e abbondante zucchero fuso).

Tra le tante qualità di vino prodotte in zona, ne vanno segnalate almeno tre:

  • Il d.o.c Pergola Rosso, piuttosto secco e aromatico;
  • Il Tristo di Montesecco, un bianco piuttosto raro che si dice debba il nome al cattivo carattere del Signore del castello dove questo veniva prodotto;
  • La visciolata (o Visner) di Pergola, ricavato dalla sapiente mescolanza di succo fermentato di ciliegia selvatica e vino rosso pregiato. E’ ottimo per accompagnare un dolce o una serata “filosofica” tra amici.

Storia di Pergola (in breve)

Sebbene la sua terra fosse vissuta già da tempi immemori (da Umbri, Etruschi, Galli e Romani), la fondazione della città – almeno di quella che oggi conosciamo – è cosa più recente.

Nel 1155 il territorio fu annesso a Gubbio per volere di Federico Barbarossa, e proprio agli eugubini si deve l’inizio della storia di Pergola, allorché nel 1234 i nobili Ugolino da Grifoleto e Marsilione di Corrado donarono alcuni terreni su cui poter far nascere un nuovo abitato, un abitato conosciuto come Castrum Collis Pergulae.

Dare il là alla costruzione di Pergola non fu in realtà cosa facile perché Cagli si mise alla testa di una lega composta da svariati Comuni per impedirne la fondazione. Toccò di acquietare  gli animi nientemeno che a Papa Gregorio IX, che con una sua bolla ordinò il dissolversi dell’alleanza filocagliese.

Antica casa di Pergola
Una tra le più antiche abitazioni di Pergola

Castrum Collis Pergulae divenne libero comune pochi anni dopo il ‘300 e nel 1385 entrò a far parte della Signoria dei Malatesta di Fano. La dipendenza dai Malatesti perdurò fino al 1429, quando l’abitato passò sotto la Marca. Tornò nuovamente dei Malatesta e conteso dai Montefeltro entrò a far parte dello Stato urbinate dopo la disfatta dei primi.  Seguì poi le la sorti del Ducato, sotto i da Montefeltro prima e sotto i Della Rovere poi, fino alla devoluzione dello stesso allo Stato Pontificio nel 1631.

Un evento importante per la città, un fatto entrato prepotentemente nella storia e nella cultura locale, è datato 1502. In quell’anno Cesare Borgia con un vile inganno si fece padrone delle terre ducali. Certo, il potere di costui durò un attimo appena (infatti l’amato duca Guidobaldo già alla fine dell’estate poté tornare al suo posto di comando), ma quell’attimo fu sufficiente a scrivere una delle pagine più tetre della storia cittadina: fu proprio per volere del tiranno invasore che il 21 giugno si consumò l’efferato assassinio di Giulio Cesare da Varano (signore di Camerino) e di tre dei suoi tre quattro figli presso la rocca pergolese.

E proprio per timore di un possibile ritorno del Borgia si fecero demolire le fortezze più formidabili (e tra queste anche quella di Pergola), affinché il nemico non riuscisse a controllare le città eventualmente occupate. In effetti, a chi l’accusava di sottrarre le uniche difese possibili al territorio, Guidobaldo da Montefeltro dovette rispondere con le parole “non esiste rocca più forte del cuore della mia gente”. Il duca certo non si sbagliava, dal momento che già una volta il suo popolo -ribellatosi al tiranno al grido di “Feltro! Feltro!”- l’aveva ricondotto a palazzo.

Ai tempi dello Stato Pontificio, tutto testimonia che Pergola fu tenuta in buona considerazione: nel 1752 ricevette il titolo di “Città” e nel 1796 vide istituire entro i suoi confini una zecca che rimase attiva per tre anni. Nonostante ciò, il nostro splendido abitato fu il primo nelle Marche a insorgere contro il potere temporale dei papi nel 1860, guadagnandosi in tal modo la medaglia d’oro al valore risorgimentale.

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